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"figura" poems
Non ti preparerò col mio mostrarmiti ad una confidenza limitata, ma perché nel toccarmi la tua mano non abbia una memoria di presagi, giacerò all'informe fusa io stessa, sciolta dentro il buio, per quanto possa, elaborata e viva, ridivenire caos... Orfeo novello, amico dell'assenza, modulerai di nuovo dalla cetra la figura nascente di me stessa. Sarai alle soglie piano e divinante di un mistero assoluto di silenzio, ignorando i miei limiti di un tempo, godrai il possesso della sola essenza. Allora, concretandomi in un primo accenno di presenza, sarò un ramo fiorito di consenso, e poi, trovato un punto di contatto, ammetterò una timida coscienza di vita d'animale e mi dirò che non andrò più oltre, mentre già mi sviluppi, sapienza ineluttabile e sicura, in un gioco insperato di armonie, in una conclusione di fanciulla... Fanciulla: è questo il termine raggiunto? E per l'addietro non l'ho maturato e non l'ho poi distrutto delusa, offesa in ogni volontà? Che vuol dire fanciulla se non superamento di coscienza? Era questo di me che non volevo: condurmi, trascurando ogni mia forma, al vertice mortale della vita... Ma la presenza d'ogni mia sembianza quale urgenza incalzante di sviluppo, quale presto proporsi e più presto risolversi d'enigmi! E quando poi, dal mio aderire stesso, la forma scivolò in un altro tempo di più rare e più estranee conclusioni, quando del mio "sentirmi" voluttuoso rimase un'aderenza di dolore, allora, allora preferii la morte che ribadisse in me questo possesso. Ma ci si può avanzare nella vita mano che regge e fiaccola portata e ci si può liberamente dare alle dimenticanze più serene quando gli anelli multipli di noi si sciolgano e riprendano in accordo, quando la garanzia dell'immanenza ci fasci di un benessere assoluto. Così, nelle tue braccia ordinatrici io mi riverso, minima ed immensa; dato sereno, dato irrefrenabile, attività perenne di sviluppo.
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La presenza di Orfeo
Non ti preparerò col mio mostrarmiti ad una confidenza limitata, ma perché nel toccarmi la tua mano non abbia una memoria di presagi, giacerò all'informe fusa io stessa, sciolta dentro il buio, per quanto possa, elaborata e viva, ridivenire caos... Orfeo novello, amico dell'assenza, modulerai di nuovo dalla cetra la figura nascente di me stessa. Sarai alle soglie piano e divinante di un mistero assoluto di silenzio, ignorando i miei limiti di un tempo, godrai il possesso della sola essenza. Allora, concretandomi in un primo accenno di presenza, sarò un ramo fiorito di consenso, e poi, trovato un punto di contatto, ammetterò una timida coscienza di vita d'animale e mi dirò che non andrò più oltre, mentre già mi sviluppi, sapienza ineluttabile e sicura, in un gioco insperato di armonie, in una conclusione di fanciulla... Fanciulla: è questo il termine raggiunto? E per l'addietro non l'ho maturato e non l'ho poi distrutto delusa, offesa in ogni volontà? Che vuol dire fanciulla se non superamento di coscienza? Era questo di me che non volevo: condurmi, trascurando ogni mia forma, al vertice mortale della vita... Ma la presenza d'ogni mia sembianza quale urgenza incalzante di sviluppo, quale presto proporsi e più presto risolversi d'enigmi! E quando poi, dal mio aderire stesso, la forma scivolò in un altro tempo di più rare e più estranee conclusioni, quando del mio "sentirmi" voluttuoso rimase un'aderenza di dolore, allora, allora preferii la morte che ribadisse in me questo possesso. Ma ci si può avanzare nella vita mano che regge e fiaccola portata e ci si può liberamente dare alle dimenticanze più serene quando gli anelli multipli di noi si sciolgano e riprendano in accordo, quando la garanzia dell'immanenza ci fasci di un benessere assoluto. Così, nelle tue braccia ordinatrici io mi riverso, minima ed immensa; dato sereno, dato irrefrenabile, attività perenne di sviluppo.
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Eres mi lucero Un sueño de amor Que me leva a los cielos Con un solo beso Y un roce de tus dedos Acelera mi corazon Un ser divino Con poder sobre el tiempo Pues pasa tan rapido a tu lado Y cuando te vas pasa tan lento De figura tan perfecta Que la luna refunfuña tu belleza Los mares celosos que bajo tus cejas Tus ojos inspiran a mil poetas Mas vives en mis tristes versos De mi imaginacion un fragmento Mi corazon tan desvalido y viejo Un inalcansable deseo Mi pasion corre fervorosa En la lineas de un poema Y mi labios se abotonan Al pensar en las rimas de una estrofa Y si mi musa llegara a mi E inspiracion inyectara a mis venas Sera ese dia cuando escribiera ya no mas poemas de Ti... Si no de ella...
