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"palpitar" poems
Poesía, ¿qué es poesía? poesía es más que palabras, oraciones y rimas. Poesía es hablar con el corazón en la mano, poesía es expresar los sentimientos al máximo, hacer que la corriente de sentimientos se apodere de tu corazón, haciendo que poco a poco tu pluma se mueva mas rápido y haga que las palabras no sean palabras, sean sentimientos y hagan sentir a quien las lee el sentimiento que transmites al papel; el papel que absorbe todo, que gentilmente se presta como medio para bien o para mal, ése, el que puedes borrar y borrar pero siempre dejarás una mancha. Pero la poesía no está escrita en papel, está escrita en el corazón de quien la escribe y de quien la lee, y deja huellas en los corazones, tanto o más que en el papel, los corazones son como una hoja de papel, se escriben historias y se dejan recuerdos, se escriben promesas y se dejan angustias; se alimenta de palabras, haciéndolo más grande cada vez que le dicen un te quiero, cada vez que le hacen palpitar con fuerza. La poesía nace y crece de dos formas, cuando estás muy feliz tan feliz que piensas que no estás en ese momento, o cuando estás tan triste que quieres olvidar los amargos recuerdos. Así lo logro, dejando que el suave papel se impregne de sentimientos y causen un raro efecto en quien lo lee.. porque el papel siempre será papel y los sentimientos siempre se harán poemas...
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Poesía
Perché i celesti danni Ristori il sole, e perché l'aure inferme Zefiro avvivi, onde fugata e sparta Delle nubi la grave ombra s'avvalla; Credano il petto inerme Gli augelli al vento, e la diurna luce Novo d'amor desio, nova speranza Nè penetrati boschi e fra le sciolte Pruine induca alle commosse belve; Forse alle stanche e nel dolor sepolte Umane menti riede La bella età, cui la sciagura e l'atra Face del ver consunse Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti Di febo i raggi al misero non sono In sempiterno? Ed anco, Primavera odorata, inspiri e tenti Questo gelido cor, questo ch'amara Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara? Vivi tu, vivi, o santa Natura? Vivi e il dissueto orecchio Della materna voce il suono accoglie? Già di candide ninfe i rivi albergo, Placido albergo e specchio Furo i liquidi fonti. Arcane danze D'immortal piede i ruinosi gioghi Scossero e l'ardue selve (oggi romito Nido dè venti): e il pastorel ch'all'ombre Meridiane incerte ed al fiorito Margo adducea dè fiumi Le sitibonde agnelle, arguto carme Sonar d'agresti Pani Udì lungo le ripe; e tremar l'onda Vide, e stupì, che non palese al guardo La faretrata Diva Scendea nè caldi flutti, e dall'immonda Polve tergea della sanguigna caccia Il niveo lato e le verginee braccia. Vissero i fiori e l'erbe, Vissero i boschi un dì. Conscie le molli Aure, le nubi e la titania lampa Fur dell'umana gente, allor che ignuda Te per le piagge e i colli, Ciprigna luce, alla deserta notte Con gli occhi intenti il viator seguendo, Te compagna alla via, te dè mortali Pensosa immaginò. Che se gl'impuri Cittadini consorzi e le fatali Ire fuggendo e l'onte, Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime Selve remoto accolse, Viva fiamma agitar l'esangui vene, Spirar le foglie, e palpitar segreta Nel doloroso amplesso.
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Alla primavera
Perché i celesti danni Ristori il sole, e perché l'aure inferme Zefiro avvivi, onde fugata e sparta Delle nubi la grave ombra s'avvalla; Credano il petto inerme Gli augelli al vento, e la diurna luce Novo d'amor desio, nova speranza Nè penetrati boschi e fra le sciolte Pruine induca alle commosse belve; Forse alle stanche e nel dolor sepolte Umane menti riede La bella età, cui la sciagura e l'atra Face del ver consunse Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti Di febo i raggi al misero non sono In sempiterno? Ed anco, Primavera odorata, inspiri e tenti Questo gelido cor, questo ch'amara Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara? Vivi tu, vivi, o santa Natura? Vivi e il dissueto orecchio Della materna voce il suono accoglie? Già di candide ninfe i rivi albergo, Placido albergo e specchio Furo i liquidi fonti. Arcane danze D'immortal piede i ruinosi gioghi Scossero e l'ardue selve (oggi romito Nido dè venti): e il pastorel ch'all'ombre Meridiane incerte ed al fiorito Margo adducea dè fiumi Le sitibonde agnelle, arguto carme Sonar d'agresti Pani Udì lungo le ripe; e tremar l'onda Vide, e stupì, che non palese al guardo La faretrata Diva Scendea nè caldi flutti, e dall'immonda Polve tergea della sanguigna caccia Il niveo lato e le verginee braccia. Vissero i fiori e l'erbe, Vissero i boschi un dì. Conscie le molli Aure, le nubi e la titania lampa Fur dell'umana gente, allor che ignuda Te per le piagge e i colli, Ciprigna luce, alla deserta notte Con gli occhi intenti il viator seguendo, Te compagna alla via, te dè mortali Pensosa immaginò. Che se gl'impuri Cittadini consorzi e le fatali Ire fuggendo e l'onte, Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime Selve remoto accolse, Viva fiamma agitar l'esangui vene, Spirar le foglie, e palpitar segreta Nel doloroso amplesso.
