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"stessa" poems
Non ti preparerò col mio mostrarmiti ad una confidenza limitata, ma perché nel toccarmi la tua mano non abbia una memoria di presagi, giacerò all'informe fusa io stessa, sciolta dentro il buio, per quanto possa, elaborata e viva, ridivenire caos... Orfeo novello, amico dell'assenza, modulerai di nuovo dalla cetra la figura nascente di me stessa. Sarai alle soglie piano e divinante di un mistero assoluto di silenzio, ignorando i miei limiti di un tempo, godrai il possesso della sola essenza. Allora, concretandomi in un primo accenno di presenza, sarò un ramo fiorito di consenso, e poi, trovato un punto di contatto, ammetterò una timida coscienza di vita d'animale e mi dirò che non andrò più oltre, mentre già mi sviluppi, sapienza ineluttabile e sicura, in un gioco insperato di armonie, in una conclusione di fanciulla... Fanciulla: è questo il termine raggiunto? E per l'addietro non l'ho maturato e non l'ho poi distrutto delusa, offesa in ogni volontà? Che vuol dire fanciulla se non superamento di coscienza? Era questo di me che non volevo: condurmi, trascurando ogni mia forma, al vertice mortale della vita... Ma la presenza d'ogni mia sembianza quale urgenza incalzante di sviluppo, quale presto proporsi e più presto risolversi d'enigmi! E quando poi, dal mio aderire stesso, la forma scivolò in un altro tempo di più rare e più estranee conclusioni, quando del mio "sentirmi" voluttuoso rimase un'aderenza di dolore, allora, allora preferii la morte che ribadisse in me questo possesso. Ma ci si può avanzare nella vita mano che regge e fiaccola portata e ci si può liberamente dare alle dimenticanze più serene quando gli anelli multipli di noi si sciolgano e riprendano in accordo, quando la garanzia dell'immanenza ci fasci di un benessere assoluto. Così, nelle tue braccia ordinatrici io mi riverso, minima ed immensa; dato sereno, dato irrefrenabile, attività perenne di sviluppo.
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La presenza di Orfeo
Non ti preparerò col mio mostrarmiti ad una confidenza limitata, ma perché nel toccarmi la tua mano non abbia una memoria di presagi, giacerò all'informe fusa io stessa, sciolta dentro il buio, per quanto possa, elaborata e viva, ridivenire caos... Orfeo novello, amico dell'assenza, modulerai di nuovo dalla cetra la figura nascente di me stessa. Sarai alle soglie piano e divinante di un mistero assoluto di silenzio, ignorando i miei limiti di un tempo, godrai il possesso della sola essenza. Allora, concretandomi in un primo accenno di presenza, sarò un ramo fiorito di consenso, e poi, trovato un punto di contatto, ammetterò una timida coscienza di vita d'animale e mi dirò che non andrò più oltre, mentre già mi sviluppi, sapienza ineluttabile e sicura, in un gioco insperato di armonie, in una conclusione di fanciulla... Fanciulla: è questo il termine raggiunto? E per l'addietro non l'ho maturato e non l'ho poi distrutto delusa, offesa in ogni volontà? Che vuol dire fanciulla se non superamento di coscienza? Era questo di me che non volevo: condurmi, trascurando ogni mia forma, al vertice mortale della vita... Ma la presenza d'ogni mia sembianza quale urgenza incalzante di sviluppo, quale presto proporsi e più presto risolversi d'enigmi! E quando poi, dal mio aderire stesso, la forma scivolò in un altro tempo di più rare e più estranee conclusioni, quando del mio "sentirmi" voluttuoso rimase un'aderenza di dolore, allora, allora preferii la morte che ribadisse in me questo possesso. Ma ci si può avanzare nella vita mano che regge e fiaccola portata e ci si può liberamente dare alle dimenticanze più serene quando gli anelli multipli di noi si sciolgano e riprendano in accordo, quando la garanzia dell'immanenza ci fasci di un benessere assoluto. Così, nelle tue braccia ordinatrici io mi riverso, minima ed immensa; dato sereno, dato irrefrenabile, attività perenne di sviluppo.
