Hello Poetry
Submit your work and get some sparkles! Create free account
"vede" poems
Chyť se mých křídel na zrncích písku slova jsou moře a já jsem vzduch Cesta vede tmavozeleným tunelem stromů a září zatím neškrtlo sirkami hodin o hřebínky vln. V eternitu střech a vybledlých korunách domů jsou kalná podkroví a u zahalených břehů nahá samota mladých leseb a přehřátých starců zkalená do němoty modrého dne. Než plíce jehličnaté noci naposledy vydechnou do jílovitého ramene oxidující pískovec fasády léta a září škrtne o hřebínky v trávě nad závity stébel a sedmikrásnými stvoly se ponesou otáčky kol a šelestění kloubů od stolů a slunečníků u silnic. Děti pak pošlou matky na březové ostrovy hledat věčná napajedla a hejna dronů rozhodí svoje sítě mezi souhvězdími aby na sítnici zachytily bronz milenců a v nekonečně krátkém čase sestrojily triangulaci neopakovatelného z kterého není návratu.
0
Sep 12, 2016
Sep 12, 2016 at 8:37 AM UTC
Tady
under this gray suburban sky being like a white pencil who wants to write on a white sheet and insisting between beginning and end, on this single page of life white pencil on a white sheet it is difficult although that's how you draw a little line of freedom that maybe nobody sees but that your heart knows ----------------------------- sotto questo grigio cielo di periferia essere come una matita di color bianco che vuole scrivere su un foglio bianco e insistere tra inizio e fine, su quest'unica pagina di vita essere matita di color bianco sul foglio bianco è difficile eppure è così che si disegna un piccolo tratto di libertà che forse nessuno vede ma che il tuo cuore sa bajo este cielo gris suburbano ser como un lápiz de color blanco que quiere escribir en una hoja blanca e insistir entre principio y fin, en esta única página de la vida. lápiz de color blanco sobre hoja blanca .es difícil pero así es como se dibuja una pequeña línea de libertad que tal vez nadie ve pero que tu corazón sabe ................... sous ce ciel gris de banlieue être comme un crayon blanc qui veut écrire sur une feuille blanche et insister entre début et fin, dans cette unique page de la vie crayon blanc sur une feuille blanche c'est dur mais c'est comme ça qu'on trace une petite ligne de liberté que peut-être personne ne voit mais que ton coeur sait
0
Oct 27, 2018
Oct 27, 2018 at 5:26 PM UTC
white pencil on a white sheet
L'ultima cicala stride sulla scorza gialla dell'eucalipto i bambini raccolgono pinòli indispensabili per la galantina un cane alano urla dall'inferriata di una villa ormai disabitata le ville furono costruite dai padri ma i figli non le hanno volute ci sarebbe spazio per centomila terremotati di qui non si vede nemmeno la proda se può chiamarsi cosí quell'ottanta per cento ceduta in uso ai bagnini e sarebbe eccessivo pretendervi una pace alcionica il mare è d'altronde infestato mentre i rifiuti in totale formano ondulate collinette plastiche esaurite le siepi hanno avuto lo sfratto i deliziosi figli della ruggine gli scriccioli o reatini come spesso li citano i poeti. E c'è anche qualche boccio di magnolia l'etichetta di un pediatra ma qui i bambini volano in bicicletta e non hanno bisogno delle sue cure Chi vuole respirare a grandi zaffate la musa del nostro tempo la precarietà può passare di qui senza affrettarsi è il colpo secco quello che fa orrore non già l'evanescenza il dolce afflato del nulla Hic manebimus se vi piace non proprio ottimamente ma il meglio sarebbe troppo simile alla morte ( e questa piace solo ai giovani)
