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"sogna" poems
Fiume che là specchiasti un casolare cò suoi rossi garofani, qua mura d'erme castella, e tremula verzura; eccoti giunto al fragoroso mare: ed ecco i flutti verso te balzare su dall'interminabile pianura, in larghe file; e nella riva oscura questa si frange, e quella in alto appare; tituba e croscia. E là, donde tu lieto, di sasso in sasso, al piè d'una betulla, sgorghi sonoro tra le brevi sponde; a un po' d'auretta scricchiola il canneto, fruscia il castagno, e forse una fanciulla sogna a quell'ombre, al mormorìo dell'onde.
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Il fiume
Domenica! Il dì che a mattina sorride e sospira al tramonto!... Che ha quella teglia in cucina? Che brontola brontola brontola... È fuori un frastuono di giuoco, per casa è un sentore di spigo... Che ha quella pentola al fuoco? Che sfrigola sfrigola sfrigola... E già la massaia ritorna da messa; così come trovasi adorna, s'appressa: la brage qua copre, là desta, passando, frr, come in un volo, spargendo un odore di festa, di nuovo, di tela e giaggiolo. La macchina è in punto; l'agnello nel lungo schidione è già pronto; la teglia è sul chiuso fornello, che brontola brontola brontola... Ed ecco la macchina parte da sé, col suo trepido intrigo: la pentola nera è da parte, che sfrigola sfrigola sfrigola... Ed ecco che scende, che sale, che frulla, che va con un dondolo eguale di culla. La legna scoppietta; ed un fioco fragore all'orecchio risuona di qualche invitato, che un poco s'è fermo su l'uscio, e ragiona. È l'ora, in cucina, che troppi due sono, ed un solo non basta: si cuoce, tra murmuri e scoppi, la bionda matassa di pasta. Qua, nella cucina, lo svolo di piccole grida d'impero; là, in sala, il ronzare, ormai solo, d'un ospite molto ciarliero. Avanti i suoi ciocchi, senz'ira né pena, la docile macchina gira serena, qual docile servo, una volta ch'ha inteso, né altro bisogna: lavora nel mentre che ascolta, lavora nel mentre che sogna. Va sempre, s'affretta, ch'è l'ora, con una vertigine molle: con qualche suo fremito incuora la pentola grande che bolle. È l'ora: s'affretta, né tace, ché sgrida, rimprovera, accusa, col suo ticchettìo pertinace, la teglia che brontola chiusa. Campana lontana si sente sonare. Un'altra con onde più lente, più chiare, risponde. Ed il piccolo schiavo già stanco, girando bel bello, già mormora, in tavola! In tavola!, e dondola il suo campanello.
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La canzone del Girarrosto
Domenica! Il dì che a mattina sorride e sospira al tramonto!... Che ha quella teglia in cucina? Che brontola brontola brontola... È fuori un frastuono di giuoco, per casa è un sentore di spigo... Che ha quella pentola al fuoco? Che sfrigola sfrigola sfrigola... E già la massaia ritorna da messa; così come trovasi adorna, s'appressa: la brage qua copre, là desta, passando, frr, come in un volo, spargendo un odore di festa, di nuovo, di tela e giaggiolo. La macchina è in punto; l'agnello nel lungo schidione è già pronto; la teglia è sul chiuso fornello, che brontola brontola brontola... Ed ecco la macchina parte da sé, col suo trepido intrigo: la pentola nera è da parte, che sfrigola sfrigola sfrigola... Ed ecco che scende, che sale, che frulla, che va con un dondolo eguale di culla. La legna scoppietta; ed un fioco fragore all'orecchio risuona di qualche invitato, che un poco s'è fermo su l'uscio, e ragiona. È l'ora, in cucina, che troppi due sono, ed un solo non basta: si cuoce, tra murmuri e scoppi, la bionda matassa di pasta. Qua, nella cucina, lo svolo di piccole grida d'impero; là, in sala, il ronzare, ormai solo, d'un ospite molto ciarliero. Avanti i suoi ciocchi, senz'ira né pena, la docile macchina gira serena, qual docile servo, una volta ch'ha inteso, né altro bisogna: lavora nel mentre che ascolta, lavora nel mentre che sogna. Va sempre, s'affretta, ch'è l'ora, con una vertigine molle: con qualche suo fremito incuora la pentola grande che bolle. È l'ora: s'affretta, né tace, ché sgrida, rimprovera, accusa, col suo ticchettìo pertinace, la teglia che brontola chiusa. Campana lontana si sente sonare. Un'altra con onde più lente, più chiare, risponde. Ed il piccolo schiavo già stanco, girando bel bello, già mormora, in tavola! In tavola!, e dondola il suo campanello.
