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"nessuna" poems
O sant'asinità, sant'ignoranza, santa stoltezza e pia devozione, qual sola puoi far l'anime si buone che umano ingegno e studio non l'avanza. Non giunge faticosa vigilanza d'arte qualunque sia o invenzione, né dei sapienti contemplazione, al ciel dove ti edifichi la stanza. Che vi val (curiosi) lo studiare, voler sapere quel che fa la natura, se gli astri son pur terra, fuoco e mare? La santa asinità di ciò non cura, ma con man giunte e in ginocchio vuol stare aspettando da Dio la sua ventura. Nessuna cosa dura eccetto il frutto dell'eterna requie, la qual ci dona Dio dopo le esequie.
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In Lode Dell'Asino
Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna. O donna mia, Già tace ogni sentiero, e pei balconi Rara traluce la notturna lampa: Tu dormi, che t'accolse agevol sonno Nelle tue chete stanze; e non ti morde Cura nessuna; e già non sai né pensi Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto. Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno Appare in vista, a salutar m'affaccio, E l'antica natura onnipossente, Che mi fece all'affanno. A te la speme Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto. Questo dì fu solenne: or dà trastulli Prendi riposo; e forse ti rimembra In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti Piacquero a te: non io, non già ch'io speri, Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo Quanto a viver mi resti, e qui per terra Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi In così verde etate! Ahi, per la via Odo non lunge il solitario canto Dell'artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello; E fieramente mi si stringe il core, A pensar come tutto al mondo passa, E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito Il dì festivo, ed al festivo il giorno Volgar succede, e se ne porta il tempo Ogni umano accidente. Or dov'è il suono Di què popoli antichi? Or dov'è il grido Dè nostri avi famosi, e il grande impero Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio Che n'andò per la terra e l'oceano? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona. Nella mia prima età, quando s'aspetta Bramosamente il dì festivo, or poscia Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia, Premea le piume; ed alla tarda notte Un canto che s'udia per li sentieri Lontanando morire a poco a poco, Già similmente mi stringeva il core.
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La sera del dì di festa
Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna. O donna mia, Già tace ogni sentiero, e pei balconi Rara traluce la notturna lampa: Tu dormi, che t'accolse agevol sonno Nelle tue chete stanze; e non ti morde Cura nessuna; e già non sai né pensi Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto. Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno Appare in vista, a salutar m'affaccio, E l'antica natura onnipossente, Che mi fece all'affanno. A te la speme Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto. Questo dì fu solenne: or dà trastulli Prendi riposo; e forse ti rimembra In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti Piacquero a te: non io, non già ch'io speri, Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo Quanto a viver mi resti, e qui per terra Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi In così verde etate! Ahi, per la via Odo non lunge il solitario canto Dell'artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello; E fieramente mi si stringe il core, A pensar come tutto al mondo passa, E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito Il dì festivo, ed al festivo il giorno Volgar succede, e se ne porta il tempo Ogni umano accidente. Or dov'è il suono Di què popoli antichi? Or dov'è il grido Dè nostri avi famosi, e il grande impero Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio Che n'andò per la terra e l'oceano? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona. Nella mia prima età, quando s'aspetta Bramosamente il dì festivo, or poscia Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia, Premea le piume; ed alla tarda notte Un canto che s'udia per li sentieri Lontanando morire a poco a poco, Già similmente mi stringeva il core.
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🇮🇹 Notte Buia Nella notte buia c’è chi crede di essere qualcuno, e chi invece si perde tra i silenzi infiniti. Quanti volti ** visto in questa oscurità, ombre di sogni già vissuti, già consumati. Eppure il buio tace, custodendo segreti che nessuna voce osa dire. Masi Roberto © 2025 --- 🇬🇧 Dark Night In the dark night some believe they are someone, while others get lost in endless silences. How many faces I have seen in this darkness, shadows of dreams already lived, already consumed. And yet the darkness is silent, guarding secrets that no voice dares to tell. Masi Roberto © 2025
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Sep 20, 2025
Sep 20, 2025 at 9:22 PM UTC
tte Buia / Dark Night
Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro Di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto Ma nel cuore nessuna croce manca É il mio cuore il paese più straziato.
