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"gioia" poems
Drawstring linen pants, Unisex from a women's catalogue. Dark green shirt, tomboy approved. Enough makeup to hide my faults. Pink heart earrings, and a silver cross in the 3rd hole. A silver cross, trans emblem and a silver heart engraved Laura, my true identity, together on a black bead chain. Silver Lesbian insignia ring with my wedding band on top. A black 1st finger ring etched with the Lord's prayer. 2 bracelets, one orange one turquoise to match a turquoise hat and dark glasses. A couple of mists of Acqua di Gioia. Women's turquoise/orange runners, And a Victoria's secret backpack. I didn't really think about the details until evening, All I knew is I felt comfortable today. I even went to Kohl's department store alone and browsed, and felt a confidence I'd rarely felt in the past. Is this how some people feel every day I wonder? I was so grateful for just today, just one day. Today I was me by Lj Mark 2015
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Oct 31, 2015
Oct 31, 2015 at 12:54 AM UTC
Today i was me
Mi fai scoppiare in lacrime. Gioia, tristezza, e l'amore. Sono sopraffatto ogni volta Ti vedo. Le Farfalle ritorno Di volta in volta. Il mento così prominente, Il tuo sorriso così luminoso, I tuoi occhi così incantevole. Un abbraccio come nessun altro, Caldo, pieno d'amore. Imbarazzante e scomodo. Baci soffici, duro, lento, veloce. Intenso. Fai finta di essere, cose che non sono, Ma dentro di me vedere il tuo amore, la compassione, La paura, il dolore, la gioia. ride piccoli come un anello vero figlio dalla bocca, come ** dolcemente solleticare la vostra abbronzato, ventre maculato. Avvolto tra le tue braccia, un bruco in un bozzolo. Cassetta di sicurezza, suono, sicuro. Abbiamo urlare e piangere. Ci baciamo e ci sorridiamo. Abbiamo fatto male e guarire. Tu sei mia, Io sono tuo. Non importa chi ti ha amato, o che vi piace quando ci separiamo, L'amore che sgorga dal mio cuore, per te, Continuerà fino a che non cessa di. Mi fai ridere, piangere, urlo, brivido, nella gioia, la rabbia, la disperazione, l'amore. Voi mi levate dal baratro che è la mia mente. Mi ricordi per questo che voglio essere vivo.
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Aug 22, 2012
Aug 22, 2012 at 8:59 PM UTC
Ogni ragazzo merita una poesia d'amore merda
La donzelletta vien dalla campagna, In sul calar del sole, Col suo fascio dell'erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch'ebbe compagni dell'età più bella. Già tutta l'aria imbruna, Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre Giù dà colli e dà tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappatore, E seco pensa al dì del suo riposo. Poi quando intorno è spenta ogni altra face, E tutto l'altro tace, Odi il martel picchiare, odi la sega Del legnaiuol, che veglia Nella chiusa bottega alla lucerna, E s'affretta, e s'adopra Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba. Questo di sette è il più gradito giorno, Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia Recheran l'ore, ed al travaglio usato Ciascuno in suo pensier farà ritorno. Garzoncello scherzoso, Cotesta età fiorita È come un giorno d'allegrezza pieno, Giorno chiaro, sereno, Che precorre alla festa di tua vita. Godi, fanciullo mio; stato soave, Stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vò; ma la tua festa Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.
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Il sabato del villaggio
La donzelletta vien dalla campagna, In sul calar del sole, Col suo fascio dell'erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch'ebbe compagni dell'età più bella. Già tutta l'aria imbruna, Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre Giù dà colli e dà tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappatore, E seco pensa al dì del suo riposo. Poi quando intorno è spenta ogni altra face, E tutto l'altro tace, Odi il martel picchiare, odi la sega Del legnaiuol, che veglia Nella chiusa bottega alla lucerna, E s'affretta, e s'adopra Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba. Questo di sette è il più gradito giorno, Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia Recheran l'ore, ed al travaglio usato Ciascuno in suo pensier farà ritorno. Garzoncello scherzoso, Cotesta età fiorita È come un giorno d'allegrezza pieno, Giorno chiaro, sereno, Che precorre alla festa di tua vita. Godi, fanciullo mio; stato soave, Stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vò; ma la tua festa Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.