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Não sentem com satisfação Deus, Escuto o cantar do chão molhado. Fica bem com o passado, Senhora dos pobres e dos seus. Natureza específica de receber e dar, Escuto o cantar do meu palpitar. Grande parte não sente o riacho e o mar, Luz do dia para te libertar. Depois de um dia com chuva, Olho para a erva que parece uva, Singela homenagem ao fim do ano, Seja bem católico ou profano. A natureza simples com olhar, Seus tesouros para nos despertar. Os homens não a escutam nem sabem amar, Natureza de enfeites para me deleitar. Abraço amigo Victor Marques
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Jan 1, 2014
Jan 1, 2014 at 10:50 AM UTC
Os homens e a sua natureza esquecida
Cara beltà che amore Lunge m'inspiri o nascondendo il viso, Fuor se nel sonno il core Ombra diva mi scuoti, O nè campi ove splenda Più vago il giorno e di natura il riso; Forse tu l'innocente Secol beasti che dall'oro ha nome, Or leve intra la gente Anima voli? O te la sorte avara Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara? Viva mirarti omai Nulla spene m'avanza; S'allor non fosse, allor che ignudo e solo Per novo calle a peregrina stanza Verrà lo spirto mio. Già sul novello Aprir di mia giornata incerta e bruna, Te viatrice in questo arido suolo Io mi pensai. Ma non è cosa in terra Che ti somigli; e s'anco pari alcuna Ti fosse al volto, agli atti, alla favella, Saria, così conforme, assai men bella. Fra cotanto dolore Quanto all'umana età propose il fato, Se vera e quale il mio pensier ti pinge, Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora Questo viver beato: E ben chiaro vegg'io siccome ancora Seguir loda e virtù qual nè prim'anni L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse Il ciel nullo conforto ai nostri affanni; E teco la mortal vita saria Simile a quella che nel cielo india. Per le valli, ove suona Del faticoso agricoltore il canto, Ed io seggo e mi lagno Del giovanile error che m'abbandona; E per li poggi, ov'io rimembro e piagno I perduti desiri, e la perduta Speme dè giorni miei; di te pensando, A palpitar mi sveglio. E potess'io, Nel secol tetro e in questo aer nefando, L'alta specie serbar; che dell'imago, Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago. Se dell'eterne idee L'una sei tu, cui di sensibil forma Sdegni l'eterno senno esser vestita, E fra caduche spoglie Provar gli affanni di funerea vita; O s'altra terra nè superni giri Frà mondi innumerabili t'accoglie, E più vaga del Sol prossima stella T'irraggia, e più benigno etere spiri; Di qua dove son gli anni infausti e brevi, Questo d'ignoto amante inno ricevi.
