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"testa" poems
Spanish Yo hacía una divina labor, sobre la roca Creciente del Orgullo. De la vida lejana, Algún pétalo vívido me voló en la mañana, Algún beso en la noche. Tenaz como una loca, Sequía mi divina labor sobre la roca. Cuando tu voz que funde como sacra campana En la nota celeste la vibración humana, Tendió su lazo do oro al borde de tu boca; —Maravilloso nido del vértigo, tu boca! Dos pétalos de rosa abrochando un abismo…— Labor, labor de gloria, dolorosa y liviana; ¡Tela donde mi espíritu su fue tramando él mismo! Tú quedas en la testa soberbia de la roca, Y yo caigo, sin fin, en el sangriento abismo! English I was at my divine labor, upon the rock Swelling with Pride. From a distance, At dawn, some bright petal came to me, Some kiss in the night. Upon the rock, Tenacious a madwoman, I clung to my work. When your voice, like a sacred bell, A celestial note with a human tremor, Stretched its golden lasso from the edge of your mouth; —Marvelous nest of vertigo, your mouth! Two rose petals fastened to an abyss…— Labor, labor of glory, painful and frivolous; Fabric where my spirit went weaving herself! You come to the arrogant head of the rock, And I fall, without end, into the ****** abyss!
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Tu Boca (Your Mouth)
Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto. I cavalli normanni alle lor poste frangean la biada con rumor di croste. Là in fondo la cavalla era, selvaggia, nata tra i pini su la salsa spiaggia; che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi. Con su la greppia un gomito, da essa era mia madre; e le dicea sommessa: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto; il primo d'otto tra miei figli e figlie; e la sua mano non toccò mai briglie. Tu che ti senti ai fianchi l'uragano, tu dai retta alla sua piccola mano. Tu ch'hai nel cuore la marina brulla, tu dai retta alla sua voce fanciulla". La cavalla volgea la scarna testa verso mia madre, che dicea più mesta: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; lo so, lo so, che tu l'amavi forte! Con lui c'eri tu sola e la sua morte. O nata in selve tra l'ondate e il vento, tu tenesti nel cuore il tuo spavento; sentendo lasso nella bocca il morso, nel cuor veloce tu premesti il corso: adagio seguitasti la tua via, perché facesse in pace l'agonia... " La scarna lunga testa era daccanto al dolce viso di mia madre in pianto. "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; oh! Due parole egli dové pur dire! E tu capisci, ma non sai ridire. Tu con le briglie sciolte tra le zampe, con dentro gli occhi il fuoco delle vampe, con negli orecchi l'eco degli scoppi, seguitasti la via tra gli alti pioppi: lo riportavi tra il morir del sole, perché udissimo noi le sue parole". Stava attenta la lunga testa fiera. Mia madre l'abbracciò su la criniera "O cavallina, cavallina storna, portavi a casa sua chi non ritorna! A me, chi non ritornerà più mai! Tu fosti buona... Ma parlar non sai! Tu non sai, poverina; altri non osa. Oh! ma tu devi dirmi una cosa! Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise: esso t'è qui nelle pupille fise. Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome. E tu fa cenno. Dio t'insegni, come". Ora, i cavalli non frangean la biada: dormian sognando il bianco della strada. La paglia non battean con l'unghie vuote: dormian sognando il rullo delle ruote. Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome... Sonò alto un nitrito.
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La cavalla storna
Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto. I cavalli normanni alle lor poste frangean la biada con rumor di croste. Là in fondo la cavalla era, selvaggia, nata tra i pini su la salsa spiaggia; che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi. Con su la greppia un gomito, da essa era mia madre; e le dicea sommessa: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto; il primo d'otto tra miei figli e figlie; e la sua mano non toccò mai briglie. Tu che ti senti ai fianchi l'uragano, tu dai retta alla sua piccola mano. Tu ch'hai nel cuore la marina brulla, tu dai retta alla sua voce fanciulla". La cavalla volgea la scarna testa verso mia madre, che dicea più mesta: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; lo so, lo so, che tu l'amavi forte! Con lui c'eri tu sola e la sua morte. O nata in selve tra l'ondate e il vento, tu tenesti nel cuore il tuo spavento; sentendo lasso nella bocca il morso, nel cuor veloce tu premesti il corso: adagio seguitasti la tua via, perché facesse in pace l'agonia... " La scarna lunga testa era daccanto al dolce viso di mia madre in pianto. "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; oh! Due parole egli dové pur dire! E tu capisci, ma non sai ridire. Tu con le briglie sciolte tra le zampe, con dentro gli occhi il fuoco delle vampe, con negli orecchi l'eco degli scoppi, seguitasti la via tra gli alti pioppi: lo riportavi tra il morir del sole, perché udissimo noi le sue parole". Stava attenta la lunga testa fiera. Mia madre l'abbracciò su la criniera "O cavallina, cavallina storna, portavi a casa sua chi non ritorna! A me, chi non ritornerà più mai! Tu fosti buona... Ma parlar non sai! Tu non sai, poverina; altri non osa. Oh! ma tu devi dirmi una cosa! Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise: esso t'è qui nelle pupille fise. Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome. E tu fa cenno. Dio t'insegni, come". Ora, i cavalli non frangean la biada: dormian sognando il bianco della strada. La paglia non battean con l'unghie vuote: dormian sognando il rullo delle ruote. Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome... Sonò alto un nitrito.