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Uno sguardo ,due anime perdute , Un solo attimo per riportarle a galla ! Gli occhi di lei… Gli occhi di lui … Una sola anima ormai ! Lui, forte creatura leggendaria dal spasimato passato si sente fragile e impotente come mai prima. Le lacrime di lei colpiscono più di mille ***** e il sorriso …oh! Il sorriso , non li dà gioia…no, perché è il sorriso di lei la ragione della tua esistenza , non più la Terra a tenerlo fermo ,ma l’esistenza di lei. Lo sguardo di lui che colpisce gli occhi di lei fa invidia anche al sole: dolce, sereno, colmo di un eterno e sconfinato amore che gli fa perdere il senso della vita e della persona, quel amore che è l’unica cosa a poterlo salvare dal suo lurido destino e strapparlo dalle grinfie della solitudine!
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Jul 24, 2014
Jul 24, 2014 at 6:34 AM UTC
Imprinting
Gloria del disteso mezzogiorno quand'ombra non rendono gli alberi, e piú e piú si mostrano d'attorno per troppa luce, le parvenze, falbe. Il sole, in alto, - e un secco greto. Il mio giorno non è dunque passato: l'ora piú bella è di là dal muretto che rinchiude in un occaso scialbato. L'arsura, in giro; un martin pescatore volteggia s'una reliquia di vita. La buona pioggia è di là dallo squallore, ma in attendere è gioia piú compita.
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Gloria del disteso mezzogiorno
Come nebbia, Nebbia sparsa Che divien acqua, Poi torrente, E poi per sempre E forte e rapida e turbolenta Cui vien la vita, la gioia, i colori Il nostro scopo é Ma non era niente
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May 9, 2024
May 9, 2024 at 1:06 AM UTC
Come nebbia
I saw the signs & knew she was my kind of lady. There were bright venetian beads hung around her slender neck, she wore faded torn Levi's & a light cotton top, a bit see-through. On her mahogany dresser was a used elegant bottle of Aqua di Gioia, right next to the Tiffany lamp depicting large dragonflies. The black light above her bed was a bit odd, but not the Kama Sutra picture just below it, it peeked my interest. Her cozy bricked-kitchen had the aroma of nutmeg and brown sugar with a hint of saffron. The selection of wines not too extravagant, the French Bordeaux caught my eye. The Chinese dragon wrapped around her ankle was an inkling of her mysteriousness, her speech repertoire was impressive, her diction eloquent, a real genius. And her eyes blazed hues I've never seen, a gaze that melted me dead in my tracks, it was breathtaking, radiant beyond any word-description. I will forever be awestruck.
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Feb 10, 2014
Feb 10, 2014 at 5:41 PM UTC
Forever Awestruck By Her Signs (I'll Never Be The Same)
Passata è la tempesta: Odo augelli far festa, e la gallina, Tornata in su la via, Che ripete il suo verso. Ecco il sereno Rompe là da ponente, alla montagna; Sgombrasi la campagna, E chiaro nella valle il fiume appare. Ogni cor si rallegra, in ogni lato Risorge il romorio Torna il lavoro usato. L'artigiano a mirar l'umido cielo, Con l'opra in man, cantando, Fassi in su l'uscio; a prova Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua Della novella piova; E l'erbaiuol rinnova Di sentiero in sentiero Il grido giornaliero. Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride Per li poggi e le ville. Apre i balconi, Apre terrazzi e logge la famiglia: E, dalla via corrente, odi lontano Tintinnio di sonagli; il carro stride Del passeggier che il suo cammin ripiglia. Si rallegra ogni core. Sì dolce, sì gradita Quand'è, com'or, la vita? Quando con tanto amore L'uomo à suoi studi intende? O torna all'opre? O cosa nova imprende? Quando dè mali suoi men si ricorda? Piacer figlio d'affanno; Gioia vana, ch'è frutto Del passato timore, onde si scosse E paventò la morte Chi la vita abborria; Onde in lungo tormento, Fredde, tacite, smorte, Sudàr le genti e palpitàr, vedendo Mossi alle nostre offese Folgori, nembi e vento. O natura cortese, Son questi i doni tuoi, Questi i diletti sono Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena È diletto fra noi. Pene tu spargi a larga mano; il duolo Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto Che per mostro e miracolo talvolta Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana Prole cara agli eterni! Assai felice Se respirar ti lice D'alcun dolor: beata Se te d'ogni dolor morte risana.
