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"termine" poems
Madrid quedó vacía sólo estamos los otros y por eso se siente la presencia de las plazas los jardines y fuentes los parques y glorietas como siempre en verano madrid se ha convertido en una calma unánime pero agradece nuestra permanencia a contrapelo de los más es un agosto de eclosión privada sin mercaderes ni paraguas sin comitivas ni mitines en ningún otro mes del larguísimo año existe enlace tan sutil entre la poderosa metrópoli y nosotros pecadores afortunadamente los árboles han vuelto a ser protagonistas del aire gratuito como antes cuando los ecologistas no eran todavía imprescindibles también los pájaros disfrutan ala batiente de una urbe que inesperadamente se transforma en vivible y volable los madrileños han huido a la montaña y a marbella a ciudadela y benidorm a formentor y tenerife y nos entregan sin malicia a los otros que ahora por fin somos nosotros un madrid sorprendente casi vacante       despejado limpio de hollín y disponible en él andamos como dueños tercermundistas del arrobo en solidarias pulcras avenidas sudando con unción la gota gorda el verano no es tiempo de fragor sino de verde tregua empalagados del rencor insomne estamos como nunca dispuestos a la paz en el rato estival la historia se detiene y todos descubrimos una vida postiza pero cuando el asueto se termine volverán a sonar las bocinas los gritos las sirenas los mueras y los vivas bombas y zambombazos y las dulces metódicas campanas durante tres fecundas estaciones nadie se acordará de pájaros y árboles
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Pausa de agosto
Madrid quedó vacía sólo estamos los otros y por eso se siente la presencia de las plazas los jardines y fuentes los parques y glorietas como siempre en verano madrid se ha convertido en una calma unánime pero agradece nuestra permanencia a contrapelo de los más es un agosto de eclosión privada sin mercaderes ni paraguas sin comitivas ni mitines en ningún otro mes del larguísimo año existe enlace tan sutil entre la poderosa metrópoli y nosotros pecadores afortunadamente los árboles han vuelto a ser protagonistas del aire gratuito como antes cuando los ecologistas no eran todavía imprescindibles también los pájaros disfrutan ala batiente de una urbe que inesperadamente se transforma en vivible y volable los madrileños han huido a la montaña y a marbella a ciudadela y benidorm a formentor y tenerife y nos entregan sin malicia a los otros que ahora por fin somos nosotros un madrid sorprendente casi vacante       despejado limpio de hollín y disponible en él andamos como dueños tercermundistas del arrobo en solidarias pulcras avenidas sudando con unción la gota gorda el verano no es tiempo de fragor sino de verde tregua empalagados del rencor insomne estamos como nunca dispuestos a la paz en el rato estival la historia se detiene y todos descubrimos una vida postiza pero cuando el asueto se termine volverán a sonar las bocinas los gritos las sirenas los mueras y los vivas bombas y zambombazos y las dulces metódicas campanas durante tres fecundas estaciones nadie se acordará de pájaros y árboles
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Non ti preparerò col mio mostrarmiti ad una confidenza limitata, ma perché nel toccarmi la tua mano non abbia una memoria di presagi, giacerò all'informe fusa io stessa, sciolta dentro il buio, per quanto possa, elaborata e viva, ridivenire caos... Orfeo novello, amico dell'assenza, modulerai di nuovo dalla cetra la figura nascente di me stessa. Sarai alle soglie piano e divinante di un mistero assoluto di silenzio, ignorando i miei limiti di un tempo, godrai il possesso della sola essenza. Allora, concretandomi in un primo accenno di presenza, sarò un ramo fiorito di consenso, e poi, trovato un punto di contatto, ammetterò una timida coscienza di vita d'animale e mi dirò che non andrò più oltre, mentre già mi sviluppi, sapienza ineluttabile e sicura, in un gioco insperato di armonie, in una conclusione di fanciulla... Fanciulla: è questo il termine raggiunto? E per l'addietro non l'ho maturato e non l'ho poi distrutto delusa, offesa in ogni volontà? Che vuol dire fanciulla se non superamento di coscienza? Era questo di me che non volevo: condurmi, trascurando ogni mia forma, al vertice mortale della vita... Ma la presenza d'ogni mia sembianza quale urgenza incalzante di sviluppo, quale presto proporsi e più presto risolversi d'enigmi! E quando poi, dal mio aderire stesso, la forma scivolò in un altro tempo di più rare e più estranee conclusioni, quando del mio "sentirmi" voluttuoso rimase un'aderenza di dolore, allora, allora preferii la morte che ribadisse in me questo possesso. Ma ci si può avanzare nella vita mano che regge e fiaccola portata e ci si può liberamente dare alle dimenticanze più serene quando gli anelli multipli di noi si sciolgano e riprendano in accordo, quando la garanzia dell'immanenza ci fasci di un benessere assoluto. Così, nelle tue braccia ordinatrici io mi riverso, minima ed immensa; dato sereno, dato irrefrenabile, attività perenne di sviluppo.
