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"nuda" poems
sono le 01 e 22 e io ** nel corpo e nella testa queste vibrazioni calde e pallide che mi stringono il cuore. sono irragiungibili. ** attaccato alle mie ciglia i pensieri tristi, sono perline trasparenti & i miei capelli non sono ancora abbastanza lunghi per strangolare qualcuno. se potessi scegliere di avvelenare qualsiasi superficie che toccherai, io lo farei. i miei pensieri sono linee biforcute che corrono qui e lì, si diradano come i rami secchi contro il cielo freddo dell'inverno. immagino me & te amore mio a danzare su un battello, sotto le stelle, qualche vita fa, in cui eravamo belli e sorridenti. penso ai sassi lanciati nell'acqua, ai cerchi nel grano, alle macchie sul muro. penso alla mia vita da fantasma, quando vivevo a malapena, penso a chi mi ha uccisa in quei mesi e credo che l'inferno esista solo per chi ha conosciuto il paradiao e lo abbia disprezzato. penso alle ore di sonno perse, alla pelle nuda, al mascara colato, alle tracce di rossetto sui bicchieri, ai muri della stanza che mi conoscevano più di quanto mi abbia mai conosciuta tu. credo che il mio sia un caso inverso, ** conosciuto l'inferno e ora sto guadagnando il paradiso che ** sempre meritato.
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Feb 20, 2015
Feb 20, 2015 at 7:35 PM UTC
01:34, buonanotte
Ci vediamo in proiezione, ed ecco la città, in una sua povera ora nuda, terrificante come ogni nudità. Terra incendiata il cui incendio spento stasera o da millenni, è una cerchia infinita di ruderi rosa, carboni e ossa biancheggianti, impalcature dilavate dall'acqua e poi bruciate da nuovo sole. La radiosa Appia che formicola di migliaia di insetti - gli uomini d'oggi - i neorealistici ossessi delle Cronache in volgare. Poi compare Testaccio, in quella luce di miele proiettata sulla terra dall'oltretomba. Forse è scoppiata, la Bomba, fuori dalla mia coscienza. Anzi, è così certamente. E la fine del Mondo è già accaduta: una cosa muta, calata nel controluce del crepuscolo. Ombra, chi opera in questa èra. Ah, sacro Novecento, regione dell'anima in cui l'Apocalisse è un vecchio evento! Il Pontormo con un operatore meticoloso, ha disposto cantoni di case giallastre, a tagliare questa luce friabile e molle, che dal cielo giallo si fa marrone impolverato d'oro sul mondo cittadino... e come piante senza radice, case e uomini, creano solo muti monumenti di luce e d'ombra, in movimento: perché la loro morte è nel loro moto. Vanno, come senza alcuna colonna sonora, automobili e camion, sotto gli archi, sull 'asfalto, contro il gasometro, nell'ora, d'oro, di Hiroshima, dopo vent'anni, sempre più dentro in quella loro morte gesticolante: e io ritardatario sulla morte, in anticipo sulla vita vera, bevo l'incubo della luce come un vino smagliante. Nazione senza speranze! L'Apocalisse esploso fuori dalle coscienze nella malinconia dell'Italia dei Manieristi, ha ucciso tutti: guardateli - ombre grondanti d'oro nell'oro dell'agonia.
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Poesie mondane
Ci vediamo in proiezione, ed ecco la città, in una sua povera ora nuda, terrificante come ogni nudità. Terra incendiata il cui incendio spento stasera o da millenni, è una cerchia infinita di ruderi rosa, carboni e ossa biancheggianti, impalcature dilavate dall'acqua e poi bruciate da nuovo sole. La radiosa Appia che formicola di migliaia di insetti - gli uomini d'oggi - i neorealistici ossessi delle Cronache in volgare. Poi compare Testaccio, in quella luce di miele proiettata sulla terra dall'oltretomba. Forse è scoppiata, la Bomba, fuori dalla mia coscienza. Anzi, è così certamente. E la fine del Mondo è già accaduta: una cosa muta, calata nel controluce del crepuscolo. Ombra, chi opera in questa èra. Ah, sacro Novecento, regione dell'anima in cui l'Apocalisse è un vecchio evento! Il Pontormo con un operatore meticoloso, ha disposto cantoni di case giallastre, a tagliare questa luce friabile e molle, che dal cielo giallo si fa marrone impolverato d'oro sul mondo cittadino... e come piante senza radice, case e uomini, creano solo muti monumenti di luce e d'ombra, in movimento: perché la loro morte è nel loro moto. Vanno, come senza alcuna colonna sonora, automobili e camion, sotto gli archi, sull 'asfalto, contro il gasometro, nell'ora, d'oro, di Hiroshima, dopo vent'anni, sempre più dentro in quella loro morte gesticolante: e io ritardatario sulla morte, in anticipo sulla vita vera, bevo l'incubo della luce come un vino smagliante. Nazione senza speranze! L'Apocalisse esploso fuori dalle coscienze nella malinconia dell'Italia dei Manieristi, ha ucciso tutti: guardateli - ombre grondanti d'oro nell'oro dell'agonia.