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Sep 13, 2018
Sep 13, 2018 at 12:25 AM UTC
Musa Perfecta
Un pedazo de cielo Una tibia canción Una hoja en el viento Unos versos en flor Papel, flor y tinta Un desierto fugaz El brillo de sus ojos Dos gotas en el mar Ahogándome Besándome Un lucero, una luna Abriéndose paso hacia el mar Traspasando paredes de agua Un suspiro, un aliento Una velada de aire Una tertulia de amor Un pedazo de cielo Una pizca de sol Una sombra dilata Y mi mente desnuda Tu figura en mis dedos Dibujando el contorno De impaciente desvelo Y así surge a mi favor La imaginación se hace realidad Preso de su olor Un jilguero, una vida Acariciando los aires Sus alas surcando los vientos Un suspiro, un aliento Una velada de aire Una tertulia de amor Un arcoiris de letras Dos pinceladas de ti
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Jul 1, 2012
Jul 1, 2012 at 11:21 PM UTC
Un pedazo de cielo
Apretó las esquirlas de sol entre los dedos como si modelase la mañana con ellos. En el puente de Brooklyn. La luz quita a las cosas su densidad, su peso. Alas les da: que sean criaturas del viento. Luces les da: que moje sus frentes el misterio. En el puente de Brooklyn. Una mujer le entrega un periódico: «Léalo, es importante. Mire las aguas: llevan muertos». ¿Muertos? Mira las aguas. Son sólo un curso ***** En el puente de Brooklyn. Un curso ***** y frío y silencioso, pero bajo la superficie laten playas y cielos, laderas con encinas, cales y cementerios. «Mire las aguas: llevan muertos». (Pero otros muertos). En el puente de Brooklyn. Se entreabre el río. Muestra las entrañas del tiempo. Revive lo vivido, rescata lo pretérito. «Mire los muertos. Lea lo que dice...» (Sus muertos..., su corazón, debajo del agua, en el silencio...) No ve: recuerda sólo. Se ve a sí mismo muerto. ¿Cómo decir que ha sido quien dio figura al fuego, quien lloró por Aquiles, el de los pies ligeros; quien besara en la boca a Julieta Capuleto? En el puente de Brooklyn. ¿Mendigo de qué mundo? ¿Errante por qué tiempo marchito? La mujer se va desvaneciendo. En el puente de Brooklyn.
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Canción del ensimismado en el puente de brooklyn
Uomo, mi hanno condotta dall'estremo dove vivevo intera la "mia" vita al Tuo opposto tremendo di giustizia: che cosa dedurranno dal confronto dei nostri due insondabili princìpi? Qualcuno certo, conscio del Tuo inizio, tratteneva i Tuoi volti successivi in un travaglio cieco di rapporti ma io, ancor prima che gli anelli tutti della mia vita fossero congiunti, mi distaccai precipite dal nulla e proclamai la carne concepita. Uomo Perfetto, cosa dannerai di questo seme che, nel modularsi, s'è rinforzato solo di se stesso senza estasiarsi in giochi di virtù? Certo conoscerai che equilibrando ogni comandamento che mi esorta a saturarmi tutta di peccato, che riportando a questo intendimento la perfezione delle mie lacune, confluirei con adeguato passo verso una vita lineare e assente. Ma per ora, il peccato del mio tutto, resta la tappa ultima e possente ed un ritmo incessante di condanna mi rigetta dal muovermi comune. Quando, fanciulla appena, mi concessi, quando mi sciolsi per la prima volta da quel bruciore acuto di purezza che sublimava ambiguità tremende, sentii l'impegno che covavo dentro crescere, quasi a forza di missione. Non ** altra virtù che di condurmi a prodigiose altezze di consenso e una stanchezza illimite mi prende se non mi adagio sopra un'altra forma... Allineando tutte le mie ombre volte perdutamente verso terra, posso durare un tempo indefinito accentrata in un'unica figura. Ma che dolore sale le mie braccia reggenti il grave fascio di me stessa: l'essere dura giova solamente a questa dubbia resistenza mia... Sotto il piede che immagino sicuro cerco il terreno viscido di sempre: la tentazione è come un tempo lungo ch'io devo bere, abbrividendo, in fretta... Guarda, perché previeni il Tuo guardarmi con errata coscienza di pudore? Guarda, senza sapere l'astinenza, queste carni purgate dal piacere, questi occhi sinceri nell'orgoglio, questi capelli dal profumo intenso di vita e di memorie... Peccato questo vivere me stessa? So che la santità germoglierebbe esercitando in me falsi connubi, ma asségnami una giusta tolleranza se l'indulgenza nega questo passo, fa che il ritorno al vivere di sempre non sprofondi nel buio di un abisso e che non mi si dia maggiore colpa se come gli altri, e con eguale indugio, gioco il distacco dalla mia matrice.
