Hello Poetry
Submit your work and get some sparkles! Create free account
"salto" poems
Salto Angel dances an Aqua-Skirt Such Fashion pleased the Tourists below How else can the Latin earn your Fervour But surpass your Record of height and snow? Funny, how her Majesty can suppress Even more when viewing up from this Point Like a Crone who often tries to oppress A Revolt which a Priest failed to Anoint And lowering my Camera, I see The many Prizes I did Hit-and-Miss But she roared with showers raining gently And, enough! They saw Rainbows turn to bliss. So I sat on a Rock to watch and live Hoping my Partner would rise to forgive.
0
Mar 9, 2013
Mar 9, 2013 at 4:24 PM UTC
SONNET FEATURE NUMBER THREE
Poema Code Switching By Aylin Soto-Aleman, Mercedes Caballero, Jesus Martinez, Marta Silva, Alex Alejandre 16.4.15 El final de una etapa The end, The beginning of a new journey un camino A un mundo extranjero Un deseo, un sueño A dream Haciendo mi propio path un camino rostros nuevos , new failures historias nuevas , new experiences a sequel to my story, con hojas rotas y mojadas INMIGRACION La memoria es un salto entre continentes crossing invisible borders swimming in the rios corriendo debajo del sol La memoria es los abuelitos ancestors cooking arroz y frijoles, flan, driving through for hamburgers, popcorn, sipping on horchata Basilica No todo lo que brilla es oro not all rainbows and butterflies, Clarita y sus cien años Ruben y sus Tacos del Camino Real El rancho Midnight movies Quiero a quien me quiera It’s been a long day, without you my friend Mexicanos al grito de guerra Oh, say can you see by the dawn’s early light Tepechitlan, Jerecuaro, Guanajuato Long Beach, Argentine, KCK, Chihuahua, A Distance Between Us El puente, the bridge. Three Little Pigs en casa, at home, don't step out marranitos, la llorona te va a llevar Memory is a leap between continents Cruzando fronteras invisibles, Nadando en los rivers Running under the sun Born in different places Pero las mismas intenciones
0
May 30, 2015
May 30, 2015 at 1:39 PM UTC
Immigration
Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto. I cavalli normanni alle lor poste frangean la biada con rumor di croste. Là in fondo la cavalla era, selvaggia, nata tra i pini su la salsa spiaggia; che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi. Con su la greppia un gomito, da essa era mia madre; e le dicea sommessa: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto; il primo d'otto tra miei figli e figlie; e la sua mano non toccò mai briglie. Tu che ti senti ai fianchi l'uragano, tu dai retta alla sua piccola mano. Tu ch'hai nel cuore la marina brulla, tu dai retta alla sua voce fanciulla". La cavalla volgea la scarna testa verso mia madre, che dicea più mesta: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; lo so, lo so, che tu l'amavi forte! Con lui c'eri tu sola e la sua morte. O nata in selve tra l'ondate e il vento, tu tenesti nel cuore il tuo spavento; sentendo lasso nella bocca il morso, nel cuor veloce tu premesti il corso: adagio seguitasti la tua via, perché facesse in pace l'agonia... " La scarna lunga testa era daccanto al dolce viso di mia madre in pianto. "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; oh! Due parole egli dové pur dire! E tu capisci, ma non sai ridire. Tu con le briglie sciolte tra le zampe, con dentro gli occhi il fuoco delle vampe, con negli orecchi l'eco degli scoppi, seguitasti la via tra gli alti pioppi: lo riportavi tra il morir del sole, perché udissimo noi le sue parole". Stava attenta la lunga testa fiera. Mia madre l'abbracciò su la criniera "O cavallina, cavallina storna, portavi a casa sua chi non ritorna! A me, chi non ritornerà più mai! Tu fosti buona... Ma parlar non sai! Tu non sai, poverina; altri non osa. Oh! ma tu devi dirmi una cosa! Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise: esso t'è qui nelle pupille fise. Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome. E tu fa cenno. Dio t'insegni, come". Ora, i cavalli non frangean la biada: dormian sognando il bianco della strada. La paglia non battean con l'unghie vuote: dormian sognando il rullo delle ruote. Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome... Sonò alto un nitrito.
