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"messa" poems
The snagged line grows taut As I repeat the question " Is there anything you want?" House too empty , stairs too steep She wants me back, I worry "Weve been to ASDA , dont ask what i bought" Saturday afternoon phonecall "How are things?" The reluctant tagline "Not so bad" Front garden going native I set off down the cracked path Doesnt want next door to see I dont wave TALKING THEIR LANGUAGE June classroom, stir of voices Arriva trains glide to the coast Coffee needs filling, the last biscuit goes This afternoon we look at idioms Unpicking centuries, cultures Somalia, Bangla Desh, Kurdistan English remains official Still a puzzle "Speak slowly and clearly" "Dont hit trees with sticks" "Its a piece of cake" The intricacy of language Shapes ancient letters "Lemon squeezy " chimes Messa Our laughter is shared
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Jan 14, 2016
Jan 14, 2016 at 6:50 AM UTC
UNRAVELLING
Domenica! Il dì che a mattina sorride e sospira al tramonto!... Che ha quella teglia in cucina? Che brontola brontola brontola... È fuori un frastuono di giuoco, per casa è un sentore di spigo... Che ha quella pentola al fuoco? Che sfrigola sfrigola sfrigola... E già la massaia ritorna da messa; così come trovasi adorna, s'appressa: la brage qua copre, là desta, passando, frr, come in un volo, spargendo un odore di festa, di nuovo, di tela e giaggiolo. La macchina è in punto; l'agnello nel lungo schidione è già pronto; la teglia è sul chiuso fornello, che brontola brontola brontola... Ed ecco la macchina parte da sé, col suo trepido intrigo: la pentola nera è da parte, che sfrigola sfrigola sfrigola... Ed ecco che scende, che sale, che frulla, che va con un dondolo eguale di culla. La legna scoppietta; ed un fioco fragore all'orecchio risuona di qualche invitato, che un poco s'è fermo su l'uscio, e ragiona. È l'ora, in cucina, che troppi due sono, ed un solo non basta: si cuoce, tra murmuri e scoppi, la bionda matassa di pasta. Qua, nella cucina, lo svolo di piccole grida d'impero; là, in sala, il ronzare, ormai solo, d'un ospite molto ciarliero. Avanti i suoi ciocchi, senz'ira né pena, la docile macchina gira serena, qual docile servo, una volta ch'ha inteso, né altro bisogna: lavora nel mentre che ascolta, lavora nel mentre che sogna. Va sempre, s'affretta, ch'è l'ora, con una vertigine molle: con qualche suo fremito incuora la pentola grande che bolle. È l'ora: s'affretta, né tace, ché sgrida, rimprovera, accusa, col suo ticchettìo pertinace, la teglia che brontola chiusa. Campana lontana si sente sonare. Un'altra con onde più lente, più chiare, risponde. Ed il piccolo schiavo già stanco, girando bel bello, già mormora, in tavola! In tavola!, e dondola il suo campanello.
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La canzone del Girarrosto
Domenica! Il dì che a mattina sorride e sospira al tramonto!... Che ha quella teglia in cucina? Che brontola brontola brontola... È fuori un frastuono di giuoco, per casa è un sentore di spigo... Che ha quella pentola al fuoco? Che sfrigola sfrigola sfrigola... E già la massaia ritorna da messa; così come trovasi adorna, s'appressa: la brage qua copre, là desta, passando, frr, come in un volo, spargendo un odore di festa, di nuovo, di tela e giaggiolo. La macchina è in punto; l'agnello nel lungo schidione è già pronto; la teglia è sul chiuso fornello, che brontola brontola brontola... Ed ecco la macchina parte da sé, col suo trepido intrigo: la pentola nera è da parte, che sfrigola sfrigola sfrigola... Ed ecco che scende, che sale, che frulla, che va con un dondolo eguale di culla. La legna scoppietta; ed un fioco fragore all'orecchio risuona di qualche invitato, che un poco s'è fermo su l'uscio, e ragiona. È l'ora, in cucina, che troppi due sono, ed un solo non basta: si cuoce, tra murmuri e scoppi, la bionda matassa di pasta. Qua, nella cucina, lo svolo di piccole grida d'impero; là, in sala, il ronzare, ormai solo, d'un ospite molto ciarliero. Avanti i suoi ciocchi, senz'ira né pena, la docile macchina gira serena, qual docile servo, una volta ch'ha inteso, né altro bisogna: lavora nel mentre che ascolta, lavora nel mentre che sogna. Va sempre, s'affretta, ch'è l'ora, con una vertigine molle: con qualche suo fremito incuora la pentola grande che bolle. È l'ora: s'affretta, né tace, ché sgrida, rimprovera, accusa, col suo ticchettìo pertinace, la teglia che brontola chiusa. Campana lontana si sente sonare. Un'altra con onde più lente, più chiare, risponde. Ed il piccolo schiavo già stanco, girando bel bello, già mormora, in tavola! In tavola!, e dondola il suo campanello.
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Three monks met me on the driveway from the road to the abbey black robed and a welcome taking my bags we walked to the abbey domus dei, unfold me she said plant kisses here and here, bell tower reaching skyward bell sound disturbing rooks from nearby trees, George washing the refectory floor with the large mop and steel bucket and moving side to side, il sacrificio di Cristo the Italian monk said la Messa quotidiana I listened to him as I helped him to sort books in the abbey library, I kissed  her ******* one after the other my husband doesn't do that so you must she said, Dio ama ognuno di noi come se ci fosse solo uno di noi Augustine said so I read and only God could do that I mused, I cleaned the windows of the chapter house with cloth and cold water musing on the monk holding up the host during Mass with his shaking fingers, les nombres parfaits comme les hommes parfaits sont très rares Gareth said quoting Descartes as we sat in the novice room waiting for Dom Joe, I tried to put her from my mind during Compline tried to put the image of her beneath me moaning with her joy, George and I rang the bells for Mass the following day wishing I could accept the will of God and obey.
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Apr 22, 2017
Apr 22, 2017 at 1:40 PM UTC
TO OBEY MXMLXXI