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Quando la sera scende sulle nostre spalle come un manto che non avremmo voluto portare, non chiedermi di cercarti, non chiedermi d'amare. Quando la sera ci inietta nelle vene la droga che ci fa tremare, come una carezza perduta, l'amore che avremmo dovuto amare, lasciami vagabondare per le vie in salita, lasciami sbattere la testa contro un muro, lasciami insicuro, ubriaco, contento di sbagliare. Quando la sera scende sulle nostre spalle in un minuto nel quale non ci saremmo voluti tuffare, non chiedermi di tornare. Lascia che come volute di fumo, come esalazioni nerastre, le tenebre mi avviluppino e mi s'offuschi la vista. Che come un cane fiuti la mia pista e con la morte giochi a scacchi la mia partita. Che un tossicomane m'abbagli, che una prostituta o un pederasta m'accostino, che una donna che credevo morta mi chieda aiuto dall'oltretomba, da un'altra vita. Quando la sera scende sui nostri sbagli come dita che sentiamo chiudersi in una stretta, come il viaggio che non avremmo voluto fare, come le cose a cui abbiam dovuto rinunciare troppo in fretta, come tutte le altre sere, come ogni sera, la stessa fitta, la stessa febbre, un'euforia smarrita... Quando la sera come un manto scende sulla nostra vita, lascia che questo manto io non lo sopporti, lascia che cerchi di scrollarmelo di dosso, lascia che a più non posso io mi metta a gridare.
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Mar 31, 2010
Mar 31, 2010 at 12:43 PM UTC
Quando la sera scende sulle nostre spalle...
Il termine, la vetta di quella scoscesa serpentina ecco si approssimava, ormai era vicina, ne davano un chiaro avvertimento i magri rimasugli della tappa pellegrina su alla celestiale cima. Poco sopra alla vista che spazio si sarebbe aperto dal culmine raggiunto... immaginarlo già era beatitudine concessa più che al suo desiderio, al suo tormento. Sì l'immensità, la luce ma quiete vera ci sarebbe stata? Lì avrebbe la sua impresa avuto il luminoso assolvimento da se stessa nella trasparente spera o nasceva una nuova impossibile scalata... Questo temeva, questo desiderava.
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L'ultima poesia
Uomo, mi hanno condotta dall'estremo dove vivevo intera la "mia" vita al Tuo opposto tremendo di giustizia: che cosa dedurranno dal confronto dei nostri due insondabili princìpi? Qualcuno certo, conscio del Tuo inizio, tratteneva i Tuoi volti successivi in un travaglio cieco di rapporti ma io, ancor prima che gli anelli tutti della mia vita fossero congiunti, mi distaccai precipite dal nulla e proclamai la carne concepita. Uomo Perfetto, cosa dannerai di questo seme che, nel modularsi, s'è rinforzato solo di se stesso senza estasiarsi in giochi di virtù? Certo conoscerai che equilibrando ogni comandamento che mi esorta a saturarmi tutta di peccato, che riportando a questo intendimento la perfezione delle mie lacune, confluirei con adeguato passo verso una vita lineare e assente. Ma per ora, il peccato del mio tutto, resta la tappa ultima e possente ed un ritmo incessante di condanna mi rigetta dal muovermi comune. Quando, fanciulla appena, mi concessi, quando mi sciolsi per la prima volta da quel bruciore acuto di purezza che sublimava ambiguità tremende, sentii l'impegno che covavo dentro crescere, quasi a forza di missione. Non ** altra virtù che di condurmi a prodigiose altezze di consenso e una stanchezza illimite mi prende se non mi adagio sopra un'altra forma... Allineando tutte le mie ombre volte perdutamente verso terra, posso durare un tempo indefinito accentrata in un'unica figura. Ma che dolore sale le mie braccia reggenti il grave fascio di me stessa: l'essere dura giova solamente a questa dubbia resistenza mia... Sotto il piede che immagino sicuro cerco il terreno viscido di sempre: la tentazione è come un tempo lungo ch'io devo bere, abbrividendo, in fretta... Guarda, perché previeni il Tuo guardarmi con errata coscienza di pudore? Guarda, senza sapere l'astinenza, queste carni purgate dal piacere, questi occhi sinceri nell'orgoglio, questi capelli dal profumo intenso di vita e di memorie... Peccato questo vivere me stessa? So che la santità germoglierebbe esercitando in me falsi connubi, ma asségnami una giusta tolleranza se l'indulgenza nega questo passo, fa che il ritorno al vivere di sempre non sprofondi nel buio di un abisso e che non mi si dia maggiore colpa se come gli altri, e con eguale indugio, gioco il distacco dalla mia matrice.
