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"meglio" poems
"migliore"    come fai a sapere se il tuo meglio era abbastanza buono se non fosse abbastanza buono ~Venjencie©                       (translated from Italian into English below);                  "Best"       How do you know if your best is good enough if it was not enough? ~ Venjencie© #migliore_BestWrittenByMeAbtMeOn04_12_2018_AnnaVenjencie
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Apr 13, 2018
Apr 13, 2018 at 9:16 AM UTC
"migliore" (traduzione itialiono - tradotto dall'italiano in inglese) ~Venjencie
Il poeta è un uccello che becca le parole sotto la neve del normale viene sul davanzale e scappa, impaurito se lo vuoi catturare Il poeta è femmina Il poeta è gagliardo ha qualcosa, nello sguardo che tu dici: è un poeta Spesso è analfabeta ma è meglio è piú immediato il poeta è un ammalato colitico, fegatoso, asmatico il poeta è antipatico, scontroso ombroso: guai chiamarlo poeta è una cometa che annuncia un mondo nuovo è assolutamente inutile è un fallito è un pappagallo di partito è organico, no, è fatto d'aria ha nella penna tutta intera la rabbia proletaria è sopra la politica è sopra il mondo il poeta è tisico e biondo il poeta è sempre suicida il poeta è un furbone il poeta è una sfida alle banalità del mondo il poeta è assolutamente del tutto normale il poeta è omosessuale il poeta è un santo il poeta è una spia poi un giorno va via in un isola lontana o anche a puttana e lascia un gran vuoto nella poesia la sua il poeta è il titolo di questa mia.
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Il poeta
Dovrei essere proprio come te, Cuore di ghiaccio nero, Sii gentile, Un amico, come creare un'illusione, nella tua mente, sii vicino, fingi di essere reale, un modo per conoscere, i tuoi sogni, i tuoi piani, la tua prossima mossa , Quando vedo le tue aspirazioni, che ti portano avanti, Essendo un maestro manipolatore, come te, pianificherò astutamente la tua caduta, come un giullare, ridendo con la folla, che sono convinto che tu sia sempre stato, nient'altro che quello di un immutabile intimidito. Sei davvero solo un codardo, hai paura di qualcuno, fai solo uno sforzo per fare ciò che è meglio, hai paura di qualcuno, che non è nemmeno una minaccia per te, o per la posizione che occupi. Dimostra la tua superiorità, fiducia in te stesso, essendo orgogliosamente audace! Il tuo orgoglio, la tua arroganza, la tua ignoranza, la tua cecità e la tua ipocrisia... NO, non potrei mai essere come te, rovinando gli altri come fai tu, pensavo di essere lo sciocco, ora vedo, ora ** pace. Quindi prego sinceramente. "Dio apri il suo cuore, per accettare la tua grazia straordinaria, attraverso di te, conosceremo entrambi la nostra parte, il nostro posto, e se non presto, allora in Paradiso, avremo un'eternità da rifare. "Sì, ti amo sorella mia in Cristo! - VenJencie Ⓒ Autore Ven J. Arnold
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Nov 10, 2021
Nov 10, 2021 at 11:26 PM UTC
Non potrei mai essere come te
Dicono che la mia sia una poesia d'inappartenenza. Ma s'era tua era di qualcuno: di te che non sei più forma, ma essenza. Dicono che la poesia al suo culmine magnifica il Tutto in fuga, negano che la testuggine sia più veloce del fulmine. Tu sola sapevi che il moto non è diverso dalla stasi, che il vuoto è il pieno e il sereno è la più diffusa delle nubi. Così meglio intendo il tuo lungo viaggio imprigionata tra le bende e i gessi. Eppure non mi dà riposo sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.
