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"viso" poems
Cara, ti vorrei scrivere il mio amore; cara, ti vorrei dire che sei come un purissimo vaso che si incrina, ma se tu vuoi riuscire a guardarmi nel viso come Psiche fece nel tempo andato con Amore tu rimarrai delusa e poi ferita. No, non volgerti indietro, la vestale cammina adagio, lenta, a sé davanti guardando sempre; no, non ritornare su ciò che hai fatto, può essere morte: te lo dice un'antica profetessa che è una povera madre e ti vuol bene.
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A mia figlia
Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto. I cavalli normanni alle lor poste frangean la biada con rumor di croste. Là in fondo la cavalla era, selvaggia, nata tra i pini su la salsa spiaggia; che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi. Con su la greppia un gomito, da essa era mia madre; e le dicea sommessa: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto; il primo d'otto tra miei figli e figlie; e la sua mano non toccò mai briglie. Tu che ti senti ai fianchi l'uragano, tu dai retta alla sua piccola mano. Tu ch'hai nel cuore la marina brulla, tu dai retta alla sua voce fanciulla". La cavalla volgea la scarna testa verso mia madre, che dicea più mesta: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; lo so, lo so, che tu l'amavi forte! Con lui c'eri tu sola e la sua morte. O nata in selve tra l'ondate e il vento, tu tenesti nel cuore il tuo spavento; sentendo lasso nella bocca il morso, nel cuor veloce tu premesti il corso: adagio seguitasti la tua via, perché facesse in pace l'agonia... " La scarna lunga testa era daccanto al dolce viso di mia madre in pianto. "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; oh! Due parole egli dové pur dire! E tu capisci, ma non sai ridire. Tu con le briglie sciolte tra le zampe, con dentro gli occhi il fuoco delle vampe, con negli orecchi l'eco degli scoppi, seguitasti la via tra gli alti pioppi: lo riportavi tra il morir del sole, perché udissimo noi le sue parole". Stava attenta la lunga testa fiera. Mia madre l'abbracciò su la criniera "O cavallina, cavallina storna, portavi a casa sua chi non ritorna! A me, chi non ritornerà più mai! Tu fosti buona... Ma parlar non sai! Tu non sai, poverina; altri non osa. Oh! ma tu devi dirmi una cosa! Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise: esso t'è qui nelle pupille fise. Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome. E tu fa cenno. Dio t'insegni, come". Ora, i cavalli non frangean la biada: dormian sognando il bianco della strada. La paglia non battean con l'unghie vuote: dormian sognando il rullo delle ruote. Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome... Sonò alto un nitrito.
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La cavalla storna
Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto. I cavalli normanni alle lor poste frangean la biada con rumor di croste. Là in fondo la cavalla era, selvaggia, nata tra i pini su la salsa spiaggia; che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi. Con su la greppia un gomito, da essa era mia madre; e le dicea sommessa: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto; il primo d'otto tra miei figli e figlie; e la sua mano non toccò mai briglie. Tu che ti senti ai fianchi l'uragano, tu dai retta alla sua piccola mano. Tu ch'hai nel cuore la marina brulla, tu dai retta alla sua voce fanciulla". La cavalla volgea la scarna testa verso mia madre, che dicea più mesta: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; lo so, lo so, che tu l'amavi forte! Con lui c'eri tu sola e la sua morte. O nata in selve tra l'ondate e il vento, tu tenesti nel cuore il tuo spavento; sentendo lasso nella bocca il morso, nel cuor veloce tu premesti il corso: adagio seguitasti la tua via, perché facesse in pace l'agonia... " La scarna lunga testa era daccanto al dolce viso di mia madre in pianto. "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; oh! Due parole egli dové pur dire! E tu capisci, ma non sai ridire. Tu con le briglie sciolte tra le zampe, con dentro gli occhi il fuoco delle vampe, con negli orecchi l'eco degli scoppi, seguitasti la via tra gli alti pioppi: lo riportavi tra il morir del sole, perché udissimo noi le sue parole". Stava attenta la lunga testa fiera. Mia madre l'abbracciò su la criniera "O cavallina, cavallina storna, portavi a casa sua chi non ritorna! A me, chi non ritornerà più mai! Tu fosti buona... Ma parlar non sai! Tu non sai, poverina; altri non osa. Oh! ma tu devi dirmi una cosa! Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise: esso t'è qui nelle pupille fise. Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome. E tu fa cenno. Dio t'insegni, come". Ora, i cavalli non frangean la biada: dormian sognando il bianco della strada. La paglia non battean con l'unghie vuote: dormian sognando il rullo delle ruote. Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome... Sonò alto un nitrito.