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Quando la sera scende sulle nostre spalle come un manto che non avremmo voluto portare, non chiedermi di cercarti, non chiedermi d'amare. Quando la sera ci inietta nelle vene la droga che ci fa tremare, come una carezza perduta, l'amore che avremmo dovuto amare, lasciami vagabondare per le vie in salita, lasciami sbattere la testa contro un muro, lasciami insicuro, ubriaco, contento di sbagliare. Quando la sera scende sulle nostre spalle in un minuto nel quale non ci saremmo voluti tuffare, non chiedermi di tornare. Lascia che come volute di fumo, come esalazioni nerastre, le tenebre mi avviluppino e mi s'offuschi la vista. Che come un cane fiuti la mia pista e con la morte giochi a scacchi la mia partita. Che un tossicomane m'abbagli, che una prostituta o un pederasta m'accostino, che una donna che credevo morta mi chieda aiuto dall'oltretomba, da un'altra vita. Quando la sera scende sui nostri sbagli come dita che sentiamo chiudersi in una stretta, come il viaggio che non avremmo voluto fare, come le cose a cui abbiam dovuto rinunciare troppo in fretta, come tutte le altre sere, come ogni sera, la stessa fitta, la stessa febbre, un'euforia smarrita... Quando la sera come un manto scende sulla nostra vita, lascia che questo manto io non lo sopporti, lascia che cerchi di scrollarmelo di dosso, lascia che a più non posso io mi metta a gridare.
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Mar 31, 2010
Mar 31, 2010 at 12:43 PM UTC
Quando la sera scende sulle nostre spalle...
Há uma réstia de neblina em cada um dos meus pensamentos. Uma vez mais poesio o nada - A falta de percepção do meu eu interior - Numa tentativa, queira Deus que não vã, de entender...     Sinto, sinto tanto!     Sinto a testa arder e o pesar dos olhos.     Sinto.     Sinto o coração apertar e o medo     Corroer-me as veias como ácido.     Sinto.     Sinto...     Mas porquê? O que me impulsiona a sentir? Dou por mim mergulhada num rio gélido de angústia; Dou por mim - juntamente com todas as outras versões de mim - Perdida dentro de mim mesma,     às escuras, Sem saber como me encontrar.     Sinto. Sinto. Sinto por sentir     E por não saber porque sinto.     Sinto por medo do desconhecido que sou eu mesma     E do que me leva a desconhecer-me.     Sinto por medo de tantas mais coisas que desconheço também.     Sinto medo que todo este medo tome conta de mim. Por isso escrevo e sou um pouco mais eu E esqueço um pouco do medo no papel.
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Sep 14, 2017
Sep 14, 2017 at 5:14 PM UTC
O Medo e as Sensações
Si può o non può avere sentito un po 'di qualcuno di nome Kelly Clarkson sono sposati lo scorso fine settimana .E il suo matrimonio?Total .TOTALE .Svenire .Le nostre LBBers talento ultra dietro Archetype Studio Inc. ha fatto gli onori di catturare il giorno e stanno dando a noi anatre poco fortunati una sbirciatina a tutti la bella . e dire la verità .un piccolo sguardo a Tennessee fattoria matrimonio di Kelly è tutto quello che dobbiamo sapere che siamo con tutto il cuore in amore .Non siete d'accordo ? Fotografia : Archetype Studio Inc. | Abito da sposa: " Jessamine " by Temperley London | Anelli : Johnathon Arndt | capelli: Robert Ramos | Vestito dello sposo : John Varvatos | Fascia : Maria Elena | Trucco : Ashley Donovan | Stylist : Steph Ashmore| Luogo: Blackberry Farm Prima di testa fuori nel fine settimana .abbiamo pochi vincitori super speciale ! Emily R abiti da sposa 2014 portato a casa un paio di Wedgewood Vera **** abiti da sposa 2014 Amore Nodi tostatura flauti da Secrets abiti da sposa corti Puerto Los Cabos Golf \u0026Spa Resort !Woohoo! E complimenti a Fiona McGregor \u0026Nick Connellan .che hanno vinto una sessione impegno libero da Adrian Tuazon Fotografia ! Buon fine settimana !xoxo SMPTemperley London è un membro del nostro Look Book .Per ulteriori informazioni su come vengono scelti i membri .fare clic qui .Archetype Studio e Adrian Tuazon Fotografia sono membri del nostro Little Black Book .Scopri come i membri sono scelti visitando la nostra pagina delle FAQ .Archetype Studio Inc. vedi portfolio Adrian Tuazon Fotografia VIEW http://www.belloabito.com/abiti-da-sposa-2014-c-13 http://188.138.88.219/images_ld/td//t35/product_thumb/1/4173335353535_396812.jpg http://www.belloabito.com/goods.php?id=855
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Jul 20, 2014
Jul 20, 2014 at 9:24 PM UTC
Nozze di Kelly Clarkson - A Sneak Peak_vestiti da sposa
