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"possa" poems
Non ti preparerò col mio mostrarmiti ad una confidenza limitata, ma perché nel toccarmi la tua mano non abbia una memoria di presagi, giacerò all'informe fusa io stessa, sciolta dentro il buio, per quanto possa, elaborata e viva, ridivenire caos... Orfeo novello, amico dell'assenza, modulerai di nuovo dalla cetra la figura nascente di me stessa. Sarai alle soglie piano e divinante di un mistero assoluto di silenzio, ignorando i miei limiti di un tempo, godrai il possesso della sola essenza. Allora, concretandomi in un primo accenno di presenza, sarò un ramo fiorito di consenso, e poi, trovato un punto di contatto, ammetterò una timida coscienza di vita d'animale e mi dirò che non andrò più oltre, mentre già mi sviluppi, sapienza ineluttabile e sicura, in un gioco insperato di armonie, in una conclusione di fanciulla... Fanciulla: è questo il termine raggiunto? E per l'addietro non l'ho maturato e non l'ho poi distrutto delusa, offesa in ogni volontà? Che vuol dire fanciulla se non superamento di coscienza? Era questo di me che non volevo: condurmi, trascurando ogni mia forma, al vertice mortale della vita... Ma la presenza d'ogni mia sembianza quale urgenza incalzante di sviluppo, quale presto proporsi e più presto risolversi d'enigmi! E quando poi, dal mio aderire stesso, la forma scivolò in un altro tempo di più rare e più estranee conclusioni, quando del mio "sentirmi" voluttuoso rimase un'aderenza di dolore, allora, allora preferii la morte che ribadisse in me questo possesso. Ma ci si può avanzare nella vita mano che regge e fiaccola portata e ci si può liberamente dare alle dimenticanze più serene quando gli anelli multipli di noi si sciolgano e riprendano in accordo, quando la garanzia dell'immanenza ci fasci di un benessere assoluto. Così, nelle tue braccia ordinatrici io mi riverso, minima ed immensa; dato sereno, dato irrefrenabile, attività perenne di sviluppo.
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La presenza di Orfeo
Non ti preparerò col mio mostrarmiti ad una confidenza limitata, ma perché nel toccarmi la tua mano non abbia una memoria di presagi, giacerò all'informe fusa io stessa, sciolta dentro il buio, per quanto possa, elaborata e viva, ridivenire caos... Orfeo novello, amico dell'assenza, modulerai di nuovo dalla cetra la figura nascente di me stessa. Sarai alle soglie piano e divinante di un mistero assoluto di silenzio, ignorando i miei limiti di un tempo, godrai il possesso della sola essenza. Allora, concretandomi in un primo accenno di presenza, sarò un ramo fiorito di consenso, e poi, trovato un punto di contatto, ammetterò una timida coscienza di vita d'animale e mi dirò che non andrò più oltre, mentre già mi sviluppi, sapienza ineluttabile e sicura, in un gioco insperato di armonie, in una conclusione di fanciulla... Fanciulla: è questo il termine raggiunto? E per l'addietro non l'ho maturato e non l'ho poi distrutto delusa, offesa in ogni volontà? Che vuol dire fanciulla se non superamento di coscienza? Era questo di me che non volevo: condurmi, trascurando ogni mia forma, al vertice mortale della vita... Ma la presenza d'ogni mia sembianza quale urgenza incalzante di sviluppo, quale presto proporsi e più presto risolversi d'enigmi! E quando poi, dal mio aderire stesso, la forma scivolò in un altro tempo di più rare e più estranee conclusioni, quando del mio "sentirmi" voluttuoso rimase un'aderenza di dolore, allora, allora preferii la morte che ribadisse in me questo possesso. Ma ci si può avanzare nella vita mano che regge e fiaccola portata e ci si può liberamente dare alle dimenticanze più serene quando gli anelli multipli di noi si sciolgano e riprendano in accordo, quando la garanzia dell'immanenza ci fasci di un benessere assoluto. Così, nelle tue braccia ordinatrici io mi riverso, minima ed immensa; dato sereno, dato irrefrenabile, attività perenne di sviluppo.