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Cara beltà che amore Lunge m'inspiri o nascondendo il viso, Fuor se nel sonno il core Ombra diva mi scuoti, O nè campi ove splenda Più vago il giorno e di natura il riso; Forse tu l'innocente Secol beasti che dall'oro ha nome, Or leve intra la gente Anima voli? O te la sorte avara Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara? Viva mirarti omai Nulla spene m'avanza; S'allor non fosse, allor che ignudo e solo Per novo calle a peregrina stanza Verrà lo spirto mio. Già sul novello Aprir di mia giornata incerta e bruna, Te viatrice in questo arido suolo Io mi pensai. Ma non è cosa in terra Che ti somigli; e s'anco pari alcuna Ti fosse al volto, agli atti, alla favella, Saria, così conforme, assai men bella. Fra cotanto dolore Quanto all'umana età propose il fato, Se vera e quale il mio pensier ti pinge, Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora Questo viver beato: E ben chiaro vegg'io siccome ancora Seguir loda e virtù qual nè prim'anni L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse Il ciel nullo conforto ai nostri affanni; E teco la mortal vita saria Simile a quella che nel cielo india. Per le valli, ove suona Del faticoso agricoltore il canto, Ed io seggo e mi lagno Del giovanile error che m'abbandona; E per li poggi, ov'io rimembro e piagno I perduti desiri, e la perduta Speme dè giorni miei; di te pensando, A palpitar mi sveglio. E potess'io, Nel secol tetro e in questo aer nefando, L'alta specie serbar; che dell'imago, Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago. Se dell'eterne idee L'una sei tu, cui di sensibil forma Sdegni l'eterno senno esser vestita, E fra caduche spoglie Provar gli affanni di funerea vita; O s'altra terra nè superni giri Frà mondi innumerabili t'accoglie, E più vaga del Sol prossima stella T'irraggia, e più benigno etere spiri; Di qua dove son gli anni infausti e brevi, Questo d'ignoto amante inno ricevi.
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Alla sua donna
Cara beltà che amore Lunge m'inspiri o nascondendo il viso, Fuor se nel sonno il core Ombra diva mi scuoti, O nè campi ove splenda Più vago il giorno e di natura il riso; Forse tu l'innocente Secol beasti che dall'oro ha nome, Or leve intra la gente Anima voli? O te la sorte avara Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara? Viva mirarti omai Nulla spene m'avanza; S'allor non fosse, allor che ignudo e solo Per novo calle a peregrina stanza Verrà lo spirto mio. Già sul novello Aprir di mia giornata incerta e bruna, Te viatrice in questo arido suolo Io mi pensai. Ma non è cosa in terra Che ti somigli; e s'anco pari alcuna Ti fosse al volto, agli atti, alla favella, Saria, così conforme, assai men bella. Fra cotanto dolore Quanto all'umana età propose il fato, Se vera e quale il mio pensier ti pinge, Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora Questo viver beato: E ben chiaro vegg'io siccome ancora Seguir loda e virtù qual nè prim'anni L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse Il ciel nullo conforto ai nostri affanni; E teco la mortal vita saria Simile a quella che nel cielo india. Per le valli, ove suona Del faticoso agricoltore il canto, Ed io seggo e mi lagno Del giovanile error che m'abbandona; E per li poggi, ov'io rimembro e piagno I perduti desiri, e la perduta Speme dè giorni miei; di te pensando, A palpitar mi sveglio. E potess'io, Nel secol tetro e in questo aer nefando, L'alta specie serbar; che dell'imago, Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago. Se dell'eterne idee L'una sei tu, cui di sensibil forma Sdegni l'eterno senno esser vestita, E fra caduche spoglie Provar gli affanni di funerea vita; O s'altra terra nè superni giri Frà mondi innumerabili t'accoglie, E più vaga del Sol prossima stella T'irraggia, e più benigno etere spiri; Di qua dove son gli anni infausti e brevi, Questo d'ignoto amante inno ricevi.