Si può o non può avere sentito un po 'di qualcuno di nome Kelly Clarkson sono sposati lo scorso fine settimana .E il suo matrimonio?Total .TOTALE .Svenire .Le nostre LBBers talento ultra dietro Archetype Studio Inc. ha fatto gli onori di catturare il giorno e stanno dando a noi anatre poco fortunati una sbirciatina a tutti la bella . e dire la verità .un piccolo sguardo a Tennessee fattoria matrimonio di Kelly è tutto quello che dobbiamo sapere che siamo con tutto il cuore in amore .Non siete d'accordo ? Fotografia : Archetype Studio Inc. | Abito da sposa: " Jessamine " by Temperley London | Anelli : Johnathon Arndt | capelli: Robert Ramos | Vestito dello sposo : John Varvatos | Fascia : Maria Elena | Trucco : Ashley Donovan | Stylist : Steph Ashmore| Luogo: Blackberry Farm Prima di testa fuori nel fine settimana .abbiamo pochi vincitori super speciale ! Emily R abiti da sposa 2014 portato a casa un paio di Wedgewood Vera **** abiti da sposa 2014 Amore Nodi tostatura flauti da Secrets abiti da sposa corti Puerto Los Cabos Golf \u0026Spa Resort !Woohoo! E complimenti a Fiona McGregor \u0026Nick Connellan .che hanno vinto una sessione impegno libero da Adrian Tuazon Fotografia ! Buon fine settimana !xoxo SMPTemperley London è un membro del nostro Look Book .Per ulteriori informazioni su come vengono scelti i membri .fare clic qui .Archetype Studio e Adrian Tuazon Fotografia sono membri del nostro Little Black Book .Scopri come i membri sono scelti visitando la nostra pagina delle FAQ .Archetype Studio Inc. vedi portfolio Adrian Tuazon Fotografia VIEW http://www.belloabito.com/abiti-da-sposa-2014-c-13 http://188.138.88.219/images_ld/td//t35/product_thumb/1/4173335353535_396812.jpg http://www.belloabito.com/goods.php?id=855
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sono le 01 e 22 e io ** nel corpo e nella testa queste vibrazioni calde e pallide che mi stringono il cuore. sono irragiungibili. ** attaccato alle mie ciglia i pensieri tristi, sono perline trasparenti & i miei capelli non sono ancora abbastanza lunghi per strangolare qualcuno. se potessi scegliere di avvelenare qualsiasi superficie che toccherai, io lo farei. i miei pensieri sono linee biforcute che corrono qui e lì, si diradano come i rami secchi contro il cielo freddo dell'inverno. immagino me & te amore mio a danzare su un battello, sotto le stelle, qualche vita fa, in cui eravamo belli e sorridenti. penso ai sassi lanciati nell'acqua, ai cerchi nel grano, alle macchie sul muro. penso alla mia vita da fantasma, quando vivevo a malapena, penso a chi mi ha uccisa in quei mesi e credo che l'inferno esista solo per chi ha conosciuto il paradiao e lo abbia disprezzato. penso alle ore di sonno perse, alla pelle nuda, al mascara colato, alle tracce di rossetto sui bicchieri, ai muri della stanza che mi conoscevano più di quanto mi abbia mai conosciuta tu. credo che il mio sia un caso inverso, ** conosciuto l'inferno e ora sto guadagnando il paradiso che ** sempre meritato.
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Feb 20, 2015
Feb 20, 2015 at 7:35 PM UTC
01:34, buonanotte
Luciré para Tilia, en la tragedia mis estrofas en ópimos racimos; sangrará cada fruta melodiosa, como un sol funeral, lúgubres vinos, Tilia tendrá la cruz que en la hora final será de luz! Prenderé para Tilia, en la tragedia, la gota de fragor que hay en mis labios; y el labio al encresparse para el beso, se partirá en cien pétalos sagrados. Tilia tendrá el puñal, el puñal floricida y auroral! Ya en la sombra, heroína, intacta y mártir, tendrás bajo tus plantas a la Vida; mientras veles, rezando mis estrofas, mi testa, como una hostia en sangre tinta! Y en un lirio, voraz, mi sangre, como un virus, beberás!
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Ascuas
mio caro amore ** deciso che i tempi dello scrivere sotto sedativi sono tornati quindi poggia la testa al sedile, chiudi gli occhi e goditi la corsa. I: ** messo la testa fuori dalla finestra nella speranza di riempire i miei polmoni di aria gelida ma tutto ciò che ** visto è la solita strada con il solito alienante senso di vuoto che solo un paesino del Sud può regalare. quando ** detto che i vicini di casa mi spaventano non stavo dicendo una bugia: aspetto ancora che qualcuno ammazzi qualcuno sulla mia strada, probabilmente perché un paio di anni fa quello sarebbe dovuto essere il mio destino. II: chissà se le persone hanno capito che le mie domande non hanno un doppio fine ma semplicemente ** una vera e propria dipendenza da informazioni, devo avere tutto perfettamente chiaro e perfettamente illuminato, altrimenti perdo il controllo e divento ossessiva finché il tutto non si chiarisce. III; penso alle ninfee, alle ranocchie, agli stagni putridi in cui riposano ossa. ogni Monet occulta un cadavere. IV; le tue mani sono molto belle e non mi importa se ti mangi le pellicine e non mi importa se le rovini col cemento finché le usi anche per costruìre imperi sulla mia schiena, palazzi con i miei capelli intrecciati. V: sono le 02:02 e il mondo non è bello ma almeno è silenzioso.
