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"piangere" poems
Mi fai scoppiare in lacrime. Gioia, tristezza, e l'amore. Sono sopraffatto ogni volta Ti vedo. Le Farfalle ritorno Di volta in volta. Il mento così prominente, Il tuo sorriso così luminoso, I tuoi occhi così incantevole. Un abbraccio come nessun altro, Caldo, pieno d'amore. Imbarazzante e scomodo. Baci soffici, duro, lento, veloce. Intenso. Fai finta di essere, cose che non sono, Ma dentro di me vedere il tuo amore, la compassione, La paura, il dolore, la gioia. ride piccoli come un anello vero figlio dalla bocca, come ** dolcemente solleticare la vostra abbronzato, ventre maculato. Avvolto tra le tue braccia, un bruco in un bozzolo. Cassetta di sicurezza, suono, sicuro. Abbiamo urlare e piangere. Ci baciamo e ci sorridiamo. Abbiamo fatto male e guarire. Tu sei mia, Io sono tuo. Non importa chi ti ha amato, o che vi piace quando ci separiamo, L'amore che sgorga dal mio cuore, per te, Continuerà fino a che non cessa di. Mi fai ridere, piangere, urlo, brivido, nella gioia, la rabbia, la disperazione, l'amore. Voi mi levate dal baratro che è la mia mente. Mi ricordi per questo che voglio essere vivo.
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Aug 22, 2012
Aug 22, 2012 at 8:59 PM UTC
Ogni ragazzo merita una poesia d'amore merda
Da quel gabbione uscii... Nessuno mi guardava. Per quale distrazione? Per quale pensiero immerso senza pietà nel cuore? Per quale esclusiva incomunicabile passione? Come una vecchia carta, un pezzo di giornale trascinato sul lastrico dal vento, vagavo, ignorato, contro i cantoni di marmo e ottone, gli alberelli severi del Nord, i vetri di una Banca... Il futuro dell'uomo! Nessuno sapeva più nulla della pietà, della speranza: sapevano in questa accanita città, solamente il futuro, come già seppero la vita. Ognuno l'aveva in cuore, passione quotidiana, scontata novità, luce della nuova storia. E io senza più capire cos'aveva potere d'importargli, di avere per loro significato di farli ridere, di farli piangere, ero un vecchio pezzo di giornale, trascinato dal nuovo vento tra i loro piedi di Angeli.
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Da poesia in forma di rosa - il libro delle croci
Nel mio cuore, una fata dorme. Lungo per i sogni, sono una povera, piccola ragazza all'interno. Per fuori, sono una ragazza coraggiosa e matura. Pero, io non posso fingere che non voglio essere nei miei sogni, dove si incontra tutto lo che mi piace, tutto che io voglio. i principe con gli occhi azzurri, il castello bianco dove io vivo, il cavallo bianco, la carrozza bianca, tutto bianco. perche tutto bianco? forse vedo tutto cosi buio, crudele, spietato. La gente non voglie essere tu amici, ancora meno riconoscerti. Vogliono solo guardarti piangere. Vogliono guardare cuando ti realizza che non si puoi vivere nei tuoi sogni. Che non sara' giovane per sempre. Che non sei piu un bambino. Prima o dopo, sarai uno di loro. amaro e apatico. non ti sognare. Non esiste il principe con gli occhi azzuri, non esiste il castello bianco, non esiste il cavallo bianco, non esiste la carrozza bianca. Non tutto e' bianco.
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Jan 18, 2013
Jan 18, 2013 at 11:17 AM UTC
I sogni
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio malgrado le tue sante guerre per l'emancipazione. Spaccarono la tua bellezza e rimane uno scheletro d'amore che però grida ancora vendetta e soltanto tu riesci ancora a piangere, poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, poi ti volti e non sai ancora dire e taci meravigliata e allora diventi grande come la terra.
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A tutte le donne
Mi hai reso qualcosa d'ottuso, una foresta pietrificata, una che non può piangere per le maternità disfatte. Mi hai reso una foresta dove serpeggiano serpi velenose e la jena è in agguato, perché io ero una ninfa innamorata e gentile, e avevo dei morbidi cuccioli. Ma le mie unghie assetate scavano nette la terra, così io Medusa fissa ti guardo negli occhi. Io esperta sognatrice che anche adesso mi rifugio in un letto ammantata di lutto per non sentire più la carne.