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Erano i capei d'oro a l'aura sparsi che'n mille dolci nodi gli avolgea, e'l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi, ch'or ne son si scarsi; e il viso di pietosi color'farsi, non so se vero o falso, mi parea: i'che l'esca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di subito arsi? Non era l'andar suo cosa mortale, ma d'angelica forma, e le parole sonavan altro, che pur voce umana. Uno spirito celeste, un viso sole fu quel ch'i'vidi; e se non fosse or tale, piaga per allentar d'arco non sana.
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Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
L'aria infiammata che mi invoca a danze di primavera non può nulla ormai sopra il mio corpo sordido dagli anni. La mia fame è più alata di un uccello ma si ciba di stupida gramigna. Forme pure mi scuotono la mente perché traduca tutte le mie ire, ma ** le mani inceppate dalle tristi catene d'ozio e grande lo sconforto mi ha diluviata dopo che sparisti. Se affidassi al buon vento questo viso dove già si accavallano le tracce di un'antica bellezza e mi affissassi alla mano pulita della luce, so che ne tornerei trasfigurata.
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Prigione
MI alzo con le palpebre infuocate. La fanciullezza smorta nella barba cresciuta nel sonno, nella carne smagrita, si fissa con la luce fusa nei miei occhi riarsi. Finisco così nel buio incendio di una giovinezza frastornata dall'eternità; così mi brucio, è inutile - pensando - essere altrimenti, imporre limiti al disordine: mi trascina sempre più frusto, con un viso secco nella sua infanzia, verso un quieto e folle ordine, il peso del mio giorno perso in mute ore di gaiezza, in muti istanti di terrore...
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MI alzo con le palpebre infuocate
Amici ci aspetta una barca e dondola nella luce ove il cielo s'inarca e tocca il mare, volano creature pazze ad amare il viso d'Iddio caldo di speranza in alto in basso cercando affetto in ogni occulta distanza e piangono: noi siamo in terra ma ci potremo un giorno librare esilmente piegare sul seno divino come rose dai muri nelle strade odorose sul ***** che le chiede senza voce. Amici dalla barca si vede il mondo e in lui una verità che precede intrepida, un sospiro profondo dalle foci alle sorgenti; la Madonna dagli occhi trasparenti scende adagio incontro ai morenti, raccoglie il cumulo della vita, i dolori le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita. Le ragazze alla finestra annerita con lo sguardo verso i monti non sanno finire d'aspettare l'avvenire. Nelle stanze la voce materna senza origine, senza profondità s'alterna col silenzio della terra, è bella e tutto par nato da quella.
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Alla vita
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Così li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti.
