"gioia" poems
Drawstring linen pants,
Unisex from a women's catalogue.
Dark green shirt, tomboy approved.
Enough makeup to hide my faults.
Pink heart earrings, and a silver cross in the 3rd hole.
A silver cross, trans emblem and a silver heart engraved Laura, my true identity, together on a black bead chain.
Silver Lesbian insignia ring with my wedding band on top.
A black 1st finger ring etched with the Lord's prayer.
2 bracelets, one orange one turquoise to match a turquoise hat and dark glasses.
A couple of mists of Acqua di Gioia.
Women's turquoise/orange runners,
And a Victoria's secret backpack.
I didn't really think about the details until evening,
All I knew is I felt comfortable today.
I even went to Kohl's department store alone and browsed, and felt a confidence I'd rarely felt in the past.
Is this how some people feel every day I wonder?
I was so grateful for just today, just one day.
Today I was me
by Lj Mark 2015
Oct 31, 2015
Oct 31, 2015 at 12:54 AM UTC
Mi fai scoppiare in lacrime.
Gioia, tristezza, e l'amore.
Sono sopraffatto
ogni volta
Ti vedo.
Le Farfalle ritorno
Di volta in volta.
Il mento così prominente,
Il tuo sorriso così luminoso,
I tuoi occhi così incantevole.
Un abbraccio come nessun altro,
Caldo, pieno d'amore.
Imbarazzante e scomodo.
Baci soffici, duro, lento, veloce.
Intenso.
Fai finta di essere, cose che non sono,
Ma dentro di me vedere il tuo amore, la compassione,
La paura, il dolore, la gioia.
ride piccoli come un anello vero figlio dalla bocca,
come ** dolcemente solleticare la vostra abbronzato, ventre maculato.
Avvolto tra le tue braccia,
un bruco in un bozzolo.
Cassetta di sicurezza, suono, sicuro.
Abbiamo urlare e piangere.
Ci baciamo e ci sorridiamo.
Abbiamo fatto male e guarire.
Tu sei mia,
Io sono tuo.
Non importa chi ti ha amato,
o che vi piace quando ci separiamo,
L'amore che sgorga dal mio cuore,
per te,
Continuerà fino a che non cessa di.
Mi fai ridere,
piangere,
urlo,
brivido,
nella gioia, la rabbia, la disperazione, l'amore.
Voi mi levate dal baratro che è la mia mente.
Mi ricordi per questo che voglio essere vivo.
Aug 22, 2012
Aug 22, 2012 at 8:59 PM UTC
La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
Giù dà colli e dà tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l'altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d'allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vò; ma la tua festa
Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.
2.1k
Uno sguardo ,due anime perdute ,
Un solo attimo per riportarle a galla !
Gli occhi di lei…
Gli occhi di lui …
Una sola anima ormai !
Lui, forte creatura leggendaria dal spasimato passato
si sente fragile e impotente come mai prima.
Le lacrime di lei colpiscono più di mille *****
e il sorriso …oh! Il sorriso , non li dà gioia…no,
perché è il sorriso di lei la ragione della tua esistenza ,
non più la Terra a tenerlo fermo ,ma l’esistenza di lei.
Lo sguardo di lui che colpisce gli occhi di lei fa invidia anche al sole:
dolce, sereno, colmo di un eterno e sconfinato amore
che gli fa perdere il senso della vita e della persona,
quel amore che è l’unica cosa a poterlo salvare
dal suo lurido destino e strapparlo dalle grinfie della solitudine!
Jul 24, 2014
Jul 24, 2014 at 6:34 AM UTC
Gloria del disteso mezzogiorno
quand'ombra non rendono gli alberi,
e piú e piú si mostrano d'attorno
per troppa luce, le parvenze, falbe.
Il sole, in alto, - e un secco greto.
Il mio giorno non è dunque passato:
l'ora piú bella è di là dal muretto
che rinchiude in un occaso scialbato.
L'arsura, in giro; un martin pescatore
volteggia s'una reliquia di vita.
La buona pioggia è di là dallo squallore,
ma in attendere è gioia piú compita.
1.1k
Come nebbia,
Nebbia sparsa
Che divien acqua,
Poi torrente,
E poi per sempre
E forte e rapida e turbolenta
Cui vien la vita, la gioia, i colori
Il nostro scopo é
Ma non era niente
May 9, 2024
May 9, 2024 at 1:06 AM UTC
I saw the signs
& knew she was my kind of lady.
There were bright venetian beads
hung around her slender neck,
she wore faded torn Levi's
& a light cotton top,
a bit see-through.