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Jun 28, 2015
Jun 28, 2015 at 8:02 PM UTC
01:48 am
Quando sparisco ti sembra tutto calmo ma è una calma apparente! Tu credi io sia morta che mi hai persa per sempre.. ma se guardassi oltre l’apparenza, vedresti un angelo che nella notte piange lacrime nere e raffina la tecnica, affila il coltello per conficcartelo in testa. Non preoccuparti che poi tanto l’altra me verrà a portarti un fiore sulla tua tomba e cambiando ancora anima, allontandosi si volterà ridendo compiaciuta del delitto che ha commesso perchè infondo ti avrá restituito addosso il male che tu le hai fatto dentro!
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Nov 24, 2018
Nov 24, 2018 at 5:17 AM UTC
Calma apparente
Vorticosi anelli imperlati di caducità. Volto scuro, nell'ombra del sole. Vivace tristezza volteggiante sulla testa. Scintilla di fuoco di una sigaretta sprecata. Respiro forte di polmoni, a riempire il vuoto che c'è nell'anima con l'etereo. Catrame nero e traditore, colma le mie mancanze e paziente ascolta i miei lamenti. Impassibile e maligno.
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Jan 27, 2013
Jan 27, 2013 at 4:18 PM UTC
catrame
I ciò che faccio la domenica pomeriggio è ascoltare tutte le canzoni che mi hanno dedicato in passato e non provare proprio nulla in ogni caso i Pixies non mi sono mai piaciuti II da grande voglio fare la misteriosa bionda che scompare in circostanze ignote dando così la possibilità agli altri personaggi di interrogarsi a riguardo per un totale di 126 puntate, alcuni si erano innamorati di me, altri mi hanno odiata, altri mi sognavano la notte ma nessuno nessuno mi ha conosciuta mai. non sono morta come credono loro, bevo drink al cocco su una lontana spiaggia tropicale, con gli occhiali da sole e il foulard in testa. oppure sono morta e mi sto decomponendo in fondo ad uno stagno, la mia pelle è blu e a brandelli e le ranocchie gracidano e partoriscono girini tra quello che resta dei miei capelli ma non importa perché tanto voi in vita mi avete odiato amato sognato e questo serve a rendermi immortale.
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Jul 5, 2015
Jul 5, 2015 at 9:39 AM UTC
sundayy
¿Qué hemos de hacer nosotros los negros que no sabemos ni leer? Fregar escupideras en los grandes hoteles encerar y barrer manejar ascensores en el Gran Club servirles de beber o hacer que el cadillac sea más lujoso vistiendo la librea de chofer. Tenemos la respuesta siempre lista: en París "oui, monsieur" y en Georgia, en Lousiana o en Virginia un eterno "yes sir..." Los negros, pobres negros de este mundo ¿qué cosa hemos de hacer debiendo de comer todos los días (y a veces sin comer)? Bajar la testa reverente y a lo mismo de ayer. Hasta que llega un blanco y "nos descubre" nos mete al ring y aquí comienza para mal de males el principio del fin Footing, training, sombra; saco, pera, soga; upper cuta hook cross. Duchazos, masajes, fotos, reportajes. ¡Okey, boss...! El cañaveral de mi lejana tierra me dio estos fuertes bíceps. Los buques cargueros de todos los muelles me dieron envidiable complexión. Y corriendo, voceando millones de diarios fortalecí muslo pierna y pie. Ahora, en el Madison Square Garden de New York, dice mi manager: ¡No whisky! ¡No tobacco! ¡No girls! (No money) Negros acomodadores ubican a los blancos en ring side. Perder esta pelea significa volver con ellos: Con Blackie de Maniatan. Con Brown de Alabama Con "Nando" Rodríguez de Puerto Rico ...y entonces no whiksy no tobacco no girls no money and ¡knock-out! My challenger es ***** como yo Si pierde le espera lo mismo                           (Aquí los únicos que nunca pierden son nuestros managers y el promotor). Comienza el round, voy hacia el centro -en este plan voy a perder- este es el round numero trece ¡voy a demostrarle quién es quién! Me está llevando hacia una esquina, si caigo aquí me cuentan diez. ¡Virgen del Cobre estoy perdido! No puedo ver No... pue.. do... ver... La gente aplaude al que me mata El referee no dice "break". Que mi mujer no sepa nada... Mi nombre es BENNY "KID" PARET.