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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Tantum tempus temporis quoniam aliena femina in meo cubiculo dormivit; ecce illi quantum dulce somnus est. Quanta etiam libera somnia sunt. In alia aetate mundum certe rexit vel optimo regi in matrimonio fideliter ducta est qui iuxtus flumen psalmos luce lunae scripsit. **** me iri foras egressum et spatiatum Nihil occurit hic, nihil umquam fit. Praeterea si incedat iam volat me narrare; habeo nihil, praecipue erga quicquid erat. Viam cepi aviam qua celeres non superant; dignis praemia sunt qui verbum veritatis distinguere possunt. Hospes solus me docere potuit praeclaram orem iustitiae contemplari et videre oculum pro oculo, et dentem pro dente. Nisi duo homines in mansionem, Est nullus in viso; verem exspectant, proinde quasi ver plaustro accederet. Mundus deleretur ea nocte sed meae amicae aequum esset; illa meo cubiculo dormiret *** revenirem. Meridiano me promoveo adhuc in obscura parte viae; in angustos corruere et constans manere non possum. Alius mea ore dicit sed solum meo animo audit, calcas omnibus etiam tibi feci quibus tamen careo. Ego et ego In creatione quo ingenium alicuius nec alicui ignoscit nec excolit. Ego et ego unus alteri dicit nullus et videre imaginem meum et vivere possit. From "Bird's Nest In Your Hair" by Brian Jobe
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May 21, 2017
May 21, 2017 at 10:03 PM UTC
Ego et Ego after Bob Dylan
Non è del nulla che ti parlo ma di questo vacuo ardore che misura ogni mio atto Ognuno adesso è santo e il pasto di certe sere - di bocche serie ha smembrato anche me che guardo e fingo di non sapere che l'asfalto riflette il mio viso liquefatto per il caldo E' un patto questo fango di macerie restaurate da mani urlanti un passato in cui tutto era più chiaro o forse meno azzardato
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Nov 7, 2014
Nov 7, 2014 at 10:16 AM UTC
Untitled
Sulla chiara aderenza del suo viso dove balena il ritmico, selvaggio, sentimento dell'alba mentre della notturna s'addolora quiete silvestre e cinge a dominare il boato del tempo la più cauta trepida luce, salgono veloci i profili irrequieti del destino. Mirabile linguaggio che trascorre dalle limpide acque alla vibrata forza dell'inumana profezia! Ora nell'ampia conca dell'eremo un soffuso candore si raccoglie dalle acque sui rami ed accompagna di cenni lacrimevoli il congedo.
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Maria Egiziaca (Tintoretto)
Mi domando che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d'esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi? Se fossero lì, mentre voi scrivete il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti a ogni compromesso, capirebbero chi siete? Madri vili, con nel viso il timore antico, quello che come un male deforma i lineamenti in un biancore che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale. Madri vili, poverine, preoccupate che i figli conoscano la viltà per chiedere un posto, per essere pratici, per non offendere anime privilegiate, per difendersi da ogni pietà. Madri mediocri, che hanno imparato con umiltà di bambine, di noi, un unico, nudo significato, con anime in cui il mondo è dannato a non dare né dolore né gioia. Madri mediocri, che non hanno avuto per voi mai una parola d'amore, se non d'un amore sordidamente muto di bestia, e in esso v'hanno cresciuto, impotenti ai reali richiami del cuore. Madri servili, abituate da secoli a chinare senza amore la testa, a trasmettere al loro feto l'antico, vergognoso segreto d'accontentarsi dei resti della festa. Madri servili, che vi hanno insegnato come il servo può essere felice odiando chi è, come lui, legato, come può essere, tradendo, beato, e sicuro, facendo ciò che non dice. Madri feroci, intente a difendere quel poco che, borghesi, possiedono, la normalità e lo stipendio, quasi con rabbia di chi si vendichi o sia stretto da un assurdo assedio. Madri feroci, che vi hanno detto: Sopravvivete! Pensate a voi! Non provate mai pietà o rispetto per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi! Ecco, vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri! Che non hanno vergogna a sapervi - nel vostro odio - addirittura superbi, se non è questa che una valle di lacrime. È così che vi appartiene questo mondo: fatti fratelli nelle opposte passioni, o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo a essere diversi: a rispondere del selvaggio dolore di esser uomini.
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Ballata delle madri
Mi domando che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d'esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi? Se fossero lì, mentre voi scrivete il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti a ogni compromesso, capirebbero chi siete? Madri vili, con nel viso il timore antico, quello che come un male deforma i lineamenti in un biancore che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale. Madri vili, poverine, preoccupate che i figli conoscano la viltà per chiedere un posto, per essere pratici, per non offendere anime privilegiate, per difendersi da ogni pietà. Madri mediocri, che hanno imparato con umiltà di bambine, di noi, un unico, nudo significato, con anime in cui il mondo è dannato a non dare né dolore né gioia. Madri mediocri, che non hanno avuto per voi mai una parola d'amore, se non d'un amore sordidamente muto di bestia, e in esso v'hanno cresciuto, impotenti ai reali richiami del cuore. Madri servili, abituate da secoli a chinare senza amore la testa, a trasmettere al loro feto l'antico, vergognoso segreto d'accontentarsi dei resti della festa. Madri servili, che vi hanno insegnato come il servo può essere felice odiando chi è, come lui, legato, come può essere, tradendo, beato, e sicuro, facendo ciò che non dice. Madri feroci, intente a difendere quel poco che, borghesi, possiedono, la normalità e lo stipendio, quasi con rabbia di chi si vendichi o sia stretto da un assurdo assedio. Madri feroci, che vi hanno detto: Sopravvivete! Pensate a voi! Non provate mai pietà o rispetto per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi! Ecco, vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri! Che non hanno vergogna a sapervi - nel vostro odio - addirittura superbi, se non è questa che una valle di lacrime. È così che vi appartiene questo mondo: fatti fratelli nelle opposte passioni, o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo a essere diversi: a rispondere del selvaggio dolore di esser uomini.