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La quiete dopo la tempesta
Passata è la tempesta: Odo augelli far festa, e la gallina, Tornata in su la via, Che ripete il suo verso. Ecco il sereno Rompe là da ponente, alla montagna; Sgombrasi la campagna, E chiaro nella valle il fiume appare. Ogni cor si rallegra, in ogni lato Risorge il romorio Torna il lavoro usato. L'artigiano a mirar l'umido cielo, Con l'opra in man, cantando, Fassi in su l'uscio; a prova Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua Della novella piova; E l'erbaiuol rinnova Di sentiero in sentiero Il grido giornaliero. Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride Per li poggi e le ville. Apre i balconi, Apre terrazzi e logge la famiglia: E, dalla via corrente, odi lontano Tintinnio di sonagli; il carro stride Del passeggier che il suo cammin ripiglia. Si rallegra ogni core. Sì dolce, sì gradita Quand'è, com'or, la vita? Quando con tanto amore L'uomo à suoi studi intende? O torna all'opre? O cosa nova imprende? Quando dè mali suoi men si ricorda? Piacer figlio d'affanno; Gioia vana, ch'è frutto Del passato timore, onde si scosse E paventò la morte Chi la vita abborria; Onde in lungo tormento, Fredde, tacite, smorte, Sudàr le genti e palpitàr, vedendo Mossi alle nostre offese Folgori, nembi e vento. O natura cortese, Son questi i doni tuoi, Questi i diletti sono Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena È diletto fra noi. Pene tu spargi a larga mano; il duolo Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto Che per mostro e miracolo talvolta Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana Prole cara agli eterni! Assai felice Se respirar ti lice D'alcun dolor: beata Se te d'ogni dolor morte risana.
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Ricordi quand'eri saggina, coi penduli grani che il vento scoteva, come una manina di ***** il sonaglio d'argento? Cadeva la brina; la pioggia cadeva: passavano uccelli gemendo: tu gracile e roggia tinnivi coi cento ramelli. Ed oggi non più come ieri tu senti la pioggia e la brina, ma sgrigioli come quand'eri saggina. Restavi negletta nei solchi quand'ogni pannocchia fu colta: te, colsero, quando i bifolchi v'ararono ancora una volta. Un vecchio ti prese, recise, legò; ti privò della bella semenza tua rossa; e ti mise nell'angolo, ad essere ancella. E in casa tu resti, in un canto, negletta qui come laggiù; ma niuno è di casa pur quanto sei tu. Se t'odia colui che la trama distende negli alti solai, l'arguta gallina pur t'ama, cui porti la preda che fai. E t'ama anche senza, ché ai costi ti sbalza, ed i grani t'invola, residui del tempo che fosti saggina, nei campi già sola. Ma più, gracilando t'aspetta con ciò che in tua vasta rapina le strascichi dalla già netta cucina. Tu lasci che t'odiino, lasci che t'amino: muta, il tuo giorno, nell'angolo, resti, coi fasci di stecchi che attendono il forno. Nell'angolo il giorno tu resti, pensosa del canto del gallo; se al ***** tu già non ti presti, che viene, e ti vuole cavallo. Riporti, con lui che ti frena, le paglie ch'hai tolte, e ben più; e gioia or n'ha esso; ma pena poi tu. Sei l'umile ancella; ma reggi la casa: tu sgridi a buon'ora, mentre impaziente passeggi, gl'ignavi che dormono ancora. E quanto tu muovi dal canto, la rondine è ancora nel nido; e quando comincia il suo canto, già ode per casa il tuo strido. E l'alba il suo cielo rischiara, ma prima lo spruzza e imperlina, così come tu la tua cara casina. Sei l'umile ancella, ma regni su l'umile casa pulita. Minacci, rimproveri; insegni ch'è bella, se pura, la vita. Insegni, con l'acre tua cura rodendo la pietra e la creta, che sempre, per essere pura, si logora l'anima lieta. Insegni, tu sacra ad un rogo non tardo, non bello, che più di ciò che tu mondi, ti logori tu!