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Muerte en el ring
¿Qué hemos de hacer nosotros los negros que no sabemos ni leer? Fregar escupideras en los grandes hoteles encerar y barrer manejar ascensores en el Gran Club servirles de beber o hacer que el cadillac sea más lujoso vistiendo la librea de chofer. Tenemos la respuesta siempre lista: en París "oui, monsieur" y en Georgia, en Lousiana o en Virginia un eterno "yes sir..." Los negros, pobres negros de este mundo ¿qué cosa hemos de hacer debiendo de comer todos los días (y a veces sin comer)? Bajar la testa reverente y a lo mismo de ayer. Hasta que llega un blanco y "nos descubre" nos mete al ring y aquí comienza para mal de males el principio del fin Footing, training, sombra; saco, pera, soga; upper cuta hook cross. Duchazos, masajes, fotos, reportajes. ¡Okey, boss...! El cañaveral de mi lejana tierra me dio estos fuertes bíceps. Los buques cargueros de todos los muelles me dieron envidiable complexión. Y corriendo, voceando millones de diarios fortalecí muslo pierna y pie. Ahora, en el Madison Square Garden de New York, dice mi manager: ¡No whisky! ¡No tobacco! ¡No girls! (No money) Negros acomodadores ubican a los blancos en ring side. Perder esta pelea significa volver con ellos: Con Blackie de Maniatan. Con Brown de Alabama Con "Nando" Rodríguez de Puerto Rico ...y entonces no whiksy no tobacco no girls no money and ¡knock-out! My challenger es ***** como yo Si pierde le espera lo mismo                           (Aquí los únicos que nunca pierden son nuestros managers y el promotor). Comienza el round, voy hacia el centro -en este plan voy a perder- este es el round numero trece ¡voy a demostrarle quién es quién! Me está llevando hacia una esquina, si caigo aquí me cuentan diez. ¡Virgen del Cobre estoy perdido! No puedo ver No... pue.. do... ver... La gente aplaude al que me mata El referee no dice "break". Que mi mujer no sepa nada... Mi nombre es BENNY "KID" PARET.
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Un murmure, un rombo... Son solo: ** la testa confusa di tetri pensieri. Mi desta quel murmure ai vetri. Che brontoli, o bombo? Che nuove mi porti? E cadono l'ore giù giù, con un lento gocciare. Nel cuore lontane risento parole di morti... Che brontoli, o bombo? Che avviene nel mondo? Silenzio infinito. Ma insiste profondo, solingo smarrito, quel lugubre rombo.
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Il Nunzio
** tinto i capelli di turchese, c'è qualcosa di nuovo nella mia faccia, qualcosa di diabolico. ** scoperto di provare odio, di saper odiare, guarda che belle le mie labbra che si incurvano per sputarti addosso, per sputare su qualsiasi cosa ci sia stato. melenso e falso. guarda che belle le mie dita che danzano sulla tastiera scrivendo parole di disprezzo, guarda che bello il ghigno si è formato sulla mia faccia. vorrei avere una spada (emblema di verità) e mozzarti la testa vorrei avere un'automobile ed investirti ed ancora ed ancora ed ancora vorrei che tutto ciò che scrivo trafiggesse il tuo cervello, aghi appuntiti nelle pupille, un tatuaggio mentale che ti ricordi perennemente che sei un qualcosa di marcio perché adesso che ** scoperto la verità è tutto cambiato. ** vinto io. **non mi sono mai sentita bene come ora non mi sono mai sentita bene come ora non mi sono mai sentita bene come ora non mi sono mai sentita bene come ora non mi sono mai sentita bene come ora non mi sono mai sentita bene come ora**
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May 4, 2016
May 4, 2016 at 2:00 PM UTC
7:59 pm
Non chiamarmi, non dirmi nulla Non tentare di farmi sorridere. Oggi io sono come la belva che si rintana per morire. Abbassa la lampada, copri il fuoco, che la stanza sia come una tomba. Lascia ch'io mi rannicchi nell'angolo con la testa sulle ginocchia. L'ore si spengano nel silenzio. Salga in torbide onde l'angoscia e m'affoghi: altro non chiedo che di perdere la conoscenza. Ma non è dato. Quel volto, quel riso l'ho sempre davanti. Giorno e notte il ricordo m'è uncino confitto nella carne viva. Forse morire io non potrò mai: condannata in eterno a vegliare il mio strazio in me, piangendo con occhi senza palpebre.
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Anniversario
Oh, tú que me subyugas. ¿Por qué has llegado tarde? ¿Por qué has venido ahora cuando el alma no arde, Cuando rosas no tengo para hacerte con ellas Una alegre guirnalda salpicada de estrellas? Oh tú, de la palabra dulce como el murmullo Del agua de la fuente; dulce como el arrullo De la torcaza; dulce como besos dormidos Sobre dos manos pálidas protectoras de nidos. Oh tú, que con tus manos puedes tomar mi testa Y hacerle brotar flores como un árbol en fiesta Y hacer que entre mis labios se arquee la sonrisa Como un cielo nublado que de pronto se irisa. ¿Por qué has llegado tarde? ¿Por qué has venido ahora Cuando he sido vencida por llama destructora, Cuando he sido arrasada por el fuego divino Y voy, cegada y triste, por un ***** camino? Yo quiero, Dios de dioses, que me hagan nueva toda. Que me tejan con lirios; me sometan a poda Las manos del Misterio; que me resten maleza. Tus labios no se hicieron para curar tristeza. Para tus labios, agua de una pureza suma. Para tus labios, copas de cristal y la espuma Blanquísima de un alma que no sepa de abejas, Ni de mieles, ni sepa de las flores bermejas. Para tus manos, esas que nunca amortajaron; Para tus ojos, esos, los que nunca lloraron; Para tus sueños, sueños como cisnes de oro; Para que tus pupilas persiguieran mis rastros, Oh si luego mis pétalos que estrujaran tus manos, Adquirieran por magia poderes sobrehumanos Y hechos luz se aferraran a la luz de los astros Para que tus pupilas persiguieran mis rastros. Bienvenida la muerte que al sorberme me dieras; Bienvenido tu fuego que agosta primavera; Bienvenido tu fuego que mata los rosales: Que todas las corolas se acerquen a tus males. Oh tú, a quien idolatro por sobre la existencia, Oh tú, por quien deseo renovada mi esencia, ¿Por qué has llegado ahora cuando no he de lograr El divino suplicio de verme deshojar?...