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Una Maddalena
Uomo, mi hanno condotta dall'estremo dove vivevo intera la "mia" vita al Tuo opposto tremendo di giustizia: che cosa dedurranno dal confronto dei nostri due insondabili princìpi? Qualcuno certo, conscio del Tuo inizio, tratteneva i Tuoi volti successivi in un travaglio cieco di rapporti ma io, ancor prima che gli anelli tutti della mia vita fossero congiunti, mi distaccai precipite dal nulla e proclamai la carne concepita. Uomo Perfetto, cosa dannerai di questo seme che, nel modularsi, s'è rinforzato solo di se stesso senza estasiarsi in giochi di virtù? Certo conoscerai che equilibrando ogni comandamento che mi esorta a saturarmi tutta di peccato, che riportando a questo intendimento la perfezione delle mie lacune, confluirei con adeguato passo verso una vita lineare e assente. Ma per ora, il peccato del mio tutto, resta la tappa ultima e possente ed un ritmo incessante di condanna mi rigetta dal muovermi comune. Quando, fanciulla appena, mi concessi, quando mi sciolsi per la prima volta da quel bruciore acuto di purezza che sublimava ambiguità tremende, sentii l'impegno che covavo dentro crescere, quasi a forza di missione. Non ** altra virtù che di condurmi a prodigiose altezze di consenso e una stanchezza illimite mi prende se non mi adagio sopra un'altra forma... Allineando tutte le mie ombre volte perdutamente verso terra, posso durare un tempo indefinito accentrata in un'unica figura. Ma che dolore sale le mie braccia reggenti il grave fascio di me stessa: l'essere dura giova solamente a questa dubbia resistenza mia... Sotto il piede che immagino sicuro cerco il terreno viscido di sempre: la tentazione è come un tempo lungo ch'io devo bere, abbrividendo, in fretta... Guarda, perché previeni il Tuo guardarmi con errata coscienza di pudore? Guarda, senza sapere l'astinenza, queste carni purgate dal piacere, questi occhi sinceri nell'orgoglio, questi capelli dal profumo intenso di vita e di memorie... Peccato questo vivere me stessa? So che la santità germoglierebbe esercitando in me falsi connubi, ma asségnami una giusta tolleranza se l'indulgenza nega questo passo, fa che il ritorno al vivere di sempre non sprofondi nel buio di un abisso e che non mi si dia maggiore colpa se come gli altri, e con eguale indugio, gioco il distacco dalla mia matrice.
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Venne in cerca di te nella calda notte, lungo le strade dai fanali azzurri. Tutte le strade, allora, la notte erano azzurre come le vie dei cieli, e il volto amato non si vedeva: si sentiva in cuore E ti trovò, o dolcezza, nell'ombra casta, velata d'un vapor di stelle. Fra quel tremolìo d'astri discesi in terra, in quell'azzurro di due firmamenti l'uno a specchio dell'altro, ella ella pure rispecchiò in te l'anima sua notturna. E ti seguì con passo di bambina senza sapere, senza vedere, tacita e fluida. E allor che il giorno apparve con fresco riso roseo su l'immenso turchino, non trovò più se stessa per ritornare.
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Sinfonia azzurra
Perché mi dici cose fuggenti che non sanno di vero, perché inganni te stessa? Il violino armonico che avevi dentro si è rotto per sempre. Inutile sperare... Così spero che qualcuno bussi alla porta, e non solo il vento.
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Perché mi dici cose fuggenti
Girerò per le strade finché non sarò stanca morta saprò vivere sola e fissare negli occhi ogni volto che passa e restare sempre la stessa. Questo fresco che sale a cercarmi le vene è un risveglio che mai nel mattino ** provato così vero: soltanto, mi sento più forte che il mio corpo, e un tremore più feddo accompagna il mattino. Son lontani i mattini che avevo vent'anni. E domani, ventuno: domani uscirò per le strade, ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo. Da domani la gente riprende a vedermi e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo, ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo di essere io che passavo-una donna, pdrona di se stessa. La magra bambina che fui si è svegliata da un pianto non fosse mai stato. E desidero solo colori. I colori non piangono, sono come un risveglio: domani i colori torneranno. Ciascuna uscirà per la strada, ogni corpo un colore-perfino i bambini. Questo corpo vestito di rosso leggero dopo tanto pallore riavrà la sua vita. Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi e saprò d'esser io: gettando un'occhiata, mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.
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Untitled
Tace ora, mi chiedo se oppressa dal suo Karma, (so della sua vita, del nome che le dà, e del senso) mentre mostra a lungo lo schermo sul selciato una moltitudine stecchita in una posa tra sonno e morte levarsi a stento in preghiera e spulciarsi nell'alba. Né forse la colpisce il primo aspetto ma un altro più recondito, e vede una giustizia di diverso stampo in quella sofferenza di paria orrida eppure non abietta, e nella sua che le scende addosso. "Avere o non avere la sua parte in questa vita" riemerge in parole il suo pensiero - ma solo un lembo. E io ne tiro a me quella frangia ansioso mi confidi tutto l'altro, attento non mi rubi niente di lei, neppure l'amarezza, ed attendo. S'interrompe invece. Seguono altre immagini dell'India e nel loro riverbero le colgo un sorriso estremo tra di vittima e di bimba quasi mi lasci quella grazia in pegno di lei mentre si eclissa nella sua pena e l'idea di se stessa le muore dentro. "Perché porti quel giogo, perché non insorgi" mi trattengo appena dal gridarle, soffrendo perché soffre, certo, ma più ancora perché lascia la presa della mia tenerezza non saziata e piglia il largo piangendo; "Ascoltami" comincio a mormorarle e già penso al chiarore della sala dopo il technicolor e a lei che sul punto di partire mi guarda da dietro la lampada della sua solitudine tenuta alzata di fronte. "Mario" mi previene lei che indovina il resto. "Ancora levi come una spada, buona a che?, lo sdegno per le cose che ti resistono. Uomo chiuso all'intelligenza del diverso, negato all'amore: del mondo, intendo, di Dio dunque" e indulge a una smorfia fine di scherno per se stessa salita sul pulpito, e quasi si annulla. "Davvero vorrei tu avessi vinto" le dico con affetto incontenibile, più tardi, mentre scorre in un brusio d'api, nel film senza commento, l'India.