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Xenia (da satura)
Dormo …dormo profondamente le palpebre chiuse e pesanti come la neve cadente la mente offuscata dal impetuoso pensiero vagando nel obblio senza trovare il sentiero la ragion ormai vola via col sussurrar del vento oltrepassando l’oscurità della luna d’argento … da lontano ti vedo rivolto al indietro entrando dentro casa senza aspettare il mio rientro . Dormo… dormo …incessantemente… dormo senza poter sognare, stupidamente nei miei pensieri il tuo sorriso brilla ed io vedendoti rimango come l’argilla pietrificata … e se ci penso meglio, direi ghiacciata; Dormo… dormo…inconscentemente senza mai potermi svegliare veramente perché ahimè! In questo mondo vissuto palesemente non trovo la fiamma della ragion che bruci ardentemente ! perciò…continuo a dormire dormire, per poter svanire svanire, dalla insulsa menzogna attuale più esilarante persino della realtà virtuale…
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Jul 24, 2014
Jul 24, 2014 at 6:28 AM UTC
Sleeping
Quando penso a te, non sei da qualche parte a ragionare, a patire. Un occhio, solo, alla luce, Uno scudo contro mille lance, In un terreno di battaglia lontano. Sei qui con me, E quando ti penso non ** paura Né angoscia: io ti ** dentro Quando ti vedo sei sempre come Mille libri da cui trarre ispirazione. Dentro di me, rimani il libro più bello E il solo vederne la copertina Mi fa stare meglio: Sei come il sole, splendido dell'orizzonte, Che diventa mio, al mattino Sei una brezza di calma e di serenità Che sfiora il corpo. Che io sia ovunque, Ti tengo stretta: Con te sono piu forte, Mi sento migliore Il mondo intero lo sembra Vi siano tramonti d'autunno, O temporali e folgore Sei la mia buona stella, In questo luogo, Dove si annega il pensiero, E le preoccupazioni Vorrei stare sospeso con te In questo luogo; E raccontarti a chiunque
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Apr 14, 2016
Apr 14, 2016 at 4:06 PM UTC
Sei qui con me
I quel giorno, quando mi hai lasciato sola sul prato bagnato, sono morta per ben 13 secondi & tu non te ne sei accorto neanche. ** lavato la mia faccia con whiskey scadente & tutto è andato per il meglio. II se dovessi scegliere un'altra vita vorrei tanto che fosse un'esistenza fatta di cristallo & acqua ghiacciata, penso al profumo della lavanda e a lunghi, lunghissimi nastri blu. III passo il mio tempo a graffiare con le chiavi la vernice delle auto e a raccontare in simboli tutto ciò che non so il mio tempo perduto in cambio del tuo primogenito. IV vivevamo in una casa bianca & tu sparavi ai conigli davanti ai miei occhi & io ti amavo ma allo stesso tempo speravo di poter sparare in faccia te, faceva caldo, a casa nostra era sempre giugnoluglioagosto, esisteva solo una stagione, nelle altre dormivamo. V io sono viola scuro, sono polvere, sono sostanze luccicanti, sono fumo, sono nulla, sono tutto ciò che intasa i tuoi polmoni, tutto ciò che ti rovina il fegato.
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Mar 4, 2015
Mar 4, 2015 at 7:53 PM UTC
01:25 am//01:53 am
L'ultima cicala stride sulla scorza gialla dell'eucalipto i bambini raccolgono pinòli indispensabili per la galantina un cane alano urla dall'inferriata di una villa ormai disabitata le ville furono costruite dai padri ma i figli non le hanno volute ci sarebbe spazio per centomila terremotati di qui non si vede nemmeno la proda se può chiamarsi cosí quell'ottanta per cento ceduta in uso ai bagnini e sarebbe eccessivo pretendervi una pace alcionica il mare è d'altronde infestato mentre i rifiuti in totale formano ondulate collinette plastiche esaurite le siepi hanno avuto lo sfratto i deliziosi figli della ruggine gli scriccioli o reatini come spesso li citano i poeti. E c'è anche qualche boccio di magnolia l'etichetta di un pediatra ma qui i bambini volano in bicicletta e non hanno bisogno delle sue cure Chi vuole respirare a grandi zaffate la musa del nostro tempo la precarietà può passare di qui senza affrettarsi è il colpo secco quello che fa orrore non già l'evanescenza il dolce afflato del nulla Hic manebimus se vi piace non proprio ottimamente ma il meglio sarebbe troppo simile alla morte ( e questa piace solo ai giovani)
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Al mare (o quasi)
Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni, discendono tra i ciuffi delle canne e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni. Meglio se le gazzarre degli uccelli si spengono inghiottite dall'azzurro: più chiaro si ascolta il susurro dei rami amici nell'aria che quasi non si muove, e i sensi di quest'odore che non sa staccarsi da terra e piove in petto una dolcezza inquieta. Qui delle divertite passioni per miracolo tace la guerra, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed è l'odore dei limoni. Vedi, in questi silenzi in cui le cose s'abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto, talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità Lo sguardo fruga d'intorno, la mente indaga accorda disunisce nel profumo che dilaga quando il giorno più languisce. Sono i silenzi in cui si vede in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase. La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta il tedio dell'inverno sulle case, la luce si fa avara - amara l'anima. Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d'oro della solarità.