0
1.2k
Al mare (o quasi)
I Queira a ter-te tal sacrifício impune à beleza Desventurar no ofício da morte formosa No rito estrangulado, no campo da destreza, Pensamentos que julgo uma ilusão honrosa Sob a lembrança dos antigos, arcaica proeza Se medos sentimos dessa prática tão dolorosa, Aquieta-se! A relva abaixo espera em sua frieza, Para o pútrido sepulcro de uma luz ardorosa Onde graça, cuja índole se esquiva, Singram os raciocínios obscuros De uma consciência a julgar-se viva É o fim a tocar alma fugitiva, A único respeito, tomar com acuro Um fadário apagado de perspectivas II Ao meu semblante prefere-se o nada, diante das vãs venturas Pois se é hábito e desconcerto sempre padecer, Coerente é, por esses horrores, nunca me ater Para que não lastime o infinito desta amargura Esta angústia vazia que na miséria perdura Sufocando meu espírito em sofrer, Vede a todos dura sentença! É preferível já não ser, Que fugir do fim que, em descrença, meu corpo procura Se Dido no desalento, por Eneias, deixa vida, Estou cá, em silêncio de alma desvarrida A cessar aos vermes o que vivo eternamente Em álgido lamento, pude cantar nesta partida, Algumas rimas de mi'a face enlanguescida, Em que pude prezar da morte seu beijo unicamente
0
May 30, 2017
May 30, 2017 at 10:29 PM UTC
Anseios
Quale in notte solinga sovra campagne inargentate ed acque, là 've zefiro aleggia, e mille vaghi aspetti e ingannevoli obbietti fingon l'ombre lontane infra l'onde tranquille e rami e siepi e collinette e ville; giunta al confin del cielo, dietro Appennino od Alpe, o del Tirreno nell'infinito seno scende la luna; e si scolora il mondo; spariscon l'ombre, ed una oscurità la valle e il monte imbruna; orba la notte resta, e cantando con mesta melodia, l'estremo albor della fuggente luce, che dinanzi gli fu duce, saluta il carrettier dalla sua via; tal si dilegua, e tale lascia l'età mortale la giovinezza. In fuga van l'ombre e le sembianze dei dilettosi inganni; e vengon meno le lontane speranze, ove s'appoggia la mortal natura. Abbandonata, oscura resta la vita. In lei porgendo il guardo, cerca il confuso viatore invano del cammin lungo che avanzar si sente meta o ragione; e vede ch'a sé l'umana sede, esso a lei veramente è fatto estrano. Troppo felice e lieta nostra misera sorte parve lassù, se il giovanile stato, dove ogni ben di mille pene è frutto, durasse tutto della vita il corso. Troppo mite decreto quel che sentenzia ogni animale a morte, s'anco mezza la via lor non si desse in pria della terribil morte assai più dura. D'intelletti immortali degno trovato, estremo di tutti i mali, ritrovar gli eterni la vacchiezza, ove fosse incolume il desio, la speme estinta, secche le fonti del piacer, le pene maggiori sempre, e non più dato il bene. Voi, collinette e piagge, caduto lo splendor che all'occidente inargentava della notte il velo, orfane ancor gran tempo non resterete: che dall'altra parte tosto vedrete il cielo imbiancar novamente, e sorger l'alba: alla qual poscia seguitando il sole, e folgorando intorno con le sue fiamme possenti, di lucidi torrenti inonderà con voi gli eterei campi. Ma la vita mortal, poi che la bella giovinezza sparì, non si colora d'altra luce giammai, né d'altra aurora. Vedova è insino al fine; ed alla notte che l'altre etadi oscura, segno poser gli Dei la sepoltura.
