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"altrui" poems
III Qual in colle aspro, al imbrunir di sera L’avezza giovinetta pastorella Va bagnando l’herbetta strana e bella Che mal si spande a disusata spera Fuor di sua natia alma primavera, Cosi Amor meco insu la lingua snella Desta il fior novo di strania favella, Mentre io di te, vezzosamente altera, Canto, dal mio buon popol non inteso E’l bel Tamigi cangio col bel Arno Amor lo volse, ed io a l’altrui peso Seppi ch’ Amor cosa mai volse indarno. Deh! foss’ il mio cuor lento e’l duro seno A chi pianta dal ciel si buon terreno.
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Sonnet 03
Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi e lenti, e gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio uman l'arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti; perché ne gliatti d'alegrezza spenti di fuor si legge com'io dentro avampi: sì ch'io mi credo omai che monti e piagge e fiumi e selve sappian di che tempre sia la mia vita, ch'è celata altrui. Ma pur sì aspre vie né sì selvagge cercar non so ch'Amore non venga sempre ragionando con meco, et io co llui.
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Solo et pensoso
- Donde, o vecchina, queste violette serene come un lontanar di monti nel puro occaso? Poi che il gelo ha strette tutte le fonti; il gelo brucia dalle stelle, o nonna, ogni foglia, ogni radica, ogni zolla. - - Tiepida, sappi, lungo la Corsonna geme una polla. Là noi sciacquiamo il candido bucato nell'onda calda in mezzo a nevi e brine; e il poggio è pieno di viole, e il prato di pratelline. - Ah!... ma, poeta, non ancor nel pio tuo cuore è l'onda che discioglie il gelo? Non è la polla, calda nell'oblio freddo del cielo? Ché sempre, se ti agghiaccia la sventura, se l'odio altrui ti spoglia e ti desola, spunta, al tepor dell'anima tua pura, qualche viola.
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Viole d'inverno
D'in su la vetta della torre antica, Passero solitario, alla campagna Cantando vai finché non more il giorno; Ed erra l'armonia per questa valle. Primavera dintorno Brilla nell'aria, e per li campi esulta, Sì ch'a mirarla intenerisce il core. Odi greggi belar, muggire armenti; Gli altri augelli contenti, a gara insieme Per lo libero ciel fan mille giri, Pur festeggiando il lor tempo migliore: Tu pensoso in disparte il tutto miri; Non compagni, non voli, Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi; Canti, e così trapassi Dell'anno e di tua vita il più bel fiore. Oimè, quanto somiglia Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso, Della novella età dolce famiglia, E te german di giovinezza, amore, Sospiro acerbo dè provetti giorni, Non curo, io non so come; anzi da loro Quasi fuggo lontano; Quasi romito, e strano Al mio loco natio, Passo del viver mio la primavera. Questo giorno ch'omai cede alla sera, Festeggiar si costuma al nostro borgo. Odi per lo sereno un suon di squilla, Odi spesso un tonar di ferree canne, Che rimbomba lontan di villa in villa. Tutta vestita a festa La gioventù del loco Lascia le case, e per le vie si spande; E mira ed è mirata, e in cor s'allegra. Io solitario in questa Rimota parte alla campagna uscendo, Ogni diletto e gioco Indugio in altro tempo: e intanto il guardo Steso nell'aria aprica Mi fere il Sol che tra lontani monti, Dopo il giorno sereno, Cadendo si dilegua, e par che dica Che la beata gioventù vien meno. Tu, solingo augellin, venuto a sera Del viver che daranno a te le stelle, Certo del tuo costume Non ti dorrai; che di natura è frutto Ogni vostra vaghezza. A me, se di vecchiezza La detestata soglia Evitar non impetro, Quando muti questi occhi all'altrui core, E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro Del dì presente più noioso e tetro, Che parrà di tal voglia? Che di quest'anni miei? Che di me stesso? Ahi pentirommi, e spesso, Ma sconsolato, volgerommi indietro.
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Passero solitario
D'in su la vetta della torre antica, Passero solitario, alla campagna Cantando vai finché non more il giorno; Ed erra l'armonia per questa valle. Primavera dintorno Brilla nell'aria, e per li campi esulta, Sì ch'a mirarla intenerisce il core. Odi greggi belar, muggire armenti; Gli altri augelli contenti, a gara insieme Per lo libero ciel fan mille giri, Pur festeggiando il lor tempo migliore: Tu pensoso in disparte il tutto miri; Non compagni, non voli, Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi; Canti, e così trapassi Dell'anno e di tua vita il più bel fiore. Oimè, quanto somiglia Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso, Della novella età dolce famiglia, E te german di giovinezza, amore, Sospiro acerbo dè provetti giorni, Non curo, io non so come; anzi da loro Quasi fuggo lontano; Quasi romito, e strano Al mio loco natio, Passo del viver mio la primavera. Questo giorno ch'omai cede alla sera, Festeggiar si costuma al nostro borgo. Odi per lo sereno un suon di squilla, Odi spesso un tonar di ferree canne, Che rimbomba lontan di villa in villa. Tutta vestita a festa La gioventù del loco Lascia le case, e per le vie si spande; E mira ed è mirata, e in cor s'allegra. Io solitario in questa Rimota parte alla campagna uscendo, Ogni diletto e gioco Indugio in altro tempo: e intanto il guardo Steso nell'aria aprica Mi fere il Sol che tra lontani monti, Dopo il giorno sereno, Cadendo si dilegua, e par che dica Che la beata gioventù vien meno. Tu, solingo augellin, venuto a sera Del viver che daranno a te le stelle, Certo del tuo costume Non ti dorrai; che di natura è frutto Ogni vostra vaghezza. A me, se di vecchiezza La detestata soglia Evitar non impetro, Quando muti questi occhi all'altrui core, E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro Del dì presente più noioso e tetro, Che parrà di tal voglia? Che di quest'anni miei? Che di me stesso? Ahi pentirommi, e spesso, Ma sconsolato, volgerommi indietro.