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La canzone della granata
Ricordi quand'eri saggina, coi penduli grani che il vento scoteva, come una manina di ***** il sonaglio d'argento? Cadeva la brina; la pioggia cadeva: passavano uccelli gemendo: tu gracile e roggia tinnivi coi cento ramelli. Ed oggi non più come ieri tu senti la pioggia e la brina, ma sgrigioli come quand'eri saggina. Restavi negletta nei solchi quand'ogni pannocchia fu colta: te, colsero, quando i bifolchi v'ararono ancora una volta. Un vecchio ti prese, recise, legò; ti privò della bella semenza tua rossa; e ti mise nell'angolo, ad essere ancella. E in casa tu resti, in un canto, negletta qui come laggiù; ma niuno è di casa pur quanto sei tu. Se t'odia colui che la trama distende negli alti solai, l'arguta gallina pur t'ama, cui porti la preda che fai. E t'ama anche senza, ché ai costi ti sbalza, ed i grani t'invola, residui del tempo che fosti saggina, nei campi già sola. Ma più, gracilando t'aspetta con ciò che in tua vasta rapina le strascichi dalla già netta cucina. Tu lasci che t'odiino, lasci che t'amino: muta, il tuo giorno, nell'angolo, resti, coi fasci di stecchi che attendono il forno. Nell'angolo il giorno tu resti, pensosa del canto del gallo; se al ***** tu già non ti presti, che viene, e ti vuole cavallo. Riporti, con lui che ti frena, le paglie ch'hai tolte, e ben più; e gioia or n'ha esso; ma pena poi tu. Sei l'umile ancella; ma reggi la casa: tu sgridi a buon'ora, mentre impaziente passeggi, gl'ignavi che dormono ancora. E quanto tu muovi dal canto, la rondine è ancora nel nido; e quando comincia il suo canto, già ode per casa il tuo strido. E l'alba il suo cielo rischiara, ma prima lo spruzza e imperlina, così come tu la tua cara casina. Sei l'umile ancella, ma regni su l'umile casa pulita. Minacci, rimproveri; insegni ch'è bella, se pura, la vita. Insegni, con l'acre tua cura rodendo la pietra e la creta, che sempre, per essere pura, si logora l'anima lieta. Insegni, tu sacra ad un rogo non tardo, non bello, che più di ciò che tu mondi, ti logori tu!
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Ieri era il tuo compleanno Purtroppo è stata una giornata impegnativa Tuttavia, sono andato nel giardino Del mio cuore questa splendida mattina Dove ** colto una rosa invisibile che poteva portare: Felicità, gioia, buon umore e un inizio di primavera. Mi sono rasato barba e baffi per rallegrare la tua giornata Con tutto il cuore, ti auguro un felice compleanno Oh! Vorrei incantarti fino al tramonto Quando l'arcobaleno non c'è più in autunno Verso un altro orizzonte, per un'altra stagione Per favore, accetta questa rosa, questa poesia, questa canzone. P.S. Questa poesia è dedicata al mia cara amica. Copyright © Agosto 2025 Hébert Logerie, Tutti i diritti riservati. Hébert Logerie è autore di diverse raccolte di poesie.