0
3k
La cavalla storna
Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto. I cavalli normanni alle lor poste frangean la biada con rumor di croste. Là in fondo la cavalla era, selvaggia, nata tra i pini su la salsa spiaggia; che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi. Con su la greppia un gomito, da essa era mia madre; e le dicea sommessa: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto; il primo d'otto tra miei figli e figlie; e la sua mano non toccò mai briglie. Tu che ti senti ai fianchi l'uragano, tu dai retta alla sua piccola mano. Tu ch'hai nel cuore la marina brulla, tu dai retta alla sua voce fanciulla". La cavalla volgea la scarna testa verso mia madre, che dicea più mesta: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; lo so, lo so, che tu l'amavi forte! Con lui c'eri tu sola e la sua morte. O nata in selve tra l'ondate e il vento, tu tenesti nel cuore il tuo spavento; sentendo lasso nella bocca il morso, nel cuor veloce tu premesti il corso: adagio seguitasti la tua via, perché facesse in pace l'agonia... " La scarna lunga testa era daccanto al dolce viso di mia madre in pianto. "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; oh! Due parole egli dové pur dire! E tu capisci, ma non sai ridire. Tu con le briglie sciolte tra le zampe, con dentro gli occhi il fuoco delle vampe, con negli orecchi l'eco degli scoppi, seguitasti la via tra gli alti pioppi: lo riportavi tra il morir del sole, perché udissimo noi le sue parole". Stava attenta la lunga testa fiera. Mia madre l'abbracciò su la criniera "O cavallina, cavallina storna, portavi a casa sua chi non ritorna! A me, chi non ritornerà più mai! Tu fosti buona... Ma parlar non sai! Tu non sai, poverina; altri non osa. Oh! ma tu devi dirmi una cosa! Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise: esso t'è qui nelle pupille fise. Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome. E tu fa cenno. Dio t'insegni, come". Ora, i cavalli non frangean la biada: dormian sognando il bianco della strada. La paglia non battean con l'unghie vuote: dormian sognando il rullo delle ruote. Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome... Sonò alto un nitrito.
Continue reading...
62
A palavra amor é mágica e exala perfume em todas as suas vertentes. O amor não pode servir de veículo para conseguir aquilo que se pode fazer ou através dele obter. ? O amor que vivemos neste mundo é sermos felizes e fazer os outros também. Existem amores que se complementam, que unem raças, religiões, pessoas, e que acima de tudo prevalecem mesmo depois da morte.     Um amor sem contrapartidas, sem limites, sem contratos que parecem ofuscar a leveza do amor. Existem amores nobres, solidários, palpáveis, celestiais,  universais que nos faz pensar, sempre sentir o verdadeiro significado do amor.  Existem tantos acontecimentos na nossa sociedade em que o ser humano procura desmesuradamente um trabalho fácil, um abraço, um obrigado, um amor amigo. O ser humano se abandona por vezes ao capricho de ser amado, bajulado sem no entanto,  se aperceber que o amor é algo muito bem mais importante, grandioso aos olhos de todos aqueles que se dedicam com pureza aos outros seres.     Por vezes nada podemos fazer para conseguir amar quem queremos amar... Demos voltas e voltas e procuramos amigos, amor em tantos deleites que o mundo nos oferece materialmente. Deixámos o amor espiritual num patamar nunca lembrado. As crianças têm uma grande predisposição para dar um beijo,  um salto, um abraço,  um sorriso, para dar amor de uma forma livre,  linda e gratuita. Elas são puras, sinceras, choram , riem, prostestam e amam descaradamente tudo o que as rodeia.  Vêem nos animais ternura, carinho, e porque não amor....     Existem algumas pessoas que não deixam entrar nelas o verdadeiro significado da palavra amor. Existem tantos acontecimentos na nossa vida em que o amor se manifesta de uma forma muito simples e familiar: casamento, baptizado, comunhão, morte ...     Amor parece existir desde sempre. Quantas noites na vida do ser humano parece que tudo se perdeu! Até o próprio amor se consome, se esvazia como um balão de ar que rebenta com uma alfinetada. O amor é uma arte de se comprometer com tudo o que existe, com o universo preciso, e respeitar as leis sublimes de um Deus Criador?      Tantos seres humanos que parecendo insignificantes tem tanto amor para dar, para partilhar.  Nascemos e nem sequer sabemos se foi por amor ou por um desejo egoísta da busca de simples prazer.... O amor deveria ser um elevar da alma,  uma força poderosa de tudo conciliar e amar. Com amor Victor Marques
0
May 27, 2014
May 27, 2014 at 1:05 PM UTC
Escrever sobre o amor
A palavra amor é mágica e exala perfume em todas as suas vertentes. O amor não pode servir de veículo para conseguir aquilo que se pode fazer ou através dele obter. ? O amor que vivemos neste mundo é sermos felizes e fazer os outros também. Existem amores que se complementam, que unem raças, religiões, pessoas, e que acima de tudo prevalecem mesmo depois da morte.     Um amor sem contrapartidas, sem limites, sem contratos que parecem ofuscar a leveza do amor. Existem amores nobres, solidários, palpáveis, celestiais,  universais que nos faz pensar, sempre sentir o verdadeiro significado do amor.  Existem tantos acontecimentos na nossa sociedade em que o ser humano procura desmesuradamente um trabalho fácil, um abraço, um obrigado, um amor amigo. O ser humano se abandona por vezes ao capricho de ser amado, bajulado sem no entanto,  se aperceber que o amor é algo muito bem mais importante, grandioso aos olhos de todos aqueles que se dedicam com pureza aos outros seres.     Por vezes nada podemos fazer para conseguir amar quem queremos amar... Demos voltas e voltas e procuramos amigos, amor em tantos deleites que o mundo nos oferece materialmente. Deixámos o amor espiritual num patamar nunca lembrado. As crianças têm uma grande predisposição para dar um beijo,  um salto, um abraço,  um sorriso, para dar amor de uma forma livre,  linda e gratuita. Elas são puras, sinceras, choram , riem, prostestam e amam descaradamente tudo o que as rodeia.  Vêem nos animais ternura, carinho, e porque não amor....     Existem algumas pessoas que não deixam entrar nelas o verdadeiro significado da palavra amor. Existem tantos acontecimentos na nossa vida em que o amor se manifesta de uma forma muito simples e familiar: casamento, baptizado, comunhão, morte ...     Amor parece existir desde sempre. Quantas noites na vida do ser humano parece que tudo se perdeu! Até o próprio amor se consome, se esvazia como um balão de ar que rebenta com uma alfinetada. O amor é uma arte de se comprometer com tudo o que existe, com o universo preciso, e respeitar as leis sublimes de um Deus Criador?      Tantos seres humanos que parecendo insignificantes tem tanto amor para dar, para partilhar.  Nascemos e nem sequer sabemos se foi por amor ou por um desejo egoísta da busca de simples prazer.... O amor deveria ser um elevar da alma,  uma força poderosa de tudo conciliar e amar. Com amor Victor Marques
Continue reading...