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¡oh, tú!
Oh, tú que me subyugas. ¿Por qué has llegado tarde? ¿Por qué has venido ahora cuando el alma no arde, Cuando rosas no tengo para hacerte con ellas Una alegre guirnalda salpicada de estrellas? Oh tú, de la palabra dulce como el murmullo Del agua de la fuente; dulce como el arrullo De la torcaza; dulce como besos dormidos Sobre dos manos pálidas protectoras de nidos. Oh tú, que con tus manos puedes tomar mi testa Y hacerle brotar flores como un árbol en fiesta Y hacer que entre mis labios se arquee la sonrisa Como un cielo nublado que de pronto se irisa. ¿Por qué has llegado tarde? ¿Por qué has venido ahora Cuando he sido vencida por llama destructora, Cuando he sido arrasada por el fuego divino Y voy, cegada y triste, por un ***** camino? Yo quiero, Dios de dioses, que me hagan nueva toda. Que me tejan con lirios; me sometan a poda Las manos del Misterio; que me resten maleza. Tus labios no se hicieron para curar tristeza. Para tus labios, agua de una pureza suma. Para tus labios, copas de cristal y la espuma Blanquísima de un alma que no sepa de abejas, Ni de mieles, ni sepa de las flores bermejas. Para tus manos, esas que nunca amortajaron; Para tus ojos, esos, los que nunca lloraron; Para tus sueños, sueños como cisnes de oro; Para que tus pupilas persiguieran mis rastros, Oh si luego mis pétalos que estrujaran tus manos, Adquirieran por magia poderes sobrehumanos Y hechos luz se aferraran a la luz de los astros Para que tus pupilas persiguieran mis rastros. Bienvenida la muerte que al sorberme me dieras; Bienvenido tu fuego que agosta primavera; Bienvenido tu fuego que mata los rosales: Que todas las corolas se acerquen a tus males. Oh tú, a quien idolatro por sobre la existencia, Oh tú, por quien deseo renovada mi esencia, ¿Por qué has llegado ahora cuando no he de lograr El divino suplicio de verme deshojar?...
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sulle lenzuola macchie di sangue dal naso ed io non ricordo chi sono, non ** un'epistassi da quando avevo nove anni ma ricordo distintamente la testa sollevata e il fazzoletto sporco di sangue e tutto questo mi richiama al periodo in cui la foto di un kleenex bagnato di mascara e un cerotto usato erano la somma sintesi della mia esistenza.
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Jul 3, 2015
Jul 3, 2015 at 8:12 PM UTC
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Vanno verso le Terme di Caracalla giovani amici, a cavalcioni di Rumi o Ducati, con maschile pudore e maschile impudicizia, nelle pieghe calde dei calzoni nascondendo indifferenti, o scoprendo, il segreto delle loro erezioni... Con la testa ondulata, il giovanile colore dei maglioni, essi fendono la notte, in un carosello sconclusionato, invadono la notte, splendidi padroni della notte... Va verso le Terme di Caracalla, eretto il busto, come sulle natie chine appenniniche, fra tratturi che sanno di bestia secolare e pie ceneri di berberi paesi - già impuro sotto il gaglioffo basco impolverato, e le mani in saccoccia - il pastore migrato undicenne, e ora qui, malandrino e giulivo nel romano riso, caldo ancora di salvia rossa, di fico e d'ulivo... Va verso le Terme di Caracalla, il vecchio padre di famiglia, disoccupato, che il feroce Frascati ha ridotto a una bestia cretina, a un beato, con nello chassì i ferrivecchi del suo corpo scassato, a pezzi, rantolanti: i panni, un sacco, che contiene una schiena un po' gobba, due cosce certo piene di croste, i calzonacci che gli svolazzano sotto le saccocce della giacca pese di lordi cartocci. La faccia ride: sotto le ganasce, gli ossi masticano parole, scrocchiando: parla da solo, poi si ferma, e arrotola il vecchio mozzicone, carcassa dove tutta la giovinezza, resta, in fiore, come un focaraccio dentro una còfana o un catino: non muore chi non è mai nato.