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La presenza di Orfeo
Non ti preparerò col mio mostrarmiti ad una confidenza limitata, ma perché nel toccarmi la tua mano non abbia una memoria di presagi, giacerò all'informe fusa io stessa, sciolta dentro il buio, per quanto possa, elaborata e viva, ridivenire caos... Orfeo novello, amico dell'assenza, modulerai di nuovo dalla cetra la figura nascente di me stessa. Sarai alle soglie piano e divinante di un mistero assoluto di silenzio, ignorando i miei limiti di un tempo, godrai il possesso della sola essenza. Allora, concretandomi in un primo accenno di presenza, sarò un ramo fiorito di consenso, e poi, trovato un punto di contatto, ammetterò una timida coscienza di vita d'animale e mi dirò che non andrò più oltre, mentre già mi sviluppi, sapienza ineluttabile e sicura, in un gioco insperato di armonie, in una conclusione di fanciulla... Fanciulla: è questo il termine raggiunto? E per l'addietro non l'ho maturato e non l'ho poi distrutto delusa, offesa in ogni volontà? Che vuol dire fanciulla se non superamento di coscienza? Era questo di me che non volevo: condurmi, trascurando ogni mia forma, al vertice mortale della vita... Ma la presenza d'ogni mia sembianza quale urgenza incalzante di sviluppo, quale presto proporsi e più presto risolversi d'enigmi! E quando poi, dal mio aderire stesso, la forma scivolò in un altro tempo di più rare e più estranee conclusioni, quando del mio "sentirmi" voluttuoso rimase un'aderenza di dolore, allora, allora preferii la morte che ribadisse in me questo possesso. Ma ci si può avanzare nella vita mano che regge e fiaccola portata e ci si può liberamente dare alle dimenticanze più serene quando gli anelli multipli di noi si sciolgano e riprendano in accordo, quando la garanzia dell'immanenza ci fasci di un benessere assoluto. Così, nelle tue braccia ordinatrici io mi riverso, minima ed immensa; dato sereno, dato irrefrenabile, attività perenne di sviluppo.
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Al levantarme del suelo, pregunto Cuanto diablos peso? Que ni ha estremecido lleve locuras en mi cabeza besos de locura, besos de ternura, besos de pasion, enredaderas de piel, claro y moreno Lunes, martes y ahora miércoles: Hablame cuando termine mi taza de cafe ya que la mañana no agrado, no funciono como gasolina a maquina mi cuerpo se activa Me hablas cuando termine el cafe y despreocupate que no tomare el ultimo sorbo. Siento tus huellas, sangre acumulada besos de ternura, besos de pasion besame , agarrame me dejo caer, si en fin so incomoda mujer... pero vuelve a levantarme sujetame otra vez aguantame siento que no peso por favor, otra vez.
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Jan 20, 2015
Jan 20, 2015 at 11:33 PM UTC
Cafe
English I wake up I bath I work I finish I go home I sleep I repeat French je me réveille je prends un bain je travaille je termine je rentre à la maison je dors je répète Yoruba Mo ji Mo wẹ Mo sise Mo pari Mo lọ si ile Mo sun Mo tun ṣe Arabic استيقظت أنا حمام أعمل أنهيت أنا أذهب للمنزل انام أكرر Japanese Watashi wa mewosamasu watashi no basu watashi wa hataraku watashi wa oeru watashi wa ienikaeru neru watashi wa kurikaesu Latin Ego surgere et bath laboro ego consummare i Vade in domum tuam ego dormio ego iterare Lithuanian aš atsikeliu Aš maudytis Aš dirbu aš baigiu aš einu namo aš miegu aš kartoju Rex Verum Regem TFK
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Jul 12, 2018
Jul 12, 2018 at 4:07 AM UTC
Endless Terror
Il termine, la vetta di quella scoscesa serpentina ecco si approssimava, ormai era vicina, ne davano un chiaro avvertimento i magri rimasugli della tappa pellegrina su alla celestiale cima. Poco sopra alla vista che spazio si sarebbe aperto dal culmine raggiunto... immaginarlo già era beatitudine concessa più che al suo desiderio, al suo tormento. Sì l'immensità, la luce ma quiete vera ci sarebbe stata? Lì avrebbe la sua impresa avuto il luminoso assolvimento da se stessa nella trasparente spera o nasceva una nuova impossibile scalata... Questo temeva, questo desiderava.
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L'ultima poesia
Toutes les histoires sont comme un miroir, Deux faces, deux versions, deux reflets. Pourtant le notre ne me montre que ce que je veux voir, Au secours, j'ai besoin d'aide, notre miroir est brisé. Cette nuit j'ai dessiné ton visage sur mes rêves, à la craie Ce matin ta peau était encore collée à ma joue J'ai essayé de t'arracher, mais tu étais enfoncée comme un clou, Au secours, j'ai besoin d'aide, je n'arrive pas à t'effacer. Tu restes là sans être présente, Ta voix me répète encore que "j'ai dû me tromper" J'avoue avoir eu tort de penser que tu m'avais laissée Au secours, j'ai besoin d'aide, ton fantôme me hante. Mon étoile brille encore moins que tes émeraudes Nos erreurs m'agressent, comme nos insultes en écho Ce n'était pas prévu que tout se termine dans un tel chaos Au secours, j'ai besoin d'aide pour réparer ce désordre. J'ai lutté de toutes mes forces pour te chasser de mon esprit, Mais tu reviens à la charge, le soir juste avant de dormir Toute seule avec ta voix qui me guide pour écrire, Au secours, j'ai besoin d'aide, tu me fais sombrer dans la folie. Aujourd'hui j'ai tellement peur que tu ne veuilles plus que je revienne, Et je ne suis même pas sûre de le vouloir moi-même Je me fais encore du mal, mais on récolte ce que l'on sème Au secours, j'ai besoin d'aide, je voulais juste que tu me retiennes. Ton ombre me suit partout en chantant Clementine, Mais il n'y a plus d'éveil aux émeraudes depuis longtemps Le silence me rend muette, je ne respire plus comme avant J'ai dérivé ; au secours, j'ai besoin d'Aide..line.