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I limoni
Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni, discendono tra i ciuffi delle canne e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni. Meglio se le gazzarre degli uccelli si spengono inghiottite dall'azzurro: più chiaro si ascolta il susurro dei rami amici nell'aria che quasi non si muove, e i sensi di quest'odore che non sa staccarsi da terra e piove in petto una dolcezza inquieta. Qui delle divertite passioni per miracolo tace la guerra, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed è l'odore dei limoni. Vedi, in questi silenzi in cui le cose s'abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto, talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità Lo sguardo fruga d'intorno, la mente indaga accorda disunisce nel profumo che dilaga quando il giorno più languisce. Sono i silenzi in cui si vede in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase. La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta il tedio dell'inverno sulle case, la luce si fa avara - amara l'anima. Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d'oro della solarità.
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'O terzo piano, int' 'o palazzo mio, a pporta a mme sta 'e casa na famiglia, ggente per bene... timorata 'e Ddio: marito, moglie, 'o nonno e quatto figlie. 'O capo 'e casa, 'On Ciccio Caccavalle, tene na putechella int' 'o Cavone: venne aucielle, scigne e pappavalle, ma sta sempe arretrato c' 'opesone. 'E chisti tiempe 'a scigna chi s' 'a compra?! Venne ogni morte 'e papa n'auciello; o pappavallo è addiventato n'ombra, nun parla cchiù p' 'a famma, 'o puveriello! 'A moglie 'e Caccavalle, Donn'Aminta, è una signora con le mani d'oro: mantene chella casa linda e pinta ca si 'a vedite è overo nu splendore. 'O nonno, sittant'anne, malandato, sta segregato dint'a nu stanzino: 'O pover'ommo sta sempe malato, tene 'e dulure, affanno e nun cammina. E che bbuò fà! Nce vonno 'e mmedicine, a fella 'e carne, 'o ppoco 'e muzzarella... Magnanno nce 'o vuò dà 'o bicchiere 'e vino e nu tuscano pe na fumatella? 'A figlia, Donn'Aminta, notte e ghiuorno fa l'assistenza al caro genitore; trascura 'e figlie e nun se mette scuorno, e Don Ciccillo sta cu ll'uocchie 'a fora. Don Ciccio Caccavalle, quanno è 'a sera ca se ritira, sta sempe ammurbato pe vvia d' 'o nonno ('o pate d' 'a mugliera), e fa: - Che ddiece 'e guaio ch'aggio passato. - Fra medicine, miedece e salasse 'o pover'ommo adda purtà sta croce. Gli affari vanno male, non s'incassa, e 'o viecchio nun è carne ca lle coce. E chesto è overo... 'On Ciccio sta nguaiato! Porta sul'issso 'o piso 'ncoppa 'e spalle; 'o viecchio nun'è manco penzionato e s'è appuiato 'ncuollo a Caccavalle. 'O viecchio no... nun vò senti raggione. Pretenne 'a fella 'e carne, 'a muzzarella... 'A sera po', chello ca cchiù indispone: - Ciccì, mme l'he purtata 'a sfugliatella? - Don Ciccio vò convincere 'a mugliera, ca pure essendo 'a figlia, ragiunasse: - 'O vicchiariello soffre 'e sta manera... è meglio ca 'o Signore s' 'o chiammasse! - E infatti Caccavalle, ch'è credente, a San Gennaro nuosto ha fatt' 'o vuto: - Gennà, si 'o faje murì te porto argiento!... sta grazia me l'he fà... faccia 'ngialluta! - Ma Caccavalle tene n'attenuante, se vede ca nun naviga int' a ll'oro... Invece io saccio 'e ggente benestante che tene tant' 'e pile 'ncopp' 'o core!
