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"fiamma" poems
Poem (IT): ** amato anche nel dolore, quando il cuore tremava e le notti sembravano eterne. Ogni ferita era un’eco che bruciava in silenzio, ma nel silenzio nasceva una forza che non conoscevo. L’amore non cancella il dolore, lo attraversa, lo abbraccia, lo trasforma in memoria viva. E lì, dove piange l’anima, ** trovato la speranza: non promessa lontana, ma luce che resiste, fiamma che non si spegne. Così il dolore diventa ponte, e l’amore respiro, capace di rialzare anche chi credeva di essere caduto. Masi Roberto © 2025 Poem (EN): I loved even through pain, when the heart was shaking and nights felt endless. Each wound was an echo burning in silence, yet in that silence a strength I never knew was born. Love does not erase pain— it crosses it, embraces it, turns it into living memory. And there, where the soul weeps, I found hope: not a distant promise, but a light that endures, a flame that will not fade. Thus pain becomes a bridge, and love a breath, able to lift again even those who thought they had fallen. Masi Roberto © 2025
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Sep 20, 2025
Sep 20, 2025 at 5:57 AM UTC
Tra le ferite e la luce / Between Wounds and Light
Dormo …dormo profondamente le palpebre chiuse e pesanti come la neve cadente la mente offuscata dal impetuoso pensiero vagando nel obblio senza trovare il sentiero la ragion ormai vola via col sussurrar del vento oltrepassando l’oscurità della luna d’argento … da lontano ti vedo rivolto al indietro entrando dentro casa senza aspettare il mio rientro . Dormo… dormo …incessantemente… dormo senza poter sognare, stupidamente nei miei pensieri il tuo sorriso brilla ed io vedendoti rimango come l’argilla pietrificata … e se ci penso meglio, direi ghiacciata; Dormo… dormo…inconscentemente senza mai potermi svegliare veramente perché ahimè! In questo mondo vissuto palesemente non trovo la fiamma della ragion che bruci ardentemente ! perciò…continuo a dormire dormire, per poter svanire svanire, dalla insulsa menzogna attuale più esilarante persino della realtà virtuale…
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Jul 24, 2014
Jul 24, 2014 at 6:28 AM UTC
Sleeping
Perché i celesti danni Ristori il sole, e perché l'aure inferme Zefiro avvivi, onde fugata e sparta Delle nubi la grave ombra s'avvalla; Credano il petto inerme Gli augelli al vento, e la diurna luce Novo d'amor desio, nova speranza Nè penetrati boschi e fra le sciolte Pruine induca alle commosse belve; Forse alle stanche e nel dolor sepolte Umane menti riede La bella età, cui la sciagura e l'atra Face del ver consunse Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti Di febo i raggi al misero non sono In sempiterno? Ed anco, Primavera odorata, inspiri e tenti Questo gelido cor, questo ch'amara Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara? Vivi tu, vivi, o santa Natura? Vivi e il dissueto orecchio Della materna voce il suono accoglie? Già di candide ninfe i rivi albergo, Placido albergo e specchio Furo i liquidi fonti. Arcane danze D'immortal piede i ruinosi gioghi Scossero e l'ardue selve (oggi romito Nido dè venti): e il pastorel ch'all'ombre Meridiane incerte ed al fiorito Margo adducea dè fiumi Le sitibonde agnelle, arguto carme Sonar d'agresti Pani Udì lungo le ripe; e tremar l'onda Vide, e stupì, che non palese al guardo La faretrata Diva Scendea nè caldi flutti, e dall'immonda Polve tergea della sanguigna caccia Il niveo lato e le verginee braccia. Vissero i fiori e l'erbe, Vissero i boschi un dì. Conscie le molli Aure, le nubi e la titania lampa Fur dell'umana gente, allor che ignuda Te per le piagge e i colli, Ciprigna luce, alla deserta notte Con gli occhi intenti il viator seguendo, Te compagna alla via, te dè mortali Pensosa immaginò. Che se gl'impuri Cittadini consorzi e le fatali Ire fuggendo e l'onte, Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime Selve remoto accolse, Viva fiamma agitar l'esangui vene, Spirar le foglie, e palpitar segreta Nel doloroso amplesso.