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L'alba per la valle nera sparpagliò le greggi bianche: tornano ora nella sera e s'arrampicano stanche; una stella le conduce. Torna via dalla maestra la covata, e passa lenta: c'è del biondo alla finestra tra un basilico e una menta: è Maria che cuce e cuce. Per che cuci e per che cosa? Un lenzuolo? Un bianco velo? Tutto il cielo è color rosa, rosa e oro, e tutto il cielo sulla testa le riluce. Alza gli occhi dal lavoro: una lagrima? Un sorriso? Sotto il cielo rosa e oro, chini gli occhi, chino il viso, ella cuce, cuce, cuce.
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La cucitrice
le lacrime che intagliano il loro percorso sul mio viso, pungiglione, e bruciano, e purtroppo il dolore è una gradita distrazione. ~ the tears that carve their path down my face, sting, and burn, and sadly the pain is a welcome distraction.
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Feb 6, 2015
Feb 6, 2015 at 8:48 AM UTC
dolore benvenuto
Tu che dall’ombra compari, E docile e dolce tu pari, Nel sole cocente la tua pelle schiarisce E dalla tua faccia la tristezza svanisce. Ti ** guardata dritta negli occhi, E tu la mia pelle mi tocchi. Ti ** guardata nel viso un sorriso Che la dolce faccia tua ha riso. Mi ricordo di averti amata subito E che allorché scelta non dubito, E di fatto mi hai regalato la felicità E al cuore mio la verità. Adesso ti dirò che sei speciale, Speciale ma non tanto quanto il reale. Perché più di questo tu sei e sarai E per sempre il mio cuore battere farai.
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Nov 10, 2018
Nov 10, 2018 at 2:16 PM UTC
A Little Creature
Stammi lontana così che ti possa apprezzare per sempre. Stammi lontana perché so che non esisteresti che tu, e ogni cosa avrebbe il tuo sapore. Il tuo odore nell'aria che respiro. Il tuo viso in ogni cosa io desideri. Stammi lontana perché io ** un mondo da vivere e scoprire.
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Dec 13, 2023
Dec 13, 2023 at 12:03 AM UTC
You
Siamo soli. Bianca l'aria vola come in un mulino. Nella terra solitaria siamo in due, sempre in cammino. Soli i miei, soli i tuoi stracci per le vie. Non altro suono che due gridi: - Oggi ci sono e doman me ne vo... - Stacci! Stacci! Stacci! Io di qua, battendo i denti, tu di là, pestando i piedi: non ti vedo e tu mi senti; io ti sento, e non mi vedi. Noi gettiamo i nostri urlacci, come cani in abbandono fuor dell'uscio: - Oggi ci sono e doman me ne vo... - Stacci! Stacci! Stacci! Questa terra ha certe porte, che ci s'entra e non se n'esce. È il castello della morte. S'ode qui l'erba che cresce: crescer l'erba e i rosolacci qui, di notte, al tempo buono: ma nient'altro... - Oggi ci sono e doman me ne vo... - Stacci! Stacci! Stacci! C'incontriamo... Io ti derido?! No, compagno nello stento! No, fratello! È un vano grido che gettiamo al freddo vento. Né c'è un viso che s'affacci per dire, Eh! Spazzacamino!... per dire, Oh! Quel vecchiettino degli stacci... degli stacci!... - stacci! Stacci!