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Alla sua donna
Cara beltà che amore Lunge m'inspiri o nascondendo il viso, Fuor se nel sonno il core Ombra diva mi scuoti, O nè campi ove splenda Più vago il giorno e di natura il riso; Forse tu l'innocente Secol beasti che dall'oro ha nome, Or leve intra la gente Anima voli? O te la sorte avara Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara? Viva mirarti omai Nulla spene m'avanza; S'allor non fosse, allor che ignudo e solo Per novo calle a peregrina stanza Verrà lo spirto mio. Già sul novello Aprir di mia giornata incerta e bruna, Te viatrice in questo arido suolo Io mi pensai. Ma non è cosa in terra Che ti somigli; e s'anco pari alcuna Ti fosse al volto, agli atti, alla favella, Saria, così conforme, assai men bella. Fra cotanto dolore Quanto all'umana età propose il fato, Se vera e quale il mio pensier ti pinge, Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora Questo viver beato: E ben chiaro vegg'io siccome ancora Seguir loda e virtù qual nè prim'anni L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse Il ciel nullo conforto ai nostri affanni; E teco la mortal vita saria Simile a quella che nel cielo india. Per le valli, ove suona Del faticoso agricoltore il canto, Ed io seggo e mi lagno Del giovanile error che m'abbandona; E per li poggi, ov'io rimembro e piagno I perduti desiri, e la perduta Speme dè giorni miei; di te pensando, A palpitar mi sveglio. E potess'io, Nel secol tetro e in questo aer nefando, L'alta specie serbar; che dell'imago, Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago. Se dell'eterne idee L'una sei tu, cui di sensibil forma Sdegni l'eterno senno esser vestita, E fra caduche spoglie Provar gli affanni di funerea vita; O s'altra terra nè superni giri Frà mondi innumerabili t'accoglie, E più vaga del Sol prossima stella T'irraggia, e più benigno etere spiri; Di qua dove son gli anni infausti e brevi, Questo d'ignoto amante inno ricevi.
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Como decirte que me has lastimado, si eso significa que te lastimaría Como aclarar tus dudas si aclararlas es que sufras la verdad Como asercarme a ti con amor si se que te podria lastimar Dime, acaso fui yo quien cambio? Fui you la que se alejo de la verdad primero? Fueron mis palabras las que lastimaron mas? Fue La fuerza de mi amor la que hizo tanto daño? Yo solo quería escucharte decir un te quiero aunque fuese mentira Solo quería tener el palpitar de tu corazón conjunto al mio Solo tenía la esperanza de que por una vez tu tomaras mi mano Yo solo quería sentir que tenía el respaldo de alguien.... Tenía muchos deseos de que me sostubieras en tus brazos De que por un momento todo pareciera solo una pesadilla Quería porbun instante llevarme yo la victoria , aunque hiciera trampa Quería tenerte como un amigo,un aliado, un hermano Me canse de que quisieras ser un padre, sabes ya tengo bastantantes de esos Uno se dio por vencido y nunca intento ser parte de mi vida Otro estuvo allí y cobro un precio demasiado caro que tuve que pagar Si quieres ser un padre para mi tienes que lastimarme, hacerme sentir que valgo la pena y luego darte la vuelta
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Aug 28, 2015
Aug 28, 2015 at 11:47 PM UTC
Spanish Melody
Amor, amor, catástrofe. ¡Qué hundimiento del mundo! Un gran horror a techos quiebra columnas, tiempos; los reemplaza por cielos intemporales. Andas, ando por entre escombros de estíos y de inviernos derrumbados. Se extinguen las normas y los pesos. Toda hacia atrás la vida se va quitando siglos, frenética, de encima; desteje, galopando, su curso, lento antes; se desvive de ansia de borrarse la historia, de no ser más que el puro anhelo de empezarse otra vez. El futuro se llama ayer. Ayer oculto, secretísimo, que se nos olvidó y hay que reconquistar con la sangre y el alma, detrás de aquellos otros ayeres conocidos. ¡Atrás y siempre atrás! ¡Retrocesos, en vértigo, por dentro, hacia el mañana! ¡Que caiga todo! Ya lo siento apenas. Vamos, a fuerza de besar, inventando las ruinas del mundo, de la mano tú y yo por entre el gran fracaso de la flor y del orden. Y ya siento entre tactos, entre abrazos, tu piel, que me entrega el retorno al palpitar primero, sin luz, antes del mundo, total, sin forma, caos.