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Aug 26, 2016
Aug 26, 2016 at 3:56 PM UTC
A(i)deline
Toutes les histoires sont comme un miroir, Deux faces, deux versions, deux reflets. Pourtant le notre ne me montre que ce que je veux voir, Au secours, j'ai besoin d'aide, notre miroir est brisé. Cette nuit j'ai dessiné ton visage sur mes rêves, à la craie Ce matin ta peau était encore collée à ma joue J'ai essayé de t'arracher, mais tu étais enfoncée comme un clou, Au secours, j'ai besoin d'aide, je n'arrive pas à t'effacer. Tu restes là sans être présente, Ta voix me répète encore que "j'ai dû me tromper" J'avoue avoir eu tort de penser que tu m'avais laissée Au secours, j'ai besoin d'aide, ton fantôme me hante. Mon étoile brille encore moins que tes émeraudes Nos erreurs m'agressent, comme nos insultes en écho Ce n'était pas prévu que tout se termine dans un tel chaos Au secours, j'ai besoin d'aide pour réparer ce désordre. J'ai lutté de toutes mes forces pour te chasser de mon esprit, Mais tu reviens à la charge, le soir juste avant de dormir Toute seule avec ta voix qui me guide pour écrire, Au secours, j'ai besoin d'aide, tu me fais sombrer dans la folie. Aujourd'hui j'ai tellement peur que tu ne veuilles plus que je revienne, Et je ne suis même pas sûre de le vouloir moi-même Je me fais encore du mal, mais on récolte ce que l'on sème Au secours, j'ai besoin d'aide, je voulais juste que tu me retiennes. Ton ombre me suit partout en chantant Clementine, Mais il n'y a plus d'éveil aux émeraudes depuis longtemps Le silence me rend muette, je ne respire plus comme avant J'ai dérivé ; au secours, j'ai besoin d'Aide..line.
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Iba yo por la senda, tú venías por ella, mi amor cayó en tus brazos, tu amor tembló en los míos. Desde entonces mi cielo de noche tuvo estrellas y para recogerlas se hizo tu vida un río. Para ti cada roca que tocarán mis manos ha de ser manantial, aroma, fruta y flor.Para ti cada espiga debe apretar su grano y en cada espiga debe desgranarse mi amor.Me impedirás, en cambio, que yo mire la senda cuando llegue la muerte para dejarla trunca.Te cubrirán mis ojos como una doble venda.Me hablarás de un camino que no termine nunca. La música que escondo para encantarse huye lejos de la canción que borbota y resalta: como una vía láctea desde mi pecho fluye.En tus brazos se enredan las estrellas más altas. Tengo miedo. Perdóname por no haber llegado antes.Una sonrisa tuya borra todo un pasado: guarden tus labios dulces lo que ya está distante.En un beso sabrás todo lo que he callado.Tal vez no sepa entonces conocer tu caricia, porque en las venas mías tu ser se habrá fundido.Cuando yo muerda un fruto tú sabrás su delicia.Cuando cierres los ojos me quedaré dormido.
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El coloquio maravillado
les étoiles s'allongent dans les champs des chambres noires, les mers, perdues dans le papier-nuit des temps, un poisson glisse en aval et, le sommeil des pelouses, vu d'en bas hier soir, dure encore. la lune, un orateur dans les bois; elle dire: "j'oublie le ciel d'azur, je deviens le nageur à heure du dîner jusqu'à l'éclipse d'aube, je crie sous le vide, sous l'eau d'octobre, se termine, et la marée, sur ces mers, s'affaiblit en bruit de rêve." et moi, dévisageant la solution des points claires, miniscules et faible lueurs, je m'anime, encore endormi, toujours, toujours endormi, tant que les arbres respirént, tendres et lents.