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Una Maddalena
Uomo, mi hanno condotta dall'estremo dove vivevo intera la "mia" vita al Tuo opposto tremendo di giustizia: che cosa dedurranno dal confronto dei nostri due insondabili princìpi? Qualcuno certo, conscio del Tuo inizio, tratteneva i Tuoi volti successivi in un travaglio cieco di rapporti ma io, ancor prima che gli anelli tutti della mia vita fossero congiunti, mi distaccai precipite dal nulla e proclamai la carne concepita. Uomo Perfetto, cosa dannerai di questo seme che, nel modularsi, s'è rinforzato solo di se stesso senza estasiarsi in giochi di virtù? Certo conoscerai che equilibrando ogni comandamento che mi esorta a saturarmi tutta di peccato, che riportando a questo intendimento la perfezione delle mie lacune, confluirei con adeguato passo verso una vita lineare e assente. Ma per ora, il peccato del mio tutto, resta la tappa ultima e possente ed un ritmo incessante di condanna mi rigetta dal muovermi comune. Quando, fanciulla appena, mi concessi, quando mi sciolsi per la prima volta da quel bruciore acuto di purezza che sublimava ambiguità tremende, sentii l'impegno che covavo dentro crescere, quasi a forza di missione. Non ** altra virtù che di condurmi a prodigiose altezze di consenso e una stanchezza illimite mi prende se non mi adagio sopra un'altra forma... Allineando tutte le mie ombre volte perdutamente verso terra, posso durare un tempo indefinito accentrata in un'unica figura. Ma che dolore sale le mie braccia reggenti il grave fascio di me stessa: l'essere dura giova solamente a questa dubbia resistenza mia... Sotto il piede che immagino sicuro cerco il terreno viscido di sempre: la tentazione è come un tempo lungo ch'io devo bere, abbrividendo, in fretta... Guarda, perché previeni il Tuo guardarmi con errata coscienza di pudore? Guarda, senza sapere l'astinenza, queste carni purgate dal piacere, questi occhi sinceri nell'orgoglio, questi capelli dal profumo intenso di vita e di memorie... Peccato questo vivere me stessa? So che la santità germoglierebbe esercitando in me falsi connubi, ma asségnami una giusta tolleranza se l'indulgenza nega questo passo, fa che il ritorno al vivere di sempre non sprofondi nel buio di un abisso e che non mi si dia maggiore colpa se come gli altri, e con eguale indugio, gioco il distacco dalla mia matrice.
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Historia de mujeres en grupo que se matan cargándose de la risa porque saben que hay algo más especial. Kumiko, era pelirroja ansiana de 76 años con ojos verdes, tenía elegancia al caminar en su casa de madera, y era extraordinaria al hacer te sencha traído de un horizonte. Kumiko tenía nueve hijos, una mama llamada Dera, que tenía 98 años y se relacionaban muy bien, más que amigas. Un día se enamoraron las dos de una niña caminando por el parque las hizo mal pensar que la historia no varía, se entrega y se apasiona. Que sería de la elegancia? Porque se murió la elegancia en los ciencuenta, que le paso a las actrizes cuando los ojos ya no lloran, cuando acaban de matar a los gatos en Haití y los amantes de Cortázar se mueven en su cuento. Si conocéis esa historia eres Sancho y el es más chistoso que el. El hombre de la Triste Figura es serio, como un árbol sin nombre o la Pampa sin lluvia.
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Jun 8, 2014
Jun 8, 2014 at 4:01 PM UTC
Grupo suicida:
Realmente me ha sido dificil reconciliarme y escribir, tanto senti dentro de mi sin concluir que es importante al menos para mi que me puedas oir. Ahora quiero reflejar sentimientos que con musica te haran resumir hasta donde este hombre que te escribe ha podido sobrevivir sin ti. Amiga sin fin, amor de primavera nacido en abril. Pensar en ti me hace sentir claro desde el primer momento que supe que te ivas de mi lado. Senti mi Corazon hecho pedazos, se detubo el tiempo en ese ultimo beso, me mantuve por dias deseando ese ultimo abrazo, escribiendote, hacerte entender que es suficiente si me amas y yo te amo. Que eres tu quien debe decir que no, que soy yo quien debe decir no aguanto. Quiero borrar dudas, llevarte a la luna, esculpir tu figura, vivirte con lujuria. Sentarnos y besarnos donde la brisa se abura y escribir nuestras vidas en una pagina nueva.