0
1.2k
Il tramonto della luna
Quale in notte solinga sovra campagne inargentate ed acque, là 've zefiro aleggia, e mille vaghi aspetti e ingannevoli obbietti fingon l'ombre lontane infra l'onde tranquille e rami e siepi e collinette e ville; giunta al confin del cielo, dietro Appennino od Alpe, o del Tirreno nell'infinito seno scende la luna; e si scolora il mondo; spariscon l'ombre, ed una oscurità la valle e il monte imbruna; orba la notte resta, e cantando con mesta melodia, l'estremo albor della fuggente luce, che dinanzi gli fu duce, saluta il carrettier dalla sua via; tal si dilegua, e tale lascia l'età mortale la giovinezza. In fuga van l'ombre e le sembianze dei dilettosi inganni; e vengon meno le lontane speranze, ove s'appoggia la mortal natura. Abbandonata, oscura resta la vita. In lei porgendo il guardo, cerca il confuso viatore invano del cammin lungo che avanzar si sente meta o ragione; e vede ch'a sé l'umana sede, esso a lei veramente è fatto estrano. Troppo felice e lieta nostra misera sorte parve lassù, se il giovanile stato, dove ogni ben di mille pene è frutto, durasse tutto della vita il corso. Troppo mite decreto quel che sentenzia ogni animale a morte, s'anco mezza la via lor non si desse in pria della terribil morte assai più dura. D'intelletti immortali degno trovato, estremo di tutti i mali, ritrovar gli eterni la vacchiezza, ove fosse incolume il desio, la speme estinta, secche le fonti del piacer, le pene maggiori sempre, e non più dato il bene. Voi, collinette e piagge, caduto lo splendor che all'occidente inargentava della notte il velo, orfane ancor gran tempo non resterete: che dall'altra parte tosto vedrete il cielo imbiancar novamente, e sorger l'alba: alla qual poscia seguitando il sole, e folgorando intorno con le sue fiamme possenti, di lucidi torrenti inonderà con voi gli eterei campi. Ma la vita mortal, poi che la bella giovinezza sparì, non si colora d'altra luce giammai, né d'altra aurora. Vedova è insino al fine; ed alla notte che l'altre etadi oscura, segno poser gli Dei la sepoltura.
Continue reading...
68
L'ale scura all'aria porgo né temo intoppo di cristallo o vetro, ma fendo i cieli e all'infinito mi ergo e mentre dal mio globo agli astri sorgo e per l'eterno campo oltre penètro, quel che altri lungi vede, lascio a tergo.
0
1k
Untitled
Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni, discendono tra i ciuffi delle canne e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni. Meglio se le gazzarre degli uccelli si spengono inghiottite dall'azzurro: più chiaro si ascolta il susurro dei rami amici nell'aria che quasi non si muove, e i sensi di quest'odore che non sa staccarsi da terra e piove in petto una dolcezza inquieta. Qui delle divertite passioni per miracolo tace la guerra, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed è l'odore dei limoni. Vedi, in questi silenzi in cui le cose s'abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto, talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità Lo sguardo fruga d'intorno, la mente indaga accorda disunisce nel profumo che dilaga quando il giorno più languisce. Sono i silenzi in cui si vede in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase. La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta il tedio dell'inverno sulle case, la luce si fa avara - amara l'anima. Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d'oro della solarità.
0
1.2k
I limoni
Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni, discendono tra i ciuffi delle canne e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni. Meglio se le gazzarre degli uccelli si spengono inghiottite dall'azzurro: più chiaro si ascolta il susurro dei rami amici nell'aria che quasi non si muove, e i sensi di quest'odore che non sa staccarsi da terra e piove in petto una dolcezza inquieta. Qui delle divertite passioni per miracolo tace la guerra, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed è l'odore dei limoni. Vedi, in questi silenzi in cui le cose s'abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto, talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità Lo sguardo fruga d'intorno, la mente indaga accorda disunisce nel profumo che dilaga quando il giorno più languisce. Sono i silenzi in cui si vede in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase. La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta il tedio dell'inverno sulle case, la luce si fa avara - amara l'anima. Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d'oro della solarità.
Continue reading...
49
** sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. ** sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. Con te le ** scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
0
949
** sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale
Come questa pietra del S. Michele così fredda così dura così prosciugata così refrattaria così totalmente disanimata Come questa pietra è il mio pianto che non si vede La morte si sconta vivendo.