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Mar 27, 2013
Mar 27, 2013 at 4:21 AM UTC
premier
Los vagones resbalan sobre los trastes de la vía, para cantar en sus dos cuerdas la reciedumbre del paisaje. Campos de piedra, donde las vides sacan una mano amenazante de bajo tierra. Jamelgos que llevan una vida de asceta, con objeto de entrar en la plaza de toros. Chanchos enloquecidos de flacura que se creen una Salomé porque tienen las nalgas muy rosadas. Sobre la cresta de los peñones, vestidas de primera comunión, las casas de los aldeanos se arrodillan a los pies de la iglesia, se aprietan unas a otras, la levantan como si fuera una custodia, se anestesian de siesta y de repiqueteo de campana. A riesgo de que el viaje termine para siempre, la locomotora hace pasar las piedras a diez y seis kilómetros y cuando ya no puede más, se detiene, jadeante. A veces "suele" acontecer que precisamente allí se encuentra una estación. ¡Campanas! ¡Silbidos! ¡Gritos!; y el maquinista, que se despide siete veces del jefe de la estación; y el loro, que es el único pasajero que protesta por las catorce horas de retardo; y las chicas que vienen a ver pasar el tren porque es lo único que pasa. De repente, los vagones resbalan sobre los trastes de la vía, para cantar en sus dos cuerdas la reciedumbre del paisaje. Campos de piedra, de donde las vides sacan una mano amenazante de bajo tierra. Jamelgos que llevan una vida de asceta, con objeto de entrar en la plaza de toros. Chanchos enloquecidos de flacura que se creen una Salomé porque tienen las nalgas muy rosadas. En los compartimentos de primera, las butacas nos atornillan sus elásticos y nos descorchan un riñón, en tanto que las arañas realizan sus ejercicios de bombero alrededor de la lamparilla que se incendia en el techo. A riesgo de que el viaje termine para siempre, la locomotora hace pasar las piedras a diez y seis kilómetros, y cuando ya no puede más, se detiene, jadeante. ¿Llegaremos al alba, o mañana al atardecer...? A través de la borra de las ventanillas. el crepúsculo espanta a los rebaños de sombras que salen de abajo de las rocas mientras nos vamos sepultando en una luz de catacumba. Se oye: el canto de las mujeres que mondan las legumbres del puchero de pasado mañana; el ronquido de los soldados que, sin saber por qué, nos trae la seguridad de que se han sacado los botines; los números del extracto de lotería, que todos los pasajeros aprenden de memoria. pues en los quioscos no han hallado ninguna otra cosa para leer. ¡Si al menos pudiéramos arrimar un ojo a alguno de los agujeritos que hay en el cielo! ¡Campanas! ¡Silbidos! ¡Gritos!; y el maquinista, que se despide siete veces del jefe de la estación; y el loro, que es el único pasajero que protesta por las veintisiete horas de retardo; y las chicas que vienen a ver pasar el tren porque es lo único que pasa. De repente, los vagones resbalan sobre los trastes de la vía, para cantar en sus dos cuerdas la reciedumbre del paisaje.
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El tren expreso
Los vagones resbalan sobre los trastes de la vía, para cantar en sus dos cuerdas la reciedumbre del paisaje. Campos de piedra, donde las vides sacan una mano amenazante de bajo tierra. Jamelgos que llevan una vida de asceta, con objeto de entrar en la plaza de toros. Chanchos enloquecidos de flacura que se creen una Salomé porque tienen las nalgas muy rosadas. Sobre la cresta de los peñones, vestidas de primera comunión, las casas de los aldeanos se arrodillan a los pies de la iglesia, se aprietan unas a otras, la levantan como si fuera una custodia, se anestesian de siesta y de repiqueteo de campana. A riesgo de que el viaje termine para siempre, la locomotora hace pasar las piedras a diez y seis kilómetros y cuando ya no puede más, se detiene, jadeante. A veces "suele" acontecer que precisamente allí se encuentra una estación. ¡Campanas! ¡Silbidos! ¡Gritos!; y el maquinista, que se despide siete veces del jefe de la estación; y el loro, que es el único pasajero que protesta por las catorce horas de retardo; y las chicas que vienen a ver pasar el tren porque es lo único que pasa. De repente, los vagones resbalan sobre los trastes de la vía, para cantar en sus dos cuerdas la reciedumbre del paisaje. Campos de piedra, de donde las vides sacan una mano amenazante de bajo tierra. Jamelgos que llevan una vida de asceta, con objeto de entrar en la plaza de toros. Chanchos enloquecidos de flacura que se creen una Salomé porque tienen las nalgas muy rosadas. En los compartimentos de primera, las butacas nos atornillan sus elásticos y nos descorchan un riñón, en tanto que las arañas realizan sus ejercicios de bombero alrededor de la lamparilla que se incendia en el techo. A riesgo de que el viaje termine para siempre, la locomotora hace pasar las piedras a diez y seis kilómetros, y cuando ya no puede más, se detiene, jadeante. ¿Llegaremos al alba, o mañana al atardecer...? A través de la borra de las ventanillas. el crepúsculo espanta a los rebaños de sombras que salen de abajo de las rocas mientras nos vamos sepultando en una luz de catacumba. Se oye: el canto de las mujeres que mondan las legumbres del puchero de pasado mañana; el ronquido de los soldados que, sin saber por qué, nos trae la seguridad de que se han sacado los botines; los números del extracto de lotería, que todos los pasajeros aprenden de memoria. pues en los quioscos no han hallado ninguna otra cosa para leer. ¡Si al menos pudiéramos arrimar un ojo a alguno de los agujeritos que hay en el cielo! ¡Campanas! ¡Silbidos! ¡Gritos!; y el maquinista, que se despide siete veces del jefe de la estación; y el loro, que es el único pasajero que protesta por las veintisiete horas de retardo; y las chicas que vienen a ver pasar el tren porque es lo único que pasa. De repente, los vagones resbalan sobre los trastes de la vía, para cantar en sus dos cuerdas la reciedumbre del paisaje.