12
This clock smokes a cigarette      that tucks itself into my nest of a jaw           acting as a memento of my most cherished flaw. I can hear Fool's Paradise calling to me;      it's hollow promises idle above me until I fail to remember           whether this is a wedding or a funeral releasing it's doves to me. You're a modern desolate suicide      with your insides filled with fearful and uneasy pesticides. I'm too exhausted to lose it.      and too inferior to choose it. and the restless clock stays awake impassively with your ballad      like a phantom of my pallid heart which feels eternally invalid. I pace past pit stops but I never eat      when I've lasted this long already. You're a modern romantic suicide      with a heart that has hung itself out to dry. Sometimes my heartbreak brakes,      snarling as it painstakingly falters like the moon at daybreak;           stumbling across a canvas to its haunted nest                and sleeping beneath these ten-thousand lakes.   I won't let the shine blast my shade. I won't let the darkness begin to fade. I won't let the sparkle ride my mind. You're so rustic and piously unkind. Paramour, you're not abandoned yet. You're scrutinizing yourself and you're far too unfair. You've got your crown all tangled up      and I wish I could make you care. No Paramour, you haven't been abandoned yet. It doesn't matter all you've endured. It doesn't matter all you've observed;      sentimental daggers still seem to lacerate your brain. I've acquired my fair share of knives,      I'll guide you through the pain. You're not abandoned. So abandon me when you're not alone. Let's abandon me so you're not alone. Give me your fists because you're staggering. Let me hold you still because you're staggering.
0
Jan 22, 2017
Jan 22, 2017 at 2:00 AM UTC
Salto Hotel
This clock smokes a cigarette      that tucks itself into my nest of a jaw           acting as a memento of my most cherished flaw. I can hear Fool's Paradise calling to me;      it's hollow promises idle above me until I fail to remember           whether this is a wedding or a funeral releasing it's doves to me. You're a modern desolate suicide      with your insides filled with fearful and uneasy pesticides. I'm too exhausted to lose it.      and too inferior to choose it. and the restless clock stays awake impassively with your ballad      like a phantom of my pallid heart which feels eternally invalid. I pace past pit stops but I never eat      when I've lasted this long already. You're a modern romantic suicide      with a heart that has hung itself out to dry. Sometimes my heartbreak brakes,      snarling as it painstakingly falters like the moon at daybreak;           stumbling across a canvas to its haunted nest                and sleeping beneath these ten-thousand lakes.   I won't let the shine blast my shade. I won't let the darkness begin to fade. I won't let the sparkle ride my mind. You're so rustic and piously unkind. Paramour, you're not abandoned yet. You're scrutinizing yourself and you're far too unfair. You've got your crown all tangled up      and I wish I could make you care. No Paramour, you haven't been abandoned yet. It doesn't matter all you've endured. It doesn't matter all you've observed;      sentimental daggers still seem to lacerate your brain. I've acquired my fair share of knives,      I'll guide you through the pain. You're not abandoned. So abandon me when you're not alone. Let's abandon me so you're not alone. Give me your fists because you're staggering. Let me hold you still because you're staggering.
Continue reading...
