"membra" poems
the relationship held sacrosanct
form an identity's disjecta membra
a confluence of fallacies made anthropomorphic
body diminshed by nervous exhaustion
mind abandoned to melancholy obsession
scattered hapharzadly in front of those
whom had once offered solicitude
filled by yearning to be stoic, saturnine, sangfroid
passsing glances, chance encounters
aren't caustic to the indifferent
incondite hopes nurtured by solitude
clinging to the idea that all is bitingly internicine
misplaced in the droors of time
Sep 16, 2010
Sep 16, 2010 at 4:17 AM UTC
With nothing to do
I went exploring.
The James house is stately, old- I think of it
when I read Walcott.
Disjecta membra.
There is nothing so sinister
as Mr. Tumnus behind any of its doors
(what is literature for if not allusions?),
but there are enough doors
to keep a stranger busy for hours.
Days, even.
And that is what I had been doing during my midyear cool mornings and stifling afternoons.
Mar 16, 2010
Mar 16, 2010 at 3:44 PM UTC
** la calma di un morto:
guardo il letto che attende
le mie membra e lo specchio
che mi riflette assorto.
Non so vincere il gelo
dell'angoscia, piangendo,
come un tempo, nel cuore
della terra e del cielo.
Non so fingermi calme
o indifferenze o altre
giovanili prodezze,
serti di mirto o palme.
O immoto Dio che odio
fa che emani ancora
vita dalla mia vita
non m'importa più il modo.
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La fatica è sedersi senza farsi notare.
Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate
e ritorna la voglia di pensarci da solo.
Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii,
ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo
esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro
(l'uomo solo non può non pensare al lavoro)
ridiventa l'antico destino che è bello soffrire
per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano
a mezz'aria, dolenti, come fossero ciechi.
Se quest'uomo si rialza e va a casa a dormire,
pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque
può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi.
Può sbucare una donna e distendersi in strada,
bella e giovane, sotto un altr'uomo, gemendo
come un tempo una donna gemeva con lui.
Ma quest'uomo non vede. Va a casa a dormire
e la vita non è che un ronzio di silenzio.
A spogliarlo, quest'uomo, si trovano membra sfinite
e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe
che in quest'uomo trascorrono tiepide vene
dove un tempo la vita bruciava? Nessuno
crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze
su quel corpo e baciato quel corpo, che trema,
e bagnato di lacrime, adesso che l'uomo
giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.
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Li osservo, questi uomini, educati
ad altra vita che la mia: frutti
d'una storia tanto diversa, e ritrovati,
quasi fratelli, qui, nell'ultima forma
storica di Roma. Li osservo: in tutti
c'è come l'aria d'un buttero che dorma
armato di coltello: nei loro succhi
vitali, è disteso un tenebrore intenso,
la papale itterizia del Belli,
non porpora, ma spento peperino,
bilioso cotto. La biancheria, sotto,
fine e sporca; nell'occhio, l'ironia
che trapela il suo umido, rosso,
indecente bruciore. La sera li espone
quasi in romitori, in riserve
fatte di vicoli, muretti, androni
e finestrelle perse nel silenzio.
È certo la prima delle loro passioni
il desiderio di ricchezza: sordido
come le loro membra non lavate,
nascosto, e insieme scoperto,
privo di ogni pudore: come senza pudore
è il rapace che svolazza pregustando
chiotto il boccone, o il lupo, o il ragno;
essi bramano i soldi come zingari,
mercenari, puttane: si lagnano
se non ce n'hanno, usano lusinghe
abbiette per ottenerli, si gloriano
plautinamente se ne hanno le saccocce
piene.
Se lavorano - lavoro di mafiosi macellari,
ferini lucidatori, invertiti commessi,
tranvieri incarogniti, tisici ambulanti,
manovali buoni come cani - avviene
che abbiano ugualmente un'aria di ladri:
troppa avita furberia in quelle vene...
Sono usciti dal ventre delle loro madri
a ritrovarsi in marciapiedi o in prati
preistorici, e iscritti in un'anagrafe
che da ogni storia li vuole ignorati...
Il loro desiderio di ricchezza
è, così, banditesco, aristocratico.
Simile al mio. Ognuno pensa a sé,
a vincere l'angosciosa scommessa,
a dirsi: "È fatta, " con un ghigno di re...
La nostra speranza è ugualmente ossessa:
estetizzante, in me, in essi anarchica.
Al raffinato e al sottoproletariato spetta
la stessa ordinazione gerarchica
dei sentimenti: entrambi fuori dalla storia,
in un mondo che non ha altri varchi
che verso il sesso e il cuore,
altra profondità che nei sensi.
In cui la gioia è gioia, il dolore dolore.
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*the boughs of some grand tree
reached
down to touch me, it's claws grasping
for my thoughts, calling me lovely
painting me in parts, colouring me disgusting,
calling out my simplicity, calling out
my loving
soul or remaining sanity
i drive. i drive away, away, away...*
*these scattered fragments remain.
this mind of mine is trying to stay
sane.*
Jan 12, 2017
Jan 12, 2017 at 11:16 AM UTC
It bubbles up, remote warrigle squirming.
Bursts out Ever Village.
Each globule wile in vinegar-
Pops cacophonous vile yore &
I, Calypso
Wise realm raucous,
sips from green-tea sanskrit reagent.
Boss' bogule arouse remissly in Aries.
Loth the acme sac,
jetsammed ungainly.
Stow the phantom resplendent but wasn't there.
& Sainfoin grows salacious under water color resin
still resounding blissful visage beside wilting viols.
Satan's deseronto lay virago.
Woe-trance to Sydenham lethertramps
drool in anglice till we meet again.
Adsum,
bona fide et cetera.
I, ecce ****
Disjecta membra.
Feb 13, 2018
Feb 13, 2018 at 11:53 AM UTC