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Antes de ver a esta hermosura, Antes de conocerla, Pensaba que las estrellas Eran tan solo rocas en llamas Extinguidas desde años atrás Después de ver y conocer a este Hermoso personaje que se apareció en mi vida Supe que las estrellas eran simplemente Espíritus, almas andantes. Viendo el sufrimiento y la alegría de otros. Destinadas a verlo. Están a la guardia de ser apreciadas De la manera correcta, de la deseada, anhelada por estas. En esa mañana, pude apreciarla a ella Tan libre, tan delicada y hermosa Pude entender hasta ese día para que estaban las estrellas ahí; Fue hermoso. Creí que me enamoraría algún día de algún hombre Pero me equivoqué. Termine enamorándome de un personaje, uno muy lejano, muerto y vivo a la vez. Una estrella a la cual llame... Jordana.
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Sep 15, 2015
Sep 15, 2015 at 9:52 PM UTC
Jordana
Caminando hacia el mar en la pradera -es hoy noviembre-, todo ha nacido ya, todo tiene estatura, ondulación, fragancia. Hierba a hierba entenderé la tierra, paso a paso hasta la línea loca del océano. De pronto una ola de aire agita y ondula la cebada salvaje: salta el vuelo de un pájaro desde mis pies, el suelo lleno de hilos de oro, de pétalos sin nombre, brilla de pronto como rosa verde, se enreda con ortigas que revelan su coral enemigo, esbeltos tallos, zarzas estrelladas, diferencia infinita de cada vegetal que me saluda a veces con un rápido centelleo de espinas o con la pulsación de su perfume fresco, fino y amargo. Andando a las espumas del Pacífico con torpe paso por la baja hierba de la primavera escondida, parece que antes de que la tierra se termine cien metros antes del más grande océano todo se hizo delirio, germinación y canto. Las minúsculas hierbas se coronaron de oro, las plantas de la arena dieron rayos morados y a cada pequeña hoja de olvido llegó una dirección de luna o fuego. Cerca del mar, andando, en el mes de noviembre, entre los matorrales que reciben luz, fuego y sal marinas hallé una flor azul nacida en la durísima pradera. De dónde, de qué fondo tu rayo azul extraes? Tu seda temblorosa debajo de la tierra se comunica con el mar profundo? La levanté en mis manos y la miré como si el mar viviera en una sola gota, como si en el combate de la tierra y las aguas una flor levantara un pequeño estandarte de fuego azul, de paz irresistible, de indómita pureza.
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Oda a la flor azul
Caminando hacia el mar en la pradera -es hoy noviembre-, todo ha nacido ya, todo tiene estatura, ondulación, fragancia. Hierba a hierba entenderé la tierra, paso a paso hasta la línea loca del océano. De pronto una ola de aire agita y ondula la cebada salvaje: salta el vuelo de un pájaro desde mis pies, el suelo lleno de hilos de oro, de pétalos sin nombre, brilla de pronto como rosa verde, se enreda con ortigas que revelan su coral enemigo, esbeltos tallos, zarzas estrelladas, diferencia infinita de cada vegetal que me saluda a veces con un rápido centelleo de espinas o con la pulsación de su perfume fresco, fino y amargo. Andando a las espumas del Pacífico con torpe paso por la baja hierba de la primavera escondida, parece que antes de que la tierra se termine cien metros antes del más grande océano todo se hizo delirio, germinación y canto. Las minúsculas hierbas se coronaron de oro, las plantas de la arena dieron rayos morados y a cada pequeña hoja de olvido llegó una dirección de luna o fuego. Cerca del mar, andando, en el mes de noviembre, entre los matorrales que reciben luz, fuego y sal marinas hallé una flor azul nacida en la durísima pradera. De dónde, de qué fondo tu rayo azul extraes? Tu seda temblorosa debajo de la tierra se comunica con el mar profundo? La levanté en mis manos y la miré como si el mar viviera en una sola gota, como si en el combate de la tierra y las aguas una flor levantara un pequeño estandarte de fuego azul, de paz irresistible, de indómita pureza.
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Querer que todo termine, que todo lo malo acabe. Que todo lo que odiaba, se fuera de una vez. Pero y que si ella se odiaba? ¿También tendría que irse? ¿Tenía que hacerlo? Sentía la necesidad de acabar con todo. Con cada una de las cosas malas que la rodeaban. Sentia la necesidad de darse la paz que merecía. Aún sabiendo que si se daba la paz que merecía, le quitaría la paz a los demás. Eso la hacia sentir aun más egoísta. De por sí lo era con sus pensamientos, mas con sus acciones. Se sentía miserable al tener tantos pensamientos negativos, pero mas que negativos era lo que sentía, no podia controlarlos. "Miserable y egoísta". Pero a la misma vez se preguntaba: "¿Qué es mas egoista, si dejarme aquí viviendo todo esto o de una vez por todas darme paz y y tranquilidad?" "¿Esto realmente me hace egoísta?" Pero para su desgracia, sus preguntas jamás iban a tener la respuesta que ella necesitaba. Al final, nunca llego la respuesta... o tal vez llego, pero ya era muy tarde.