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II Donna leggiadra il cui bel nome honora L’herbosa val di Rheno, e il nobil varco, Ben e colui d’ogni valore scarco Qual tuo spirto gentil non innamora, Che dolcemente mostra si di fuora De suoi atti soavi giamai parco, E i don’, che son d’amor saette ed arco, La onde l’ alta tua virtu s’infiora. Quando tu vaga parli, O lieta canti Che mover possa duro alpestre legno, Guardi ciascun a gli occhi ed a gli orecchi L’entrata, chi di te si truova indegno; Gratia sola di su gli vaglia, inanti Che’l disio amoroso al cuor s’invecchi.
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Sonnet 02
Sinto vontade de ver o meu País viver, Como sinto vontade de ver as pessoas sonhar, Desejo diariamente ver a submissão morrer, E mais desejo que a perspicácia possa vingar! Quero mesmo ver o meu país mudar, Que todas as contas sejam transparentes, Quero um país com cidadãos coerentes, Sem rótulos, sem necessidade de catalogar! Todos sejam cidadãos de primeira linha, Que acordem em cada dia com vontade de vencer, Que se veja o esforço de todos a aparecer, Enfim, um Portugal digno que a todos convinha! Que todos os angariados milhões sejam prosperidade, Sejam semeados em benefício e para todos nós, Se invista sobretudo nos valores da boa seriedade, Na transparência leal de todos com todos nós! António Benigno Código de Autor: 2015012923340101
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Jan 29, 2015
Jan 29, 2015 at 7:03 PM UTC
Esperança
Possa eu, um dia, ao fechar os olhos Tornar-me espuma de ondas, Ou brisa carregada de odor a maresia E possa eu, um dia, ao abrires os teus, Ser o Sol que os ilumina e transforma. E, como os teus olhos, Ambiciono ter, também eu, um dia O poder de me fazer algo mais do que eu. O poder de ser pura e bela como me vês O poder de ser o vento ou o Sol ou o mar Ou uma folha seca e avermelhada Tombando no chão ao soar do Outono. Possa eu transformar-me em tudo isso, Como se transformam os teus olhos (quais pedaços de céu descoberto ou relva húmida de orvalho sempre regados de Sol, sempre.) Fosse esse Sol um dia eu...
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Sep 4, 2017
Sep 4, 2017 at 5:05 PM UTC
04-09-2017
Lei piange, e piange.Il fiore del sua cuoreÉ morto nella questa stagione d’invernoPerché la sua amore, chi abitava in questo floreE lo guardava, e lo amava,Ha salito sine una parola.E lui solo ha salito le spine per compagnia.Che crueltá, che iróniaChe la donna chi non sentava niente maiHa solo le ferite nel cuore a consolarleHa solo il guanciale a aguscia le sue lacrimeQuando tutta che lei voglia nel mondoÉ il ragazzo chi prima ha scopertoChe lei possa amare davvero.