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Rivolta
La mia poesia è alacre come il fuoco trascorre tre le mie dita come un rosario. Non prego perché sono un poeta della sventura che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore, sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida, sono il poeta che canta e non trova parole, sono la paglia arida sopra cui batte il suono, sono la ninnananna che fa piangere i figli, sono la vanagloria che si lascia cadere, il manto di metallo di una lunga preghiera del passato cordoglio che non vede la luce.
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La volpe e il sipario
Più ** voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un po' perché essi non sanno, un po' per amor Tuo e un po' perché hanno pagato il biglietto. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla. Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo, capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.
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Preghiera del clown
"Credi che il tuo sia vero amore? Esamina a fondo il tuo passato" insiste lui saettando ben addentro la sua occhiata di presbite tra beffarda e strana. E aspetta. Mentre io guardo lontano ed altro non mi viene in mente che il mare fermo sotto il volo dei gabbiani sfrangiato appena tra gli scogli dell'isola, dove una terra nuda si fa ombra con le sue gobbe o un'altra preparata a semina si fa ombra con le sue zolle e con pochi fili. "Certo, posso aver molto peccato" rispondo infine aggrappandomi a qualcosa, sia pure alle mie colpe, in quella luce di brughiera. "Piangere, piangere dovresti sul tuo amore male inteso" riprende la sua voce con un fischio di raffica sopra quella landa passando alta. L'ascolto e neppure mi domando perché sia lui e non io di là da questo banco occupato a giudicare i mali del mondo. "Può darsi" replico io mentre già penso ad altro, mentre la via s'accende scaglia a scaglia e qui nel bar il giorno ancora pieno sfolgora in due pupille di giovinetta che si sfila il grembio per le ore di libertà e l'uomo che le ha dato il cambio indossa la gabbana bianca e viene verso di noi con due bicchieri colmi, freschi, da porre uno di qua uno di là sopra il nostro tavolo.
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Il Giudice
Udii tra il sonno le ciaramelle, ** udito un suono di ninne nanne. Ci sono in cielo tutte le stelle, ci sono i lumi nelle capanne. Sono venute dai monti oscuri le ciaramelle senza dir niente; hanno destata nè suoi tuguri tutta la buona povera gente. Ognuno è sorto dal suo giaciglio; accende il lume sotto la trave; sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio, di cauti passi, di voce grave. Le pie lucerne brillano intorno, là nella casa, qua su la siepe: sembra la terra, prima di giorno, un piccoletto grande presepe. Nel cielo azzurro tutte le stelle paion restare come in attesa; ed ecco alzare le ciaramelle il loro dolce suono di chiesa; suono di chiesa, suono di chiostro, suono di casa, suono di culla, suono di mamma, suono del nostro dolce e passato pianger di nulla. O ciaramelle degli anni primi, d'avanti il giorno, d'avanti il vero, or che le stelle son là sublimi, conscie del nostro breve mistero; che non ancora si pensa al pane, che non ancora s'accende il fuoco; prima del grido delle campane fateci dunque piangere un poco. Non più di nulla, sì di qualcosa, di tante cose! Ma il cuor lo vuole, quel pianto grande che poi riposa, quel gran dolore che poi non duole; sopra le nuove pene sue vere vuol quei singulti senza ragione: sul suo martòro, sul suo piacere, vuol quelle antiche lagrime buone!
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Le Ciaramelle
Superstiti, salvi, scampati poi magari disperati sbattere per terra i vestiti vecchi della delusione e piangere e chiedere giustizia Ma una morte anche lontana segna sempre un po' la vostra faccia sgomenta l'indifferenza chiusi dentro le macchine, assediati nelle città, nelle case obbedienti agli schermi parlanti tutti una volta pensate che possa essere lo stesso destino che siamo la stessa razza di animali che conta gli anni in milioni che sta impaurita in mezzo al cielo e ascolta ogni ala che batte e i grilli che vegliano i morti.
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1980
I se mi riconosci probabilmente mi hai visto piangere nel bagno di qualche discoteca. II mi ricordo di quando in terza elementare la maestra trovò un pipistrello morto in cortile e non me lo fece vedere.
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Jul 10, 2015
Jul 10, 2015 at 7:19 PM UTC
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