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Lascerò il momento per durare nella tua eternità senza confini; così io, ombra delicata e fiori di velo ricoperti tra marmi antichi e divorate chiome svolgo il mio passo acceso alle veggenti distese d'erba e anche al tuo passato, uomo dei boschi, che mi sei sereno quanto angosciata è la mia certa vita. E lasciando le docili pasture della ragione voglio smemorarmi nei tuoi canti boschivi, sì che Amore torni al mio seno e mi riaccolga intatta. Forse tu mi hai sentito, quando ferma nel sonno io gridavo il mio rancore contro la vita, e certo mi hai chiamato con lo strumento avido di suoni; per questo, Pan, io vengo e nella corsa perdo il mio velo e mi dimostro ignuda nuda qual sono e non più giovinetta: che amor mi morse dolce come mela, e a me resta di un torsolo disfatto l'amara meraviglia e la dolente consunzione feroce dell'amore, e che altri mi morda più assetato che non Amore che mi toglie e mi tiene.
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Psyche a Pan
"Credi che il tuo sia vero amore? Esamina a fondo il tuo passato" insiste lui saettando ben addentro la sua occhiata di presbite tra beffarda e strana. E aspetta. Mentre io guardo lontano ed altro non mi viene in mente che il mare fermo sotto il volo dei gabbiani sfrangiato appena tra gli scogli dell'isola, dove una terra nuda si fa ombra con le sue gobbe o un'altra preparata a semina si fa ombra con le sue zolle e con pochi fili. "Certo, posso aver molto peccato" rispondo infine aggrappandomi a qualcosa, sia pure alle mie colpe, in quella luce di brughiera. "Piangere, piangere dovresti sul tuo amore male inteso" riprende la sua voce con un fischio di raffica sopra quella landa passando alta. L'ascolto e neppure mi domando perché sia lui e non io di là da questo banco occupato a giudicare i mali del mondo. "Può darsi" replico io mentre già penso ad altro, mentre la via s'accende scaglia a scaglia e qui nel bar il giorno ancora pieno sfolgora in due pupille di giovinetta che si sfila il grembio per le ore di libertà e l'uomo che le ha dato il cambio indossa la gabbana bianca e viene verso di noi con due bicchieri colmi, freschi, da porre uno di qua uno di là sopra il nostro tavolo.
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Il Giudice
needing nothing besides poets & naked women, civilization flourished w/ liquor & music the source of all pleasure; lust is the primal emotion of song; dancing to the grunts & thwacks, ******* & hips shaking & throbbing in the long grass;  u've seen them doing the flamenco &  twerking  &  lap  dancing -         | _u've seen them praying, carrying snakes, hissing in the grottos; ******* the saints_
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Aug 18, 2018
Aug 18, 2018 at 4:13 PM UTC
poeta nuda mulieribus
Cerca de donde júntase la Comiá con el Cauca, Rosa pícara vivía -del campamento lujuriante Hada. Guisos cuán apetitosos mano albi-roja guisaba -Rosa maritornes única! (mejor sus manos rosa-albas, frentes, mejillas que la fiebre dora, frentes, mejillas que la fiebre exalta, acariciaban -gaviotas sobre la mar que hispe la borrasca-) Oh Rosa la de mis besos y en su boca vibrátil... (tibia aljaba de la lengua vivaz -venusina flecha para mi boca sansebastianizada...-) Oh Rosa la de los ojos como la noche cerrada: y un sutil estrabismo los volvía pérfidas y malignas azagayas para mi corazón -al par audaz y tímido-, para mi corazón: dardos, virotes y macanas! Y me herían dulcísimos sus ojos de terciopelo -negros- y de lascivia -en llamas! Oh Rosa de los abrazos de fulva leona en brama! Rosa pícara felina! Y en sus brazos morenos naufragaba mi ser -mi ser, a pique, jubiloso!- Oh mármol móvil en la móvil hamaca! Oh mármol ágil sobre los yerbales! Rútilo mármol en las rubias aguas 1 del Cauca río: -retozante Fauno, flavo Sileno ansioso de la nuda Oreada 2 fogoso mármol, Venus sapiente, en la alcoba, a la noche insomne y ávida! Cerca de donde júntase la Comiá con el Cauca, Rosa pícara vivía -síntesis de Ninones y de Aspasias. Por ella, riñas, enojos, celos, duelos, algaradas: Rosa, Helena de esa Troya, mucho más hembra que la Helena clásica! Rosa la de los labios gordezuelos y los perfectos muslos y las róseas cúpulas elásticas! Rosa..., fugada con los años idos...: ¿dónde amarás ahora, Venus de Bolombolo, Lais del Cauca?