On her mahogany dresser
was a used
elegant bottle
of Aqua di Gioia,
right next
to the Tiffany lamp
depicting large dragonflies.
The black light above her bed
was a bit odd,
but not the Kama Sutra picture
just below it,
it peeked my interest.
Her cozy bricked-kitchen
had the aroma
of nutmeg and brown sugar
with a hint of saffron.
The selection of wines
not too extravagant,
the French Bordeaux
caught my eye.
The Chinese dragon
wrapped
around her ankle
was an inkling
of her mysteriousness,
her speech repertoire
was impressive,
her diction eloquent,
a real genius.
And her eyes blazed
hues I've never seen,
a gaze that melted me
dead in my tracks,
it was breathtaking,
radiant beyond
any word-description.
I will forever be awestruck.
Feb 10, 2014
Feb 10, 2014 at 5:41 PM UTC
Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo à suoi studi intende?
O torna all'opre? O cosa nova imprende?
Quando dè mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! Assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.
1k
Ricordi quand'eri saggina,
coi penduli grani che il vento
scoteva, come una manina
di ***** il sonaglio d'argento?
Cadeva la brina; la pioggia
cadeva: passavano uccelli
gemendo: tu gracile e roggia
tinnivi coi cento ramelli.
Ed oggi non più come ieri
tu senti la pioggia e la brina,
ma sgrigioli come quand'eri
saggina.
Restavi negletta nei solchi
quand'ogni pannocchia fu colta:
te, colsero, quando i bifolchi
v'ararono ancora una volta.
Un vecchio ti prese, recise,
legò; ti privò della bella
semenza tua rossa; e ti mise
nell'angolo, ad essere ancella.
E in casa tu resti, in un canto,
negletta qui come laggiù;
ma niuno è di casa pur quanto
sei tu.
Se t'odia colui che la trama
distende negli alti solai,
l'arguta gallina pur t'ama,
cui porti la preda che fai.
E t'ama anche senza, ché ai costi
ti sbalza, ed i grani t'invola,
residui del tempo che fosti
saggina, nei campi già sola.
Ma più, gracilando t'aspetta
con ciò che in tua vasta rapina
le strascichi dalla già netta
cucina.
Tu lasci che t'odiino, lasci
che t'amino: muta, il tuo giorno,
nell'angolo, resti, coi fasci
di stecchi che attendono il forno.
Nell'angolo il giorno tu resti,
pensosa del canto del gallo;
se al ***** tu già non ti presti,
che viene, e ti vuole cavallo.
Riporti, con lui che ti frena,
le paglie ch'hai tolte, e ben più;
e gioia or n'ha esso; ma pena
poi tu.
Sei l'umile ancella; ma reggi
la casa: tu sgridi a buon'ora,
mentre impaziente passeggi,
gl'ignavi che dormono ancora.
E quanto tu muovi dal canto,
la rondine è ancora nel nido;
e quando comincia il suo canto,
già ode per casa il tuo strido.
E l'alba il suo cielo rischiara,
ma prima lo spruzza e imperlina,
così come tu la tua cara
casina.
Sei l'umile ancella, ma regni
su l'umile casa pulita.
Minacci, rimproveri; insegni
ch'è bella, se pura, la vita.
Insegni, con l'acre tua cura
rodendo la pietra e la creta,
che sempre, per essere pura,
si logora l'anima lieta.
Insegni, tu sacra ad un rogo
non tardo, non bello, che più
di ciò che tu mondi, ti logori
tu!
961
Ieri era il tuo compleanno
Purtroppo è stata una giornata impegnativa
Tuttavia, sono andato nel giardino
Del mio cuore questa splendida mattina
Dove ** colto una rosa invisibile che poteva portare:
Felicità, gioia, buon umore e un inizio di primavera.
Mi sono rasato barba e baffi per rallegrare la tua giornata
Con tutto il cuore, ti auguro un felice compleanno
Oh! Vorrei incantarti fino al tramonto
Quando l'arcobaleno non c'è più in autunno
Verso un altro orizzonte, per un'altra stagione
Per favore, accetta questa rosa, questa poesia, questa canzone.
P.S. Questa poesia è dedicata al mia cara amica.
Copyright © Agosto 2025 Hébert Logerie, Tutti i diritti riservati.
Hébert Logerie è autore di diverse raccolte di poesie.
Aug 11, 2025
Aug 11, 2025 at 12:26 AM UTC
Fare l'alba con te...
vivere la notte con te...
sfiorare ogni emozione con te...
ogni gioco e ogni follia...
assaporare la nostra capacità
di vivere la vita e il mondo appieno,
come pochi sanno fare,
è per me gioia profonda e felicità.