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Jul 22, 2012
Jul 22, 2012 at 2:58 AM UTC
Amiga
Mil-réis entre réis pagos pelo algodão e pelo o material sinteticamente enfadonho – ambos traçados na sala abafada em que, agora, a escuridão de frequência vibrante busca-me, parado, observando o sangue que segue, que traça, desenha os seus próprios afluentes em uma elaborada figura de empalhamento. Tropeço por entre galhos, perco um ou outro membro e abro os olhos. Agora, veja! Eles estão lá! Meus membros estão lá! Mas atente-se! Aquele, meio torto, veja-o com perfeição. Digo, eram meus. Sim, pois agora a este outro pertence. Está lá, na poça de meu sangue, com a minha própria estrutura, o que parece ter sido um simpático palhaço. Confirmo aquela minha primeira impressão: empalhado palhaço. Agora há algo dentro daqueles membros. Definitivamente há! Até vejo alguma perenidade por entre as articulações, à mostra - resultado de um trabalho mal feito pelo meu próprio líquido vermelho intenso. Depois de muito apreciar minhas partes nunca tão bem aproveitadas, vejo algo mais além - vejo asas! Inicialmente, um âmago bastante ridículo e tedioso - mas observando mais atentamente, percebo profundamente que aquela minha obra orgânica possui, como verdadeira essência, o plano mais ao fundo, que não só se colocava de forma discreta, como aspirava se esconder do foco do olhar, retirando nitidez que a ele é supostamente é inerte. Percebi a explicação para minha atrapalhada e inconsciente criação. Humano algum será capaz de apreciá-la como eu aprecio. Amo-a agora como amo a morte! E morta está minha obra, afastada para sempre de mim. Assim como os meus olhos e libido. É um sangue amaldiçoado aquele que escorrera de mim, seria está a plausível explicação? Sequer traçara ele uma imagem de uma mecânica funcional.
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May 3, 2014
May 3, 2014 at 2:46 PM UTC
Em mil covas profanadas encontrará o rosto profundo palhaço
Mil-réis entre réis pagos pelo algodão e pelo o material sinteticamente enfadonho – ambos traçados na sala abafada em que, agora, a escuridão de frequência vibrante busca-me, parado, observando o sangue que segue, que traça, desenha os seus próprios afluentes em uma elaborada figura de empalhamento. Tropeço por entre galhos, perco um ou outro membro e abro os olhos. Agora, veja! Eles estão lá! Meus membros estão lá! Mas atente-se! Aquele, meio torto, veja-o com perfeição. Digo, eram meus. Sim, pois agora a este outro pertence. Está lá, na poça de meu sangue, com a minha própria estrutura, o que parece ter sido um simpático palhaço. Confirmo aquela minha primeira impressão: empalhado palhaço. Agora há algo dentro daqueles membros. Definitivamente há! Até vejo alguma perenidade por entre as articulações, à mostra - resultado de um trabalho mal feito pelo meu próprio líquido vermelho intenso. Depois de muito apreciar minhas partes nunca tão bem aproveitadas, vejo algo mais além - vejo asas! Inicialmente, um âmago bastante ridículo e tedioso - mas observando mais atentamente, percebo profundamente que aquela minha obra orgânica possui, como verdadeira essência, o plano mais ao fundo, que não só se colocava de forma discreta, como aspirava se esconder do foco do olhar, retirando nitidez que a ele é supostamente é inerte. Percebi a explicação para minha atrapalhada e inconsciente criação. Humano algum será capaz de apreciá-la como eu aprecio. Amo-a agora como amo a morte! E morta está minha obra, afastada para sempre de mim. Assim como os meus olhos e libido. É um sangue amaldiçoado aquele que escorrera de mim, seria está a plausível explicação? Sequer traçara ele uma imagem de uma mecânica funcional.
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La luna está llena, más brillante y hermosa que nunca. Puedo apreciar su resplandor a través de mis cortinas. En noches como esta solo pienso en ti, amada mía. Tu belleza es exquisita, me hipnotizan tus encantos, me deleitas en las noches, me llenas de vida. En la oscuridad de la alcoba, nuestra unión da color, pues yo soy como el sol y tú eres mi preciosa luna. Al igual que esa magníficamente figura, eres casi imposible de alcanzar.    Solo te presentas cuando es necesario. Me dejas a la espera de tu deslumbrante presencia ante la agonía de tu partida.
