"meno" poems
Godi se il vento ch'entra nel pomario
vi rimena l'ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquario.
Il frullo che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell'eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.
Un rovello è di qua dall'erto muro.
Se procedi t'imbatti
tu forse nel fantasma che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro.
Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l'ho pregato, - ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine...
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Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
L'umile, il non visto, il fioco, il silenzioso
Perché quando saranno passati amori e battaglie
Nell'ultimo camminare, nella spoglia stanza
Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d'acqua, una parola sussurrata, una nota
Il poco, il meno il non abbastanza.
1.7k
Nel mio cuore,
una fata dorme.
Lungo per i sogni,
sono una povera, piccola ragazza all'interno.
Per fuori, sono una ragazza coraggiosa e matura.
Pero, io non posso fingere che non voglio essere nei miei sogni,
dove si incontra tutto lo che mi piace,
tutto che io voglio.
i principe con gli occhi azzurri,
il castello bianco dove io vivo,
il cavallo bianco,
la carrozza bianca,
tutto bianco.
perche tutto bianco?
forse vedo tutto cosi buio,
crudele,
spietato.
La gente non voglie essere tu amici,
ancora meno riconoscerti.
Vogliono solo guardarti piangere.
Vogliono guardare cuando ti realizza
che non si puoi vivere nei tuoi sogni.
Che non sara' giovane per sempre.
Che non sei piu un bambino.
Prima o dopo,
sarai uno di loro.
amaro e apatico.
non ti sognare.
Non esiste il principe con gli occhi azzuri,
non esiste il castello bianco,
non esiste il cavallo bianco,
non esiste la carrozza bianca.
Non tutto e' bianco.
Jan 18, 2013
Jan 18, 2013 at 11:17 AM UTC
Quale in notte solinga
sovra campagne inargentate ed acque,
là 've zefiro aleggia,
e mille vaghi aspetti
e ingannevoli obbietti
fingon l'ombre lontane
infra l'onde tranquille
e rami e siepi e collinette e ville;
giunta al confin del cielo,
dietro Appennino od Alpe, o del Tirreno
nell'infinito seno
scende la luna; e si scolora il mondo;
spariscon l'ombre, ed una
oscurità la valle e il monte imbruna;
orba la notte resta,
e cantando con mesta melodia,
l'estremo albor della fuggente luce,
che dinanzi gli fu duce,
saluta il carrettier dalla sua via;
tal si dilegua, e tale
lascia l'età mortale
la giovinezza. In fuga
van l'ombre e le sembianze
dei dilettosi inganni; e vengon meno
le lontane speranze,
ove s'appoggia la mortal natura.
Abbandonata, oscura
resta la vita. In lei porgendo il guardo,
cerca il confuso viatore invano
del cammin lungo che avanzar si sente
meta o ragione; e vede
ch'a sé l'umana sede,
esso a lei veramente è fatto estrano.
Troppo felice e lieta
nostra misera sorte
parve lassù, se il giovanile stato,
dove ogni ben di mille pene è frutto,
durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
quel che sentenzia ogni animale a morte,
s'anco mezza la via
lor non si desse in pria
della terribil morte assai più dura.
D'intelletti immortali
degno trovato, estremo
di tutti i mali, ritrovar gli eterni
la vacchiezza, ove fosse
incolume il desio, la speme estinta,
secche le fonti del piacer, le pene
maggiori sempre, e non più dato il bene.
Voi, collinette e piagge,
caduto lo splendor che all'occidente
inargentava della notte il velo,
orfane ancor gran tempo
non resterete: che dall'altra parte
tosto vedrete il cielo
imbiancar novamente, e sorger l'alba:
alla qual poscia seguitando il sole,
e folgorando intorno
con le sue fiamme possenti,
di lucidi torrenti
inonderà con voi gli eterei campi.
Ma la vita mortal, poi che la bella
giovinezza sparì, non si colora
d'altra luce giammai, né d'altra aurora.
Vedova è insino al fine; ed alla notte
che l'altre etadi oscura,
segno poser gli Dei la sepoltura.
1.2k
D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo dè provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.
Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? Che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.
1.1k
Io! Maestro dell'essere,
mente a scacchi,
pronta a muovere la prossima pedina
con apatia e ordine. Ordine.
Non implorerò, mai, di avere
un nuovo paio di occhi
che non vedano in bianco e nero,
magari solo meno ingenui, idioti.
