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"cenere" poems
Un vischio, fin dall'infanzia sospeso grappolo di fede e di pruina sul tuo lavandino e sullo specchio ovale ch'ora adombrano i tuoi ricci bergére fra santini e ritratti di ragazzi infilati un po' alla svelta nella cornice, una caraffa vuota, bicchierini di cenere e di bucce, le luci di Mayfair, poi a un crocicchio le anime, le bottiglie che non seppero aprirsi, non più guerra né pace, il tardo frullo di un piccione incapace di seguirti sui gradini automatici che ti slittano in giù….
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Di un Natale metropolitano
I turbini sollevano la polvere sui tetti, a mulinelli, e sugli spiazzi deserti, ove i cavalli incappucciati annusano la terra, fermi innanzi ai vetri luccicanti degli alberghi. Sul corso, in faccia al mare, tu discendi in questo giorno or piovorno ora acceso, in cui par scatti a sconvolgerne l'ore uguali, strette in trama, un ritornello di castagnette. È il segno d'un'altra orbita: tu seguilo. Discendi all'orizzonte che sovrasta una tromba di piombo, alta sui gorghi, più d'essi vagabonda: salso nembo vorticante, soffiato dal ribelle elemento alle nubi; fa che il passo su la ghiaia ti scricchioli e t'inciampi il viluppo dell'alghe: quell'istante è forse, molto atteso, che ti scampi dal finire il tuo viaggio, anello d'una catena, immoto andare, oh troppo noto delirio, Arsenio, d'immobilità... Ascolta tra i palmizi il getto tremulo dei violini, spento quando rotola il tuono con un fremer di lamiera percossa; la tempesta è dolce quando sgorga bianca la stella di Canicola nel cielo azzurro e lunge par la sera ch'è prossima: se il fulmine la incide dirama come un albero prezioso entro la luce che s'arrosa: e il timpano degli tzigani è il rombo silenzioso Discendi in mezzo al buio che precipita e muta il mezzogiorno in una notte di globi accesi, dondolanti a riva, - e fuori, dove un'ombra sola tiene mare e cielo, dai gozzi sparsi palpita l'acetilene - finché goccia trepido il cielo, fuma il suolo che t'abbevera, tutto d'accanto ti sciaborda, sbattono le tende molli, un fruscio immenso rade la terra, giù s'afflosciano stridendo le lanterne di carta sulle strade. Così sperso tra i vimini e le stuoie grondanti, giunco tu che le radici con sé trascina, viscide, non mai svelte, tremi di vita e ti protendi a un vuoto risonante di lamenti soffocati, la tesa ti ringhiotte dell'onda antica che ti volge; e ancora tutto che ti riprende, strada portico mura specchi ti figge in una sola ghiacciata moltitudine di morti, e se un gesto ti sfiora, una parola ti cade accanto, quello è forse, Arsenio, nell'ora che si scioglie, il cenno d'una vita strozzata per te sorta, e il vento la porta con la cenere degli astri.
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Arsenio
I turbini sollevano la polvere sui tetti, a mulinelli, e sugli spiazzi deserti, ove i cavalli incappucciati annusano la terra, fermi innanzi ai vetri luccicanti degli alberghi. Sul corso, in faccia al mare, tu discendi in questo giorno or piovorno ora acceso, in cui par scatti a sconvolgerne l'ore uguali, strette in trama, un ritornello di castagnette. È il segno d'un'altra orbita: tu seguilo. Discendi all'orizzonte che sovrasta una tromba di piombo, alta sui gorghi, più d'essi vagabonda: salso nembo vorticante, soffiato dal ribelle elemento alle nubi; fa che il passo su la ghiaia ti scricchioli e t'inciampi il viluppo dell'alghe: quell'istante è forse, molto atteso, che ti scampi dal finire il tuo viaggio, anello d'una catena, immoto andare, oh troppo noto delirio, Arsenio, d'immobilità... Ascolta tra i palmizi il getto tremulo dei violini, spento quando rotola il tuono con un fremer di lamiera percossa; la tempesta è dolce quando sgorga bianca la stella di Canicola nel cielo azzurro e lunge par la sera ch'è prossima: se il fulmine la incide dirama come un albero prezioso entro la luce che s'arrosa: e il timpano degli tzigani è il rombo silenzioso Discendi in mezzo al buio che precipita e muta il mezzogiorno in una notte di globi accesi, dondolanti a riva, - e fuori, dove un'ombra sola tiene mare e cielo, dai gozzi sparsi palpita l'acetilene - finché goccia trepido il cielo, fuma il suolo che t'abbevera, tutto d'accanto ti sciaborda, sbattono le tende molli, un fruscio immenso rade la terra, giù s'afflosciano stridendo le lanterne di carta sulle strade. Così sperso tra i vimini e le stuoie grondanti, giunco tu che le radici con sé trascina, viscide, non mai svelte, tremi di vita e ti protendi a un vuoto risonante di lamenti soffocati, la tesa ti ringhiotte dell'onda antica che ti volge; e ancora tutto che ti riprende, strada portico mura specchi ti figge in una sola ghiacciata moltitudine di morti, e se un gesto ti sfiora, una parola ti cade accanto, quello è forse, Arsenio, nell'ora che si scioglie, il cenno d'una vita strozzata per te sorta, e il vento la porta con la cenere degli astri.