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Jun 7, 2015
Jun 7, 2015 at 12:20 AM UTC
Luna
Desnúdate Desnuda tus miedos frente al espejo deja caer tu cabello cobrizo sobre tus hombros y tus lágrimas amargas rodar por tus mejillas Desnuda tus alegrías y tira la ira sobre la cama que en el piso yazca tu tristeza, a tus pies y bajo el tocador Desnuda tus pasiones y envuélvete con ellas palpa tu figura con delicadeza y lujuria que los besos de otros labios te recuerden que eres pura Desnúdate en la cama y vístete con el calor de otros brazos con el roce de otra piel con la respiración pesada de otros pulmones y el ritmo de otro corazón Desnúdate bajo la lluvia con el frío de cada gota con lágrimas en los ojos y el dolor familiar de las heridas de antaño Desnúdate de noche en la oscuridad de tu cuarto Desnúdate de día y que el sol toque tus piernas que la sombra busque tus nalgas y haga relucir tus senos Desnúdate para ti Desnúdate por ti Desnúdate al completo y permítete sentir la brisa en tu piel la tierra en tus pies el amor en tu corazón y la vida en tu ser
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Jul 13, 2017
Jul 13, 2017 at 2:35 AM UTC
Desnúdate
Te deseo la figura de la espada me lo recuerda. Tu cuerpo respirando inspiración conspiración tu cuerpo vibrando radiación de colores inicio de más vida una vez contigo en ti. Haces que seamos un tacto deslimitación del cuerpo. Vives luego del olvido desfiguración del tiempo. Deseo tu lectura textil texto universo de texturas deseo de placer y puente.
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Oct 12, 2014
Oct 12, 2014 at 2:24 AM UTC
Decaedro*
No decía palabras, acercaba tan sólo un cuerpo interrogante, porque ignoraba que el deseo es una pregunta cuya respuesta no existe, una hoja cuya rama no existe, un mundo cuyo cielo no existe. La angustia se abre paso entre los huesos, remonta por las venas hasta abrirse en la piel, surtidores de sueño hechos carne en interrogación vuelta a las nubes. Un roce al paso, una mirada fugaz entre las sombras, bastan para que el cuerpo se abra en dos, ávido de recibir en sí mismo otro cuerpo que sueñe; mitad y mitad, sueño y sueño, carne y carne, iguales en figura, iguales en amor, iguales en deseo. Auque sólo sea una esperanza porque el deseo es pregunta cuya respuesta nadie sabe.
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No decía palabras
Por la manchega llanura se vuelve a ver la figura de Don Quijote pasar. Y ahora ociosa y abollada va en el rucio la armadura, y va ocioso el caballero, sin peto y sin espaldar, va cargado de amargura, que allá encontró sepultura su amoroso batallar. Va cargado de amargura, que allá «quedó su ventura» en la playa de Barcino, frente al mar. Por la manchega llanura se vuelve a ver la figura de Don Quijote pasar. Va cargado de amargura, va, vencido, el caballero de retorno a su lugar. ¡Cuántas veces, Don Quijote, por esa misma llanura, en horas de desaliento así te miro pasar! ¡Y cuántas veces te grito: Hazme un sitio en tu montura y llévame a tu lugar; hazme un sitio en tu montura, caballero derrotado, hazme un sitio en tu montura que yo también voy cargado de amargura y no puedo batallar! Ponme a la grupa contigo, caballero del honor, ponme a la grupa contigo, y llévame a ser contigo pastor. Por la manchega llanura se vuelve a ver la figura de Don Quijote pasar...
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Vencidos
De carácter arrogante y dominante anda por los pasillos dando mandatos y dictando las acciones de los demás. Creyente de ser dueño de cuerpos ajenos y con humos de superioridad. Pretendiendo total perfección, así, así es ante el mundo. Provoca que muchos le teman para que luego le suplan sus placeres. Sobre esa coraza se le nota la envidia que ocupa su ego y los millones de complejos que tiene referente a la figura de su ser. No vive tranquilo, pues anda pendiente a las otras vidas y hará todo lo posible para que jamás resalte tu luz sobre la suya. De habilidades controladoras impresionantes, todos lo alaban e hipnotizados parecen estar, pero ninguno se da cuenta que simplemente son sus marionetas, las cuales pronto va a desechar.