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Feb 22, 2010
Feb 22, 2010 at 6:45 PM UTC
La Unica Cosa
by Laura Mercurio Ebohon (Copyright 2009) I walk but I don’t know where I’m going. I slip, stumble and draw myself up. I follow the wind, I run away from me, From a me I don’t recognize. And you can see You see so clearly! In the scars of the heart and the wounds of the soul, In the irreversible, unquenchable pain. You know everything! I walk and I don’t know where I’m going I fall, I get up, Looking at the sky I pray For I could see too, Through your eyes one time only. To see and hate myself like you do, despise me as you do. I walk, nowhere to go, I collapse and grasp. Still I can’t see what you see, But I see you, your rage, And I keep on walking but I don’t know where I am going. Camminando Di Laura Mercurio Ebohon (Copyright 2009) Cammino ma non so dove vado. Scivolo, sbando e mi raddrizzo Seguo il vento, Scappo da me, Da quello che non so di essere. E tu vedi, Vedi così chiaro! Nei solchi del cuore e le ferite dell’anima, Nel dolore irreversibile, incolmabile. Sai tutto tu! Cammino, non so dove vado, Cado e mi rialzo Guardo il cielo e prego, Perché possa anch’io vedere, Con i tuoi occhi per un attimo soltanto. Guardarmi e odiarmi come mi odi tu, Disprezzarmi come fai tu. Cammino e non so dove vado, Crollo, mi aggrappo. Ancora non vedo quello che vedi tu, Ma vedo te, la tua ira E continuo a camminare ma non so dove andare.
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Feb 15, 2010
Feb 15, 2010 at 4:04 AM UTC
"Walking"
Oh grandes símbolos misteriosos Outrora por vós fascinado fui Mas a dúvida por minhas veias ainda flui como águas correntes de rios fervorosos Queria respostas evidentes e claras Banhem-nos, rogo, em frias águas Pois as humanas mentes ignaras São perdidas na ilusão que as afaga O que somos é pura hipnose Quero ver com meus próprios olhos a gnose Daquilo que a ciência não provou Imploro, então, por saber quem de fato sou! Provei do doce, o ácido veneno que meu corpo em febre rejeitou Meus olhos relutam em ver o que é pleno E já não sei o que de mim restou Acorde-me deste pesadelo de ilusão Quero sentido, e lógica, e verdade Mas rezo também por libertação Há um fantasma que nos rouba a sanidade Não posso crer que diante de todas as possibilidades da matéria Possa existir algo tão patético quanto o homem Grandes e sábios são os vermes e bactérias Que sem questionar, nossas putrefatas entranhas consomem Não sofrem, não se rendem, nem se gabam, ou se vendem De onde nasce nossa vontade? O despertar da hipnose é não crer, Não sentir, observe o que se vê Ações são previsíveis e morta está a liberdade Somos símbolos, e a tudo simbolizamos Despersonalizado nos desvendo Livres de pecados realizamos O fim da roda de tormentos Rouba-me um beijo e eu lhe mostrarei algo que só posso me recordar Não mais sinto, eu sei mas me resta saborear As lembranças do doce-amargo que do meu corpo já se foi
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Aug 14, 2014
Aug 14, 2014 at 6:30 PM UTC
Simbolos
A noite chega, soturna, calada. Os remédios parecem não fazer efeito. Sozinho novamente com meus pensamentos, embalado pelo som do ventilador e das batidas do meu coração. Nao sei porque ele insiste em bater, parece um esforço inútil. As horas passam lentamente, como nos movimentos de uma duna. A areia do tempo descendo vagarosamente pela ampulheta. Se ao menos pudesse ver. Me sinto cego, queria eu estar cego? Minha decepção só não é maior que a decepção que causei. Não há lugar aqui senão neste papel para a dor, uma fraqueza que todos tentam esconder - por questão de sobrevivência provavelmente. Os amigos poucos que me restam seguem suas vidas enquanto tento ser feliz, ao menos por eles. Saudade aqui toma outras formas, como uma tortura ao melhor estilo Stanley Kubrick em “Laranja Mecânica”, em que as imagens passam repetidamente por minha cabeça sem que eu possa fazer absolutamente nada. Família, amigos, amores, à distância de uma chamada, uma chamada. Para quem ligar, como? O cárcere em sua pior faceta, o isolamento social. Conto nos dedos de uma mão as pessoas com quem consigo manter uma conversa. Mesmo assim nao consigo conversar, a cabeça e o coracao nao estao aqui, eles fugiram, estão lá fora, espero que a minha espera. Outro cigarro, mais um café. Quantos mais, quantas mais palavras? A caneta e o papel são meus melhores amigos, às vezes até me entendem. Monólogos em horas, diálogos em outras. Me pergunto qual seria o limite entre a sanidade e a demência aqui. Se é que existe um, estou eu ficando são ou louco? Nao era quando cheguei, provavelmente foi o que me trouxe aqui, agora só me resta um caminho a seguir e tenho que achá-lo sozinho. Não tenho arrependimentos, aqui não há lugar para eles, há agora um só caminho a seguir, em frente! Adiante!