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Aug 11, 2025
Aug 11, 2025 at 12:26 AM UTC
Una Rosa Invisibile Per Il Tuo Compleanno
Fare l'alba con te... vivere la notte con te... sfiorare ogni emozione con te... ogni gioco e ogni follia... assaporare la nostra capacità di vivere la vita e il mondo appieno, come pochi sanno fare, è per me gioia profonda e felicità. Quando siamo insieme per me non esiste altro, non so come, ma solo così io non penso nulla... ogni momento resta unico, semplicemente momenti di vita che insieme viviamo, ma che conserverò sempre nella mia memoria e nel mio cuore. Ripensando a te Al mio nord Rossella Usai - Agosto 2005 - Dedicata a Claudio, indimenticabile periodo di vita con lui.
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Jul 20, 2017
Jul 20, 2017 at 2:44 AM UTC
Al mio Nord
Mi domando che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d'esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi? Se fossero lì, mentre voi scrivete il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti a ogni compromesso, capirebbero chi siete? Madri vili, con nel viso il timore antico, quello che come un male deforma i lineamenti in un biancore che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale. Madri vili, poverine, preoccupate che i figli conoscano la viltà per chiedere un posto, per essere pratici, per non offendere anime privilegiate, per difendersi da ogni pietà. Madri mediocri, che hanno imparato con umiltà di bambine, di noi, un unico, nudo significato, con anime in cui il mondo è dannato a non dare né dolore né gioia. Madri mediocri, che non hanno avuto per voi mai una parola d'amore, se non d'un amore sordidamente muto di bestia, e in esso v'hanno cresciuto, impotenti ai reali richiami del cuore. Madri servili, abituate da secoli a chinare senza amore la testa, a trasmettere al loro feto l'antico, vergognoso segreto d'accontentarsi dei resti della festa. Madri servili, che vi hanno insegnato come il servo può essere felice odiando chi è, come lui, legato, come può essere, tradendo, beato, e sicuro, facendo ciò che non dice. Madri feroci, intente a difendere quel poco che, borghesi, possiedono, la normalità e lo stipendio, quasi con rabbia di chi si vendichi o sia stretto da un assurdo assedio. Madri feroci, che vi hanno detto: Sopravvivete! Pensate a voi! Non provate mai pietà o rispetto per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi! Ecco, vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri! Che non hanno vergogna a sapervi - nel vostro odio - addirittura superbi, se non è questa che una valle di lacrime. È così che vi appartiene questo mondo: fatti fratelli nelle opposte passioni, o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo a essere diversi: a rispondere del selvaggio dolore di esser uomini.
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Ballata delle madri
Mi domando che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d'esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi? Se fossero lì, mentre voi scrivete il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti a ogni compromesso, capirebbero chi siete? Madri vili, con nel viso il timore antico, quello che come un male deforma i lineamenti in un biancore che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale. Madri vili, poverine, preoccupate che i figli conoscano la viltà per chiedere un posto, per essere pratici, per non offendere anime privilegiate, per difendersi da ogni pietà. Madri mediocri, che hanno imparato con umiltà di bambine, di noi, un unico, nudo significato, con anime in cui il mondo è dannato a non dare né dolore né gioia. Madri mediocri, che non hanno avuto per voi mai una parola d'amore, se non d'un amore sordidamente muto di bestia, e in esso v'hanno cresciuto, impotenti ai reali richiami del cuore. Madri servili, abituate da secoli a chinare senza amore la testa, a trasmettere al loro feto l'antico, vergognoso segreto d'accontentarsi dei resti della festa. Madri servili, che vi hanno insegnato come il servo può essere felice odiando chi è, come lui, legato, come può essere, tradendo, beato, e sicuro, facendo ciò che non dice. Madri feroci, intente a difendere quel poco che, borghesi, possiedono, la normalità e lo stipendio, quasi con rabbia di chi si vendichi o sia stretto da un assurdo assedio. Madri feroci, che vi hanno detto: Sopravvivete! Pensate a voi! Non provate mai pietà o rispetto per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi! Ecco, vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri! Che non hanno vergogna a sapervi - nel vostro odio - addirittura superbi, se non è questa che una valle di lacrime. È così che vi appartiene questo mondo: fatti fratelli nelle opposte passioni, o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo a essere diversi: a rispondere del selvaggio dolore di esser uomini.