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Apr 27, 2015
Apr 27, 2015 at 6:49 PM UTC
Creando marionetas
Llueven las estrellas sobre mi cama. Danzan a mi lado y se postran ante ti. Canta el ruiseñor despuntando el alba. Veo tus lindos ojos y me olvido de mi. Sigo en mi sueño de tenerte a mi lado. En mi lecho bendecido yacemos los dos. Un rayo de luz asoma por la ventana e ilumina tu desnudez; pura tentación. Admiro tu belleza con mis cinco sentidos y me pierdo, distraído en cada paso que doy. ¿Cómo he de aburrirme de todos tus encantos si ellos me transforman en el loco que soy? Sueño despierto cuando estás conmigo. Y me levanto dormido si no estás aquí. Tímido el latir de mi corazón cuando te veo. Frenético su ritmo al verte partir. Frágil es la piel que mis dedos recorren. Exótica figura que dibujan al pasar. Suaves son los labios que me besan cada noche. Hipnotizantes ojos no me dejan de mirar. Llueven las estrellas sobre mi cama. Danzan a mi lado y se postran ante ti. Se abren las flores al llegar la mañana, al igual que tus ojos que se fijan en mi.
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Sep 13, 2015
Sep 13, 2015 at 8:13 PM UTC
Lluvia de Estrellas
Me dicen que debo hacer ejercicio para adelgazar, que alrededor de los 50's son muy peligrosos la grasa y el cigarro, que hay que conservar la figura y dar la batalla al tiempo, a la vejez. Expertos bien intencionados y médicos amigos me recomiendan dietas y sistemas para prolongar la vida unos años más. Lo agradezco de todo corazón pero me río de tan vanas recetas y tan escaso afán. La muerte también ríe de todas esas cosas. La única recomendación que considero seriamente Es la de llevar una mujer joven a la cama Porque a estas alturas, la juventud Solo puede llegarme por contagio.
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Pensándolo bien...
Aku pernah diajak pulang. Senyumnya seperti figura kecil di ujung ruang, Sentuhannya familiar seperti mainan usang. Aku tidak mau diajak pulang. Tangannya hangat seperti teh yang baru dituang, Tatapannya halus seperti selimut yang sudah dibuang, Tapi sekarang belum saatnya pulang. Aku ditinggal pulang oleh mama. Katanya dia tidak bisa berlama-lama, Katanya dia masih orang yang sama, Yang walaupun raganya sudah tidak bisa diajak bercengkrama, Balut hangat cintanya akan selalu jadi rumah.
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Feb 2, 2021
Feb 2, 2021 at 12:45 PM UTC
—rumah.
Te hubiera dado el mundo, muchacho que surgiste al caer de la luz por tu Conquero, tras la colina ocre, entre pinos antiguos de perenne alegría. ¿Eras emanación del mar cercano? Eras el mar aún más que las aguas henchidas con su aliento, encauzadas en río sobre tu tierra abierta, bajo el inmenso cielo con nubes que se orlaban de rotos resplandores. Eras el mar aún más tras de las pobres telas que ocultaban tu cuerpo; eres forma primera, eras fuerza inconsciente de su propia hermosura. Y tus labios, de bisel tan terso, eran la vida misma, como una ardiente flor nutrida con la savia ee aquella piel oscura que infiltraba nocturno escalofrío. Si el amor fuera un ala. la incierta hora con nubes desgarradas, el río oscuro y ciego bajo la extraña brisa, la rojiza colina con sus pinos cargados de secretos, te enviaban a mí, a mi afán ya caído, como verdad tangible. Expresión armoniosa de aquel mismo paraje, entre los ateridos fantasmas que habitan nuestro mundo, eras tú una verdad, sola verdad que busco, más que verdad de amor, verdad de vida; y olvidando que sombra y pena acechan de continuo esa cúspide virgen de la luz y la dicha, quise por un momento fijar tu curso ineluctable. creí en ti, muchachillo. Cuando el mar evidente, con el irrefutable sol de mediodía, suspendía mi cuerpo en esa abdicación del hombre ante su dios, un resto de memoria levantaba tu imagen como recuerdo único. Y entonces, con sus luces el violento Atlántico, tantas dunas profusas, tu Conquero nativo, estaban en mí mismo dichos en tu figura, divina ya para mi afán con ellos, porque nunca he querido dioses crucificados, tristes dioses que insultan esa tierra ardorosa que te hizo y deshace.