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Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale siccome i ciottoli che tu volvi, mangiati dalla salsedine; scheggia fuori dal tempo, testimone di una volontà fredda che non passa. Altro fui: uomo intento che riguarda in sé, in altrui, il bollore della vita fugace uomo che tarda all'atto, che nessuno, poi, distrugge. Volli cercare il male che tarla il mondo, la piccola stortura d'una leva che arresta l'ordegno universale; e tutti vidi gli eventi del minuto come pronti a disgiungersi in un crollo. Seguìto il solco di un sentiero m'ebbi l'opposto in cuore, col suo invito; e forse m'occorreva il coltello che recide, la mente che decide e si determina. Altri libri occorrevano a me, non la tua pagina rombante. Ma nulla so rimpiangere: tu sciogli ancora i groppi interni col tuo canto. Il tuo delirio sale agli astri ormai.
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Mediterraneo
Pace non trovo e non ** da far guerra, e temo e spero; ed ardo e son un ghiaccio; e volo sopra 'l cielo e giaccio in terra; e nulla stringo, e tutto 'l mondo abbraccio. Tal m'ha in pregion, che non m'apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; e non m'ancide Amore e non mi sferra, né mi vuol vivo né mi trae d'impaccio. Veggio senza occhi e non ** lingua e grido; e bramo di perir e cheggio aita; ed ** in odio me stesso ed amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte e vita; iin questo stato son, Donna, per voi.
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Untitled
Tu, burattino speranzoso, inutili sono le tue lacrime, prive di senso, travolte dal suono del cucù, ora. Oh pupo, ti deprimo, ma leggo in te le stelle e le ambizioni che non raggiungerai. Tu, carcassa macchinaria, affogate sono le tue grida, laggiù negli abissi, natie d’un assassino seppellito. Oh superbo, ti disgusto, ma vedo in te la cenere e l'onore che cela la sua paura. Tu, spirito magistrale, fittizie sono le tue glorie, immense e spettacolari, dal desiderio d’infestare i sogni altrui. Oh dannato, ti inorridisco, ma percepisco in te il teatro e il potere di un applauso solo cortese. Io, universale, infinito, superiori sono le mie trame, io che tramuto in lazzi lo spasmo ed il pianto. Oh folle, m’illumino, mentre distrutto mi guardo allo specchio urlando: ridi, mostro, ridi! Ridi, bestia, soffoca nel sorriso! Ridi! Ridi! Ridi! /// You, hopeful puppet, useless are your tears, without sense, swept away by the sound of the cuckoo, now. Oh puppet, I depress you, but I read in you the stars and the ambitions that you will not reach. You, mechanical carcass, drowned are your cries, down there in the abyss, native of a buried murderer. Oh proud, I disgust you, but I see in you the ashes and the honor that hides his fear. You, masterful spirit, fictitious are your glories, immense and spectacular, from the desire to haunt the dreams of others. Oh ****** I horrify you, but I perceive in you the theater and the power of only polite applause. I, universal, infinite, my plots are superior, I who turn into jokes spasm and weeping. Oh madman, I light up, while destroyed I look at myself in the mirror screaming: laugh, monster, laugh! Laugh, beast, suffocate in the smile! Laugh! Laugh! Laugh!
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Apr 17, 2025
Apr 17, 2025 at 4:52 PM UTC
L'Io del Noi
Tu, burattino speranzoso, inutili sono le tue lacrime, prive di senso, travolte dal suono del cucù, ora. Oh pupo, ti deprimo, ma leggo in te le stelle e le ambizioni che non raggiungerai. Tu, carcassa macchinaria, affogate sono le tue grida, laggiù negli abissi, natie d’un assassino seppellito. Oh superbo, ti disgusto, ma vedo in te la cenere e l'onore che cela la sua paura. Tu, spirito magistrale, fittizie sono le tue glorie, immense e spettacolari, dal desiderio d’infestare i sogni altrui. Oh dannato, ti inorridisco, ma percepisco in te il teatro e il potere di un applauso solo cortese. Io, universale, infinito, superiori sono le mie trame, io che tramuto in lazzi lo spasmo ed il pianto. Oh folle, m’illumino, mentre distrutto mi guardo allo specchio urlando: ridi, mostro, ridi! Ridi, bestia, soffoca nel sorriso! Ridi! Ridi! Ridi! /// You, hopeful puppet, useless are your tears, without sense, swept away by the sound of the cuckoo, now. Oh puppet, I depress you, but I read in you the stars and the ambitions that you will not reach. You, mechanical carcass, drowned are your cries, down there in the abyss, native of a buried murderer. Oh proud, I disgust you, but I see in you the ashes and the honor that hides his fear. You, masterful spirit, fictitious are your glories, immense and spectacular, from the desire to haunt the dreams of others. Oh ****** I horrify you, but I perceive in you the theater and the power of only polite applause. I, universal, infinite, my plots are superior, I who turn into jokes spasm and weeping. Oh madman, I light up, while destroyed I look at myself in the mirror screaming: laugh, monster, laugh! Laugh, beast, suffocate in the smile! Laugh! Laugh! Laugh!
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