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Vidi il mio sogno sopra il monte in cima; era una striscia pallida, cò suoi Boschi d'un verde quale mai né prima vidi né poi. Prima, il sonante nembo coi velari, tutto ascondeva, delle nubi nere: poi, tutto il sole disvelò del pari bello a vedere. Ma quel mio sogno al raggio d'un'aurora nuova m'apparve e sparve in un baleno, che il ciel non era torbo più né ancora tutto sereno.
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Tra il dolore e la gioia
Li osservo, questi uomini, educati ad altra vita che la mia: frutti d'una storia tanto diversa, e ritrovati, quasi fratelli, qui, nell'ultima forma storica di Roma. Li osservo: in tutti c'è come l'aria d'un buttero che dorma armato di coltello: nei loro succhi vitali, è disteso un tenebrore intenso, la papale itterizia del Belli, non porpora, ma spento peperino, bilioso cotto. La biancheria, sotto, fine e sporca; nell'occhio, l'ironia che trapela il suo umido, rosso, indecente bruciore. La sera li espone quasi in romitori, in riserve fatte di vicoli, muretti, androni e finestrelle perse nel silenzio. È certo la prima delle loro passioni il desiderio di ricchezza: sordido come le loro membra non lavate, nascosto, e insieme scoperto, privo di ogni pudore: come senza pudore è il rapace che svolazza pregustando chiotto il boccone, o il lupo, o il ragno; essi bramano i soldi come zingari, mercenari, puttane: si lagnano se non ce n'hanno, usano lusinghe abbiette per ottenerli, si gloriano plautinamente se ne hanno le saccocce piene. Se lavorano - lavoro di mafiosi macellari, ferini lucidatori, invertiti commessi, tranvieri incarogniti, tisici ambulanti, manovali buoni come cani - avviene che abbiano ugualmente un'aria di ladri: troppa avita furberia in quelle vene... Sono usciti dal ventre delle loro madri a ritrovarsi in marciapiedi o in prati preistorici, e iscritti in un'anagrafe che da ogni storia li vuole ignorati... Il loro desiderio di ricchezza è, così, banditesco, aristocratico. Simile al mio. Ognuno pensa a sé, a vincere l'angosciosa scommessa, a dirsi: "È fatta, " con un ghigno di re... La nostra speranza è ugualmente ossessa: estetizzante, in me, in essi anarchica. Al raffinato e al sottoproletariato spetta la stessa ordinazione gerarchica dei sentimenti: entrambi fuori dalla storia, in un mondo che non ha altri varchi che verso il sesso e il cuore, altra profondità che nei sensi. In cui la gioia è gioia, il dolore dolore.
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Il desiderio di ricchezza del sottoproletariato romano
Li osservo, questi uomini, educati ad altra vita che la mia: frutti d'una storia tanto diversa, e ritrovati, quasi fratelli, qui, nell'ultima forma storica di Roma. Li osservo: in tutti c'è come l'aria d'un buttero che dorma armato di coltello: nei loro succhi vitali, è disteso un tenebrore intenso, la papale itterizia del Belli, non porpora, ma spento peperino, bilioso cotto. La biancheria, sotto, fine e sporca; nell'occhio, l'ironia che trapela il suo umido, rosso, indecente bruciore. La sera li espone quasi in romitori, in riserve fatte di vicoli, muretti, androni e finestrelle perse nel silenzio. È certo la prima delle loro passioni il desiderio di ricchezza: sordido come le loro membra non lavate, nascosto, e insieme scoperto, privo di ogni pudore: come senza pudore è il rapace che svolazza pregustando chiotto il boccone, o il lupo, o il ragno; essi bramano i soldi come zingari, mercenari, puttane: si lagnano se non ce n'hanno, usano lusinghe abbiette per ottenerli, si gloriano plautinamente se ne hanno le saccocce piene. Se lavorano - lavoro di mafiosi macellari, ferini lucidatori, invertiti commessi, tranvieri incarogniti, tisici ambulanti, manovali buoni come cani - avviene che abbiano ugualmente un'aria di ladri: troppa avita furberia in quelle vene... Sono usciti dal ventre delle loro madri a ritrovarsi in marciapiedi o in prati preistorici, e iscritti in un'anagrafe che da ogni storia li vuole ignorati... Il loro desiderio di ricchezza è, così, banditesco, aristocratico. Simile al mio. Ognuno pensa a sé, a vincere l'angosciosa scommessa, a dirsi: "È fatta, " con un ghigno di re... La nostra speranza è ugualmente ossessa: estetizzante, in me, in essi anarchica. Al raffinato e al sottoproletariato spetta la stessa ordinazione gerarchica dei sentimenti: entrambi fuori dalla storia, in un mondo che non ha altri varchi che verso il sesso e il cuore, altra profondità che nei sensi. In cui la gioia è gioia, il dolore dolore.