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Alla primavera
Perché i celesti danni Ristori il sole, e perché l'aure inferme Zefiro avvivi, onde fugata e sparta Delle nubi la grave ombra s'avvalla; Credano il petto inerme Gli augelli al vento, e la diurna luce Novo d'amor desio, nova speranza Nè penetrati boschi e fra le sciolte Pruine induca alle commosse belve; Forse alle stanche e nel dolor sepolte Umane menti riede La bella età, cui la sciagura e l'atra Face del ver consunse Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti Di febo i raggi al misero non sono In sempiterno? Ed anco, Primavera odorata, inspiri e tenti Questo gelido cor, questo ch'amara Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara? Vivi tu, vivi, o santa Natura? Vivi e il dissueto orecchio Della materna voce il suono accoglie? Già di candide ninfe i rivi albergo, Placido albergo e specchio Furo i liquidi fonti. Arcane danze D'immortal piede i ruinosi gioghi Scossero e l'ardue selve (oggi romito Nido dè venti): e il pastorel ch'all'ombre Meridiane incerte ed al fiorito Margo adducea dè fiumi Le sitibonde agnelle, arguto carme Sonar d'agresti Pani Udì lungo le ripe; e tremar l'onda Vide, e stupì, che non palese al guardo La faretrata Diva Scendea nè caldi flutti, e dall'immonda Polve tergea della sanguigna caccia Il niveo lato e le verginee braccia. Vissero i fiori e l'erbe, Vissero i boschi un dì. Conscie le molli Aure, le nubi e la titania lampa Fur dell'umana gente, allor che ignuda Te per le piagge e i colli, Ciprigna luce, alla deserta notte Con gli occhi intenti il viator seguendo, Te compagna alla via, te dè mortali Pensosa immaginò. Che se gl'impuri Cittadini consorzi e le fatali Ire fuggendo e l'onte, Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime Selve remoto accolse, Viva fiamma agitar l'esangui vene, Spirar le foglie, e palpitar segreta Nel doloroso amplesso.
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Sola nel mondo eterna, a cui si volve Ogni creata cosa, In te, morte, si posa Nostra ignuda natura; Lieta no, ma sicura Dall'antico dolor. Profonda notte Nella confusa mente Il pensier grave oscura; Alla speme, al desio, l'arido spirto Lena mancar si sente: Così d'affanno e di temenza è sciolto, E l'età vote e lente Senza tedio consuma. Vivemmo: e qual di paurosa larva, E di sudato sogno, A lattante fanciullo erra nell'alma Confusa ricordanza: Tal memoria n'avanza Del viver nostro: ma da tema è lunge Il rimembrar. Che fummo? Che fu quel punto acerbo Che di vita ebbe nome? Cosa arcana e stupenda Oggi è la vita al pensier nostro, e tale Qual dè vivi al pensiero L'ignota morte appar. Come da morte Vivendo rifuggia, così rifugge Dalla fiamma vitale Nostra ignuda natura; Lieta no ma sicura, Però ch'esser beato Nega ai mortali e nega à morti il fato.
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Coro dei morti nello studio di Federico Ruysch
Sole di mezzogiorno, nel luglio felice, sulla piazza deserta: piazza lontana di città lontana, tu ed il tuo uomo, e quello era il mondo. Bianca nella tua veste, bianca vibratile fiamma tu pure, nell'abbaglio d'incendio dell'aria. Bianco il tuo riso perduto nel riso di lui, fresco di polla il tuo riso d'amore tra il vasto fulgere ed ardere. Non sarebbe discesa la notte, non sarebbe venuto il domani, tua la luce, tuo l'uomo, tuo il tempo. Fermasti il tempo in pieno sull'ora solare per cui in terra tu fosti divina: il resto è ombra e polvere d'ombra.