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La voz a ti debida
Riela en mi alma tu recuerdo como la luna sobre el mar... En el silencio de mis noches oigo tu voz aletear, tu voz que me dice muy paso que no me quieres olvidar... En el silencio de mis noches, -como la luna sobre el mar- riela en mi alma tu recuerdo... Veo el undívago vibrar de las estrellas, en tus ojos... Me embriaga el cálido aromar de tu melena tenebrosa... Tu frente, -un milagro lunar- trasluce los puros anhelos de tu querer, de tu ensoñar Se van mis horas solitarias tras tu recuerdo, en un girar de sueños y sueños ilusos... (No los podremos realizar?) Melancólico ensueño ilusorio que justifica el vegetar del ánima mía soberbia, de mi espíritu singular... Melancólico ensueño ilusorio... (no lo podremos realizar..?) Riela en mi alma tu recuerdo... Siento en mi boca palpitar el beso trémulo y perenne con que nos hemos de besar... Miro en tus ojos de misterio -como si fueran a llorar...- todo el poema de la vida que no pudimos realizar... En tu nocturna cabellera -nardos y lirios y azahar- aspiro todos los perfumes con que quisiera aletargar mi quimérica pantomima de soñar y soñar y soñar! Está en tu grácil cuerpo fino toda la euritmia del rimar... Son tus manos palidecidas -parece que fuera a nevar...-, tus manos, lánguidas y breves, pareja de lirios sin par! Tus manos, que bendijeron con su perdón, mi divagar por árduos caminos oscuros y muelles sendas del pecar... Riela en mi alma tu recuerdo como la luna sobre el mar... En el silencio de mis noches oigo tu voz aletear..., tu voz, que me dice muy paso que no me quieres olvidar! Siento en mi frente ensombrecida tus manos cándidas posar... Siento en mi ardida frente gélida el balsámico palpitar de tus labios, que borran culpas y que me quieren perdonar... ¡Melancólico ensueño ilusorio de mi incoherente divagar! Fantasía disparatada de mi espíritu singular! Delirio ingenuo que se trueca -irónico y duro- en pesar... ¡Melancólico ensueño ilusorio que no podremos realizar...! Riela en mi alma tu recuerdo como la luna sobre el mar...!
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Divagación nocturna
Riela en mi alma tu recuerdo como la luna sobre el mar... En el silencio de mis noches oigo tu voz aletear, tu voz que me dice muy paso que no me quieres olvidar... En el silencio de mis noches, -como la luna sobre el mar- riela en mi alma tu recuerdo... Veo el undívago vibrar de las estrellas, en tus ojos... Me embriaga el cálido aromar de tu melena tenebrosa... Tu frente, -un milagro lunar- trasluce los puros anhelos de tu querer, de tu ensoñar Se van mis horas solitarias tras tu recuerdo, en un girar de sueños y sueños ilusos... (No los podremos realizar?) Melancólico ensueño ilusorio que justifica el vegetar del ánima mía soberbia, de mi espíritu singular... Melancólico ensueño ilusorio... (no lo podremos realizar..?) Riela en mi alma tu recuerdo... Siento en mi boca palpitar el beso trémulo y perenne con que nos hemos de besar... Miro en tus ojos de misterio -como si fueran a llorar...- todo el poema de la vida que no pudimos realizar... En tu nocturna cabellera -nardos y lirios y azahar- aspiro todos los perfumes con que quisiera aletargar mi quimérica pantomima de soñar y soñar y soñar! Está en tu grácil cuerpo fino toda la euritmia del rimar... Son tus manos palidecidas -parece que fuera a nevar...-, tus manos, lánguidas y breves, pareja de lirios sin par! Tus manos, que bendijeron con su perdón, mi divagar por árduos caminos oscuros y muelles sendas del pecar... Riela en mi alma tu recuerdo como la luna sobre el mar... En el silencio de mis noches oigo tu voz aletear..., tu voz, que me dice muy paso que no me quieres olvidar! Siento en mi frente ensombrecida tus manos cándidas posar... Siento en mi ardida frente gélida el balsámico palpitar de tus labios, que borran culpas y que me quieren perdonar... ¡Melancólico ensueño ilusorio de mi incoherente divagar! Fantasía disparatada de mi espíritu singular! Delirio ingenuo que se trueca -irónico y duro- en pesar... ¡Melancólico ensueño ilusorio que no podremos realizar...! Riela en mi alma tu recuerdo como la luna sobre el mar...!
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Muévese el verso dentro de mí, Buscando dónde escapar. Cuando pienso que me piensas, Mi lápiz empieza a sangrar: Hemorragia rimas, Escupe poesías, Tose canciones… Porque mueves mis emociones, Mis pensamientos. Decoras mis momentos; Mi corazón deja de palpitar Y mi lápiz comienza a sangrar… Tatúa el papel, Con los colores de tu mirada, Asi, perfecta, despeinada. Sangra mi lápiz, Haciendo mundos con mis versos, Con palabras crean universos, Y todo nace de tu sonreír. Porque mueves mis emociones, Mis pensamientos. Decoras mis momentos; Mi corazón deja de palpitar Y mi lápiz comienza a sangrar… Cobra vida propia, la musa acopia, Y se desborda sin parar… Y mi lápiz comienza a sangrar.