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Aug 14, 2018
Aug 14, 2018 at 1:08 PM UTC
Avante
A noite chega, soturna, calada. Os remédios parecem não fazer efeito. Sozinho novamente com meus pensamentos, embalado pelo som do ventilador e das batidas do meu coração. Nao sei porque ele insiste em bater, parece um esforço inútil. As horas passam lentamente, como nos movimentos de uma duna. A areia do tempo descendo vagarosamente pela ampulheta. Se ao menos pudesse ver. Me sinto cego, queria eu estar cego? Minha decepção só não é maior que a decepção que causei. Não há lugar aqui senão neste papel para a dor, uma fraqueza que todos tentam esconder - por questão de sobrevivência provavelmente. Os amigos poucos que me restam seguem suas vidas enquanto tento ser feliz, ao menos por eles. Saudade aqui toma outras formas, como uma tortura ao melhor estilo Stanley Kubrick em “Laranja Mecânica”, em que as imagens passam repetidamente por minha cabeça sem que eu possa fazer absolutamente nada. Família, amigos, amores, à distância de uma chamada, uma chamada. Para quem ligar, como? O cárcere em sua pior faceta, o isolamento social. Conto nos dedos de uma mão as pessoas com quem consigo manter uma conversa. Mesmo assim nao consigo conversar, a cabeça e o coracao nao estao aqui, eles fugiram, estão lá fora, espero que a minha espera. Outro cigarro, mais um café. Quantos mais, quantas mais palavras? A caneta e o papel são meus melhores amigos, às vezes até me entendem. Monólogos em horas, diálogos em outras. Me pergunto qual seria o limite entre a sanidade e a demência aqui. Se é que existe um, estou eu ficando são ou louco? Nao era quando cheguei, provavelmente foi o que me trouxe aqui, agora só me resta um caminho a seguir e tenho que achá-lo sozinho. Não tenho arrependimentos, aqui não há lugar para eles, há agora um só caminho a seguir, em frente! Adiante!
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Após um ano desde escrevi aqui pela ultima vez, notei a imensa e, acima de tudo, mais profunda mudança no que eu poderia chamar de ego. Ache uma personalidade para promover, uma própria. Promova essa personalidade. Além do mais, eu nunca estive tão feliz e nunca, em toda a história da minha vida, aconteceu tanto quanto nesse ultimo ano. Encontrei enquanto tentava não me perder, a feiticeira que me aparou antes que eu caísse. A caldeira que eu incendiaria até que minha chama acabasse. E lhes conto que ninguém pode ensinar o que é a liberdade. Bem vindos ao paradoxo. Embora não possa dizer que rompi a gaiola que nos toma àquilo de onde viemos, consegui enxergar através. E é muito confortável, poder sentir o pássaro que voa além da gaiola dormindo no meu peito.
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Dec 30, 2014
Dec 30, 2014 at 11:03 PM UTC
Feliz ano novo!