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Brevi erano le tue lettere, precise, tutte muscolo e nervo, di mano più usa al compasso, alla squadra, al gesto del duro comando. Dicevan le semplici cose con semplici **** parole; ma due ne portavano in fine, due, sempre le stesse: "Sei mia". E quando ella giungeva, leggendo, al termine noto, s'abbandonava all'indietro, vuotata del sangue, morente d'amore. Ombre violacee intorno alla socchiusa bocca, all'affilato naso precipitoso palpito delle vene gonfiate alle tempie alla gola cecità delle palpebre, tensione delle mascelle nel desiderio faccia di donna agonizzante in estasi, tu non la vedesti, nessuno la vide. Era sola. Ora, ogni notte, la donna che più non vorrebbe esser viva nel vuoto della sua casa che ha odore di cenere spenta scioglie un pacco di lettere legato con un nastro nero. E legge; e, giunta al termine ben noto che a ognuna è sigillo, ancor s'abbandona all'indietro, vuotata del sangue, morente d'amore. Così, dalla tomba, con dura predace potenza di sillabe scritte tu l'imprigioni, o scomparso, tu la possiedi così.
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Lettere
Nella faccia del Senso e di Tutte Le Cose, come davanti al Nascimiento o alla Morte, si risolvono le domande ed anche noi con tutti i nuostri miraggi: siamo prima di tutto gli stessi bebé, impotenti, incapabili di vincere tutto solamente con la raggione, deboli come porcellana che neghiamo. I bebé che fanno lo stesso: sognano, piangiano, provano di capire, suffrono, osano, amano e passano così veloce ed invisibilemente come cenere. Saremo tutti giudicati e valorati nello stesso modo nell’equilibrio
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Jun 14, 2020
Jun 14, 2020 at 7:33 PM UTC
Gioielli di Giornale #5
Diventerò così fredda da poterti bruciare. Nulla importa più, nulla vive senza te, neanche le fiamme. Nulla rimane, tranne la cenere, senza il tuo amore.
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May 5, 2019
May 5, 2019 at 4:58 PM UTC
Fossi Fenice
Tu, burattino speranzoso, inutili sono le tue lacrime, prive di senso, travolte dal suono del cucù, ora. Oh pupo, ti deprimo, ma leggo in te le stelle e le ambizioni che non raggiungerai. Tu, carcassa macchinaria, affogate sono le tue grida, laggiù negli abissi, natie d’un assassino seppellito. Oh superbo, ti disgusto, ma vedo in te la cenere e l'onore che cela la sua paura. Tu, spirito magistrale, fittizie sono le tue glorie, immense e spettacolari, dal desiderio d’infestare i sogni altrui. Oh dannato, ti inorridisco, ma percepisco in te il teatro e il potere di un applauso solo cortese. Io, universale, infinito, superiori sono le mie trame, io che tramuto in lazzi lo spasmo ed il pianto. Oh folle, m’illumino, mentre distrutto mi guardo allo specchio urlando: ridi, mostro, ridi! Ridi, bestia, soffoca nel sorriso! Ridi! Ridi! Ridi! /// You, hopeful puppet, useless are your tears, without sense, swept away by the sound of the cuckoo, now. Oh puppet, I depress you, but I read in you the stars and the ambitions that you will not reach. You, mechanical carcass, drowned are your cries, down there in the abyss, native of a buried murderer. Oh proud, I disgust you, but I see in you the ashes and the honor that hides his fear. You, masterful spirit, fictitious are your glories, immense and spectacular, from the desire to haunt the dreams of others. Oh ****** I horrify you, but I perceive in you the theater and the power of only polite applause. I, universal, infinite, my plots are superior, I who turn into jokes spasm and weeping. Oh madman, I light up, while destroyed I look at myself in the mirror screaming: laugh, monster, laugh! Laugh, beast, suffocate in the smile! Laugh! Laugh! Laugh!
