"forno" poems
Baby soft scruff
Eyes, pacific and sultry
Sly yet honest
Childlike and sensual
Witty and innocent
Bring forth the animal
The infectious mischief
The ***** rhythms in darkened rooms
The stolen moments in Lower West Side alleyways
Long, piercing looks over a bottle of Dal Forno Amarone
Savage concupiscence
Your eyes suggesting the next move
Bodies entwined in the back of a cab
At the bridge and we walk across
And I indulge in your juxtapositions
All the way to Brooklyn
Jul 17, 2011
Jul 17, 2011 at 4:39 PM UTC
when i think of venice:
i think of the branzino al forno
we had at the restaurant;
where we giggled over the
young olive-skinned waiter.
i think of another afternoon:
we went to that wet market,
me in my only dress and you in your brand new sandals;
i had forgotten my film and
you had purchased one too many langostines
most of all when i remember venice:
i remember the firemen
racing down the canal
in their speedboats,
and on that day i asked you
if the canal was deep enough
for me to jump into
because that day
when i left the city,
the siren blaring behind us,
i wasn't thinking about anything
but the summer's day heat
and how:
there was no escaping it all.
Oct 20, 2013
Oct 20, 2013 at 9:32 PM UTC
Ricordi quand'eri saggina,
coi penduli grani che il vento
scoteva, come una manina
di ***** il sonaglio d'argento?
Cadeva la brina; la pioggia
cadeva: passavano uccelli
gemendo: tu gracile e roggia
tinnivi coi cento ramelli.
Ed oggi non più come ieri
tu senti la pioggia e la brina,
ma sgrigioli come quand'eri
saggina.
Restavi negletta nei solchi
quand'ogni pannocchia fu colta:
te, colsero, quando i bifolchi
v'ararono ancora una volta.
Un vecchio ti prese, recise,
legò; ti privò della bella
semenza tua rossa; e ti mise
nell'angolo, ad essere ancella.
E in casa tu resti, in un canto,
negletta qui come laggiù;
ma niuno è di casa pur quanto
sei tu.
Se t'odia colui che la trama
distende negli alti solai,
l'arguta gallina pur t'ama,
cui porti la preda che fai.
E t'ama anche senza, ché ai costi
ti sbalza, ed i grani t'invola,
residui del tempo che fosti
saggina, nei campi già sola.
Ma più, gracilando t'aspetta
con ciò che in tua vasta rapina
le strascichi dalla già netta
cucina.
Tu lasci che t'odiino, lasci
che t'amino: muta, il tuo giorno,
nell'angolo, resti, coi fasci
di stecchi che attendono il forno.
Nell'angolo il giorno tu resti,
pensosa del canto del gallo;
se al ***** tu già non ti presti,
che viene, e ti vuole cavallo.
Riporti, con lui che ti frena,
le paglie ch'hai tolte, e ben più;
e gioia or n'ha esso; ma pena
poi tu.
Sei l'umile ancella; ma reggi
la casa: tu sgridi a buon'ora,
mentre impaziente passeggi,
gl'ignavi che dormono ancora.
E quanto tu muovi dal canto,
la rondine è ancora nel nido;
e quando comincia il suo canto,
già ode per casa il tuo strido.
E l'alba il suo cielo rischiara,
ma prima lo spruzza e imperlina,
così come tu la tua cara
casina.
Sei l'umile ancella, ma regni
su l'umile casa pulita.
Minacci, rimproveri; insegni
ch'è bella, se pura, la vita.
Insegni, con l'acre tua cura
rodendo la pietra e la creta,
che sempre, per essere pura,
si logora l'anima lieta.
Insegni, tu sacra ad un rogo
non tardo, non bello, che più
di ciò che tu mondi, ti logori
tu!
961