Quando siamo insieme per me non esiste altro,
non so come, ma solo così io non penso nulla...
ogni momento resta unico,
semplicemente momenti di vita
che insieme viviamo,
ma che conserverò sempre nella mia memoria e nel mio cuore.
Ripensando a te
Al mio nord
Rossella Usai - Agosto 2005 - Dedicata a Claudio, indimenticabile periodo di vita con lui.
Jul 20, 2017
Jul 20, 2017 at 2:44 AM UTC
Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d'esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?
Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.
Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d'amore,
se non d'un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v'hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.
Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l'antico, vergognoso segreto
d'accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.
Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!
Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
- nel vostro odio - addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.
896
Vidi il mio sogno sopra il monte in cima;
era una striscia pallida, cò suoi
Boschi d'un verde quale mai né prima
vidi né poi.
Prima, il sonante nembo coi velari,
tutto ascondeva, delle nubi nere:
poi, tutto il sole disvelò del pari
bello a vedere.
Ma quel mio sogno al raggio d'un'aurora
nuova m'apparve e sparve in un baleno,
che il ciel non era torbo più né ancora
tutto sereno.
713
Li osservo, questi uomini, educati
ad altra vita che la mia: frutti
d'una storia tanto diversa, e ritrovati,
quasi fratelli, qui, nell'ultima forma
storica di Roma. Li osservo: in tutti
c'è come l'aria d'un buttero che dorma
armato di coltello: nei loro succhi
vitali, è disteso un tenebrore intenso,
la papale itterizia del Belli,
non porpora, ma spento peperino,
bilioso cotto. La biancheria, sotto,
fine e sporca; nell'occhio, l'ironia
che trapela il suo umido, rosso,
indecente bruciore. La sera li espone
quasi in romitori, in riserve
fatte di vicoli, muretti, androni
e finestrelle perse nel silenzio.
È certo la prima delle loro passioni
il desiderio di ricchezza: sordido
come le loro membra non lavate,
nascosto, e insieme scoperto,
privo di ogni pudore: come senza pudore
è il rapace che svolazza pregustando
chiotto il boccone, o il lupo, o il ragno;
essi bramano i soldi come zingari,
mercenari, puttane: si lagnano
se non ce n'hanno, usano lusinghe
abbiette per ottenerli, si gloriano
plautinamente se ne hanno le saccocce
piene.
Se lavorano - lavoro di mafiosi macellari,
ferini lucidatori, invertiti commessi,
tranvieri incarogniti, tisici ambulanti,
manovali buoni come cani - avviene
che abbiano ugualmente un'aria di ladri:
troppa avita furberia in quelle vene...
Sono usciti dal ventre delle loro madri
a ritrovarsi in marciapiedi o in prati
preistorici, e iscritti in un'anagrafe
che da ogni storia li vuole ignorati...
Il loro desiderio di ricchezza
è, così, banditesco, aristocratico.
Simile al mio. Ognuno pensa a sé,
a vincere l'angosciosa scommessa,
a dirsi: "È fatta, " con un ghigno di re...
La nostra speranza è ugualmente ossessa:
estetizzante, in me, in essi anarchica.
Al raffinato e al sottoproletariato spetta
la stessa ordinazione gerarchica
dei sentimenti: entrambi fuori dalla storia,
in un mondo che non ha altri varchi
che verso il sesso e il cuore,
altra profondità che nei sensi.
In cui la gioia è gioia, il dolore dolore.
789
Non è Amore. Ma in che misura è mia
colpa il non fare dei miei affetti
Amore? Molta colpa, sia
pure, se potrei d'una pazza purezza,
d'una cieca pietà vivere giorno
per giorno... Dare scandalo di mitezza.
Ma la violenza in cui mi frastorno,
dei sensi, dell'intelletto, da anni,
era la sola strada. Intorno
a me alle origini c'era, degli inganni
istituiti, delle dovute illusioni,
solo la Lingua: che i primi affanni
di un bambino, le preumane passioni,
già impure, non esprimeva. E poi
quando adolescente nella nazione
conobbi altro che non fosse la gioia
del vivere infantile - in una patria
provinciale, ma per me assoluta, eroica -
fu l'anarchia. Nella nuova e già grama
borghesia d'una provincia senza purezza,
il primo apparire dell'Europa
fu per me apprendistato all'uso più
puro dell'espressione, che la scarsezza
della fede d'una classe morente
risarcisse con la follia ed i tòpoi
dell'eleganza: fosse l'indecente
chiarezza d'una lingua che evidenzia
la volontà a non essere, incosciente,
e la cosciente volontà a sussistere
nel privilegio e nella libertà
che per Grazia appartengono allo stile.