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I due girovaghi
Sono più di trent'anni e, di queste ore, mamma, tu con dolor m'hai partorito; ed il mio nuovo piccolo vagito t'addolorava più del tuo dolore. Poi tra il dolore sempre ed il timore, o dolce madre, m'hai di te nutrito: e quando fui del corpo tuo vestito, quand'ebbi nel mio cuor tutto il tuo cuore, allor sei morta; e son vent'anni: un giorno! E già gli occhi materni io penso a vuoto; e il caro viso già mi si scolora; mamma, e più non ti so. Ma nel soggiorno freddo dè morti, nel tuo sogno immoto, tu m'accarezzi i riccioli d'allora.
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Anniversario (1889)
a song never sung a symphony never played a lesson never learned a language never spoken a Sun that never warmed my face, I miss, yet I know I was born times again in forgotten suburbs of the world I still cherish caresses and cuddles of that miracle fo mine secret sounds good heat hope for a new day of silence and happiness come what may .................................... una canzone mai cantata una sinfonia mai suonata   una lezione mai imparata una lingua mai parlata   un Sole che non mi ha mai riscaldato il viso   mi mancano   eppure lo so   che sono nato molte volte nelle periferie dimenticate del mondo conservo ancora le carezze e la tenerezza di quel miracolo   il segreto suono, il caldo buono speranza di un giorno nuovo di silenzio e felicità e così sia .......... una canción nunca cantada una sinfonía nunca tocada   una lección nunca aprendida un idioma nunca hablado   un Sol que nunca me calentó la cara   yo extraño   pero sé   que nací muchas veces en los suburbios olvidados del mundo todavía guardo las caricias y la ternura de ese milagro   el sonido secreto, el cálido bien esperanza de un nuevo día de silencio y felicidad y que así sea ............ une chanson jamais chantée une symphonie jamais jouée   une leçon jamais apprise une langue jamais parlée   un Soleil qui n'a jamais réchauffé mon visage   ils me manquent   pourtant je sais   que je suis né plusieurs fois dans les banlieues oubliées du monde Je garde toujours les caresses et les câlins de ce miracle   le son secret, la bonne chaleur espoir de un nouveau jour de silence et de bonheur ainsi soit-il Marco Bo https://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.com/2020/05/isolamento-n-37-e-senza-troppi-discorsi.html
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May 18, 2020
May 18, 2020 at 5:33 AM UTC
isolation n. 37 - and without other words someone will disappear
a song never sung a symphony never played a lesson never learned a language never spoken a Sun that never warmed my face, I miss, yet I know I was born times again in forgotten suburbs of the world I still cherish caresses and cuddles of that miracle fo mine secret sounds good heat hope for a new day of silence and happiness come what may .................................... una canzone mai cantata una sinfonia mai suonata   una lezione mai imparata una lingua mai parlata   un Sole che non mi ha mai riscaldato il viso   mi mancano   eppure lo so   che sono nato molte volte nelle periferie dimenticate del mondo conservo ancora le carezze e la tenerezza di quel miracolo   il segreto suono, il caldo buono speranza di un giorno nuovo di silenzio e felicità e così sia .......... una canción nunca cantada una sinfonía nunca tocada   una lección nunca aprendida un idioma nunca hablado   un Sol que nunca me calentó la cara   yo extraño   pero sé   que nací muchas veces en los suburbios olvidados del mundo todavía guardo las caricias y la ternura de ese milagro   el sonido secreto, el cálido bien esperanza de un nuevo día de silencio y felicidad y que así sea ............ une chanson jamais chantée une symphonie jamais jouée   une leçon jamais apprise une langue jamais parlée   un Soleil qui n'a jamais réchauffé mon visage   ils me manquent   pourtant je sais   que je suis né plusieurs fois dans les banlieues oubliées du monde Je garde toujours les caresses et les câlins de ce miracle   le son secret, la bonne chaleur espoir de un nouveau jour de silence et de bonheur ainsi soit-il Marco Bo https://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.com/2020/05/isolamento-n-37-e-senza-troppi-discorsi.html