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco perduto in mezzo a un polveroso prato. Ah l'uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico, e l'ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro! Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
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Non chiederci la parola
Meus caros, eu vi! Quem sabe num sonho, ou talvez não fosse exatamente um sonho Quem sabe as luzes estivessem baixas demais E a escuridão que promove vultos, houvesse enegrecido minha mente -Entorpecido por meus próprios pensamentos- Ali estava, a visão atemporal da existência Trafegando por aterradores espaços infinitos A escuridão assombrava o devastado pântano das almas amaldiçoadas ouvia-se os gritos daqueles que encontravam ali o fatal destino Os mortos que estavam aprisionados ansiavam por companhia Uma fumaça fétida pairava sobre as águas apodrecidas Animais se decompunham retidos pela lama pegajosa Vermes se proliferavam naquele ambiente hostil enquanto o atormentador zumbido de moscas preenchia o silêncio daquele lugar horrível As criaturas mais horrendas e bestiais ali faziam sua morada à espreita das desavisadas presas que por aquele caminho se perderam Há um homem perdido em seus próprios passos Ele caminha ao longo da estrada Entre-a-vida-e-a-morte Ele está vivo, mas nunca viveu Como também está morto, sem de fato ter morrido Anseia por luz, mas se perde na escuridão do pântano O bater de asas dos abutres lhe contam que tudo é um sonho, mas também uma profecia Abaixo da árvore da vida sete urubus mortos estão se decompondo Não há quem possa devorar seus cadáveres apodrecidos Uma formosa águia sobrevoa o pântano Sete ratos tentam se esconder Sete cobras tentam fugir Mas a águia devora os sete ratos E também devora as sete cobras O homem se torna dois, e um terceiro que não é homem Ambos deverão transitar pelo inferno Arrastar-se pela terra infértil da morte Um morrerá para si mesmo E renascerá como a fênix mitológica O outro morrerá eternamente Consumido pela legião de sombras Sua tristeza será incomensurável E como se uma ira brotasse em seu âmago E uma dor gigantesca consumisse todo o seu ser Sem derramar uma lágrima Mergulhará sua existência nas águas esquecidas do Lethe Embora o primeiro igualmente experimentasse dor tamanha Ele encontrará seu guia dentro de si mesmo Pois o guia na escuridão é a luz Na luz nenhuma escuridão prevalece O terceiro é como se jamais existisse Permanecendo no limbo do crepúsculo Sem dormir ou acordar Apodrecendo como os urubus mortos aos pés da árvore da vida Sem jamais experimentar seus frutos Os três se tornam um só novamente Mas algo havia mudado Já não poderia mais ser o mesmo E como num súbito – abri meus olhos Não poderia ter sido um sonho Por mais que estivesse sonhando… Meus caros, eu vi!
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Dec 29, 2016
Dec 29, 2016 at 4:38 PM UTC
O Hades
Meus caros, eu vi! Quem sabe num sonho, ou talvez não fosse exatamente um sonho Quem sabe as luzes estivessem baixas demais E a escuridão que promove vultos, houvesse enegrecido minha mente -Entorpecido por meus próprios pensamentos- Ali estava, a visão atemporal da existência Trafegando por aterradores espaços infinitos A escuridão assombrava o devastado pântano das almas amaldiçoadas ouvia-se os gritos daqueles que encontravam ali o fatal destino Os mortos que estavam aprisionados ansiavam por companhia Uma fumaça fétida pairava sobre as águas apodrecidas Animais se decompunham retidos pela lama pegajosa Vermes se proliferavam naquele ambiente hostil enquanto o atormentador zumbido de moscas preenchia o silêncio daquele lugar horrível As criaturas mais horrendas e bestiais ali faziam sua morada à espreita das desavisadas presas que por aquele caminho se perderam Há um homem perdido em seus próprios passos Ele caminha ao longo da estrada Entre-a-vida-e-a-morte Ele está vivo, mas nunca viveu Como também está morto, sem de fato ter morrido Anseia por luz, mas se perde na escuridão do pântano O bater de asas dos abutres lhe contam que tudo é um sonho, mas também uma profecia Abaixo da árvore da vida sete urubus mortos estão se decompondo Não há quem possa devorar seus cadáveres apodrecidos Uma formosa águia sobrevoa o pântano Sete ratos tentam se esconder Sete cobras tentam fugir Mas a águia devora os sete ratos E também devora as sete cobras O homem se torna dois, e um terceiro que não é homem Ambos deverão transitar pelo inferno Arrastar-se pela terra infértil da morte Um morrerá para si mesmo E renascerá como a fênix mitológica O outro morrerá eternamente Consumido pela legião de sombras Sua tristeza será incomensurável E como se uma ira brotasse em seu âmago E uma dor gigantesca consumisse todo o seu ser Sem derramar uma lágrima Mergulhará sua existência nas águas esquecidas do Lethe Embora o primeiro igualmente experimentasse dor tamanha Ele encontrará seu guia dentro de si mesmo Pois o guia na escuridão é a luz Na luz nenhuma escuridão prevalece O terceiro é como se jamais existisse Permanecendo no limbo do crepúsculo Sem dormir ou acordar Apodrecendo como os urubus mortos aos pés da árvore da vida Sem jamais experimentar seus frutos Os três se tornam um só novamente Mas algo havia mudado Já não poderia mais ser o mesmo E como num súbito – abri meus olhos Não poderia ter sido um sonho Por mais que estivesse sonhando… Meus caros, eu vi!
