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Monologo

Vita che non osai chiedere e fu,

mite, incredula d'essere sgorgata

dal sasso impenetrabile del tempo,

sorpresa, poi sicura della terra,

tu vita ininterrotta nelle fibre

vibranti, tese al vento della notte...

 

Era, donde scendesse, un salto d'acque

silenziose, frenetiche, affluenti

da una febbrile trasparenza d'astri

ove di giorno ero travolto in giorno,

da me profondamente entro di me

e l'angoscia d'esistere tra rocce

perdevo e ritrovavo sempre intatta.

 

Tempo di consentire sei venuto,

giorno in cui mi maturo, ripetevo,

e mormora la crescita del grano,

ronza il miele futuro. Senza pausa

una ventilazione oscura errava

tra gli alberi, sfiorava nubi e lande;

correva, ove tendesse, vento astrale,

deserto tra le prime fredde foglie,

portava una germinazione oscura

negli alberi, turbava pietre e stelle.

 

Con lo sgomento d'una porta

che s'apra sotto un peso ignoto, entrava

nel cuore una vertigine d'eventi,

moveva il delirio e la pietà.

Le immagini possibili di me,

passi uditi nel sogno ed inseguiti,

svanivano, con che tremenda forza

ti fu dato di cogliere, dicevo,

tra le vane la forma destinata!

Quest'ora ti edifica e ti schianta.

L'uno ancora implacato, l'altro urgeva -

con insulto di linfa chiusa i giorni

vorticosi nascevano da me,

rapidi, colmi fino al segno, ansiosi,

senza riparo n'ero trascinato.

Fosti, quanto puoi chiedere, reale,

la contesa col nulla era finita,

spirava un tempo lucido e furente,

senza fine perivi e rinascevi,

ne sentivi la forza e la paura.

Una disperazione antica usciva

dagli alberi, passava sulle tempie.

Vita, ne misuravi la pienezza,.

Written by
Mario Luzi
1914-2005 / Male / Italian
Lines·Words
46·251
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