0
921
Sono una creatura
La mia poesia è alacre come il fuoco trascorre tre le mie dita come un rosario. Non prego perché sono un poeta della sventura che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore, sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida, sono il poeta che canta e non trova parole, sono la paglia arida sopra cui batte il suono, sono la ninnananna che fa piangere i figli, sono la vanagloria che si lascia cadere, il manto di metallo di una lunga preghiera del passato cordoglio che non vede la luce.
0
947
La volpe e il sipario
'O terzo piano, int' 'o palazzo mio, a pporta a mme sta 'e casa na famiglia, ggente per bene... timorata 'e Ddio: marito, moglie, 'o nonno e quatto figlie. 'O capo 'e casa, 'On Ciccio Caccavalle, tene na putechella int' 'o Cavone: venne aucielle, scigne e pappavalle, ma sta sempe arretrato c' 'opesone. 'E chisti tiempe 'a scigna chi s' 'a compra?! Venne ogni morte 'e papa n'auciello; o pappavallo è addiventato n'ombra, nun parla cchiù p' 'a famma, 'o puveriello! 'A moglie 'e Caccavalle, Donn'Aminta, è una signora con le mani d'oro: mantene chella casa linda e pinta ca si 'a vedite è overo nu splendore. 'O nonno, sittant'anne, malandato, sta segregato dint'a nu stanzino: 'O pover'ommo sta sempe malato, tene 'e dulure, affanno e nun cammina. E che bbuò fà! Nce vonno 'e mmedicine, a fella 'e carne, 'o ppoco 'e muzzarella... Magnanno nce 'o vuò dà 'o bicchiere 'e vino e nu tuscano pe na fumatella? 'A figlia, Donn'Aminta, notte e ghiuorno fa l'assistenza al caro genitore; trascura 'e figlie e nun se mette scuorno, e Don Ciccillo sta cu ll'uocchie 'a fora. Don Ciccio Caccavalle, quanno è 'a sera ca se ritira, sta sempe ammurbato pe vvia d' 'o nonno ('o pate d' 'a mugliera), e fa: - Che ddiece 'e guaio ch'aggio passato. - Fra medicine, miedece e salasse 'o pover'ommo adda purtà sta croce. Gli affari vanno male, non s'incassa, e 'o viecchio nun è carne ca lle coce. E chesto è overo... 'On Ciccio sta nguaiato! Porta sul'issso 'o piso 'ncoppa 'e spalle; 'o viecchio nun'è manco penzionato e s'è appuiato 'ncuollo a Caccavalle. 'O viecchio no... nun vò senti raggione. Pretenne 'a fella 'e carne, 'a muzzarella... 'A sera po', chello ca cchiù indispone: - Ciccì, mme l'he purtata 'a sfugliatella? - Don Ciccio vò convincere 'a mugliera, ca pure essendo 'a figlia, ragiunasse: - 'O vicchiariello soffre 'e sta manera... è meglio ca 'o Signore s' 'o chiammasse! - E infatti Caccavalle, ch'è credente, a San Gennaro nuosto ha fatt' 'o vuto: - Gennà, si 'o faje murì te porto argiento!... sta grazia me l'he fà... faccia 'ngialluta! - Ma Caccavalle tene n'attenuante, se vede ca nun naviga int' a ll'oro... Invece io saccio 'e ggente benestante che tene tant' 'e pile 'ncopp' 'o core!