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nós somos pássaros desajeitados e pássaros desajeitados têm que começar a voar cedo como diz o ditado chinês estamos no chão cercados pelas folhas e pelos predadores nós fomos derrubados do ninho ninguém se importa mas não vamos ficar aqui vamos voar mais e mais alto e muito, muito distante nós somos pássaros desajeitados e nós sempre voamos ao amanhecer para que ninguém possa nos ver cair e se isso acontecer que eles vejam que estamos dando o nosso melhor e o chão está ficando mais distante e o céu mais perto e podemos tocar as nuvens e não vamos voltar porque nós somos pássaros desajeitados e pássaros desajeitados têm que começar a voar cedo como diz o ditado chinês vocês viram, irmãos e irmãs? nós somos os pássaros desajeitados e nós estamos voando
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Sep 13, 2016
Sep 13, 2016 at 9:04 AM UTC
Pássaros Desajeitados
Io vorrei, superato ogni tremore giungere alla bellezza che mi incalza, dalla rovina del silenzio, fonda, togliere la misura della voce e cantare all'unisono coi suoni; stamparmi nelle palme ogni vigore in crescita perenne e modulare un attento confine con le cose ov'io possa con esse colloquiare difesa sempre da incipienti caos. Vorrei abitare nel segreto cuore centro d'ogni più puro movimento, animare di me gli spenti aspetti dei fantasmi reali e riplasmare le parabole ardenti ove ogni grazia è tocca dal suo limite. Variata stupendamente da codesti incontri numererò la plurima mia essenza entro un solo, perenne, insistere di toni adolescenti. Nell'aperta misura delle ali del più libero uccello, nel vigore degli alberi, nella chiarezza-musica dei venti, nel frastuono puerile dei colori, nell'aroma del frutto, sarò creatura in unico e diverso principio, senza origine né segno d'ancestrale condanna. E so, per questa verità, che il tempo non crollerà spargendo le rovine dei violati contatti alla mitezza del mio nuovo apparire, né la sacra identità del canto verrà meno ai suoi idoli vivi.
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Io vorrei, superato ogni tremore
Leva morte da noi quell'intatto minuto come pane che l'amante non morse né la donna al colmo dell'offerta. Dove vita, di sé fatta più piena ci divide dal corpo e ci annovera al gregge di un Pastore costruito di luce, nasce morte per te. D'ogni dolore parto ultimo e solo che mai possa procedere dal seno... Eppure a noi lontano desiderio di quell'attimo pieno viene a fatica dentro giorni oscuri ma se calasse nella perfezione di sua vera natura presto cadremmo affranti dalla luce. L'albero non è albero né il fiore può decidersi bello quando sia forte l'anima di male; ma nel giorno di morte quando l'amante, tenebroso duce abbandona le redini del sangue, sì, più pura vicenda si spiegherà entro un ordine di regno. Ed il senso verrà ricostruito, e ogni cosa nel letto in cui cadde nel tempo avrà respiro, un respiro perfetto. Ora solo un impuro desiderio può rimuovere tutto, ma domani quando morte s'innalzi...