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A un muchacho andaluz
Te hubiera dado el mundo, muchacho que surgiste al caer de la luz por tu Conquero, tras la colina ocre, entre pinos antiguos de perenne alegría. ¿Eras emanación del mar cercano? Eras el mar aún más que las aguas henchidas con su aliento, encauzadas en río sobre tu tierra abierta, bajo el inmenso cielo con nubes que se orlaban de rotos resplandores. Eras el mar aún más tras de las pobres telas que ocultaban tu cuerpo; eres forma primera, eras fuerza inconsciente de su propia hermosura. Y tus labios, de bisel tan terso, eran la vida misma, como una ardiente flor nutrida con la savia ee aquella piel oscura que infiltraba nocturno escalofrío. Si el amor fuera un ala. la incierta hora con nubes desgarradas, el río oscuro y ciego bajo la extraña brisa, la rojiza colina con sus pinos cargados de secretos, te enviaban a mí, a mi afán ya caído, como verdad tangible. Expresión armoniosa de aquel mismo paraje, entre los ateridos fantasmas que habitan nuestro mundo, eras tú una verdad, sola verdad que busco, más que verdad de amor, verdad de vida; y olvidando que sombra y pena acechan de continuo esa cúspide virgen de la luz y la dicha, quise por un momento fijar tu curso ineluctable. creí en ti, muchachillo. Cuando el mar evidente, con el irrefutable sol de mediodía, suspendía mi cuerpo en esa abdicación del hombre ante su dios, un resto de memoria levantaba tu imagen como recuerdo único. Y entonces, con sus luces el violento Atlántico, tantas dunas profusas, tu Conquero nativo, estaban en mí mismo dichos en tu figura, divina ya para mi afán con ellos, porque nunca he querido dioses crucificados, tristes dioses que insultan esa tierra ardorosa que te hizo y deshace.
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Celebró de Amarilis la hermosura Virgilio en su bucólica divina, Propercio de su Cintia, y de Corina Ovidio en oro, en rosa, en nieve pura; Catulo de su Lesbia la escultura a la inmortalidad pórfido inclina; Petrarca por el mundo, peregrina, constituyó de Laura la figura; yo, pues Amor me manda que presuma, de la humilde prisión de tus cabellos, poeta montañés, con ruda pluma, Juana, celebraré tus ojos bellos, que vale más de tu jabón la espuma que todas ellas, y que todos ellos.
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Propone lo que ha de cantar en fe de los méritos del sujeto
Me he quedado sin pulso y sin aliento separado de ti. Cuando respiro, el aire se me vuelve en un suspiro y en polvo el corazón de desaliento. No es que sienta tu ausencia el sentimiento. Es que la siente el cuerpo. No te miro. No te puedo tocar por más que estiro los brazos como un ciego contra el viento. Todo estaba detrás de tu figura. Ausente tú, detrás todo de nada, borroso yermo en el que desespero. Ya no tiene paisaje mi amargura. Prendida de tu ausencia mi mirada, contra todo me doy, ciego me hiero.
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[me he quedado sin pulso y sin aliento]
He poblado tu vientre de amor y sementera, he prolongado el eco de sangre a que respondo y espero sobre el surco como el arado espera: he llegado hasta el fondo.Morena de altas torres, alta luz y ojos altos, esposa de mi piel, gran trago de mi vida, tus pechos locos crecen hacia mí dando saltos de cierva concebida.Ya me parece que eres un cristal delicado, temo que te me rompas al más leve tropiezo, y a reforzar tus venas con mi piel de soldado fuera como el cerezo.Espejo de mi carne, sustento de mis alas, te doy vida en la muerte que me dan y no tomo. Mujer, mujer, te quiero cercado por las balas, ansiado por el plomo.Sobre los ataúdes feroces en acecho, sobre los mismos muertos sin remedio y sin fosa te quiero, y te quisiera besar con todo el pecho hasta en el polvo, esposa.Cuando junto a los campos de combate te piensa mi frente que no enfría ni aplaca tu figura, te acercas hacia mí como una boca inmensa de hambrienta dentadura.Escríbeme a la lucha, siénteme en la trinchera: aquí con el fusil tu nombre evoco y fijo, y defiendo tu vientre de pobre que me espera, y defiendo tu hijo.Nacerá nuestro hijo con el puño cerrado envuelto en un clamor de victoria y guitarras, y dejaré a tu puerta mi vida de soldado sin colmillos ni garras.Es preciso matar para seguir viviendo. Un día iré a la sombra de tu pelo lejano, y dormiré en la sábana de almidón y de estruendo cosida por tu mano.Tus piernas implacables al parto van derechas, y tu implacable boca de labios indomables, y ante mi soledad de explosiones y brechas recorres un camino de besos implacables.Para el hijo será la paz que estoy forjando. Y al fin en un océano de irremediables huesos tu corazón y el mío naufragarán, quedando una mujer y un hombre gastados por los besos.