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L'India
Tace ora, mi chiedo se oppressa dal suo Karma, (so della sua vita, del nome che le dà, e del senso) mentre mostra a lungo lo schermo sul selciato una moltitudine stecchita in una posa tra sonno e morte levarsi a stento in preghiera e spulciarsi nell'alba. Né forse la colpisce il primo aspetto ma un altro più recondito, e vede una giustizia di diverso stampo in quella sofferenza di paria orrida eppure non abietta, e nella sua che le scende addosso. "Avere o non avere la sua parte in questa vita" riemerge in parole il suo pensiero - ma solo un lembo. E io ne tiro a me quella frangia ansioso mi confidi tutto l'altro, attento non mi rubi niente di lei, neppure l'amarezza, ed attendo. S'interrompe invece. Seguono altre immagini dell'India e nel loro riverbero le colgo un sorriso estremo tra di vittima e di bimba quasi mi lasci quella grazia in pegno di lei mentre si eclissa nella sua pena e l'idea di se stessa le muore dentro. "Perché porti quel giogo, perché non insorgi" mi trattengo appena dal gridarle, soffrendo perché soffre, certo, ma più ancora perché lascia la presa della mia tenerezza non saziata e piglia il largo piangendo; "Ascoltami" comincio a mormorarle e già penso al chiarore della sala dopo il technicolor e a lei che sul punto di partire mi guarda da dietro la lampada della sua solitudine tenuta alzata di fronte. "Mario" mi previene lei che indovina il resto. "Ancora levi come una spada, buona a che?, lo sdegno per le cose che ti resistono. Uomo chiuso all'intelligenza del diverso, negato all'amore: del mondo, intendo, di Dio dunque" e indulge a una smorfia fine di scherno per se stessa salita sul pulpito, e quasi si annulla. "Davvero vorrei tu avessi vinto" le dico con affetto incontenibile, più tardi, mentre scorre in un brusio d'api, nel film senza commento, l'India.
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just like sakuntala lying on my own marble i go insane (at least according to the world ) secluded in a countryside asylum where is my old lover thief of hands and gestures i'll be staying here alone against my tears pending on the panes of an angel necessary but depleted of fingers (italian version, from "Case di Lacca", 2013) come sakuntala sdraiata sul marmo di se stessa impazzisco (almeno secondo il mondo) reclusa in un asilo di campagna dov’è il mio antico amante ladro di mani e gesti me ne starò qui sola contro le mie lacrime sui vetri in attesa di un angelo necessario ma sprovvisto di dita
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Oct 24, 2014
Oct 24, 2014 at 8:22 AM UTC
Sakuntala
Li osservo, questi uomini, educati ad altra vita che la mia: frutti d'una storia tanto diversa, e ritrovati, quasi fratelli, qui, nell'ultima forma storica di Roma. Li osservo: in tutti c'è come l'aria d'un buttero che dorma armato di coltello: nei loro succhi vitali, è disteso un tenebrore intenso, la papale itterizia del Belli, non porpora, ma spento peperino, bilioso cotto. La biancheria, sotto, fine e sporca; nell'occhio, l'ironia che trapela il suo umido, rosso, indecente bruciore. La sera li espone quasi in romitori, in riserve fatte di vicoli, muretti, androni e finestrelle perse nel silenzio. È certo la prima delle loro passioni il desiderio di ricchezza: sordido come le loro membra non lavate, nascosto, e insieme scoperto, privo di ogni pudore: come senza pudore è il rapace che svolazza pregustando chiotto il boccone, o il lupo, o il ragno; essi bramano i soldi come zingari, mercenari, puttane: si lagnano se non ce n'hanno, usano lusinghe abbiette per ottenerli, si gloriano plautinamente se ne hanno le saccocce piene. Se lavorano - lavoro di mafiosi macellari, ferini lucidatori, invertiti commessi, tranvieri incarogniti, tisici ambulanti, manovali buoni come cani - avviene che abbiano ugualmente un'aria di ladri: troppa avita furberia in quelle vene... Sono usciti dal ventre delle loro madri a ritrovarsi in marciapiedi o in prati preistorici, e iscritti in un'anagrafe che da ogni storia li vuole ignorati... Il loro desiderio di ricchezza è, così, banditesco, aristocratico. Simile al mio. Ognuno pensa a sé, a vincere l'angosciosa scommessa, a dirsi: "È fatta, " con un ghigno di re... La nostra speranza è ugualmente ossessa: estetizzante, in me, in essi anarchica. Al raffinato e al sottoproletariato spetta la stessa ordinazione gerarchica dei sentimenti: entrambi fuori dalla storia, in un mondo che non ha altri varchi che verso il sesso e il cuore, altra profondità che nei sensi. In cui la gioia è gioia, il dolore dolore.