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Jul 29, 2014
Jul 29, 2014 at 2:46 AM UTC
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¿Qué hará con la memoria de esta noche tan clara cuando todo termine? ¿Qué hacer si cae la sed sabiendo que está lejos la fuente en que bebía? ¿Qué hará de este deseo de terminar mil veces por volver a encontrarle? ¿Qué hacer cuando un mal aire de tristeza la envuelva igual que un maleficio? ¿Qué hará bajo el otoño si el aire huele a humo y a pólvora y a besos? ¿Qué hacer?¿Qué hará? Preguntas a un azar que ya tiene las suertes repartidas.
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El aire huele a humo
cab cunningham tenía cincuenta años y un ciruelo cuando descubrió la maldad los ojos se le pusieron verdes la boca gris y azul alternativamente daba señales como al empezar el día eso no es todo: del vientre le empezaron a subir vientos que lo hacían volar y girar alrededor del planeta y de su casa como un alma maldita o en pena que trabajara a todo tren ¡oh! cab cunningham no se hacía ninguna ilusión con lágrimas secas regaba el ciruelo que florecía de espaldas al asunto peleando con los pájaros que lo venían a romper eso daba música que cab cunningham escuchaba a la tarde a modo de consuelo entre ciruelo y pájaros había una especie de tratado o misión y prolongaban temores ruidos miedos luchas elecciones furias "¡oh cab!" solía decir cab "he aquí que las casualidades que organizan tu cuerpo son como los monos santos de Panini caprichosos y verdaderos tristes" decía cab cunningham y más "oh carbono y nitrógeno detenidos por mí" decía "¿oro serán ahora que termine? ¿adónde irán ustedes huesos o carne sangre ojo perfil dientes que era?" nunca se supo adónde fueron o qué fue de la congoja de cab cunningham los viernes por la tarde cuando era hermoso y parecía encenderse bajo el cielo imparcial pero se supo lo siguiente: toda la biología atada por cab cunningham crepitó libre cuando murió y áhi el ciruelo se detuvo nunca más trabajó con los pájaros nunca más hizo ruido, ciruelito
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Lamento por el ciruelo de cab cunningham
Brevi erano le tue lettere, precise, tutte muscolo e nervo, di mano più usa al compasso, alla squadra, al gesto del duro comando. Dicevan le semplici cose con semplici **** parole; ma due ne portavano in fine, due, sempre le stesse: "Sei mia". E quando ella giungeva, leggendo, al termine noto, s'abbandonava all'indietro, vuotata del sangue, morente d'amore. Ombre violacee intorno alla socchiusa bocca, all'affilato naso precipitoso palpito delle vene gonfiate alle tempie alla gola cecità delle palpebre, tensione delle mascelle nel desiderio faccia di donna agonizzante in estasi, tu non la vedesti, nessuno la vide. Era sola. Ora, ogni notte, la donna che più non vorrebbe esser viva nel vuoto della sua casa che ha odore di cenere spenta scioglie un pacco di lettere legato con un nastro nero. E legge; e, giunta al termine ben noto che a ognuna è sigillo, ancor s'abbandona all'indietro, vuotata del sangue, morente d'amore. Così, dalla tomba, con dura predace potenza di sillabe scritte tu l'imprigioni, o scomparso, tu la possiedi così.
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Lettere
No tengo donde ocultarme de tu mirada que desea matarme Los ojos dulces y cálidos como miel que me hacen sentir tan bien Desde que los mire fijamente no pude apartarlos de mi mente no supe como termine así queriéndote y necesitándote tanto a ti Nunca mires sus ojos de ángel o quedaras hipnotizada Tarde ya es para mi no puedo dejar de desear que estés aquí
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May 5, 2017
May 5, 2017 at 2:12 PM UTC
Angeleyes
Donde habite el olvido, En los vastos jardines sin aurora; Donde yo sólo sea Memoria de una piedra sepultada entre ortigas Sobre la cual el viento escapa a sus insomnios.Donde mi nombre deje Al cuerpo que designa en brazos de los siglos, Donde el deseo no exista. En esa gran región donde el amor, ángel terrible, No esconda como acero En mi pecho su ala, Sonriendo lleno de gracia aérea mientras crece el tormento.Allí donde termine este afán que exige un dueño a imagen suya, Sometiendo a otra vida su vida, Sin más horizonte que otros ojos frente a frente.Donde penas y dichas no sean más que nombres, Cielo y tierra nativos en torno de un recuerdo; Donde al fin quede libre sin saberlo yo mismo, Disuelto en niebla, ausencia, Ausencia leve como carne de niño.Allá, allá lejos; Donde habite el olvido.