0
981
Il dramma di Don Ciccio Caccavalle
'O terzo piano, int' 'o palazzo mio, a pporta a mme sta 'e casa na famiglia, ggente per bene... timorata 'e Ddio: marito, moglie, 'o nonno e quatto figlie. 'O capo 'e casa, 'On Ciccio Caccavalle, tene na putechella int' 'o Cavone: venne aucielle, scigne e pappavalle, ma sta sempe arretrato c' 'opesone. 'E chisti tiempe 'a scigna chi s' 'a compra?! Venne ogni morte 'e papa n'auciello; o pappavallo è addiventato n'ombra, nun parla cchiù p' 'a famma, 'o puveriello! 'A moglie 'e Caccavalle, Donn'Aminta, è una signora con le mani d'oro: mantene chella casa linda e pinta ca si 'a vedite è overo nu splendore. 'O nonno, sittant'anne, malandato, sta segregato dint'a nu stanzino: 'O pover'ommo sta sempe malato, tene 'e dulure, affanno e nun cammina. E che bbuò fà! Nce vonno 'e mmedicine, a fella 'e carne, 'o ppoco 'e muzzarella... Magnanno nce 'o vuò dà 'o bicchiere 'e vino e nu tuscano pe na fumatella? 'A figlia, Donn'Aminta, notte e ghiuorno fa l'assistenza al caro genitore; trascura 'e figlie e nun se mette scuorno, e Don Ciccillo sta cu ll'uocchie 'a fora. Don Ciccio Caccavalle, quanno è 'a sera ca se ritira, sta sempe ammurbato pe vvia d' 'o nonno ('o pate d' 'a mugliera), e fa: - Che ddiece 'e guaio ch'aggio passato. - Fra medicine, miedece e salasse 'o pover'ommo adda purtà sta croce. Gli affari vanno male, non s'incassa, e 'o viecchio nun è carne ca lle coce. E chesto è overo... 'On Ciccio sta nguaiato! Porta sul'issso 'o piso 'ncoppa 'e spalle; 'o viecchio nun'è manco penzionato e s'è appuiato 'ncuollo a Caccavalle. 'O viecchio no... nun vò senti raggione. Pretenne 'a fella 'e carne, 'a muzzarella... 'A sera po', chello ca cchiù indispone: - Ciccì, mme l'he purtata 'a sfugliatella? - Don Ciccio vò convincere 'a mugliera, ca pure essendo 'a figlia, ragiunasse: - 'O vicchiariello soffre 'e sta manera... è meglio ca 'o Signore s' 'o chiammasse! - E infatti Caccavalle, ch'è credente, a San Gennaro nuosto ha fatt' 'o vuto: - Gennà, si 'o faje murì te porto argiento!... sta grazia me l'he fà... faccia 'ngialluta! - Ma Caccavalle tene n'attenuante, se vede ca nun naviga int' a ll'oro... Invece io saccio 'e ggente benestante che tene tant' 'e pile 'ncopp' 'o core!
Continue reading...
56
Amici ci aspetta una barca e dondola nella luce ove il cielo s'inarca e tocca il mare, volano creature pazze ad amare il viso d'Iddio caldo di speranza in alto in basso cercando affetto in ogni occulta distanza e piangono: noi siamo in terra ma ci potremo un giorno librare esilmente piegare sul seno divino come rose dai muri nelle strade odorose sul ***** che le chiede senza voce. Amici dalla barca si vede il mondo e in lui una verità che precede intrepida, un sospiro profondo dalle foci alle sorgenti; la Madonna dagli occhi trasparenti scende adagio incontro ai morenti, raccoglie il cumulo della vita, i dolori le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita. Le ragazze alla finestra annerita con lo sguardo verso i monti non sanno finire d'aspettare l'avvenire. Nelle stanze la voce materna senza origine, senza profondità s'alterna col silenzio della terra, è bella e tutto par nato da quella.
0
941
Alla vita
La fatica è sedersi senza farsi notare. Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate e ritorna la voglia di pensarci da solo. Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii, ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro (l'uomo solo non può non pensare al lavoro) ridiventa l'antico destino che è bello soffrire per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano a mezz'aria, dolenti, come fossero ciechi. Se quest'uomo si rialza e va a casa a dormire, pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi. Può sbucare una donna e distendersi in strada, bella e giovane, sotto un altr'uomo, gemendo come un tempo una donna gemeva con lui. Ma quest'uomo non vede. Va a casa a dormire e la vita non è che un ronzio di silenzio. A spogliarlo, quest'uomo, si trovano membra sfinite e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe che in quest'uomo trascorrono tiepide vene dove un tempo la vita bruciava? Nessuno crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze su quel corpo e baciato quel corpo, che trema, e bagnato di lacrime, adesso che l'uomo giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.