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Il desiderio di ricchezza del sottoproletariato romano
Li osservo, questi uomini, educati ad altra vita che la mia: frutti d'una storia tanto diversa, e ritrovati, quasi fratelli, qui, nell'ultima forma storica di Roma. Li osservo: in tutti c'è come l'aria d'un buttero che dorma armato di coltello: nei loro succhi vitali, è disteso un tenebrore intenso, la papale itterizia del Belli, non porpora, ma spento peperino, bilioso cotto. La biancheria, sotto, fine e sporca; nell'occhio, l'ironia che trapela il suo umido, rosso, indecente bruciore. La sera li espone quasi in romitori, in riserve fatte di vicoli, muretti, androni e finestrelle perse nel silenzio. È certo la prima delle loro passioni il desiderio di ricchezza: sordido come le loro membra non lavate, nascosto, e insieme scoperto, privo di ogni pudore: come senza pudore è il rapace che svolazza pregustando chiotto il boccone, o il lupo, o il ragno; essi bramano i soldi come zingari, mercenari, puttane: si lagnano se non ce n'hanno, usano lusinghe abbiette per ottenerli, si gloriano plautinamente se ne hanno le saccocce piene. Se lavorano - lavoro di mafiosi macellari, ferini lucidatori, invertiti commessi, tranvieri incarogniti, tisici ambulanti, manovali buoni come cani - avviene che abbiano ugualmente un'aria di ladri: troppa avita furberia in quelle vene... Sono usciti dal ventre delle loro madri a ritrovarsi in marciapiedi o in prati preistorici, e iscritti in un'anagrafe che da ogni storia li vuole ignorati... Il loro desiderio di ricchezza è, così, banditesco, aristocratico. Simile al mio. Ognuno pensa a sé, a vincere l'angosciosa scommessa, a dirsi: "È fatta, " con un ghigno di re... La nostra speranza è ugualmente ossessa: estetizzante, in me, in essi anarchica. Al raffinato e al sottoproletariato spetta la stessa ordinazione gerarchica dei sentimenti: entrambi fuori dalla storia, in un mondo che non ha altri varchi che verso il sesso e il cuore, altra profondità che nei sensi. In cui la gioia è gioia, il dolore dolore.
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Oh, dove prima al limite del giorno s'appiattava una forza ordinatrice, quale scoscendimento pauroso che mi rimonta sulla stessa ruota, sulla ruota del giorno e del tormento? E dove il digiuno di un incontro rovesciare codeste verità? Ah, fantasmi di te, mille fantasmi arsi di sete, tutti, alla mia fonte! Una forza stranissima si insinua nelle mie labbra docili e le incurva; io ruoto, sento, sul mio desiderio schiava di un magnetismo che mi ha vinta. La corsa dopo invaderà il mio corpo che la esercita in sé, nel suo tormento, per superare ciecamente il solco dove tu, assente, non puoi più fiorire. Ardo di mille musiche diverse, ma dove è tempo di un incontro nuovo, resiste il "poter essere" di te.
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Lirica
Superstiti, salvi, scampati poi magari disperati sbattere per terra i vestiti vecchi della delusione e piangere e chiedere giustizia Ma una morte anche lontana segna sempre un po' la vostra faccia sgomenta l'indifferenza chiusi dentro le macchine, assediati nelle città, nelle case obbedienti agli schermi parlanti tutti una volta pensate che possa essere lo stesso destino che siamo la stessa razza di animali che conta gli anni in milioni che sta impaurita in mezzo al cielo e ascolta ogni ala che batte e i grilli che vegliano i morti.
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1980
Sono un poeta un grido unanime sono un grumo di sogni Sono un frutto D'innumerevoli contrasti d'innesti maturato in una serra Ma il tuo popolo è portato dalla stessa terra che mi porta Italia E in questa uniforme di tuo soldato mi riposo come fosse la culla di mio padre.