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Pax
Prendo-me a estes versos Uma vez mais. Não sei ser em ti, ainda, Quando tudo o que vejo Quando te vejo De olhos presos a ti É um poema por escrever, ainda, Mas com ser e espírito por si só. Há uma imensidão em ti que não identifico Então fujo e escondo-me porque Tenho medo. Não sou um poema Ou um verso sequer. Mais um candeeiro de luz fusca Ao lado do teu todo céu estrelado Que não sei ler. Uma enorme ânsia por ti quando estás, Quando não estás. Sinto E sinto apenas. E talvez estejamos (o que é que estamos?) Só para que te possa ver toda esta beleza E senti-la e nada mais. Escrever-te num poema. Nada mais.
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Mar 2, 2017
Mar 2, 2017 at 1:18 PM UTC
13-07-2016
Sinto as bicadas me despedaçarem lentamente tudo que elas levam - eu sei - nunca voltará mas talvez seja melhor assim É melhor que isso chegue ao fim e que não se possa mais sentir como a dança dos planetas que a gravidade insiste em atrair no marasmo eterno das festas pois liberdade é solidão igualdade é utopia e amizadade é grilhão Retalhos remendados removidos mastigados como por um punhal com cheiro de violetário verdadeiro E com um sorriso agonizante migalhas de Nietzsche na cabeça jovem e bem vestido Caso-me com a morte
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Jul 1, 2015
Jul 1, 2015 at 5:41 PM UTC
Ertuba
Superstiti, salvi, scampati poi magari disperati sbattere per terra i vestiti vecchi della delusione e piangere e chiedere giustizia Ma una morte anche lontana segna sempre un po' la vostra faccia sgomenta l'indifferenza chiusi dentro le macchine, assediati nelle città, nelle case obbedienti agli schermi parlanti tutti una volta pensate che possa essere lo stesso destino che siamo la stessa razza di animali che conta gli anni in milioni che sta impaurita in mezzo al cielo e ascolta ogni ala che batte e i grilli che vegliano i morti.
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1980
Oh ardiloso coração Por que não admoesta meu coração E todas suas confusões E entrega-me um homizio Para que meu fenecimento seja um pouco mais fleumático E incólume fique minha alma Nesse alarido de emoções E que a nódoa dessa pacóvia paixão Possa finalmente justapor
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Oct 29, 2015
Oct 29, 2015 at 5:38 PM UTC
Mágoas
Borboleta do céu, da terra, do mar, Nasceste para haver luar. Determinada com asas para voar, Borboleta linda e doce no olhar. Pareces presdestinada no teu viver, Me engrandeces e a vida fazes compreender, Meu espírito se alegra e tudo quer amar, Borboleta colorida nas profundas mudanças, És portadora do bem e de poisar nas flores nunca te cansas. Oh borboletinha amada e querida, Sem perceber entraste na minha vida. Possa eu ser sempre ser vivo ressuscitado, E pelo teu amor ficar imortalizado, Num horizonte alaranjado eu irei um dia sepultar, Com borboletas coloridas sempre a voar. Victor Marques
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May 24, 2022
May 24, 2022 at 12:25 AM UTC
Doce Borboleta
hoje eu acordei achando que as rosas da minha vida iam se entupir de água da chuva. e até que sim, mas quis dizer o que mesmo? contente demais pra mascarar meu sentimento na busca de palavras precisas ou convidativas. hoje eu to eu, só que com mais alguém. o outro eu que fumou da natureza e tá em sintonia com alguma coisa. mas é estranho que sinto as vezes uma relutância em querer voltar pro zero e nada. ou é alguma outra coisa nova que preciso passar na vida. tudo que eu sei, eu fico com pé atrás. as vezes o negócio é mais no fundo. muito além do que eu possa imaginar. queria só saber escrever as coisas mais lindas pra daí eu ficar contente. olha só, me perdi totalmente do porque vim escrever aqui. só queria dizer que vale a pena registrar: hoje eu fui muito produtiva. muito além do que nos últimos dias. mas fluiu sem doer e me senti super bem. e acho que é isso.