0
861
Il vino triste
Tace ora, mi chiedo se oppressa dal suo Karma, (so della sua vita, del nome che le dà, e del senso) mentre mostra a lungo lo schermo sul selciato una moltitudine stecchita in una posa tra sonno e morte levarsi a stento in preghiera e spulciarsi nell'alba. Né forse la colpisce il primo aspetto ma un altro più recondito, e vede una giustizia di diverso stampo in quella sofferenza di paria orrida eppure non abietta, e nella sua che le scende addosso. "Avere o non avere la sua parte in questa vita" riemerge in parole il suo pensiero - ma solo un lembo. E io ne tiro a me quella frangia ansioso mi confidi tutto l'altro, attento non mi rubi niente di lei, neppure l'amarezza, ed attendo. S'interrompe invece. Seguono altre immagini dell'India e nel loro riverbero le colgo un sorriso estremo tra di vittima e di bimba quasi mi lasci quella grazia in pegno di lei mentre si eclissa nella sua pena e l'idea di se stessa le muore dentro. "Perché porti quel giogo, perché non insorgi" mi trattengo appena dal gridarle, soffrendo perché soffre, certo, ma più ancora perché lascia la presa della mia tenerezza non saziata e piglia il largo piangendo; "Ascoltami" comincio a mormorarle e già penso al chiarore della sala dopo il technicolor e a lei che sul punto di partire mi guarda da dietro la lampada della sua solitudine tenuta alzata di fronte. "Mario" mi previene lei che indovina il resto. "Ancora levi come una spada, buona a che?, lo sdegno per le cose che ti resistono. Uomo chiuso all'intelligenza del diverso, negato all'amore: del mondo, intendo, di Dio dunque" e indulge a una smorfia fine di scherno per se stessa salita sul pulpito, e quasi si annulla. "Davvero vorrei tu avessi vinto" le dico con affetto incontenibile, più tardi, mentre scorre in un brusio d'api, nel film senza commento, l'India.
0
846
L'India
Tace ora, mi chiedo se oppressa dal suo Karma, (so della sua vita, del nome che le dà, e del senso) mentre mostra a lungo lo schermo sul selciato una moltitudine stecchita in una posa tra sonno e morte levarsi a stento in preghiera e spulciarsi nell'alba. Né forse la colpisce il primo aspetto ma un altro più recondito, e vede una giustizia di diverso stampo in quella sofferenza di paria orrida eppure non abietta, e nella sua che le scende addosso. "Avere o non avere la sua parte in questa vita" riemerge in parole il suo pensiero - ma solo un lembo. E io ne tiro a me quella frangia ansioso mi confidi tutto l'altro, attento non mi rubi niente di lei, neppure l'amarezza, ed attendo. S'interrompe invece. Seguono altre immagini dell'India e nel loro riverbero le colgo un sorriso estremo tra di vittima e di bimba quasi mi lasci quella grazia in pegno di lei mentre si eclissa nella sua pena e l'idea di se stessa le muore dentro. "Perché porti quel giogo, perché non insorgi" mi trattengo appena dal gridarle, soffrendo perché soffre, certo, ma più ancora perché lascia la presa della mia tenerezza non saziata e piglia il largo piangendo; "Ascoltami" comincio a mormorarle e già penso al chiarore della sala dopo il technicolor e a lei che sul punto di partire mi guarda da dietro la lampada della sua solitudine tenuta alzata di fronte. "Mario" mi previene lei che indovina il resto. "Ancora levi come una spada, buona a che?, lo sdegno per le cose che ti resistono. Uomo chiuso all'intelligenza del diverso, negato all'amore: del mondo, intendo, di Dio dunque" e indulge a una smorfia fine di scherno per se stessa salita sul pulpito, e quasi si annulla. "Davvero vorrei tu avessi vinto" le dico con affetto incontenibile, più tardi, mentre scorre in un brusio d'api, nel film senza commento, l'India.