720
Every now and then a smell comes my way,
a whiff from another time blasts my senses
reminding me in a vivid olfactory way,
how some things used to be.
From cigarettes to cotton candy,
road **** to patchouli,
campfires to Acqua de gioia,
fresh summer rain
to nearby lightning,
bacon to honey,
the memories unfold,
telling me I'm a little bit older,
but I'm not losing my mind,
seems my grey-cells are still intact.
Feb 26, 2014
Feb 26, 2014 at 4:08 PM UTC
Vulesse addeventà nu barbuncino:
uno 'e chilli canille nire e riccie
ca siente 'e dì p' 'a strada: "Che carino!...
sembra un batuffolino... nu capriccio".
E me 'nfezzasse dint' 'a na vetrina
d' 'o primmo magazzino ca truvasse;
e tu, passanno 'a llà ogni matina,
te 'ncapricciasse 'e me e m'accattasse.
Io già me veco cu nu cullarino
tutto 'ndurato cu ddoje campanelle
sdraiato appiede a tte 'ncopp' 'o cuscino:
p' 'a gioia, cchiù nun ce stesse dint' 'a pella!
E quanno po' tu me pigliasse 'mbraccio,
dicenneme parole azzuccuselle,
io t'alleccasse 'e mmane, l'uocchie e 'a faccia
sbattenno 'e zampe, 'e rrecchie e 'sta curella.
Pe stà sempe cu tte matina e sera
nun me 'mpurtasse 'e fà sta vita 'e cane!
Vicino a tte t' 'o giuro 'e sta manera
vulesse bbene pure 'o acchiappacane!
604
by these outskirts of the world, adrift in the post-truth era
a few fragments of scattered certainties here and there
sometimes in the middle of a meadow
sometimes on the asphalt,
between the cracks in the cement
inside puddles
they sink
small splinters of evidence
like inhaling
breeze
that feeds
and in the gestures
in posture
in the look
in the eyes
around the lips
between wrinkles like furrows
to be irrigated with tears
sometimes of joy
under this forgotten suburban sky
small fragments of truth
not in the words
but in the body heat
and in silence
silence
please
-----------------------
nel calore di un corpo
presso queste periferie del mondo
alla deriva nell'era della post-verità
pochi frammenti di certezze sparse qua è là
a volte in mezzo a un prato
a volte sull'asfalto,
tra le crepe nel cemento
dentro a pozzanghere
affondano
piccole schegge di evidenze
come inspirare
una brezza fresca
che nutre
e poi nei gesti
nella postura
nello sguardo
negli occhi
attorno alle labbra
tra le rughe come solchi
da irrigare con lacrime
a volte anche di gioia
sotto questo cielo urbano dimenticato
piccoli frammenti di verità
non nelle parole
ma nel calore del corpo
e del silenzio
silenzio
per favore
...........................
en el calor del cuerpo
en estas afueras del mundo, a la deriva en la era de la post-verdad
algunos fragmentos de certezas dispersas aquí y allá
a veces entre la hierba del campo
a veces en el asfalto,
entre las grietas en el cemento
adentro de charcos
se hunden
pequeñas astillas de evidencia
como inhalar
brisa
que alimenta
y en los gestos
en la postura
en la mirada
en los ojos
alrededor de los labios
entre arrugas como surcos
a regar con lágrimas
a veces de alegría
bajo este olvidado cielo suburbano
pequeños fragmentos de verdad
no en las palabras
en el calor del cuerpo
y en el silencio
silencio
por favor
Aug 4, 2018
Aug 4, 2018 at 5:59 PM UTC
Per un attimo fui nel mio villaggio,
nella mia casa. Nulla era mutato.
Stanco tornavo, come da un viaggio;
stanco al mio padre, ai morti, ero tornato.
Sentivo una gran gioia, una gran pena;
una dolcezza ed un'angoscia muta.
- Mamma? - È là che ti scalda un po' di cena. -
Povera mamma! E lei, non l'ho veduta.
401
Fantasma tu giungi,
tu parti mistero.
Venisti, o di lungi?
Ché lega già il pero,
fiorisce il cotogno
laggiù.
Di cincie e fringuelli
risuona la ripa.
Sei tu tra gli ornelli,
sei tu tra la stipa?
Ombra! Anima! Sogno!
Sei tu...?
Ogni anno a te grido
con palpito nuovo.
Tu giungi: sorrido;
tu parti: mi trovo
due lagrime amare
di più.
Quest'anno... oh! Quest'anno,
la gioia vien teco:
già l'odo, o m'inganno,
quell'eco dell'eco;
già t'odo cantare
Cu... cu.
390