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Donde habite el olvido
Te amo, Te amo implacablemente, Te amo con una fuerza tan fuerte como las mareas oceánicas. Te amo en muchos lugares, Te amo en público y en secreto, En los secretos, que mi corazón esconde. Te amo sin decir, Te amo cuando te miro, Y cuando me miras, Te amo más. Te amo cuando te cuento todo, Y te amo cuando no digo nada en absoluto. Te amo con las rosas que mueren en unas semanas, Justo como ellas se marchitan y mueren, Te amaré hasta que me convierta en tu rosa. Te amo sin pruebas, Siendo yo el único testigo, Testificaré que es cierto, Y si el veredicto es amarte hasta la muerte, Hasta entonces, te amaré. Te he amado, Te amo, Y yo te amaré. Te amo ahora, mañana y ayer. Cada día más que antes. Te amo, incluso ahora, Y entonces, Y una vez que este verso termine Todavía te estaré amando, porque eso es lo que hago Lo qué haré, Hasta que amarte se convierta en lo único que quede por hacer.
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Sep 1, 2018
Sep 1, 2018 at 2:01 AM UTC
Para Jaquelin
Espera, espera. No marches, espera. Quédate, entreguémonos a este idilio. Espera, quédate, que el esperar nos puede cambiar la suerte. Pueda ser que las aguas cambien nuestro destino, y nos entreguen al más fríos de los fatalismos. Espera, espera, que no es cierto que Ponce de Leon encontró la Fuente de la Juventud. No es cierto que exista una fuente de juventud para el amor. No es cierto que el azar tenga compasión por lo que a su tiempo no se concretó. Espera, que esperar el tiempo correcto para entregarnos a este amor es un error. Pueda ser que sea el tiempo que venza al viento y termine mareando y subyugando las ráfagas de este amor. Espera, quédate, que este amor precisa nuestra inmediata entrega. Que al marcharte, estas sentenciando mi corazón a una larga, permanente, y eterna espera de innegables años sin primaveras, de una soledad avasalladora, intermitente, doblegante, y en un aterrante precipicio de amargura. Espera, quédate, que si marchas, reinara la penumbra de saber que un solo beso, en el preciso momento, hubiese cambiado mi fortuna, y la senectud de la única fuente de la juventud que es el ahora en tu entrega. La fuente de la juventud de este amor …………………….es el hoy y ahora. Por favor no marches. Espera. LeydisProse 5/15/2017 https://m.facebook.com/LeydisProse/
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Jun 3, 2017
Jun 3, 2017 at 9:16 AM UTC
Fuentes sin aguas
Cita Perfecta (acróstico) Con miles de preguntas Intento mi mejor sonrisa Tartamudeando de nervios Ansiosa llegó a la cita. Pues he Estado ya por los últimos cinco años Responsablemente esperándolo Fascinada y Excitada por el prospecto., de que esa Cita, sea la que Termine con esta soledad y por fin Alcanzar ese amor, que he esperado con tanta ilusión. LeydisProse 11/18/2017 Cita Perfecta (acróstico) Con ilusión lo miro, Intentando contestar Todas esas pregunten que me vienen Abatiendo con afán y me vuelvo a Preguntar ¿será él, El que viene a Restaurar todo el daño del ayer? Florecen mis ojos de Esperanza Cual niña enamorada, Termino Aceptando al final de esa cita, que ha conquistado él con su su prosa y su sonrisa, el alma de LeydisProse, que se ha de dedicar, a versar con sus besos de por vida! LeydisProse 11/18/2017 https://m.facebook.com/LeydisProse/
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Nov 19, 2017
Nov 19, 2017 at 1:58 PM UTC
Cita Perfecta
Pas une feuille qui bouge, Pas un seul oiseau chantant ; Au bord de l'horizon rouge Un éclair intermittent ; D'un côté, rares broussailles, Sillons à demi noyés, Pans grisâtres de murailles, Saules noueux et ployés ; De l'autre, un champ que termine Un large fossé plein d'eau, Une vieille qui chemine Avec un pesant fardeau, Et puis la route qui plonge Dans le flanc des coteaux bleus, Et comme un ruban s'allonge En minces plis onduleux.
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Paysage
Alguien que me salve de la vida. Dirán que estamos bien enjuagándose la boca con tanto tanto vacío familiar. Sí, sí. La vida, larga vida, adorable viento matutino, cortinas ligeras ondeando en los ventanales, sí, sí, larga vida, alegría plena. Alguien que me salve, por favor. Pero está bien. Uno encuentra razones. Pronto lo verás. Eso dicen y se marchan muy contentos de haber servido para absolutamente nada. Tal vez esa es la fuente de la dicha. Se jactan de la bendita ignorancia como guía y declaran el patetismo como aspiración intelectual, sin saberlo claro está. Pero ahora que entiendo las cosas como son (metafísica de asientos plásticos de metro y envoltorios abre fácil nada fáciles de abrir: una tortura común) puedo disimular un poco mi existencia, y desfilar mi mal olor en público limpia la consciencia por las feromonas. Tantas soluciones para un problema y siempre la que no se comprende   es la más sencilla, la más aplicada, la más conocida, hablo pues de la errónea que mantiene viva la creencia. Alguien termine de salvarme, que yo solo podría pero no puedo.