39
Now what do we poets do When we fall in love ? Unable to sleep the Master bedroom frozen, Their divan on fire. Hearts longing throbbing fire and ice peach cobbler can't suffice to apeace. Brains deeped in energies of color purple in hearts. Her poet longing for her diamond cave behind her Jimmie Angel, And El Salto del Moro Waterfalls! His poetess thirsting for his jewls behind his Dhrudhiya swelling on monsoon His Padajhar Mahadev Waterfalls She's dreaming with his Mount Abu in Rajasthan. Thus the poets lay throbbing, longing Sketching love's honey pots The poets bunny bees! Lay enamoured by their waterfalls abliss.. ~~ By Karijinbba 2021 All rights reserved
0
Jul 9, 2021
Jul 9, 2021 at 9:43 PM UTC
Longing by the waterfalls
Ciego, siempre será tu ayer mañana? Siempre estará tu pandereta pobre estremeciendo tus manos crispadas? Yo voy pasando y veo tu silueta y me parece que es tu corazón el que se cimbra con tu pandereta. Yo pasé ayer y supe tu dolor: dolor que siendo yo quien lo ha sabido es mucho mayor. No volveré por no volverte a ver, pero mañana tu silueta negra estará como ayer: la mano que recibe, los ojos que no ven, la cara parda, lastimosa y triste, golpeando en cada salto la pared. Ciego, ya voy pasando y ya te miro, y de rabia y dolor -qué sé yo qué!- algo me aprieta el corazón, el corazón y la sien. ¡Por tus ojos que nunca han mirado cambiara yo los míos que te ven!
0
1.3k
El ciego de la pandereta
Soy el tigre. Te acecho entre las hojas anchas como lingotes de mineral mojado. El río blanco crece bajo la niebla. Llegas. Desnuda te sumerges. Espero. Entonces en un salto de fuego, sangre, dientes, de un zarpazo derribo tu pecho, tus caderas. Bebo tu sangre, rompo tus miembros uno a uno. Y me quedo velando por años en la selva tus huesos, tu ceniza, inmóvil, lejos del odio y de la cólera, desarmado en tu muerte, cruzado por las lianas, inmóvil en la lluvia, centinela implacable de mi amor asesino.
0
1.2k
El tigre
Verdes tardes de la selva; tardes tristes. Río verde entre zacatales verdes; pantanos verdes. Tardes olorosas a lodo, a hojas mojadas, a helechos húmedos y a hongos El verde perezoso cubierto de moho poco a poco trepando de rama en rama, con los ojos cerrados como dormido pero comiendo una hoja, alargando un garfio primero y después el otro, sin importarle las hormigas que le pican, volteando lentamente el bobo rostro redondo, primero a un lado y luego al otro, enrollando por fin la cola en una rama y colgándose pesado como una bola de plomo; el salto del sábalo en el río; el griterío de los monos comiendo malcriadamente, a toda prisa, arrojándose las cáscaras de anona unos a otros y peleándose, charlando, arremedándose y riéndose entre los árboles; monas chillonas cargando a tuto monitos pelones y trompudos; la guatusa bigotuda y elástica que se estira y encoge mirando a todos lados con su ojo redondo mientras come temblando; espinosas iguanas... temblando; espinosas iguanas como dragones de jade corriendo sobre el agua (¡flechas de jade!); el ***** con su camisa rayada, remando en su canoa de ceiba. Una muchacha meciéndose en una hamaca, con su largo pelo ***** y una pierna desnuda colgando de la hamaca, nos saluda:                     Adiós, California! El río ***** como tinta, al anochecer. Una flor de un hedor putrefacto                                                       como de cadáver; y una flor horrible, peluda.                                                       Orquídeas guindadas sobre el agua podrida. Silbidos tristes de la selva, y quejidos.                     Quejidos. Hojas tristes que caen dando vueltas. Y chillidos...                       ¡Un grito entre las guanábanas! El hacha cortando un tronco                       y el eco del hacha. ¡El mismo chillido! Ruido sordo de manadas de cerdos salvajes. ¡Carcajadas!                       El canto de un tucán. Chischiles de culebras cascabeles. Gritos de congos.                       Chachalacas. El canto melancólico de la gongolona                                   entre los coquitales, y el de la paloma popone,                                             popone, pone, pone Oropéndolas sonoras columpiándose en sus nidos colgados de las palmeras, y el canto del pájaro-león entre los coyoles y el del pájaro de-la-luna-y-el-sol el pájaro clarinero, el pájaro relojero que da la hora y el pocoyo que canta de noche (o caballero)                                   Cabayero mi dinero Cabayero mi dinero parejas de lapas que pasan gritando, y el guis, chichitote y dichoso-fui                                       dichoso-fuiiiiiiii que cantan en los chagüites sombríos. Plateados pantanos rielando, y las ranas cantando                               rrrrrrrrrrrrr !Y un pájaro que toda la noche repite.