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Apr 17, 2025
Apr 17, 2025 at 4:52 PM UTC
L'Io del Noi
Tu, burattino speranzoso, inutili sono le tue lacrime, prive di senso, travolte dal suono del cucù, ora. Oh pupo, ti deprimo, ma leggo in te le stelle e le ambizioni che non raggiungerai. Tu, carcassa macchinaria, affogate sono le tue grida, laggiù negli abissi, natie d’un assassino seppellito. Oh superbo, ti disgusto, ma vedo in te la cenere e l'onore che cela la sua paura. Tu, spirito magistrale, fittizie sono le tue glorie, immense e spettacolari, dal desiderio d’infestare i sogni altrui. Oh dannato, ti inorridisco, ma percepisco in te il teatro e il potere di un applauso solo cortese. Io, universale, infinito, superiori sono le mie trame, io che tramuto in lazzi lo spasmo ed il pianto. Oh folle, m’illumino, mentre distrutto mi guardo allo specchio urlando: ridi, mostro, ridi! Ridi, bestia, soffoca nel sorriso! Ridi! Ridi! Ridi! /// You, hopeful puppet, useless are your tears, without sense, swept away by the sound of the cuckoo, now. Oh puppet, I depress you, but I read in you the stars and the ambitions that you will not reach. You, mechanical carcass, drowned are your cries, down there in the abyss, native of a buried murderer. Oh proud, I disgust you, but I see in you the ashes and the honor that hides his fear. You, masterful spirit, fictitious are your glories, immense and spectacular, from the desire to haunt the dreams of others. Oh ****** I horrify you, but I perceive in you the theater and the power of only polite applause. I, universal, infinite, my plots are superior, I who turn into jokes spasm and weeping. Oh madman, I light up, while destroyed I look at myself in the mirror screaming: laugh, monster, laugh! Laugh, beast, suffocate in the smile! Laugh! Laugh! Laugh!
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under this grey suburban sky thunders rolling as rocks and drums then silence in concrete transit spaces although wild beats inside our veins hunting scenes and escapes in vain taste of honey and salt on your teeth prey predators and carnival masks smiles dreams feasts fire tears running water silence and lightning remote storms gentle breeze essences and perfumes tobacco leather cinnamon and ashes smells of life and skin it's time to go home home where we will recall every flavor every hug every drop of dew every smile and every single tear their true meaning and we will ask ourselves why? why have we ever parted from our heart? ................ sotto questo grigio cielo suburbano tuoni che rotolano come pietre e tamburi poi silenzio in spazi di transito di asfalto e cemento anche se il selvatico batte nelle nostre vene scene di caccia e fughe invano sapore di miele e sale sui denti prede predatori e maschere di carnevale sorrisi sogni feste lacrime acqua corrente silenzio e fulmini tempeste remote e brezza leggera essenze e profumi tabacco cuoio cannella e cenere odori di vita e di pelle è ora di tornare a casa casa dove ricorderemo ogni sapore ogni abbraccio ogni goccia di rugiada ogni sorriso e ogni singola lacrima il loro vero significato e ci chiederemo perché? perché mai ci siamo separati dal nostro cuore?
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Sep 4, 2018
Sep 4, 2018 at 3:31 AM UTC
why have we ever parted from our heart?