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Caro, dammi parole di fiducia per te, mio uomo, l'unico che amassi in lunghi anni di stupido terrore, fa che le mani m'escano dal buio incantesimo amaro che non frutta... Sono gioielli, vedi, le mie mani, sono un linguaggio per l'amore vivo ma una fosca catena le ha ben chiuse ben legate ad un ceppo. Amore mio ** sognato di te come si sogna della rosa e del vento, sei purissimo, vivo, un equilibrio astrale, ma io sono nella notte e non posso ospitarti. Io vorrei che tu gustassi i pascoli che in dono ** sortiti da Dio, ma la paura mi trattiene nemica; oso parole, solamente parole e se tu ascolti fiducioso il mio canto, veramente so che ti esalterai delle mie pene.
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Lirica antica
COME VIENE...VIENE! (WHAT COMES...COMES!) The sun is preaching her sermon to the town of Praiano that clings to the cliffs in wonder. Here in her hand of light & water she tells the parables of pebbles. One wave waves to another as she walks upon the water. Bells undress Time disrobe her of her hours. Lemons grow big-bellied on branches pregnant with yellow. The juice of the Future praying in a church of trees. Here, a congregation of butterflies & bees. Grapes dream of being turned into wine. Figs ripen with pleasure. The gods of pagan times survive disguised as statues. I only believing in the religion of a woman's laughter. And even now as darkness grows upon the rose it's as if the sunlight never leaves only changes colour and the sunlight darkens only to blossom into the next morning in love with Time. **** CHE COSA SI FA Il sole sta predicando alla citta di Praiano che miracolosamente si aggrappa alle scogliere. Qui nella sua mano di luce ed acqua racconta le parabole di ciottoli. Un' onda fluttua verso un'altra come cammina sull'acqua. Le campane spogliano il Tempo la svestono delle sue ore. I limoni crescono rigonfi sui rami gravidi di giallo. Il succo del Futuro che prega in una chiesa di alberi. Qui una congrgazione di farfalle ed api. L'uva sogna di essere trasformata in vino. I fiche maturano con piacere. Le divinita dell'epoca pagana sopravivono transvestite in statue. Io credo solo nell religione di una risata di una donna. E anche ora come il buio aumenta sopra la rosa e come se la luce del sole non andasse mai via ma cambia solo colore e la luce del sole si oscura per fiorire la mattina dopo innamorata del Tempo.
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Mar 28, 2015
Mar 28, 2015 at 7:22 AM UTC
COME VIENE...VIENE! (WHAT COMES...COMES!)
COME VIENE...VIENE! (WHAT COMES...COMES!) The sun is preaching her sermon to the town of Praiano that clings to the cliffs in wonder. Here in her hand of light & water she tells the parables of pebbles. One wave waves to another as she walks upon the water. Bells undress Time disrobe her of her hours. Lemons grow big-bellied on branches pregnant with yellow. The juice of the Future praying in a church of trees. Here, a congregation of butterflies & bees. Grapes dream of being turned into wine. Figs ripen with pleasure. The gods of pagan times survive disguised as statues. I only believing in the religion of a woman's laughter. And even now as darkness grows upon the rose it's as if the sunlight never leaves only changes colour and the sunlight darkens only to blossom into the next morning in love with Time. **** CHE COSA SI FA Il sole sta predicando alla citta di Praiano che miracolosamente si aggrappa alle scogliere. Qui nella sua mano di luce ed acqua racconta le parabole di ciottoli. Un' onda fluttua verso un'altra come cammina sull'acqua. Le campane spogliano il Tempo la svestono delle sue ore. I limoni crescono rigonfi sui rami gravidi di giallo. Il succo del Futuro che prega in una chiesa di alberi. Qui una congrgazione di farfalle ed api. L'uva sogna di essere trasformata in vino. I fiche maturano con piacere. Le divinita dell'epoca pagana sopravivono transvestite in statue. Io credo solo nell religione di una risata di una donna. E anche ora come il buio aumenta sopra la rosa e come se la luce del sole non andasse mai via ma cambia solo colore e la luce del sole si oscura per fiorire la mattina dopo innamorata del Tempo.
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Quando brillava il vespero vermiglio, e il cipresso pareva oro, oro fino, la madre disse al piccoletto figlio: Così fatto è lassù tutto un giardino. Il ***** dorme, e sogna i rami d'oro, gli alberi d'oro, le foreste d'oro; mentre il cipresso nella notte nera scagliasi al vento, piange alla bufera.