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Canción del esposo soldado
He poblado tu vientre de amor y sementera, he prolongado el eco de sangre a que respondo y espero sobre el surco como el arado espera: he llegado hasta el fondo.Morena de altas torres, alta luz y ojos altos, esposa de mi piel, gran trago de mi vida, tus pechos locos crecen hacia mí dando saltos de cierva concebida.Ya me parece que eres un cristal delicado, temo que te me rompas al más leve tropiezo, y a reforzar tus venas con mi piel de soldado fuera como el cerezo.Espejo de mi carne, sustento de mis alas, te doy vida en la muerte que me dan y no tomo. Mujer, mujer, te quiero cercado por las balas, ansiado por el plomo.Sobre los ataúdes feroces en acecho, sobre los mismos muertos sin remedio y sin fosa te quiero, y te quisiera besar con todo el pecho hasta en el polvo, esposa.Cuando junto a los campos de combate te piensa mi frente que no enfría ni aplaca tu figura, te acercas hacia mí como una boca inmensa de hambrienta dentadura.Escríbeme a la lucha, siénteme en la trinchera: aquí con el fusil tu nombre evoco y fijo, y defiendo tu vientre de pobre que me espera, y defiendo tu hijo.Nacerá nuestro hijo con el puño cerrado envuelto en un clamor de victoria y guitarras, y dejaré a tu puerta mi vida de soldado sin colmillos ni garras.Es preciso matar para seguir viviendo. Un día iré a la sombra de tu pelo lejano, y dormiré en la sábana de almidón y de estruendo cosida por tu mano.Tus piernas implacables al parto van derechas, y tu implacable boca de labios indomables, y ante mi soledad de explosiones y brechas recorres un camino de besos implacables.Para el hijo será la paz que estoy forjando. Y al fin en un océano de irremediables huesos tu corazón y el mío naufragarán, quedando una mujer y un hombre gastados por los besos.
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el pliegue erogeno, la piel deseada, y el deseo en mi mente camino entre los hombres, con tu piel en mi mente, la dorada verdad que emana de ti. en tus ojos la calma de saberte amada, deseada, y en tu cuerpo, y en tu mente, la hermosa veracidad, y el juego erotico, languido y sensual, de mirarte a los ojos. sentir la paz, que emana de tu cuerpo, el balsamo, pleno de tu delicada figura, van conmigo. y la plena ensoñacion, se, vuelve verdad, en tus ojos, de leona. besar tu cuerpo, y abrazarlo en silencio, hermosa y serena, insegura, fragil y salvaje, adorada. cada desicion, no nos separa, nos une aun mas, sigue tu alma , tu corazon. en tus ojos y en tu cuerpo, esta mi ferozidad perdida, y en tu pliegue erogeno, mi deseo y devocion. oh leona de montaña, eres la paz, el deseo, y la serenidad, que me hace fuerte, sereno, humano, en paz. en tus ojos y en tu pecho, la bella y dulce tonada, que arrulla mis sueños, en silencio. lejos de haber perdido tiempo y vida, solo preambulos, antes de tu calma, y tu bella inseguridad. y en mi mente tus ojos, tu piel, tu presencia, firme segura, hermosa y paciente. y tu aparente fragilidad, es contrastada con la belleza de tus ojos de leona de montaña.
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Feb 9, 2017
Feb 9, 2017 at 10:26 AM UTC
ensoñacion.}
Como si fuera cándida escultura en lustroso marfil de Bonarrota, a Paris pide Venus en pelota la debida manzana a su hermosura. En perspectiva Palas su figura muestra por más honesta, más remota; Juno sus altos méritos acota en parte de la selva más escura; pero el pastor a Venus la manzana de oro le rinde, más galán que honesto, aunque saliera su esperanza vana. Pues cuarta diosa en el discorde puesto, no sólo a ti te diera, hermosa Juana, una manzana, pero todo un cesto.
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Lo que hiciera paris si viera a juana
¿Miras este Gigante corpulento Que con soberbia y gravedad camina? Pues por de dentro es trapos y fajina, Y un ganapán le sirve de cimiento. Con su alma vive y tiene movimiento, Y adonde quiere su grandeza inclina, Mas quien su aspecto rígido examina Desprecia su figura y ornamento. Tales son las grandezas aparentes De la vana ilusión de los Tiranos, Fantásticas escorias eminentes. ¿Veslos arder en púrpura, y sus manos En diamantes y piedras diferentes? Pues asco dentro son, tierra y gusanos.
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Desengaño de la exterior apariencia, con el examen interior y verdadero
Si ahora vinieras con tus flautas, con tus rebaños de aguas grises, si tuvieras figura humana, brazos duros para dormirme, y no estas flores amarillas que solo dejan presentirte, y no esta brisa que nos roza como unos dedos invisibles, y no esta luz, que no sabemos si es que te quejas o te ríes… Si me llamaras a tu lado, todo: las horas vagas, tristes, la soñolienta calma, todo lo dejaría por seguirte; si ahora volvieras, primavera, si te me hicieras hoy visible, si a mí llegaras de muy lejos entre unos álamos flexibles...
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Primavera