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Verso le Terme di Caracalla
Mi domando che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d'esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi? Se fossero lì, mentre voi scrivete il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti a ogni compromesso, capirebbero chi siete? Madri vili, con nel viso il timore antico, quello che come un male deforma i lineamenti in un biancore che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale. Madri vili, poverine, preoccupate che i figli conoscano la viltà per chiedere un posto, per essere pratici, per non offendere anime privilegiate, per difendersi da ogni pietà. Madri mediocri, che hanno imparato con umiltà di bambine, di noi, un unico, nudo significato, con anime in cui il mondo è dannato a non dare né dolore né gioia. Madri mediocri, che non hanno avuto per voi mai una parola d'amore, se non d'un amore sordidamente muto di bestia, e in esso v'hanno cresciuto, impotenti ai reali richiami del cuore. Madri servili, abituate da secoli a chinare senza amore la testa, a trasmettere al loro feto l'antico, vergognoso segreto d'accontentarsi dei resti della festa. Madri servili, che vi hanno insegnato come il servo può essere felice odiando chi è, come lui, legato, come può essere, tradendo, beato, e sicuro, facendo ciò che non dice. Madri feroci, intente a difendere quel poco che, borghesi, possiedono, la normalità e lo stipendio, quasi con rabbia di chi si vendichi o sia stretto da un assurdo assedio. Madri feroci, che vi hanno detto: Sopravvivete! Pensate a voi! Non provate mai pietà o rispetto per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi! Ecco, vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri! Che non hanno vergogna a sapervi - nel vostro odio - addirittura superbi, se non è questa che una valle di lacrime. È così che vi appartiene questo mondo: fatti fratelli nelle opposte passioni, o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo a essere diversi: a rispondere del selvaggio dolore di esser uomini.
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Ballata delle madri
Mi domando che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d'esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi? Se fossero lì, mentre voi scrivete il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti a ogni compromesso, capirebbero chi siete? Madri vili, con nel viso il timore antico, quello che come un male deforma i lineamenti in un biancore che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale. Madri vili, poverine, preoccupate che i figli conoscano la viltà per chiedere un posto, per essere pratici, per non offendere anime privilegiate, per difendersi da ogni pietà. Madri mediocri, che hanno imparato con umiltà di bambine, di noi, un unico, nudo significato, con anime in cui il mondo è dannato a non dare né dolore né gioia. Madri mediocri, che non hanno avuto per voi mai una parola d'amore, se non d'un amore sordidamente muto di bestia, e in esso v'hanno cresciuto, impotenti ai reali richiami del cuore. Madri servili, abituate da secoli a chinare senza amore la testa, a trasmettere al loro feto l'antico, vergognoso segreto d'accontentarsi dei resti della festa. Madri servili, che vi hanno insegnato come il servo può essere felice odiando chi è, come lui, legato, come può essere, tradendo, beato, e sicuro, facendo ciò che non dice. Madri feroci, intente a difendere quel poco che, borghesi, possiedono, la normalità e lo stipendio, quasi con rabbia di chi si vendichi o sia stretto da un assurdo assedio. Madri feroci, che vi hanno detto: Sopravvivete! Pensate a voi! Non provate mai pietà o rispetto per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi! Ecco, vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri! Che non hanno vergogna a sapervi - nel vostro odio - addirittura superbi, se non è questa che una valle di lacrime. È così che vi appartiene questo mondo: fatti fratelli nelle opposte passioni, o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo a essere diversi: a rispondere del selvaggio dolore di esser uomini.
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Baja del cielo la endiablada ***** Con que carne mortal hieres y engañas. Untada viene de divinas mañas y cielo y tierra su veneno junta. La sangre de hombre que en la herida apunta florece en selvas: sus crecidas cañas de sombras de oro, hienden las entrañas del cielo prieto, y su ascender pregunta. En su vano aguardar de la respuesta las cañas doblan la empinada testa. Flamea el cielo sus azules gasas. Vientos negros, detrás de los cristales de las estrellas, mueven grandes masas de mundos muertos, por sus arrabales.Rosas y lirios ves en el espino; juegas a ser: te cabe en una mano, esmeralda pequeña, el océano; hablas sin lengua, enredas el destino. Plantas la testa en el azul divino y antípodas, tus pies, en el lejano revés del mundo; y te haces soberano, y desatas al sol de tu camino. Miras el horizonte y tu mirada hace nacer en noche la alborada; sueñas y crean hueso tus ficciones. Muda la mano que te alzaba en vuelo, y a tus pies cae, cristal roto, el cielo, y polvo y sombra levan sus talones.Ya te hundes, sol; mis aguas se coloran de llamaradas por morir; ya cae mi corazón desenhebrado, y trae, la noche, filos que en el viento lloran. Ya en opacas orillas se avizoran manadas negras; ya mi lengua atrae betún de muerte; y ya no se distrae de mí, la espina; y sombras me devoran. Pellejo muerto, el sol, se tumba al cabo Como un perro girando sobre el rabo, la tierra se echa a descansar, cansada. Mano huesosa apaga los luceros: Chirrían, pedregosos sus senderos, con la pupila negra y descarnada.