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Fides
O dolce usignolo che ascolto (non sai dove), in questa gran pace cantare cantare tra il folto, là, dei sanguini e delle acace; t'ho presa - perdona, usignolo - una dolce nota, sol una, ch'io canto tra me, solo solo, nella sera, al lume di luna. E pare una tremula bolla tra l'odore acuto del fieno, un molle gorgoglio di polla, un lontano fischio di treno... Chi passa, al morire del giorno, ch'ode un fischio lungo laggiù riprende nel cuore il ritorno verso quello che non è più. Si trova al nativo villaggio, vi ritrova quello che c'era: l'odore di mesi-di-maggio buon odor di rose e di cera. Ne ronzano le litanie, come l'api intorno una culla: ci sono due voci sì pie! Di sua madre e d'una fanciulla. Poi fatto silenzio, pian piano, nella nota mia, che t'ho presa, risente squillare il lontano campanello della sua chiesa. Riprende l'antica preghiera, ch'ora ora non ha perché; si trova con quello che c'era, ch'ora ora ora non c'è... Chi sono? Non chiederlo. Io piango, ma di notte, perch'ho vergogna. O alato, io qui vivo nel fango. Sono un gramo rospo che sogna.
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Il poeta solitario
Durante i giorni più freddi del potente inverno Pensa a una dolce primavera e sogna un'estate mite Durante le ore più dure della notte invernale Pensa ai fiori e sogna una piacevole luce del sole. Arriva la stagione, rimane un po' e poi fugge La vita attraversa un evento circolare come l'ape Come i raggi di luna che danzano attorno a Madre Terra Per incantarla, abbracciarla e baciarla a morte. Nel mezzo del profondo inverno, pensa a una primavera divina E sogna giornate estive luminose e afose Non sentirti mai disperato e pessimista per nulla. Giorni migliori e notti gloriose sono sempre in arrivo Rimani positivo e resiliente finché la tua testa è presente Pensa e sogna un sole più caldo. Copyright © gennaio 2025, Hébert Logerie, Tutti i diritti riservati Hébert Logerie è autore di diversi libri di poesie.
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Jan 15, 2025
Jan 15, 2025 at 1:20 AM UTC
Pensando A Una Primavera Divina
under this gray sky drowned between a praise and a curse some remain silent others dig and go and shout your name the name "you cannot say!"   and the emptiness remains the emptiness remains and I miss myself so much I miss myself so much and the world misses me under this gray sky like a fish in an ball who bangs his face against the glass, dreaming about the infinite and just to get out of that nightmare decides to stay attached to the hook ... shouting my hook ! I love you! mio amo ti amo! ...................... bajo este cielo gris ahogados entre un elogio y un improperio, algunos permanecen en silencio otros cavan y se van y gritan tu nombre el nombre "que no sabes decir!"   y el vacío permanece el vacío permanece y yo me extraño mucho me extraño mucho y me  extraño  mundo bajo este cielo gris como un pez en un acuario quien golpea su cara contra el cristal, soñando el infinito. y solo para salir de esa pesadilla decide quedarse atado al gancho ... gritando mi gancho yo te quiero! mio amo io ti amo! ............. sotto questo cielo grigio annegati tra una lode e un improperio, alcuni rimangono in silenzio altri scavano e vanno e gridano il tuo nome il nome che "tu non sai dire!" e il vuoto rimane il vuoto rimane ed io mi manco tanto manco tanto a me stesso e al mondo sotto questo grigio cielo come un pesce in un aquario   che  sbattendo il muso contro il vetro, sogna l'infinito e pur di uscire da quell'incubo decide di rimanere aggangiato all'amo... gridando mio amo! Io ti amo!
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Oct 12, 2018
Oct 12, 2018 at 11:14 AM UTC
hook
under this gray sky drowned between a praise and a curse some remain silent others dig and go and shout your name the name "you cannot say!"   and the emptiness remains the emptiness remains and I miss myself so much I miss myself so much and the world misses me under this gray sky like a fish in an ball who bangs his face against the glass, dreaming about the infinite and just to get out of that nightmare decides to stay attached to the hook ... shouting my hook ! I love you! mio amo ti amo! ...................... bajo este cielo gris ahogados entre un elogio y un improperio, algunos permanecen en silencio otros cavan y se van y gritan tu nombre el nombre "que no sabes decir!"   y el vacío permanece el vacío permanece y yo me extraño mucho me extraño mucho y me  extraño  mundo bajo este cielo gris como un pez en un acuario quien golpea su cara contra el cristal, soñando el infinito. y solo para salir de esa pesadilla decide quedarse atado al gancho ... gritando mi gancho yo te quiero! mio amo io ti amo! ............. sotto questo cielo grigio annegati tra una lode e un improperio, alcuni rimangono in silenzio altri scavano e vanno e gridano il tuo nome il nome che "tu non sai dire!" e il vuoto rimane il vuoto rimane ed io mi manco tanto manco tanto a me stesso e al mondo sotto questo grigio cielo come un pesce in un aquario   che  sbattendo il muso contro il vetro, sogna l'infinito e pur di uscire da quell'incubo decide di rimanere aggangiato all'amo... gridando mio amo! Io ti amo!
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