Continue reading...
43
In mezzo ad uno scampanare fioco sorse e batté su taciturne case il sole, e trasse d'ogni vetro il fuoco. C'era ad un vetro tuttavia, rossastro un lumicino. Ed ecco il sol lo invase, lo travolse in un gran folgorìo d'astro. E disse, il sole: - Atomo fumido! Io guardo, e tu fosti. - A lui l'umile fiamma: - Ma questa notte tu non c'eri, o dio; e un malatino vide la sua mamma alla mia luce, fin che tu sei sorto. Oh! grande sei, ma non ti vede: è morto! - E poi, guizzando appena: - Chiedeva te! Che tosse! Voleva te! Che pena! Tu ricordavi al cuore suo le farfalle rosse su le ginestre in fiore! Io stavo lì da parte... gli rammentavo sere lunghe di veglia e carte piene di righe nere! Stavo velata e trista, per fargli il ben non vista. -.
0
660
Il sole e la lucerna
Lui si atteggia da grande, sembra che pensi, sempre, si vede dalle sue espressioni le idee che gli passano per la testa. Il suo sguardo si muove veloce, da destra, a sinistra, a destra ancora, molto brutti e cattivi i suoi occhi, solo un poco ingenui, liberi. Forse ha paura, si vede, ha le spalle alzate, un po’ piegato in avanti, con la testa bassa. Triste. Ma contento. Ma all’improvviso si trasforma: si muove come un prestigiatore, le sopracciglia saltano come grilli, e tante risate tra il barbone e il prete. /// He acts like a grown-up, he seems to be thinking, always, you can see from his expressions the ideas that pass through his head. His gaze moves quickly, from right, to left, to right again, very ugly and evil his eyes, just a little naive, free. Maybe he is afraid, you can see it, his shoulders are raised, a little bent forward, with his head down. Sad. But happy. But suddenly he transforms: he moves like a magician, his eyebrows jump like crickets, and lots of laughter between the ***** and the priest.
0
Apr 17, 2025
Apr 17, 2025 at 4:32 PM UTC
Quel tizio strano
Penso a Livorno, a un vecchio cimitero di vecchi morti; ove a dormir con essi niuno più scende; sempre chiuso; nero d'alti cipressi. Tra i loro tronchi che mai niuno vede, di là dell'erto muro e delle porte ch'hanno obliato i cardini, si crede morta la Morte, anch'essa. Eppure, in un bel dì d'Aprile, sopra quel nero vidi, roseo, fresco, vivo, dal muro sporgere un sottile ramo di pesco. Figlio d'ignoto nòcciolo, d'allora sei tu cresciuto tra gli ignoti morti? Ed ora invidii i mandorli che indora l'alba negli orti? Od i cipressi, gracile e selvaggio, dimenticàti, col tuo riso allieti, tu trovatello in un eremitaggio d'anacoreti?
0
478
Il Pesco
Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta. Così Proserpina lieve vede piovere sulle erbe, sui grossi frumenti gentili e piange sempre la sera. Forse è la sua preghiera.
0
516
Sono nata il ventuno a primavera
È la sera: piano piano passa il prete paziente, salutando della mano ciò che vede e ciò che sente. Tutti e tutto il buon piovano benedice santamente: anche il loglio, là, nel grano; qua, nè fiori, anche il serpente. Ogni ramo, ogni uccellino sì del bosco e sì del tetto, nel passare ha benedetto: anche il falco, anche il falchetto nero in mezzo al ciel turchino, anche il corvo, anche il becchino, poverino, che lassù nel cimitero raspa raspa il giorno intiero.