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Canción de rosa del cauca
Cerca de donde júntase la Comiá con el Cauca, Rosa pícara vivía -del campamento lujuriante Hada. Guisos cuán apetitosos mano albi-roja guisaba -Rosa maritornes única! (mejor sus manos rosa-albas, frentes, mejillas que la fiebre dora, frentes, mejillas que la fiebre exalta, acariciaban -gaviotas sobre la mar que hispe la borrasca-) Oh Rosa la de mis besos y en su boca vibrátil... (tibia aljaba de la lengua vivaz -venusina flecha para mi boca sansebastianizada...-) Oh Rosa la de los ojos como la noche cerrada: y un sutil estrabismo los volvía pérfidas y malignas azagayas para mi corazón -al par audaz y tímido-, para mi corazón: dardos, virotes y macanas! Y me herían dulcísimos sus ojos de terciopelo -negros- y de lascivia -en llamas! Oh Rosa de los abrazos de fulva leona en brama! Rosa pícara felina! Y en sus brazos morenos naufragaba mi ser -mi ser, a pique, jubiloso!- Oh mármol móvil en la móvil hamaca! Oh mármol ágil sobre los yerbales! Rútilo mármol en las rubias aguas 1 del Cauca río: -retozante Fauno, flavo Sileno ansioso de la nuda Oreada 2 fogoso mármol, Venus sapiente, en la alcoba, a la noche insomne y ávida! Cerca de donde júntase la Comiá con el Cauca, Rosa pícara vivía -síntesis de Ninones y de Aspasias. Por ella, riñas, enojos, celos, duelos, algaradas: Rosa, Helena de esa Troya, mucho más hembra que la Helena clásica! Rosa la de los labios gordezuelos y los perfectos muslos y las róseas cúpulas elásticas! Rosa..., fugada con los años idos...: ¿dónde amarás ahora, Venus de Bolombolo, Lais del Cauca?
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stara prawda...                                     to tylko nuda; coś więcej?     eh... chyba emerytura - tak na policzku braku aesthetics na tle cegieł - bo to ha ha dla "uczonych" z prostatą na telefonach niby jak kupcy z arabii jest równe sezon z wybrykami szeików kórw i koni - ale nie jest tłem z czołgami Tiananmen - o tyle blisko by dać wywrot historii wspomnieniem słowo Panzer: nad dot com boom słownictwa; jak ten noworodek lewicy szczy w portki bojąc sie ozora powiękrzenia zasobu słów!
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Apr 9, 2016
Apr 9, 2016 at 8:08 PM UTC
old truth / noworodek lewicy
o, chyrp i trumna, na gest! (co polak wie... żyd skargi! i  jemu ten warty holocaust! konieć! twe ulice, nasze kamienice... m'eh kości.... twe pyrh... w twe total: m'eh kości i zwane kamienice... te teraz zwane ulice, o skarge zwaną: izrael). bardzo łatwo zabić kogoś,                                                    tym czasem, samym czasem jest łatwo...                    w tych czasach tak samo....                                            bo powód? nuda! tak nudno, po protu żyć... nie-zwykle, bo tak po prostu... żyć... ogier i w ranek... jak niby rynek.                                           w bieli snu                albo w czarni targu.                            o tym!    na rozkaz cie, roztrzelić mamy w dal na sens: oto traf;                 adwant... w cierpliwości nadać: w imie ojca, i syna,                      i ducha... świętégo... you're going to study in oxford with that gob's worth of demands? rozmáchá... unfold. i'll be honest with you... that's actually ukranian idiosyncrasy... isn't so much a case of language           unsaid,             when so much of it is       being said; we'd like to have said, and read:               a volume for a pressure for less; let's say that...    and then imagine ourselves riding bicycles in the countryside, rather than suggesting ourselves to prescribe ourselves the image of ourselves   riddled by inner-city beijing e.g.
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May 22, 2017
May 22, 2017 at 5:25 PM UTC
o, chryp i trumna, na gest!
o, chyrp i trumna, na gest! (co polak wie... żyd skargi! i  jemu ten warty holocaust! konieć! twe ulice, nasze kamienice... m'eh kości.... twe pyrh... w twe total: m'eh kości i zwane kamienice... te teraz zwane ulice, o skarge zwaną: izrael). bardzo łatwo zabić kogoś,                                                    tym czasem, samym czasem jest łatwo...                    w tych czasach tak samo....                                            bo powód? nuda! tak nudno, po protu żyć... nie-zwykle, bo tak po prostu... żyć... ogier i w ranek... jak niby rynek.                                           w bieli snu                albo w czarni targu.                            o tym!    na rozkaz cie, roztrzelić mamy w dal na sens: oto traf;                 adwant... w cierpliwości nadać: w imie ojca, i syna,                      i ducha... świętégo... you're going to study in oxford with that gob's worth of demands? rozmáchá... unfold. i'll be honest with you... that's actually ukranian idiosyncrasy... isn't so much a case of language           unsaid,             when so much of it is       being said; we'd like to have said, and read:               a volume for a pressure for less; let's say that...    and then imagine ourselves riding bicycles in the countryside, rather than suggesting ourselves to prescribe ourselves the image of ourselves   riddled by inner-city beijing e.g.
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La luna s'apre nei giardini del manicomio, qualche malato sospira, mano nella tasca nuda. La luna chiede tormento e chiede sangue ai reclusi: ** visto un malato morire dissanguato sotto la luna accesa.
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La luna s'apre nei giardini del manicomio