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Jul 12, 2017
Jul 12, 2017 at 11:53 AM UTC
Mi Lápiz Comienza a Sangrar
Para sempre meu ser em náusea abundante & o clarão do ontem navega falsas virtudes Próprio ser finito pós – sentidos (sente calma Alma expulsa?) Para sempre estarei longe percebendo o real & as figuras bacantes em inefáveis folguedos invisíveis Musicando deslizes performáticos Resultados impossíveis do possibilitado Para sempre a prisão alheia expulsa em mim & as vertentes nas velhas ruínas Partícula obscena de peles espessas Filme novo de existências imortais Para sempre estarei mudo conversando com o cordeiro & as visões memoráveis calarão o estático mundo Promessa revolta mensagem do paraíso A deusa dança nos confins do firmamento Em repúdio ao palpitar existente Fora o mágico silêncio em noites sem fim Fora o distúrbio em mim ( sente medo Alma fugidia? )
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Feb 26, 2014
Feb 26, 2014 at 10:18 PM UTC
Untitled
"eu te dizia que a vida é bruta, você me falava que ainda não eu nunca acreditei que houvesse algo a mais depois que as coisas acabam uma blusa esquecida no natal passado, uma palavra presa na fechadura da porta que bateu, um outro palpitar do coração ou alma além da que nos foi decretada aqui e, então, você morreu durante uma semana, eu fingi que você tinha finalmente viajado pro seu lugar favorito e que ele tinha te dado razão em ser um lugar favorito pra demorar tanto assim durante um mês, eu desisti de esperar paciência não era meu melhor dom embora te esperar fosse um talento você, de novo, não chegou durante um semestre, eu chorei sem interrupções embora ninguém soubesse ou visse algo por dentro, muralhas da China caíam e oceanos atlânticos deslizavam entre órgãos e lembranças quando eu esqueci o som da sua voz e o tom do seu olho, você morreu outra vez e, dessa, eu pude sentir o peso da mão do mundo descendo sob mim outro ciclo se foi e a nossa conexão terminou eu te quis no meu quarto reclamando meu atraso pro almoço; eu te quis na plateia da apresentação da minha monografia, a única na história da faculdade como centro de pesquisa a comunidade lgbt; eu te quis no meu exame de direção; eu te quis quando eu saí de casa; eu te quis atendendo o telefone enquanto eu contava que consegui um emprego novo; eu te quis e esse era o único tempo verbal em que era permitido te conjugar durante um ano, que durou até hoje, eu soletrei saudade já não tenho como chamar seu nome eu toco o interfone, não há você do outro lado me tateio, falta a sua pele bem perto no fundo, eu acho que o universo deveria estar triste porque não posso te amar mais eu estou." #textoscrueisdemais
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Feb 27, 2017
Feb 27, 2017 at 1:27 PM UTC
Untitled
"eu te dizia que a vida é bruta, você me falava que ainda não eu nunca acreditei que houvesse algo a mais depois que as coisas acabam uma blusa esquecida no natal passado, uma palavra presa na fechadura da porta que bateu, um outro palpitar do coração ou alma além da que nos foi decretada aqui e, então, você morreu durante uma semana, eu fingi que você tinha finalmente viajado pro seu lugar favorito e que ele tinha te dado razão em ser um lugar favorito pra demorar tanto assim durante um mês, eu desisti de esperar paciência não era meu melhor dom embora te esperar fosse um talento você, de novo, não chegou durante um semestre, eu chorei sem interrupções embora ninguém soubesse ou visse algo por dentro, muralhas da China caíam e oceanos atlânticos deslizavam entre órgãos e lembranças quando eu esqueci o som da sua voz e o tom do seu olho, você morreu outra vez e, dessa, eu pude sentir o peso da mão do mundo descendo sob mim outro ciclo se foi e a nossa conexão terminou eu te quis no meu quarto reclamando meu atraso pro almoço; eu te quis na plateia da apresentação da minha monografia, a única na história da faculdade como centro de pesquisa a comunidade lgbt; eu te quis no meu exame de direção; eu te quis quando eu saí de casa; eu te quis atendendo o telefone enquanto eu contava que consegui um emprego novo; eu te quis e esse era o único tempo verbal em que era permitido te conjugar durante um ano, que durou até hoje, eu soletrei saudade já não tenho como chamar seu nome eu toco o interfone, não há você do outro lado me tateio, falta a sua pele bem perto no fundo, eu acho que o universo deveria estar triste porque não posso te amar mais eu estou." #textoscrueisdemais
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Desde el umbral de un sueño me llamaron... Era la buena voz, la voz querida.     -Dime: ¿vendrás conmigo a ver el alma?... Llegó a mi corazón una caricia.     -Contigo siempre... Y avancé en mi sueño por una larga, escueta galería, sintiendo el roce de la veste pura y el palpitar suave de la mano amiga.