0
471
Benedizione
Italiano C'è un silenzio che non grida, ma si vede. È negli occhi di chi ha amato troppo, di chi ha creduto che bastasse il cuore per non essere lasciato indietro. Uno sguardo che trattiene il cielo, ma che piange pioggia dentro, senza far rumore. La tristezza negli occhi non sempre chiede aiuto. A volte, vuole solo essere vista, senza domande, senza fretta. Perché chi porta luce spesso ha attraversato notti senza stelle. E quegli occhi, così stanchi e profondi, raccontano storie che le labbra non sanno più dire. — Masi Roberto © 2025 --- English There is a silence that doesn't scream, but can be seen. It lives in the eyes of those who loved too much, of those who believed that the heart alone could keep them from being left behind. A gaze that holds the sky, but cries rain within, without a sound. Sadness in the eyes doesn't always ask for help. Sometimes, it just wants to be seen, without questions, without haste. Because those who carry light have often walked through starless nights. And those eyes, so tired and deep, tell stories that lips can no longer speak. — Masi Roberto © 2025
0
Oct 5, 2025
Oct 5, 2025 at 5:42 PM UTC
Tristezza negli occhi / Sadness in the Eyes
Și dacă arde? un străin nu arde vreodată. Un străin făcut cenușă, scrum ca să te învelesca. Un străin-o tăcere în plus, un ochi în cer pentru apus, și altul în pământ crescut. Un străin redus la un refuz, de aer introdus, străin pentru plămân-un intrus. Și dacă arde? Nerăbdare și angoasa, străin de primăvară întins pe masă. Și dacă arde, nu se stinge, arde până va respinge grija crudă-iubire ce nu pretinde. Arde-n ciudă de mocnește, nu distinge alb de verde, nu mai vede. Arde-n ură oarbă și dacă arde continuă până distruge- Simțământ, durere și veghe, arde până nu mai cuprinde...un străin- Arde hain. Și dacă arde nu va mai fi extins, arde flacără în Olimp, arde iad cumplit, arde neclintit și iubește ... Străinul iubește, cumva, și privește lumea *** arde în scântei. Arde pământul cu suflet și noi cu ei, Arde râs și speranță, soare... Dacă arde, doare.
0
Mar 13, 2022
Mar 13, 2022 at 9:00 AM UTC
ard
Perché? Permesso? Ormai, ci ** pensato un po’ Se non sbaglio Una notte invece di un anno, una settimana o un giorno Non a caso Perché è proprio nel buio Che un raggio di luce si vede meglio Una notte per mettere ordine nel mio pensiero Far sì che in un modo o nell’altro Io riesca a rivelare il fatto Che il motivo Il motivo per cui voglio averti Alla fine, forse non ce l’ho E penso che vada bene così Che tutte le cose Non vadano per forza sempre spiegate Che se un ragionamento razionale non c’è Almeno si può fingere che i sassi Pur di essere presenti E spesso troppo ingombranti In realtà, non siano da soli Che il cervello a volte faccia spazio A qualcosa che potrebbe essere emozioni Anzi, sensazioni viscerali Che, fortunatamente o purtroppo Rimangono sempre fuori Di portata, come di solito I sogni da bambini E se importasse poco il perché? Se fosse solo il riflesso dell’amore che stravince? Che ci fa vivere Che ci fa sentire Che ci fa provare Che ci fa volare Fra le nuvole Vita dà vita Che prima o poi se ne va Per iniziare un nuovo ciclo Che persevererà lo stesso Che tu te ne accorga o meno Quindi, a volte non ci serve Torturare la mente Meglio accettare le cose Per ciò che sono In questo caso, il più bel regalo del mondo Comunque, benvenuto Hugo.
0
Dec 19, 2024
Dec 19, 2024 at 4:31 PM UTC
Permesso?