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sotto questo cielo un giorno mi hanno guardato male perchè ero seduta sull'autobus è stato come uno spruzzo d'acqua gelata sul viso ma la giornata era calda e allora niente..... sotto questo grigio cielo un giorno mi hanno detto che portavo malattie era Inverno tutti erano ammalati di fretta e di influenza e niente sotto questo grigio cielo di periferia un giorno mi hanno gridato addosso è stata come un'onda che mi ha travolto mi hanno detto"torna a casa tua!" questa è casa mia avrei voluto dire ma loro erano in tanti ed io ero da sola e allora..... sotto questo grigio cielo di periferia dimenticato a forza di far finta di niente si diventa niente .................... other sky I do not have under this sky one day they looked at me badly because I was sitting on the bus it was like a spray of frozen water on my face but the day was hot and so nothing..... under this gray sky one day they told me that I was carrying diseases it was Winter everyone was ill with haste and flu and so nothing under this gray suburban sky one day they shouted at me It was like a wave that overwhelmed me they told me "go away back to your home!" this is my home I wanted to say but they were many and I was alone so..... under this gray and forgotten suburban sky by dint of pretending nothing happened you become nothing .......................... otro cielo yo no tengo bajo este cielo un día me miraron mal porque yo estaba sentada en el autobús fuè como uno spray de agua helada en la cara pero el día estaba caliente asì que nada ..... bajo este cielo gris un día me dijeron que yo llevaba enfermedades era invierno todos estaban enfermos con prisa y fiebre y nada bajo este cielo gris suburbano un día me gritaron en la cara fuè como una ola que me abrumò me dijeron "vuelve a tu casa!" esta es mi casa, quería decir yo pero ellos eran muchos y yo estaba sola asì que..... bajo este cielo gris de suburbios olvidados a fuerza de pretender que no pasa nada uno se convierte en nada
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Sep 14, 2018
Sep 14, 2018 at 5:26 AM UTC
altro cielo io non **
sotto questo cielo un giorno mi hanno guardato male perchè ero seduta sull'autobus è stato come uno spruzzo d'acqua gelata sul viso ma la giornata era calda e allora niente..... sotto questo grigio cielo un giorno mi hanno detto che portavo malattie era Inverno tutti erano ammalati di fretta e di influenza e niente sotto questo grigio cielo di periferia un giorno mi hanno gridato addosso è stata come un'onda che mi ha travolto mi hanno detto"torna a casa tua!" questa è casa mia avrei voluto dire ma loro erano in tanti ed io ero da sola e allora..... sotto questo grigio cielo di periferia dimenticato a forza di far finta di niente si diventa niente .................... other sky I do not have under this sky one day they looked at me badly because I was sitting on the bus it was like a spray of frozen water on my face but the day was hot and so nothing..... under this gray sky one day they told me that I was carrying diseases it was Winter everyone was ill with haste and flu and so nothing under this gray suburban sky one day they shouted at me It was like a wave that overwhelmed me they told me "go away back to your home!" this is my home I wanted to say but they were many and I was alone so..... under this gray and forgotten suburban sky by dint of pretending nothing happened you become nothing .......................... otro cielo yo no tengo bajo este cielo un día me miraron mal porque yo estaba sentada en el autobús fuè como uno spray de agua helada en la cara pero el día estaba caliente asì que nada ..... bajo este cielo gris un día me dijeron que yo llevaba enfermedades era invierno todos estaban enfermos con prisa y fiebre y nada bajo este cielo gris suburbano un día me gritaron en la cara fuè como una ola que me abrumò me dijeron "vuelve a tu casa!" esta es mi casa, quería decir yo pero ellos eran muchos y yo estaba sola asì que..... bajo este cielo gris de suburbios olvidados a fuerza de pretender que no pasa nada uno se convierte en nada
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This afternoon, of soft spoken secrets. This afternoon, Of arms and tracing, Stone white symmetry. Small laughs, under the quiet summer rain. Burns a flame, In my gut. A Hopeless chorus, bereft of prayers. Shoot me down, I come in peace.
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Aug 4, 2019
Aug 4, 2019 at 9:31 PM UTC
Un Viso