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Sueño
Tu alumbras las noches oscuras Mi corazón comienza palpitar Y el sentido es eufórico Toma mas tiempo conmigo Quiero mas tiempo contigo
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Apr 21, 2018
Apr 21, 2018 at 1:28 AM UTC
Tiempo Contigo
Cerré los ojos por un instante, los cerré para desconectarme, para centralizarme. Por si un suspiro quisiera invadirme, nutrir mi estancia espiritual, por si pudiese empaparme de conocimiento y como funciona el mundo de las almas. Cerré los ojos para sentir mis olas, esos pleamares de mi vida a veces tan altas, a veces descienden, pero tan parte del esquema de mi piélago. Cerré mis ojos para sentir la tierra, por si todavía podía percibir si ella era húmeda, o si era seca. Cerré los ojos para soñar, para ver un futuro después de esta realidad. por si el horizonte todavía hablaba con el cielo, o, si necesitaban esa línea intermediaria para llegar a un acuerdo. Los cerré, porque quería palpitar la libertad, por si venteaba a la fragancia que tiene la cinco de la mañana, ese olor de opacidad que voluntariamente cede su potestad a la posibilidad de unos rayos que iluminan, o la bruma de un día entre lluvias de amargura. Quería saber si la libertad huele igual a la dependencia, Si huele el silencio al estimulante bullicio, ese olor a sueños, a colofones, o la impúdica resignación que nada cambia. Cerré los ojos porque sentí un diluvio queriéndose desguazar sobre mi cara, porque quería entender todo, mas no entendía nada. LeydisProse 1/26/2018 https://m.facebook.com/LeydisProse/
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Jan 26, 2018
Jan 26, 2018 at 8:24 PM UTC
Cerré los ojos
¡oh bigart sample desgarrado en el monte! ya no se oye tu palpitar se lo comieron los mosquitos las moscas esas malarias sudamericanas de su boca mezclada a la tierra sube cada tanto un insulto padre como crepitaciones en la noche seca dura podrida ¿adónde fue bigart sample ahora? ¿adónde está en este minuto que el cielo vira solo sin sol? nadie sabe qué es de bigart sample ahora la tierra le tapó las manos la tierra se lo tragó como evitándole vergüenzas el poco amor universal nadie sabe si le dan de comer a bigart sample nadie sabe si le dan de beber si lo crían en un botellón verde si va a brotar a fin de año por el barranco donde tienen su guarida los loros pasa en forma de río que no llega al mar lleno de peces de oro bigart sample no puede abrir la boca sin que empiece a llover por eso está callado no puede abrir la boca bigart sample por eso calla calla
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Lamento por las aguas de bigart sample
cada véu de fumaça que sopro dessa minha boca e que se perde no meio do ar e some. é só mais uma preocupação dentre outros véus que fogem sobre os dentes e a gengiva e a garganta que fica seca porque esquece de engolir saliva daí o coração bate devagar e vai sossegando aquele palpitar visível no antebraço. cada vez mais calma. mais calma. calma. agora os olhos semicerrados encaram a tela branca. um bela cena de enforcamento por causa de amor perdido passa na tela. isso se chama poesia visual. há uma representação ali. a calma. pegou no sono e perdeu o fim do filme.
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Apr 15, 2018
Apr 15, 2018 at 10:15 PM UTC
fumo
con narciso por labios & pupilas de azúcar me encontraste entre rechinantes mares hechos tabique asfalto & vagones sin vía sus obreros en gabán entre gritos encerraron a mi serafín el titilar de un palpitar amado mis pasos no llevan a casa llevan a un sonreír entre sabanas ajenas eco de mis pétalos ni mis ternuras reconozco cuando tus pieles fueron filmadas por caricia de crepitar ocre & mis pupilas de azúcar me hiere el corazón en pedacitos que reconozco narciso por labios & dulces nuestras distancias podría haberme arrojado entre aguas cristalinas si los pasos del hastío no llevasen miel pero es como sé ahogado en mi reflejo & mares hechos tabique pero es como distinguir entre jardines & flores & escuchar su eco mis cristales ya no guían arrojado entre aguas cristalinas narciso por labios
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Dec 25, 2020
Dec 25, 2020 at 1:24 PM UTC
narciso