Ormai non mi vedo più nello specchio:
spalle, alzate.
Schiena, inarcata.
Capo chino. Pietoso. Indegno!
** già tutto quello che mi serve:
mani di pietra e velluto,
una fronte, rugosa, che parla,
risate tra il folle, e il nobile. Nobile.
///
Me! Master of being,
chess mind,
ready to move the next pawn
with apathy and order. Order.
I will, never, beg to have
a new pair of eyes
that do not see in black and white,
maybe just less naive, idiotic.
I no longer see myself in the mirror:
shoulders, raised.
Back, arched.
Head bowed. Pitiful. Unworthy!
I already have everything I need:
hands of stone and velvet,
a forehead, wrinkled, that speaks,
laughter between the madman, and the noble. Noble.
Apr 17, 2025
Apr 17, 2025 at 3:57 PM UTC
ode to the flower next to belladonna
the trees on south-facing mountain slopes
silently musing into the nights and not
the avalanche's daughter whom the hills
sing praises and woes
her soul's a quiet unison, meno mosso
a choir and composer spun through
***** pipes, doors cracked and never
fully closed, (there's light beneath the
lids...) she'd like to think of herself as
the wind but she's content as still air
between prayer beads--
and if not the star dust--then who? why else
do we call pauses rests? Why then is there
beauty in fermattas? In crescendos that vibrate
the material of the immaterial--if such things
happened to be true for the unwild and untangled
the perpetually pianissimo, the leading and kerning--
because she would much rather be an empty vessel
or a plate without food, a seed or a grape on a vine
because neither go without lords or masters and
she is not her own.
Dec 26, 2015
Dec 26, 2015 at 5:20 PM UTC
Io vorrei, superato ogni tremore
giungere alla bellezza che mi incalza,
dalla rovina del silenzio, fonda,
togliere la misura della voce
e cantare all'unisono coi suoni;
stamparmi nelle palme ogni vigore
in crescita perenne e modulare
un attento confine con le cose
ov'io possa con esse colloquiare
difesa sempre da incipienti caos.
Vorrei abitare nel segreto cuore
centro d'ogni più puro movimento,
animare di me gli spenti aspetti
dei fantasmi reali e riplasmare
le parabole ardenti ove ogni grazia
è tocca dal suo limite. Variata
stupendamente da codesti incontri
numererò la plurima mia essenza
entro un solo, perenne,
insistere di toni adolescenti.
Nell'aperta misura delle ali
del più libero uccello,
nel vigore degli alberi,
nella chiarezza-musica dei venti,
nel frastuono puerile dei colori,
nell'aroma del frutto,
sarò creatura in unico e diverso
principio, senza origine né segno
d'ancestrale condanna.
E so, per questa verità, che il tempo
non crollerà spargendo le rovine
dei violati contatti alla mitezza
del mio nuovo apparire, né la sacra
identità del canto verrà meno
ai suoi idoli vivi.
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E per la luce giusta,
Cadendo solo un'ombra viola
Sopra il giogo meno alto,
La lontananza aperta alla misura,
Ogni mio palpito, come usa il cuore,
Ma ora l'ascolto,
T'affretta, tempo, a pormi sulle labbra
Le tue labbra ultime.
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Non è del nulla che ti parlo
ma di questo vacuo ardore
che misura ogni mio atto
Ognuno adesso è santo e il pasto
di certe sere - di bocche serie
ha smembrato anche me
che guardo e fingo
di non sapere che l'asfalto
riflette il mio viso
liquefatto per il caldo
E' un patto questo fango
di macerie restaurate
da mani urlanti un passato
in cui tutto era più chiaro o forse
meno azzardato
Nov 7, 2014
Nov 7, 2014 at 10:16 AM UTC
** cercato di mettere insieme i pezzi del puzzle, ** raccolto ininterrottamente tutti quei pezzi di vetro e chiodi arrugginiti che insieme formano un risultato miserabile ma finalmente onesto, almeno alle apparenze, quel tanto che basta a quietare parzialmente quel bisogno di cercare le tracce nel fango per potersi ritrovare sul giusto percorso.
sento le mani sporche e il cuore meno pesante di prima, non sono felice ma posso crogiolarmi in quella sensazione di vittoria amara del sapere di aver avuto sempre ragione, una corona senza alcun valore.
la lingua va a cercare perennemente il punto doloroso della bocca, stuzzicandolo, ed è così che continuo a riaprire vecchie ferite di cui non mi sono mai mai dimenticata.