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Non è Amore. Ma in che misura è mia colpa il non fare dei miei affetti Amore? Molta colpa, sia pure, se potrei d'una pazza purezza, d'una cieca pietà vivere giorno per giorno... Dare scandalo di mitezza. Ma la violenza in cui mi frastorno, dei sensi, dell'intelletto, da anni, era la sola strada. Intorno a me alle origini c'era, degli inganni istituiti, delle dovute illusioni, solo la Lingua: che i primi affanni di un bambino, le preumane passioni, già impure, non esprimeva. E poi quando adolescente nella nazione conobbi altro che non fosse la gioia del vivere infantile - in una patria provinciale, ma per me assoluta, eroica - fu l'anarchia. Nella nuova e già grama borghesia d'una provincia senza purezza, il primo apparire dell'Europa fu per me apprendistato all'uso più puro dell'espressione, che la scarsezza della fede d'una classe morente risarcisse con la follia ed i tòpoi dell'eleganza: fosse l'indecente chiarezza d'una lingua che evidenzia la volontà a non essere, incosciente, e la cosciente volontà a sussistere nel privilegio e nella libertà che per Grazia appartengono allo stile.
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Non è amore
Every now and then a smell comes my way, a whiff from another time blasts my senses reminding me in a vivid olfactory way, how some things used to be. From cigarettes to cotton candy, road **** to patchouli, campfires to Acqua de gioia, fresh summer rain to nearby lightning, bacon to honey, the memories unfold, telling me I'm a little bit older, but I'm not losing my mind, seems my grey-cells are still intact.
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Feb 26, 2014
Feb 26, 2014 at 4:08 PM UTC
My Grey Cells Are Still Intact
Vulesse addeventà nu barbuncino: uno 'e chilli canille nire e riccie ca siente 'e dì p' 'a strada: "Che carino!... sembra un batuffolino... nu capriccio". E me 'nfezzasse dint' 'a na vetrina d' 'o primmo magazzino ca truvasse; e tu, passanno 'a llà ogni matina, te 'ncapricciasse 'e me e m'accattasse. Io già me veco cu nu cullarino tutto 'ndurato cu ddoje campanelle sdraiato appiede a tte 'ncopp' 'o cuscino: p' 'a gioia, cchiù nun ce stesse dint' 'a pella! E quanno po' tu me pigliasse 'mbraccio, dicenneme parole azzuccuselle, io t'alleccasse 'e mmane, l'uocchie e 'a faccia sbattenno 'e zampe, 'e rrecchie e 'sta curella. Pe stà sempe cu tte matina e sera nun me 'mpurtasse 'e fà sta vita 'e cane! Vicino a tte t' 'o giuro 'e sta manera vulesse bbene pure 'o acchiappacane!