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Italia
"Ninì Santoro, il fine dicitore, maestro di eleganza e di maniere, il re del music-hall, il gran signore, debutta questa sera al Trianon". Guardanno 'o manifesto, chi liggeva penzava: certo chisto è n'artistone. Tenevemo st'attore? E chi 'o ssapeva! Stasera stessa mm' 'o vaco a ssentì. C' 'o tubbo, 'a caramella e nu bucchino d'avorio giallo, luongo miezo metro; un fazzoletto bianco nel taschino, ncuollo nu frack 'e seta blummarè Tutt' 'o teatro illuminato a giorno, na marcia trionfale comm' "Aida", Santoro ascette e cu na faccia 'e corne pareva ca diceva: "Eccomi qua! Mo v'aggia fa vedè chi è Santoro, il fine dicitore, il fantasista ca quanno arape 'a vocca caccia ll'oro, oro colato 'e primma qualità". 'O pubblico ansioso s'aspettava: chi sa mo ch'esce 'a vocca a stu Santoro. Ma ch'era ascì... Santoro 'ncacagliava, faceva smorfie, zumpe e niente cchiù. Nun fernette nemmeno 'o riturnello d' 'o primmo raccuntino d'avventure, quann'uno arreto a me: "Santò, si bello!" ('Ndranghete!) E allazza nu pernacchio 'e nuvità. Fuie cumm'a nu signale 'e na battaglia, mancava poco e nce scappava 'o muorto: 'e sische mme parevano mitraglia. Santoro nun putette continuà. "Ll'artista" se facette 'a mappatella: 'o frack, 'o tubbo, 'o fazzuletto bianco, s'annascunnette pure 'a caramella. Dicette: "Aggio sbagliato,.. Ch'aggia fà?". Trent'anne so passate 'a chella sera che il fine dicitore fantasista pe fforza avette chiudere 'a carriera a beneficio dell'umanità. Aiere steva scritto into 'o giurnale che: "dopo varii e lunghi appostamenti è stato assicurato un criminale alla Giustizia delle Autorità". E chi era, neh, stu disgraziato? Santoro... il dicitore fantasista, ca, pe magnà, al furto s'era dato o pover'ommo pe putè campà. Io penso che fu l'epoca sbagliata; trent'anne fa tutto era n'ata cosa. Oggi che il nostro gusto s'è cambiato Santoro fosse na celebrità.
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Il fine dicitore
"Ninì Santoro, il fine dicitore, maestro di eleganza e di maniere, il re del music-hall, il gran signore, debutta questa sera al Trianon". Guardanno 'o manifesto, chi liggeva penzava: certo chisto è n'artistone. Tenevemo st'attore? E chi 'o ssapeva! Stasera stessa mm' 'o vaco a ssentì. C' 'o tubbo, 'a caramella e nu bucchino d'avorio giallo, luongo miezo metro; un fazzoletto bianco nel taschino, ncuollo nu frack 'e seta blummarè Tutt' 'o teatro illuminato a giorno, na marcia trionfale comm' "Aida", Santoro ascette e cu na faccia 'e corne pareva ca diceva: "Eccomi qua! Mo v'aggia fa vedè chi è Santoro, il fine dicitore, il fantasista ca quanno arape 'a vocca caccia ll'oro, oro colato 'e primma qualità". 'O pubblico ansioso s'aspettava: chi sa mo ch'esce 'a vocca a stu Santoro. Ma ch'era ascì... Santoro 'ncacagliava, faceva smorfie, zumpe e niente cchiù. Nun fernette nemmeno 'o riturnello d' 'o primmo raccuntino d'avventure, quann'uno arreto a me: "Santò, si bello!" ('Ndranghete!) E allazza nu pernacchio 'e nuvità. Fuie cumm'a nu signale 'e na battaglia, mancava poco e nce scappava 'o muorto: 'e sische mme parevano mitraglia. Santoro nun putette continuà. "Ll'artista" se facette 'a mappatella: 'o frack, 'o tubbo, 'o fazzuletto bianco, s'annascunnette pure 'a caramella. Dicette: "Aggio sbagliato,.. Ch'aggia fà?". Trent'anne so passate 'a chella sera che il fine dicitore fantasista pe fforza avette chiudere 'a carriera a beneficio dell'umanità. Aiere steva scritto into 'o giurnale che: "dopo varii e lunghi appostamenti è stato assicurato un criminale alla Giustizia delle Autorità". E chi era, neh, stu disgraziato? Santoro... il dicitore fantasista, ca, pe magnà, al furto s'era dato o pover'ommo pe putè campà. Io penso che fu l'epoca sbagliata; trent'anne fa tutto era n'ata cosa. Oggi che il nostro gusto s'è cambiato Santoro fosse na celebrità.