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San Martino del Carso
Il vento è un'aspra voce che ammonisce per noi stuolo che a volte trova pace e asilo sopra questi rami secchi. E la schiera ripiglia il triste volo, migra nel cuore dei monti, viola scavato nel viola inesauribile, miniera senza fondo dello spazio. Il volo è lento, penetra a fatica nell'azzurro che s'apre oltre l'azzurro, nel tempo ch'è di là dal tempo; alcuni mandano grida acute che precipitano e nessuna parete ripercuote. Che ci somiglia è il moto delle cime nell'ora - quasi non si può pensare né dire - quando su steli invisibili tutt'intorno una primavera strana fiorisce in nuvole rade che il vento pasce in un cielo o umido o bruciato e la sorte della giornata è varia, la grandine, la pioggia, la schiarita.
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Uccelli
È riapparsa la donna dagli occhi socchiusi e dal corpo raccolto, camminando per strada. Ha guardato diritto tendendo la mano, nell'immobile strada. Ogni cosa è riemersa. Nell'immobile luce dei giorno lontano s'è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato la sua semplice fronte, e lo sguardo d'allora è riapparso. La mano si è tesa alla mano e la stretta angosciosa era quella d'allora. Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa. È tornata l'angoscia dei giorni lontani quando tutta un'immobile estate improvvisa di colori e tepori emergeva, agli sguardi di quegli occhi sommessi. È tornata l'angoscia che nessuna dolcezza di labbra dischiuse può lenire. Un immobile cielo s'accoglie freddamente, in quegli occhi. Fra calmo il ricordo alla luce sommessa dei tempo, era un docile moribondo cui già la finestra s'annebbia e scompare. Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa della mano leggera ha riacceso i colori e l'estate e i tepori sotto il viviclo cielo. Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi non dan vita che a un duro inumano silenzio.
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Estate
Or poserai per sempre, stanco mio cor. Perì l'inganno estremo, Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento, in noi di cari inganni, non che la speme, il desiderio è spento. Posa per sempre. Assai palpitasti. Non val cosa nessuna i moti tuoi, né di sospiri è degna la terra. Amaro e noia la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo. T'acqueta omai. Dispera l'ultima volta. Al gener nostro il fato non donò che il morire. Omai disprezza te, la natura, il brutto poter che, ascoso, a comun danno impera, E l'infinita vanità del tutto.
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Untitled
Un nuovo Papa Una nuova speranza Addio a Papa Francesco Chi ha fatto un lavoro meraviglioso come Alto Clero Come sappiamo, l'età non crede alle dinastie Veniamo, andiamo e ce ne andiamo come un bacio Ogni tanto c'è bisogno di sangue nuovo E naturalmente è naturale; Non è un crimine Novum papam habemus Novum spem habemus Abbiamo una nuova speranza Abbiamo un nuovo Papa Un nuovo leader per la Chiesa cattolica L'indagine è conclusa, le elezioni sono concluse, la controversia è finita Da diversi decenni ormai nessun uomo o nessuna donna è eterno Gli ultimi Papi sono stati gentili, umili, sinceri e universali Spero che questo pontefice sia migliore del precedente (Non è uno scherzo) Chi siede in Cielo Per archiviare e firmare i tuoi documenti Dove innumerevoli angeli cantano sotto le tende divine Il mondo oggi è precipitato in una situazione disastrosa e maligna: Menzogne, crimini, corruzione, espulsioni, discriminazione e impunità Cavolo, è un eufemismo Tuttavia, il mondo intero anela a: La pace, la pace e la pace Vogliamo che tutti gli incubi finiscano: Ingiustizia, guerre, ipocrisia, razzismo, intolleranza e povertà Habemus novum spem Habemus novum papam Abbiamo una nuova speranza Abbiamo un nuovo Papa Che Dio benedica il nuovo Pontefice, la natura e l'umanità! Copyright © 8 maggio 2025, Hébert Logerie, Tutti i diritti riservati. Hébert Logerie è autore di diverse raccolte di poesie.
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May 10, 2025
May 10, 2025 at 4:58 PM UTC
Un Nuovo Papa, Una Nuova Speranza
Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d'amore.
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L'Albatros