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Oct 26, 2017
Oct 26, 2017 at 11:44 PM UTC
alterego confuso
Io lo so d'esser stato sbattuto qua senza una ragione. In questa vita che tutti mi vogliono far credere di vuoto ne è piena. Come stanze vuote di una casa, riempite solo dall'echeggiare della mia voce Uomo che getti la sigaretta usata per strada, abbi rispetto di questo mondo che amo. La tua futilità mescolata alla tua noncuranza mi rende facile la fantasia della tua morte. Un'altra ancora ed io ucciderò te, prima che tu possa continuare col tuo sterminio. Un'altra ancora e ti estirpero' come un chirurgo estirpa il tumore. Una madre sarà per questo mondo la tua morte. Ma io avrò cura di tutta la meraviglia che mi è stata donata senza ragione né merito. La riempirò d'attimi fuggenti, amore e poesie. E con forza difenderò tutto ciò che amo dalla iniquità di voi diffusissimi esseri vuoti.
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May 14, 2018
May 14, 2018 at 4:01 PM UTC
Vitalità
Pensiero, io non ** più parole. Ma cosa sei tu in sostanza? qualcosa che lacrima a volte, e a volte dà luce.... Pensiero, dove hai le radici? Nella mia anima folle o nel mio grembo distrutto? Sei cosi ardito vorace, consumi ogni distanza; dimmi che io mi ritorca come ha già fatto Orfeo guardando la sua Euridice, e cosi possa perderti nell'antro della follia.
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Pensiero, io non ** più
tenho um palito de dentes sempre ao meu alcance pra que possa com facilidade limpar embaixo das unhas toda vida sujas de vergonha.
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Jan 17, 2018
Jan 17, 2018 at 7:45 PM UTC
Untitled
Encontrar sempre  teu terno sorriso, É  tudo o que eu preciso. Parece que Deus criador te fez vida e só amor. Canto em Hino de louvor! Possa eu viver sempre contigo , No Céu,  na terra , no paraíso... Deus com teu corpo e alma me abençoou , Da roseira a mais bela rosa brotou. Me aconchego no teu carinho desmedido, E com teu calor viva adormecido, Amando tudo com teu porto de abrigo. Mãe és tu minha Mãe suave com frio, calor, com a doce brisa... Saudade das saudades a mais querida.! Posso eu viver sempre no teu regaço, Sendo doce beijo, apertado abraço. Quantos filhos,  filhas não têm amor de ninguém, Vivem a vida com desdém! Ousai amar sempre alguém,.. Deixai bater o vento que vêm por bem, Pois bate devagarinho no rosto de minha Mãe. Parece que dentro do teu ventre eu vou sempre viver, Deitado nos teus braços quero adormecer. De manhã acordar com a madrugada, E morrer contigo de mão dada. Mãe,  amor
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Apr 13, 2024
Apr 13, 2024 at 10:57 PM UTC
Minha Mãe Maria
Stammi lontana così che ti possa apprezzare per sempre. Stammi lontana perché so che non esisteresti che tu, e ogni cosa avrebbe il tuo sapore. Il tuo odore nell'aria che respiro. Il tuo viso in ogni cosa io desideri. Stammi lontana perché io ** un mondo da vivere e scoprire.
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Dec 13, 2023
Dec 13, 2023 at 12:03 AM UTC
You