0
1.3k
Squier en nicaragua
Verdes tardes de la selva; tardes tristes. Río verde entre zacatales verdes; pantanos verdes. Tardes olorosas a lodo, a hojas mojadas, a helechos húmedos y a hongos El verde perezoso cubierto de moho poco a poco trepando de rama en rama, con los ojos cerrados como dormido pero comiendo una hoja, alargando un garfio primero y después el otro, sin importarle las hormigas que le pican, volteando lentamente el bobo rostro redondo, primero a un lado y luego al otro, enrollando por fin la cola en una rama y colgándose pesado como una bola de plomo; el salto del sábalo en el río; el griterío de los monos comiendo malcriadamente, a toda prisa, arrojándose las cáscaras de anona unos a otros y peleándose, charlando, arremedándose y riéndose entre los árboles; monas chillonas cargando a tuto monitos pelones y trompudos; la guatusa bigotuda y elástica que se estira y encoge mirando a todos lados con su ojo redondo mientras come temblando; espinosas iguanas... temblando; espinosas iguanas como dragones de jade corriendo sobre el agua (¡flechas de jade!); el ***** con su camisa rayada, remando en su canoa de ceiba. Una muchacha meciéndose en una hamaca, con su largo pelo ***** y una pierna desnuda colgando de la hamaca, nos saluda:                     Adiós, California! El río ***** como tinta, al anochecer. Una flor de un hedor putrefacto                                                       como de cadáver; y una flor horrible, peluda.                                                       Orquídeas guindadas sobre el agua podrida. Silbidos tristes de la selva, y quejidos.                     Quejidos. Hojas tristes que caen dando vueltas. Y chillidos...                       ¡Un grito entre las guanábanas! El hacha cortando un tronco                       y el eco del hacha. ¡El mismo chillido! Ruido sordo de manadas de cerdos salvajes. ¡Carcajadas!                       El canto de un tucán. Chischiles de culebras cascabeles. Gritos de congos.                       Chachalacas. El canto melancólico de la gongolona                                   entre los coquitales, y el de la paloma popone,                                             popone, pone, pone Oropéndolas sonoras columpiándose en sus nidos colgados de las palmeras, y el canto del pájaro-león entre los coyoles y el del pájaro de-la-luna-y-el-sol el pájaro clarinero, el pájaro relojero que da la hora y el pocoyo que canta de noche (o caballero)                                   Cabayero mi dinero Cabayero mi dinero parejas de lapas que pasan gritando, y el guis, chichitote y dichoso-fui                                       dichoso-fuiiiiiiii que cantan en los chagüites sombríos. Plateados pantanos rielando, y las ranas cantando                               rrrrrrrrrrrrr !Y un pájaro que toda la noche repite.
Continue reading...
83
Vita che non osai chiedere e fu, mite, incredula d'essere sgorgata dal sasso impenetrabile del tempo, sorpresa, poi sicura della terra, tu vita ininterrotta nelle fibre vibranti, tese al vento della notte... Era, donde scendesse, un salto d'acque silenziose, frenetiche, affluenti da una febbrile trasparenza d'astri ove di giorno ero travolto in giorno, da me profondamente entro di me e l'angoscia d'esistere tra rocce perdevo e ritrovavo sempre intatta. Tempo di consentire sei venuto, giorno in cui mi maturo, ripetevo, e mormora la crescita del grano, ronza il miele futuro. Senza pausa una ventilazione oscura errava tra gli alberi, sfiorava nubi e lande; correva, ove tendesse, vento astrale, deserto tra le prime fredde foglie, portava una germinazione oscura negli alberi, turbava pietre e stelle. Con lo sgomento d'una porta che s'apra sotto un peso ignoto, entrava nel cuore una vertigine d'eventi, moveva il delirio e la pietà. Le immagini possibili di me, passi uditi nel sogno ed inseguiti, svanivano, con che tremenda forza ti fu dato di cogliere, dicevo, tra le vane la forma destinata! Quest'ora ti edifica e ti schianta. L'uno ancora implacato, l'altro urgeva - con insulto di linfa chiusa i giorni vorticosi nascevano da me, rapidi, colmi fino al segno, ansiosi, senza riparo n'ero trascinato. Fosti, quanto puoi chiedere, reale, la contesa col nulla era finita, spirava un tempo lucido e furente, senza fine perivi e rinascevi, ne sentivi la forza e la paura. Una disperazione antica usciva dagli alberi, passava sulle tempie. Vita, ne misuravi la pienezza,.
0
1.2k
Monologo
Vita che non osai chiedere e fu, mite, incredula d'essere sgorgata dal sasso impenetrabile del tempo, sorpresa, poi sicura della terra, tu vita ininterrotta nelle fibre vibranti, tese al vento della notte... Era, donde scendesse, un salto d'acque silenziose, frenetiche, affluenti da una febbrile trasparenza d'astri ove di giorno ero travolto in giorno, da me profondamente entro di me e l'angoscia d'esistere tra rocce perdevo e ritrovavo sempre intatta. Tempo di consentire sei venuto, giorno in cui mi maturo, ripetevo, e mormora la crescita del grano, ronza il miele futuro. Senza pausa una ventilazione oscura errava tra gli alberi, sfiorava nubi e lande; correva, ove tendesse, vento astrale, deserto tra le prime fredde foglie, portava una germinazione oscura negli alberi, turbava pietre e stelle. Con lo sgomento d'una porta che s'apra sotto un peso ignoto, entrava nel cuore una vertigine d'eventi, moveva il delirio e la pietà. Le immagini possibili di me, passi uditi nel sogno ed inseguiti, svanivano, con che tremenda forza ti fu dato di cogliere, dicevo, tra le vane la forma destinata! Quest'ora ti edifica e ti schianta. L'uno ancora implacato, l'altro urgeva - con insulto di linfa chiusa i giorni vorticosi nascevano da me, rapidi, colmi fino al segno, ansiosi, senza riparo n'ero trascinato. Fosti, quanto puoi chiedere, reale, la contesa col nulla era finita, spirava un tempo lucido e furente, senza fine perivi e rinascevi, ne sentivi la forza e la paura. Una disperazione antica usciva dagli alberi, passava sulle tempie. Vita, ne misuravi la pienezza,.