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Il sole e l'ombra
Vista la Cappa porpora bruciata dalla fiaccola del Mare uguale e stufo della Corona che porto, e con essa la prigionia, mi dissi: or ora ** deciso: lascerò alle fiere le mie stanche carni ed alla tempesta i Lumi, conservando avidamente solo l'impura fiamma che strazia urlò: "è l'ignoranza che porta al trono", o almeno così avrei fatto se la mente fosse timone dell'anima e il cuore ridotto da un re assoluto ed invisibile ad un ratto senza denti e ossa. /// Having seen the purple Cape burned by the torch of the equal Sea and tired of the Crown that I wear, and with it the captivity, I said to myself: now I have decided: I will leave my tired flesh to the beasts and the Lights to the storm, greedily preserving only the impure flame that tears he shouted: "it is ignorance that leads to the throne", or at least I would have done so if the mind were the rudder of the soul and the heart reduced by an absolute and invisible king to a rat without teeth and bones.
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Apr 17, 2025
Apr 17, 2025 at 4:26 PM UTC
Il Re giusto
La terra e a lei concorde il mare e sopra ovunque un mare più giocondo per la veloce fiamma dei passeri e la via della riposante luna e del sonno dei dolci corpi socchiusi alla vita e alla morte su un campo; e per quelle voci che scendono sfuggendo a misteriose porte e balzano sopra noi come uccelli folli di tornare sopra le isole originali cantando: qui si prepara un giaciglio di porpora e un canto che culla per chi non ha potuto dormire sì dura era la pietra, sì acuminato l'amore.
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Natura
illuminare la notte con le stelle non c'è mai stato un amore come il nostro. il mondo è nostro per la presa, non ha senso in noi in attesa accendere il fuoco, accendere la fiamma la nostra spericolatezza è la colpa. danzare questa danza e correre il rischio questa sarà una grande storia d'amore accendere la candela nel mio cuore prendi la mia mano, questo sarà l'inizio.
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Jul 18, 2014
Jul 18, 2014 at 2:30 PM UTC
Light Me Up (Italian)
Italeau...Fiamma--my brother wishes likewise that they'd fit. (sonnet #MMMMMMMCDX) Boots.  Suede, Italian, and too small fr'intents, My toes half bruised from jist one two-hour's scale As twere of wearing, and lo, for the sale Which netted me this lux'ry I've naught hence Save yearning for that glor'ous pair which thence Must be returned, prayrs for a pair t'avail Me like these should have, with none in a frail Excuse 'cept made-in-China boots' defense. I only text YOU 'bout the size as t'were, Nor know what YOUR opinion is, if YOU Care two bits whether I've this pair in tour Or that, just that Italian boots anew "Run small."  And um, "I wear size ten." But's poor, Cuz I must foot the bill, with pennies too. 25Sep18b
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Sep 30, 2018
Sep 30, 2018 at 6:11 PM UTC
Yes, I've Fallen, Erm, In Love...
In mezzo ad uno scampanare fioco sorse e batté su taciturne case il sole, e trasse d'ogni vetro il fuoco. C'era ad un vetro tuttavia, rossastro un lumicino. Ed ecco il sol lo invase, lo travolse in un gran folgorìo d'astro. E disse, il sole: - Atomo fumido! Io guardo, e tu fosti. - A lui l'umile fiamma: - Ma questa notte tu non c'eri, o dio; e un malatino vide la sua mamma alla mia luce, fin che tu sei sorto. Oh! grande sei, ma non ti vede: è morto! - E poi, guizzando appena: - Chiedeva te! Che tosse! Voleva te! Che pena! Tu ricordavi al cuore suo le farfalle rosse su le ginestre in fiore! Io stavo lì da parte... gli rammentavo sere lunghe di veglia e carte piene di righe nere! Stavo velata e trista, per fargli il ben non vista. -.
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Il sole e la lucerna