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Pe stà vicino a tte
by these outskirts of the world, adrift in the post-truth era a few fragments of scattered certainties here and there sometimes in the middle of a meadow sometimes on the asphalt, between the cracks in the cement inside puddles they sink small splinters of evidence like inhaling breeze that feeds and in the gestures in posture in the look in the eyes around the lips between wrinkles like furrows to be irrigated with tears sometimes of joy under this forgotten suburban sky small fragments of truth not in the words but in the body heat and in silence silence please ----------------------- nel calore di un corpo presso queste periferie del mondo alla deriva nell'era della post-verità pochi frammenti di certezze sparse qua è là a volte in mezzo a un prato a volte sull'asfalto, tra le crepe nel cemento dentro a pozzanghere affondano piccole schegge di evidenze come inspirare una brezza fresca che nutre e poi nei gesti nella postura nello sguardo negli occhi attorno alle labbra tra le rughe come solchi da irrigare con lacrime a volte anche di gioia sotto questo cielo urbano dimenticato piccoli frammenti di verità non nelle parole ma nel calore del corpo e del silenzio silenzio per favore ........................... en el calor del cuerpo en estas afueras del mundo, a la deriva en la era de la post-verdad algunos fragmentos de certezas dispersas aquí y allá a veces entre la hierba del campo a veces en el asfalto, entre las grietas en el cemento adentro de charcos se hunden pequeñas astillas de evidencia como inhalar brisa que alimenta y en los gestos en la postura en la mirada en los ojos alrededor de los labios entre arrugas como surcos a regar con lágrimas a veces de alegría bajo este olvidado cielo suburbano pequeños fragmentos de verdad no en las palabras en el calor del cuerpo y en el silencio silencio por favor
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Aug 4, 2018
Aug 4, 2018 at 5:59 PM UTC
body heat
by these outskirts of the world, adrift in the post-truth era a few fragments of scattered certainties here and there sometimes in the middle of a meadow sometimes on the asphalt, between the cracks in the cement inside puddles they sink small splinters of evidence like inhaling breeze that feeds and in the gestures in posture in the look in the eyes around the lips between wrinkles like furrows to be irrigated with tears sometimes of joy under this forgotten suburban sky small fragments of truth not in the words but in the body heat and in silence silence please ----------------------- nel calore di un corpo presso queste periferie del mondo alla deriva nell'era della post-verità pochi frammenti di certezze sparse qua è là a volte in mezzo a un prato a volte sull'asfalto, tra le crepe nel cemento dentro a pozzanghere affondano piccole schegge di evidenze come inspirare una brezza fresca che nutre e poi nei gesti nella postura nello sguardo negli occhi attorno alle labbra tra le rughe come solchi da irrigare con lacrime a volte anche di gioia sotto questo cielo urbano dimenticato piccoli frammenti di verità non nelle parole ma nel calore del corpo e del silenzio silenzio per favore ........................... en el calor del cuerpo en estas afueras del mundo, a la deriva en la era de la post-verdad algunos fragmentos de certezas dispersas aquí y allá a veces entre la hierba del campo a veces en el asfalto, entre las grietas en el cemento adentro de charcos se hunden pequeñas astillas de evidencia como inhalar brisa que alimenta y en los gestos en la postura en la mirada en los ojos alrededor de los labios entre arrugas como surcos a regar con lágrimas a veces de alegría bajo este olvidado cielo suburbano pequeños fragmentos de verdad no en las palabras en el calor del cuerpo y en el silencio silencio por favor
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Per un attimo fui nel mio villaggio, nella mia casa. Nulla era mutato. Stanco tornavo, come da un viaggio; stanco al mio padre, ai morti, ero tornato. Sentivo una gran gioia, una gran pena; una dolcezza ed un'angoscia muta. - Mamma? - È là che ti scalda un po' di cena. - Povera mamma! E lei, non l'ho veduta.
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Sogno
Fantasma tu giungi, tu parti mistero. Venisti, o di lungi? Ché lega già il pero, fiorisce il cotogno laggiù. Di cincie e fringuelli risuona la ripa. Sei tu tra gli ornelli, sei tu tra la stipa? Ombra! Anima! Sogno! Sei tu...? Ogni anno a te grido con palpito nuovo. Tu giungi: sorrido; tu parti: mi trovo due lagrime amare di più. Quest'anno... oh! Quest'anno, la gioia vien teco: già l'odo, o m'inganno, quell'eco dell'eco; già t'odo cantare Cu... cu.
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Canzone d'Aprile