Continue reading...
46
UNA SONRISA Y TU SALUDO DESPIERTA MI ATENCION EN TI. TOMO RIENDA Y SALTO ENTRE TU MANOS DEBO CAER. ENTRE TUS DEDOS SIENTO ESTAR Y AMANECER NO PUEDO. TU ESTRECHEZ Y ENTREGA TUS HISTORIAS Y TUS BESOS. ME ESCONDES EN TI. EL PORQUE DE DECIR Q' ME DAS SI AL FINAL ME LO QUITAS. DESTROZAMOS LO DEBIDO. EL SILENCIO VUELVE. UN OJO, TU BOCA, TU SUAVIDEZ. RESPIRO Y SIENTO EL AMARGO ABRAZO DE DESPEDIDA. LA DISTANCIA ME DICE UN DÍA MÁS. UN DIA, UN BESO, Y EL DESEO.
0
Mar 11, 2015
Mar 11, 2015 at 12:19 AM UTC
TE VEO Y DESEO
Ya se han roto las ataduras, sólo la noche me rodea, me va robando la memoria, me acuna para que me duerma. Ahora que ya no la contemplo para robarle su belleza. Ahora que siento en mí el cansancio de nuestras pobres razas viejas. Ahora que lucho y me rebelo contra su mansedumbre eterna y me acuerdo de que algún día fui tan sin tiempo como ella, ¡qué monólogo desbordado, qué soliloquio sin respuesta, qué deseo de renacerme, de entender y de que me entienda, de borrar pasado y futuro, de segar mi memoria entera! Luego, arrojar al ***** pozo lo que de mí evoca y recuerda: cojín de nieblas matinales donde apoyaba la cabeza. Repetimos las mismas cosas, recorremos aquellas sendas por donde todos los humanos dejaron gritos, ecos, huellas. Son las palabras angustiadas que un día oyó al nacer la tierra: «húmedo beso, vida, muerte, nada importa, me voy y quedas, ayer desnudos en el campo y hoy se caen solas las cerezas». Palabras viejas y cansadas que nosotros creímos nuevas, recién nacidas para el canto, para una dicha siempre nuestra. Y la noche me va matando, me acuna para que me duerma. En cada instante mío pone siglos de luna, alta y sangrienta. Nada me importa que yo siembre y que otros cojan la cosecha. Pero morirme sin rebelarme, someterme sin resistencia, ser por los siglos de los siglos sólo luz o sólo tinieblas, irme cegando de hermosura hasta dejar de ser materia, aunque mi premio sea un día mirar por dentro las estrellas... Hoja de chopo, onda de río, sangre mezclada con la tierra. Y que mi forma sea el barro que una mano mortal modela. Niño que juega desnudito, mínima brizna de la hierba, todos los peces de los mares, los animales de la tierra. Saber que vivo, que palpito, que me enloquezco en la carrera, que nado mares y anchos ríos, que escalo cimas, salto cercas, que desde el fondo de las noches hay pesadumbre que me acecha. Sentir en mí todos los soles, todos los gozos y las penas, todos los vientos que me mueven, los dolores que en mí hacen presa… Sentir, por fin, llegar el alba, su melodía limpia y fresca, y barrernos las sombras turbias que oscurecen nuestras cabezas, y beber las lejanas brisas que nos alejan de la tierra maniatados y adormecidos, sin saber a dónde nos llevan...
0
1k
Noche final
Ya se han roto las ataduras, sólo la noche me rodea, me va robando la memoria, me acuna para que me duerma. Ahora que ya no la contemplo para robarle su belleza. Ahora que siento en mí el cansancio de nuestras pobres razas viejas. Ahora que lucho y me rebelo contra su mansedumbre eterna y me acuerdo de que algún día fui tan sin tiempo como ella, ¡qué monólogo desbordado, qué soliloquio sin respuesta, qué deseo de renacerme, de entender y de que me entienda, de borrar pasado y futuro, de segar mi memoria entera! Luego, arrojar al ***** pozo lo que de mí evoca y recuerda: cojín de nieblas matinales donde apoyaba la cabeza. Repetimos las mismas cosas, recorremos aquellas sendas por donde todos los humanos dejaron gritos, ecos, huellas. Son las palabras angustiadas que un día oyó al nacer la tierra: «húmedo beso, vida, muerte, nada importa, me voy y quedas, ayer desnudos en el campo y hoy se caen solas las cerezas». Palabras viejas y cansadas que nosotros creímos nuevas, recién nacidas para el canto, para una dicha siempre nuestra. Y la noche me va matando, me acuna para que me duerma. En cada instante mío pone siglos de luna, alta y sangrienta. Nada me importa que yo siembre y que otros cojan la cosecha. Pero morirme sin rebelarme, someterme sin resistencia, ser por los siglos de los siglos sólo luz o sólo tinieblas, irme cegando de hermosura hasta dejar de ser materia, aunque mi premio sea un día mirar por dentro las estrellas... Hoja de chopo, onda de río, sangre mezclada con la tierra. Y que mi forma sea el barro que una mano mortal modela. Niño que juega desnudito, mínima brizna de la hierba, todos los peces de los mares, los animales de la tierra. Saber que vivo, que palpito, que me enloquezco en la carrera, que nado mares y anchos ríos, que escalo cimas, salto cercas, que desde el fondo de las noches hay pesadumbre que me acecha. Sentir en mí todos los soles, todos los gozos y las penas, todos los vientos que me mueven, los dolores que en mí hacen presa… Sentir, por fin, llegar el alba, su melodía limpia y fresca, y barrernos las sombras turbias que oscurecen nuestras cabezas, y beber las lejanas brisas que nos alejan de la tierra maniatados y adormecidos, sin saber a dónde nos llevan...