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Sento il peso del mondo sulle mie spalle. Mi fa male vedere ogni persona che soffre. Vorrei che tutti fossero felici, anche chi mi ha fatto del male. Vorrei che gli animali non si debbano ammazzare per sopravvivere. No, non mi importa No, non mi importa più Va tutto bene nonostante il caos Va tutto bene nonostante tutto Se conosco la storia di un cattivo riesco a capire perché è cattivo e diventa mio fratello. Se conosco la storia di un'assassina capisco perché lo è diventata e diventa mia sorella. Forse porgere l'altra guancia significa capire che ci sono persone che soffrono più di me. Forse porgere l'altra guancia lenirà la sofferenza di chi arreca sofferenza perché la sua vita è stata più sofferente della mia. O forse no e sono solo stronzi. Si, mi importa relativamente perché... Va tutto bene in realtà Sto bene in realtà È tutto una costruzione della nostra mente. Una costruzione collettiva e culturale. Dirò quel che vorrò dire, se ne approfitterai bene, sennò pazienza. La stessa pioggia fa scappare gli adulti e fa saltare su pozzanghere bambini. ** visto comunisti comportarsi da fascisti, e io che mi definisco marxista ** provato vergogna per me stesso. Forse il capitalismo non è tutto da buttare. ** visto femministe attaccare in ma ssa, frenetiche come api sul miele, una ragazza. E Io che mi definivo femminista intersezionale... Quante volte io avrò tradito i miei ideali? Oh sì, va tutto bene in realtà. Oh si, riesco a planare in questa leggerezza. La natura si mostra in tutta la sua bellezza. La natura si mostra in tutta la sua violenza. Svegliarsi è spiacevole, è così bello dormire, Svegliarsi è spiacevole ma essere già svegli è più bello. Qual è il vantaggio di mandare un uomo sulla luna quando l'uomo non riesce a vivere sulla terra? È tutto ok E io plano lontano su questa leggerezza. Inseguo un gatto. Cammino in alto su un muro e non cado, non cado. E poi Un piede sull'asfalto Uno sulla via lattea Accendo un falò. Nuoto dove l'acqua è più blu. È tutto così bello, tutto è più bello. Tutto è così leggero... Come camminare in alto su un muro E non cadere, non cadere Tu sei bellissima. Tu turu tu tu turu tu. / Amo tutto di lei ed è così bella. Non ** bisogno di prendere una farfalla per vederne la bellezza. Se ti piace un fiore lo prendi, se lo ami lo annaffi. Spero che questo mio amore per te possa non finire mai, mi sento benedetto quando amo qualcuno. Mi sento benedetto a stare sotto questo cielo. Come camminare in alto su un muro e non cadere, non cadere. E sento te dentro il mio cuore splendere come un gioiello Dolci sogni che ricorderò. Dolci sogni che ricorderò tutti.
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Dec 24, 2023
Dec 24, 2023 at 10:43 AM UTC
Orbit, aquile, polli e Jewel
Sento il peso del mondo sulle mie spalle. Mi fa male vedere ogni persona che soffre. Vorrei che tutti fossero felici, anche chi mi ha fatto del male. Vorrei che gli animali non si debbano ammazzare per sopravvivere. No, non mi importa No, non mi importa più Va tutto bene nonostante il caos Va tutto bene nonostante tutto Se conosco la storia di un cattivo riesco a capire perché è cattivo e diventa mio fratello. Se conosco la storia di un'assassina capisco perché lo è diventata e diventa mia sorella. Forse porgere l'altra guancia significa capire che ci sono persone che soffrono più di me. Forse porgere l'altra guancia lenirà la sofferenza di chi arreca sofferenza perché la sua vita è stata più sofferente della mia. O forse no e sono solo stronzi. Si, mi importa relativamente perché... Va tutto bene in realtà Sto bene in realtà È tutto una costruzione della nostra mente. Una costruzione collettiva e culturale. Dirò quel che vorrò dire, se ne approfitterai bene, sennò pazienza. La stessa pioggia fa scappare gli adulti e fa saltare su pozzanghere bambini. ** visto comunisti comportarsi da fascisti, e io che mi definisco marxista ** provato vergogna per me stesso. Forse il capitalismo non è tutto da buttare. ** visto femministe attaccare in ma ssa, frenetiche come api sul miele, una ragazza. E Io che mi definivo femminista intersezionale... Quante volte io avrò tradito i miei ideali? Oh sì, va tutto bene in realtà. Oh si, riesco a planare in questa leggerezza. La natura si mostra in tutta la sua bellezza. La natura si mostra in tutta la sua violenza. Svegliarsi è spiacevole, è così bello dormire, Svegliarsi è spiacevole ma essere già svegli è più bello. Qual è il vantaggio di mandare un uomo sulla luna quando l'uomo non riesce a vivere sulla terra? È tutto ok E io plano lontano su questa leggerezza. Inseguo un gatto. Cammino in alto su un muro e non cado, non cado. E poi Un piede sull'asfalto Uno sulla via lattea Accendo un falò. Nuoto dove l'acqua è più blu. È tutto così bello, tutto è più bello. Tutto è così leggero... Come camminare in alto su un muro E non cadere, non cadere Tu sei bellissima. Tu turu tu tu turu tu. / Amo tutto di lei ed è così bella. Non ** bisogno di prendere una farfalla per vederne la bellezza. Se ti piace un fiore lo prendi, se lo ami lo annaffi. Spero che questo mio amore per te possa non finire mai, mi sento benedetto quando amo qualcuno. Mi sento benedetto a stare sotto questo cielo. Come camminare in alto su un muro e non cadere, non cadere. E sento te dentro il mio cuore splendere come un gioiello Dolci sogni che ricorderò. Dolci sogni che ricorderò tutti.