Jun 16, 2016
Jun 16, 2016 at 5:02 PM UTC
O cipresso, che solo e nero stacchi
dal vitreo cielo, sopra lo sterpeto
irto di cardi e stridulo di biacchi:
in te sovente, al tempo delle more,
odono i bimbi un pispillìo secreto,
come d'un nido che ti sogni in cuore.
L'ultima cova. Tu canti sommesso
mentre s'allunga l'ombra taciturna
nel tristo campo: quasi, ermo cipresso,
ella ricerchi tra què bronchi un'urna.
Più brevi i giorni,
e l'ombra ogni dì meno
s'indugia e cerca, irrequieta, al sole;
e il sole è freddo e pallido il sereno.
L'ombra, ogni sera prima, entra nell'ombra:
nell'ombra ove le stelle errano sole.
E il rovo arrossa e con le spine ingombra
tutti i sentieri, e cadono già roggie
le foglie intorno (indifferente oscilla
l'ermo cipresso), e già le prime pioggie
fischiano, ed il libeccio ulula e squilla.
E il tuo nido? Il tuo nido?... Ulula forte
il vento e t'urta e ti percuote a lungo:
tu sorgi, e resti; simile alla Morte.
E il tuo cuore? Il tuo cuore?... Orrida trebbia
l'acqua i miei vetri, e là ti vedo lungo,
di nebbia nera tra la grigia nebbia.
E il tuo sogno? La terra ecco scompare:
la neve, muta a guisa del pensiero,
cade. Tra il bianco e tacito franare
tu stai, gigante immobilmente nero.
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Quid est amor?
the monk read on
but I looked
at his greying
tonsured head
how the sun
made it shine.
Dio e uomo
the Italian monk said
un po 'meno degli angeli
and what is man
that God should
care for him?
Gareth said
in his neat Italian.
Sunlight
on the orange
brickwork
of the abbey
in the afternoon
and I helping
to pick apples
in the abbey orchard
doing as shown
by Dom Charles.
Dieu a tant
aimé le monde
the French monk
said to me
as I helped him
in the side chapel
to arrange things
for the Mass
qu'il a donné son fils.
La peine pour
le péché est en effet
nécessaire mais
ce ne devrait
pas être une
préoccupation
sans fin
Gareth said
quoting St Bernard.
She lay there
on her bed
spread like
an opening flower
and I she said
to plough her field.
The French monk
quoted Plato
les hommes sages
parlent parce qu'ils
ont quelque chose
à dire les fous parce
qu'ils doivent dire
quelque chose.
What is love?
she said
kissing me
all over
in her bed
the answer rattled
like a pea in a pod
around my head.
Jun 13, 2017
Jun 13, 2017 at 7:23 AM UTC
Perché? Permesso?
Ormai, ci ** pensato un po’
Se non sbaglio
Una notte invece di un anno, una settimana o un giorno
Non a caso
Perché è proprio nel buio
Che un raggio di luce si vede meglio
Una notte per mettere ordine nel mio pensiero
Far sì che in un modo o nell’altro
Io riesca a rivelare il fatto
Che il motivo
Il motivo per cui voglio averti
Alla fine, forse non ce l’ho
E penso che vada bene così
Che tutte le cose
Non vadano per forza sempre spiegate
Che se un ragionamento razionale non c’è
Almeno si può fingere che i sassi
Pur di essere presenti
E spesso troppo ingombranti
In realtà, non siano da soli
Che il cervello a volte faccia spazio
A qualcosa che potrebbe essere emozioni
Anzi, sensazioni viscerali
Che, fortunatamente o purtroppo
Rimangono sempre fuori
Di portata, come di solito
I sogni da bambini
E se importasse poco il perché?
Se fosse solo il riflesso dell’amore che stravince?
Che ci fa vivere
Che ci fa sentire
Che ci fa provare
Che ci fa volare
Fra le nuvole
Vita dà vita
Che prima o poi se ne va
Per iniziare un nuovo ciclo
Che persevererà lo stesso
Che tu te ne accorga o meno
Quindi, a volte non ci serve
Torturare la mente
Meglio accettare le cose
Per ciò che sono
In questo caso, il più bel regalo del mondo
Comunque, benvenuto Hugo.
Dec 19, 2024
Dec 19, 2024 at 4:31 PM UTC