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Jul 22, 2017
Jul 22, 2017 at 10:36 PM UTC
Transmisión
Oh novia imposible, tan casta y hermosa, tan pura y tan buena,         que tarde por tarde en la muda ventana me esperas y envejeces ansiando que pronto         termine mi ausencia, me verás cuando pasen los años, retornar por la mustia vereda         y con inquietudes         llamar a tu puerta; que en la austera quietud de tu alcoba donde todas las cosas conversan         de escenas pasadas,         de dichas pretéritas, hallarán sempiterno reposo         mis fúnebres penas; y tus manos surcadas de arrugas me **** las caricias postreras,         caricias que saben         a miel de tristeza,         caricias que saben         a miel de colmenas, pero no de colmenas sabrosas que gusta la vida cuando es primavera sino miel en que endulzan sus males         las almas enfermas cuando ya la existencia tramonta         y la noche eterna         de las decepciones su abanico de sombras despliega, y el amor es tan sólo un ocaso de santas memorias, de ilusiones muertas.         Oh novia imposible,         tan pura y tan buena,         en estos renglones hallarás mi sagrada promesa         de ir a tus brazos         que amantes me esperan.         Llegado a tus lares, al volver a la casa risueña         en que envejeciendo         meditas mi ausencia, ungirán las heridas de tu alma         mis frases ingenuas         mis versos antiguos, al hablarte en la alcoba discreta que el dolor peculiar de otros días en su ambiente amoroso conserva. Volveré... mas hoy no, que es preciso dar también al cariño una tregua, y por eso de todos mis lutos         la cruz llevo a cuestas sin que alumbre la luz de tus ojos         mi árida senda.         La sola ventura que en la vía penosa me resta es creer que al llamar a tu casa mi mano de viejo que débil golpea, no hallará a mi piadoso reclamo         cerradas las puertas. No desmayes: espera y confía: que buscando la dicha perpetua de hospedar mi ternura en tu casa me verás, apoyado en la reja, una tarde sombría de invierno retornar por la mustia vereda         para que se cumpla         la antigua promesa,         y llena de canas         la triste cabeza,         llamar a tu alma,         tocar a tu puerta.
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Promesa
Oh novia imposible, tan casta y hermosa, tan pura y tan buena,         que tarde por tarde en la muda ventana me esperas y envejeces ansiando que pronto         termine mi ausencia, me verás cuando pasen los años, retornar por la mustia vereda         y con inquietudes         llamar a tu puerta; que en la austera quietud de tu alcoba donde todas las cosas conversan         de escenas pasadas,         de dichas pretéritas, hallarán sempiterno reposo         mis fúnebres penas; y tus manos surcadas de arrugas me **** las caricias postreras,         caricias que saben         a miel de tristeza,         caricias que saben         a miel de colmenas, pero no de colmenas sabrosas que gusta la vida cuando es primavera sino miel en que endulzan sus males         las almas enfermas cuando ya la existencia tramonta         y la noche eterna         de las decepciones su abanico de sombras despliega, y el amor es tan sólo un ocaso de santas memorias, de ilusiones muertas.         Oh novia imposible,         tan pura y tan buena,         en estos renglones hallarás mi sagrada promesa         de ir a tus brazos         que amantes me esperan.         Llegado a tus lares, al volver a la casa risueña         en que envejeciendo         meditas mi ausencia, ungirán las heridas de tu alma         mis frases ingenuas         mis versos antiguos, al hablarte en la alcoba discreta que el dolor peculiar de otros días en su ambiente amoroso conserva. Volveré... mas hoy no, que es preciso dar también al cariño una tregua, y por eso de todos mis lutos         la cruz llevo a cuestas sin que alumbre la luz de tus ojos         mi árida senda.         La sola ventura que en la vía penosa me resta es creer que al llamar a tu casa mi mano de viejo que débil golpea, no hallará a mi piadoso reclamo         cerradas las puertas. No desmayes: espera y confía: que buscando la dicha perpetua de hospedar mi ternura en tu casa me verás, apoyado en la reja, una tarde sombría de invierno retornar por la mustia vereda         para que se cumpla         la antigua promesa,         y llena de canas         la triste cabeza,         llamar a tu alma,         tocar a tu puerta.
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No pasa nada si vuelvo. El colchón nuevo todavía no se acuerda de mí, no me va a extrañar después de un solo día. Solo pasó un día. ¿Puedo volver solo un día? Es que me sigo durmiendo con los zapatos puestos, cruzando la calle sin mirar a los dos lados, vistiéndome con quemaduras de sol todo el verano. Todavía necesito que me disfraces como a una muñeca para no llegar al trabajo manchada o desnuda, que me agarres de la mano como a la correa de un perro para que no termine en una calzada juntando moscas, que me vistas con protector solar para que no se me pele la piel como cáscara. Un día, ma, y me acompañas al médico a ver por qué me están volviendo a crecer los dientes de leche, y pasamos por mi casa de un día a mirar abajo de mi colchón de ni una noche a ver por qué le están creciendo monstruos. Uno solo.
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Mar 29, 2024
Mar 29, 2024 at 5:49 AM UTC
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