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Quando idealizziamo qualcuno stiamo dicendo molto più di noi che della persona stessa. Nessuno è perfetto, sei tu che lo vuoi vedere così o forse hai bisogno di vederlo così. Bisogna scindere ciò che racconta l'arte e "ciò che vorremmo che fosse"dalla realtà. Perché soffriremo quando la realtà si scontrerà con le nostre idee. Ma questa è anche una grande liberazione: non abbiamo bisogno noi stessi di essere perfetti per essere amati. (Per chi legge: Io non sono uno psicologo, e so pochissimo di psicologia ma osservo tanto, quindi può essere che scrivo boiate, però ci provo lo stesso a scrivere ciò che penso, che deriva dall'osservazione di me stesso, da quello che leggo da professionisti, dall'osservazione degli altri e dal mero pensiero razionale. Lo faccio più che altro per me stesso, per non dimenticare alcuni concetti che reputo fondamentali per la mia vita, perché il mondo è veramente grande e complesso e si fa in fretta a dimenticare. Inoltre è ovvio che mi fa piacere essere letto e criticato ;) ) E secondo me questo è alla base della nascita e del mantenimento di relazioni narcisiste: il narcisista mina la tua autostima (probabilmente già bassa?) e svaluta le tue azioni. Creando uno squilibrio immaginario tra te e lui. Dove lui è Dio e voi esseri umani che sbagliano e che devono farsi perdonare.("io sono migliore di te, io ** fatto così a causa tua, la colpa è tua non mia, sei tu che esageri). Ricorda anche un po' le religioni, vero? Lol Ebbene, questo è solo un appunto, nella mia testa il concetto è molto più ampio, comprende anche la filosofia dell'errore e altro, maaa per ora va bene così. _________________________ Non voglio essere messo su un piedistallo, così come non metterò nessuno su un piedistallo, perché questa è la prova che o non ci vedono per ciò che siamo o che noi non vediamo gli altri per ciò che sono.
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Nov 19, 2023
Nov 19, 2023 at 11:35 AM UTC
Idealizzazione, autostima e narcisismo - Riflessione
Quando idealizziamo qualcuno stiamo dicendo molto più di noi che della persona stessa. Nessuno è perfetto, sei tu che lo vuoi vedere così o forse hai bisogno di vederlo così. Bisogna scindere ciò che racconta l'arte e "ciò che vorremmo che fosse"dalla realtà. Perché soffriremo quando la realtà si scontrerà con le nostre idee. Ma questa è anche una grande liberazione: non abbiamo bisogno noi stessi di essere perfetti per essere amati. (Per chi legge: Io non sono uno psicologo, e so pochissimo di psicologia ma osservo tanto, quindi può essere che scrivo boiate, però ci provo lo stesso a scrivere ciò che penso, che deriva dall'osservazione di me stesso, da quello che leggo da professionisti, dall'osservazione degli altri e dal mero pensiero razionale. Lo faccio più che altro per me stesso, per non dimenticare alcuni concetti che reputo fondamentali per la mia vita, perché il mondo è veramente grande e complesso e si fa in fretta a dimenticare. Inoltre è ovvio che mi fa piacere essere letto e criticato ;) ) E secondo me questo è alla base della nascita e del mantenimento di relazioni narcisiste: il narcisista mina la tua autostima (probabilmente già bassa?) e svaluta le tue azioni. Creando uno squilibrio immaginario tra te e lui. Dove lui è Dio e voi esseri umani che sbagliano e che devono farsi perdonare.("io sono migliore di te, io ** fatto così a causa tua, la colpa è tua non mia, sei tu che esageri). Ricorda anche un po' le religioni, vero? Lol Ebbene, questo è solo un appunto, nella mia testa il concetto è molto più ampio, comprende anche la filosofia dell'errore e altro, maaa per ora va bene così. _________________________ Non voglio essere messo su un piedistallo, così come non metterò nessuno su un piedistallo, perché questa è la prova che o non ci vedono per ciò che siamo o che noi non vediamo gli altri per ciò che sono.
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