Continue reading...
76
Ritrovarmi in questo ovale con un legame vitale in solitudine a volteggiare con l 'infinito aspettare di qualcosa. Sognare di poter camminare in un nuoto perpetuo di pensieri intravedendo una luce bianca. La fine di tutto. Uno schiocco Un pianto. La nascita della vita in bracccio a giganti biancheggianti. Crescendo vidi cose senza senso cosciente del perduto collettivo senno. Vidi uomini con biancheggianti vestiti baciare e non procreare di fronte a un freddo altare in nome di una croce e un continuo narrare. Esseri travestiti professare falsi miti e scuole dove si imparava a vivere lasciando l'intelligenza reprimere. Sicuri di un tranquillo lavoro si sedevano su un falso trono lasciando che un finto quadrato rubassero loro gli anni d'oro. Ed ora piano piano mi invecchio sperando ancora in un qualche cambiamento. Disteso in un biancheggiante letto rimango cosciente che della vita e delle esperienze connesse ad essa non mi interessa piu niente. Tutto improvvisamente si illumina di bianco e mi appresto al grande salto. Ma con me non posso portare nient'altro che un tatuaggio situato dentro al cuore con impresso dentro il nome di quella persona che in questa vita mi diede tanto amore.
0
984
Esistenza
Inmóvil en la luz, pero danzante, tu movimiento a la quietud que cría en la cima del vértigo se alía deteniendo, no al vuelo, sí al instante. Luz que no se derrama, ya diamante, fija en la rotación del mediodía, sol que no se consume ni se enfría de cenizas y llama equidistante. Tu salto es un segundo congelado que ni apresura el tiempo ni lo mata: preso en su movimiento ensimismado tu cuerpo de sí mismo se desata y cae y se dispersa tu blancura y vuelves a ser agua y tierra oscura.
0
870
Sonetos - i
He aquí las cenizas, oh Salto, de tu hijo. De ti salió y es justo y es natural que vuelva. El corazón de un árbol ya es su eterno cobijo: el silencio, la sombra y el pavor de la selva.
0
727
Epitafio a horacio quiroga
Arden mis alas Tengo que amarlas Fueron cortadas Fueron expiadas Desaparezco Por ti guarnezco A cualquier rezo Pues me estremezco El aire es tuyo Y sus susurros Cuando los luyo Causan suspiros Salto al abismo Que es mi sentir Y temo que al ir Vea lo mismo Quiero olvidarte Quiero dejarte Pero no puedo Pues siempre cedo Me tienes dentro Así quedamos Te tengo dentro Y así gozamos
0
Mar 2, 2019
Mar 2, 2019 at 11:50 AM UTC
A l a s
Ella salto & sintió que por fin podía volar. Se sintió libre cuando choco contra el suelo. Este fue su ultimo acto de valentía; decidir cuando morir.
0
Sep 23, 2014
Sep 23, 2014 at 5:44 PM UTC
Un ultimo acto de voluntad.
Lo so: non era nella valle fonda suon che s'udìa di palafreni andanti: era l'acqua che giù dalle stillanti tegole a furia percotea la gronda. Pur via e via per l'infinita sponda passar vedevo i cavalieri erranti; scorgevo le corazze luccicanti, scorgevo l'ombra galoppar sull'onda. Cessato il vento poi, non di galoppi il suono udivo, nè vedea tremando fughe remote al dubitoso lume; ma poi solo vedevo, amici pioppi! Brusivano soave tentennando lungo la sponda del mio dolce fiume.