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Razones y paisajes de amor
Baja del cielo la endiablada ***** Con que carne mortal hieres y engañas. Untada viene de divinas mañas y cielo y tierra su veneno junta. La sangre de hombre que en la herida apunta florece en selvas: sus crecidas cañas de sombras de oro, hienden las entrañas del cielo prieto, y su ascender pregunta. En su vano aguardar de la respuesta las cañas doblan la empinada testa. Flamea el cielo sus azules gasas. Vientos negros, detrás de los cristales de las estrellas, mueven grandes masas de mundos muertos, por sus arrabales.Rosas y lirios ves en el espino; juegas a ser: te cabe en una mano, esmeralda pequeña, el océano; hablas sin lengua, enredas el destino. Plantas la testa en el azul divino y antípodas, tus pies, en el lejano revés del mundo; y te haces soberano, y desatas al sol de tu camino. Miras el horizonte y tu mirada hace nacer en noche la alborada; sueñas y crean hueso tus ficciones. Muda la mano que te alzaba en vuelo, y a tus pies cae, cristal roto, el cielo, y polvo y sombra levan sus talones.Ya te hundes, sol; mis aguas se coloran de llamaradas por morir; ya cae mi corazón desenhebrado, y trae, la noche, filos que en el viento lloran. Ya en opacas orillas se avizoran manadas negras; ya mi lengua atrae betún de muerte; y ya no se distrae de mí, la espina; y sombras me devoran. Pellejo muerto, el sol, se tumba al cabo Como un perro girando sobre el rabo, la tierra se echa a descansar, cansada. Mano huesosa apaga los luceros: Chirrían, pedregosos sus senderos, con la pupila negra y descarnada.
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Durante i giorni più freddi del potente inverno Pensa a una dolce primavera e sogna un'estate mite Durante le ore più dure della notte invernale Pensa ai fiori e sogna una piacevole luce del sole. Arriva la stagione, rimane un po' e poi fugge La vita attraversa un evento circolare come l'ape Come i raggi di luna che danzano attorno a Madre Terra Per incantarla, abbracciarla e baciarla a morte. Nel mezzo del profondo inverno, pensa a una primavera divina E sogna giornate estive luminose e afose Non sentirti mai disperato e pessimista per nulla. Giorni migliori e notti gloriose sono sempre in arrivo Rimani positivo e resiliente finché la tua testa è presente Pensa e sogna un sole più caldo. Copyright © gennaio 2025, Hébert Logerie, Tutti i diritti riservati Hébert Logerie è autore di diversi libri di poesie.
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Jan 15, 2025
Jan 15, 2025 at 1:20 AM UTC
Pensando A Una Primavera Divina
L'alba per la valle nera sparpagliò le greggi bianche: tornano ora nella sera e s'arrampicano stanche; una stella le conduce. Torna via dalla maestra la covata, e passa lenta: c'è del biondo alla finestra tra un basilico e una menta: è Maria che cuce e cuce. Per che cuci e per che cosa? Un lenzuolo? Un bianco velo? Tutto il cielo è color rosa, rosa e oro, e tutto il cielo sulla testa le riluce. Alza gli occhi dal lavoro: una lagrima? Un sorriso? Sotto il cielo rosa e oro, chini gli occhi, chino il viso, ella cuce, cuce, cuce.
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La cucitrice
Lui si atteggia da grande, sembra che pensi, sempre, si vede dalle sue espressioni le idee che gli passano per la testa. Il suo sguardo si muove veloce, da destra, a sinistra, a destra ancora, molto brutti e cattivi i suoi occhi, solo un poco ingenui, liberi. Forse ha paura, si vede, ha le spalle alzate, un po’ piegato in avanti, con la testa bassa. Triste. Ma contento. Ma all’improvviso si trasforma: si muove come un prestigiatore, le sopracciglia saltano come grilli, e tante risate tra il barbone e il prete. /// He acts like a grown-up, he seems to be thinking, always, you can see from his expressions the ideas that pass through his head. His gaze moves quickly, from right, to left, to right again, very ugly and evil his eyes, just a little naive, free. Maybe he is afraid, you can see it, his shoulders are raised, a little bent forward, with his head down. Sad. But happy. But suddenly he transforms: he moves like a magician, his eyebrows jump like crickets, and lots of laughter between the ***** and the priest.
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Apr 17, 2025
Apr 17, 2025 at 4:32 PM UTC
Quel tizio strano
Padre viejo y triste, rey de las divinas canciones: son en mi camino focos de una luz enigmática tus pupilas mustias, vagas de pensar y abstracciones, y el límpido y noble marfil de tu testa socrática. Flota, como el tuyo, mi afán entre dos aguijones: alma y carne; y brega con doble corriente simpática para hallar la ubicua beldad con nefandas uniones, y después expía y gime con lira hierática. Padre, tú que hallaste por fin el sendero, que, arcano, a Jesús nos lleva, dame que mi numen doliente virgen sea, y sabio, a la vez que radioso y humano. Tu virtud lo libre del mal de la antigua serpiente, para que, ya salvos al fin de la dura pelea, laudemos a Cristo en vida perenne. Así sea.
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A la católica majestad de paul verlaine