0
654
Rio Salto
Si tú eres la yegua de ámbar                     yo soy el camino de sangre Si tú eres la primer nevada                     yo soy el que enciende el brasero del alba Si tú eres la torre de la noche                     yo soy el clavo ardiendo en tu frente Si tú eres la marea matutina                     yo soy el grito del primer pájaro Si tú eres la cesta de naranjas                     yo soy el cuchillo de sol Si tú eres el altar de piedra                     yo soy la mano sacrílega Si tú eres la tierra acostada                     yo soy la caña verde Si tú eres el salto del viento                     yo soy el fuego enterrado Si tú eres la boca del agua                     yo soy la boca del musgo Si tú eres el bosque de las nubes                     yo soy el hacha que las parte Si tú eres la ciudad profanada                     yo soy la lluvia de consagración Si tú eres la montana amarilla                     yo soy los brazos rojos del liquen Si tú eres el sol que se levanta                     yo soy el camino de sangre
0
631
Movimiento
¡Cae agua de revólveres lavados! Precisamente, es la gracia metálica del agua, en la tarde nocturna en Aragón, no obstante las construidas yerbas, las legumbres ardientes, las plantas industriales. Precisamente, es la rama serena de la química, la rama de explosivos en un pelo, la rama de automóviles en frecuencias y adioses. Así responde el hombre, así, a la muerte, así mira de frente y escucha de costado, así el agua, al contrario de la sangre, es de agua, así el fuego, al revés de la ceniza, alisa sus rumiantes ateridos. ¿Quién va, bajo la nieve? ¿Están matando? No. Precisamente, va la vida coleando, con su segunda soga. ¡Y horrísima es la guerra, solivianta, lo pone a uno largo, ojoso; da tumba la guerra, da caer, da dar un salto extraño de antropoide! Tú lo hueles, compañero, perfectamente, al pisar por distracción tu brazo entre cadáveres; tú lo ves, pues, tocaste tus testículos, poniéndote rojísimo; tú lo oyes en tu boca de soldado natural. Vamos, pues, compañero; nos espera tu sombra apercibida, nos espera tu sombra acuartelada, mediodía capitán, noche soldado raso... Por eso, al referirme a esta agonía, aléjome de mí gritando fuerte: ¡Abajo mi cadáver! ... Y sollozo.
0
641
X
inmerso en un caparazón fuertes vientos amenazan la ventana y si cambia el clima nos desvanecemos en el polvo cambio si pienso pensar en cambio me abrazo a mis ideas y las asfixio y me duele el tiempo y me asusta la calma y me inquieta el silencio salto a un foso lleno de fuego y me quema el frío cura rápido, pero más duele el remedio que olvidar olvidar que andamos recordándonos como constante y que lo que nos ancla a esta tierra a esta vida son las memorias al fondo del espiral de la concha marina en la que estamos en la que estoy siento en la piel el rebotar de mil voces que me despiertan mientras crecen mis ojeras y se opaca mi espíritu un haz de luz tras otro, tras otro, me bañan de esperanza y no me dejo y dejo que los rayos del sol sigan, y reboten y se vayan lejos humo se escapa de mi nariz mientras muero de frío presumo estar en control mientras los venenos queman mi cuerpo por dentro y no hago nada y sí puedo y un perro pasa caminando por el frente le ladra a un desconocido no pasa nada y eso es todo vivimos en una casa de caracol mientras más entramos, más bajamos, más seguimos, mientras, hay menos salidas y nunca llegamos al final del camino
0
Nov 19, 2018
Nov 19, 2018 at 2:45 PM UTC
Casa de Caracol
*omega (ω) umlaut - rho oh, tetra, and grammar, Anglo double u, w, and that too stresses prolonging the stance, given optically it's a double v, a Churchill, two fingers up the *** will make the carrot tease appear dangling on the shtick: whip up a sultan with a salto!* getting a "respectable" education taught me **** they should have taught me to deal with everyday mundaneness rather than Pythagoras, honestly, i became educated for no apparent reason, well, no reason to make other people jealous; i educated myself for no reason, and let me tell you, once you have, it's hard to re-enter employment doing menial tasks, no pride involved, it's the way you were zoologically tested to perform language tasks.
0
Jun 5, 2016
Jun 5, 2016 at 8:42 PM UTC
Pωμeθeuς
Somos como un caballo sin memoria, somos como un caballo que, no se acuerda ya de la última valla que ha saltado. Venimos corriendo y corriendo por una larga pista de siglos y de obstáculos. De vez en vez, la muerte. ... ¡el salto! y nadie sabe cuántas veces hemos saltado para llegar aquí, ni cuántas saltaremos todavía para llegar a Dios que está sentado al final de la carrera... esperándonos. Lloramos y corremos, caemos y giramos, vamos de tumbo en tumba dando brincos y vueltas entre pañales y sudarios.
0
491
El salto
Después de tres combates iba en derrota. El día Brillaba en «Macaregua», como una llamarada, Y contra pedrejones, en la árida hondonada, El Chicamocha en blancas espumas se rompía, Guanentá con los guanes el peñascal subía, Haciendo rodar piedras, la ira en la mirada; Galiano y sus soldados siguieron la jornada Por entre los barrancos de la agria serranía. Ante los arcabuces su fila deshecha, Subió el Cacique a un risco bañado en resplandores, Y cuando ya en su aljaba faltó la última flecha. Su airón de rojas plumas despedazó bravío, El arco de macana lanzó a los invasores, Y de un salto, sobre ellos, precipitose al río.
0
461
El cacique guanentá