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Il dramma di Don Ciccio Caccavalle
'O terzo piano, int' 'o palazzo mio, a pporta a mme sta 'e casa na famiglia, ggente per bene... timorata 'e Ddio: marito, moglie, 'o nonno e quatto figlie. 'O capo 'e casa, 'On Ciccio Caccavalle, tene na putechella int' 'o Cavone: venne aucielle, scigne e pappavalle, ma sta sempe arretrato c' 'opesone. 'E chisti tiempe 'a scigna chi s' 'a compra?! Venne ogni morte 'e papa n'auciello; o pappavallo è addiventato n'ombra, nun parla cchiù p' 'a famma, 'o puveriello! 'A moglie 'e Caccavalle, Donn'Aminta, è una signora con le mani d'oro: mantene chella casa linda e pinta ca si 'a vedite è overo nu splendore. 'O nonno, sittant'anne, malandato, sta segregato dint'a nu stanzino: 'O pover'ommo sta sempe malato, tene 'e dulure, affanno e nun cammina. E che bbuò fà! Nce vonno 'e mmedicine, a fella 'e carne, 'o ppoco 'e muzzarella... Magnanno nce 'o vuò dà 'o bicchiere 'e vino e nu tuscano pe na fumatella? 'A figlia, Donn'Aminta, notte e ghiuorno fa l'assistenza al caro genitore; trascura 'e figlie e nun se mette scuorno, e Don Ciccillo sta cu ll'uocchie 'a fora. Don Ciccio Caccavalle, quanno è 'a sera ca se ritira, sta sempe ammurbato pe vvia d' 'o nonno ('o pate d' 'a mugliera), e fa: - Che ddiece 'e guaio ch'aggio passato. - Fra medicine, miedece e salasse 'o pover'ommo adda purtà sta croce. Gli affari vanno male, non s'incassa, e 'o viecchio nun è carne ca lle coce. E chesto è overo... 'On Ciccio sta nguaiato! Porta sul'issso 'o piso 'ncoppa 'e spalle; 'o viecchio nun'è manco penzionato e s'è appuiato 'ncuollo a Caccavalle. 'O viecchio no... nun vò senti raggione. Pretenne 'a fella 'e carne, 'a muzzarella... 'A sera po', chello ca cchiù indispone: - Ciccì, mme l'he purtata 'a sfugliatella? - Don Ciccio vò convincere 'a mugliera, ca pure essendo 'a figlia, ragiunasse: - 'O vicchiariello soffre 'e sta manera... è meglio ca 'o Signore s' 'o chiammasse! - E infatti Caccavalle, ch'è credente, a San Gennaro nuosto ha fatt' 'o vuto: - Gennà, si 'o faje murì te porto argiento!... sta grazia me l'he fà... faccia 'ngialluta! - Ma Caccavalle tene n'attenuante, se vede ca nun naviga int' a ll'oro... Invece io saccio 'e ggente benestante che tene tant' 'e pile 'ncopp' 'o core!
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I: qualsiasi cosa veloce ed estrema mi attrae inevitabilmente. spesso&volentieri; penso agli incendi, agli scontri frontali, alle montagne russe, alle droghe sintetiche. II: io&te; in un pozzo di luce, tra piante esotiche e farfalle tropicali più grandi dei palmi delle nostre mani messe assieme. viviamo in questa casa di vetro da sei anni&abbiamo; dimenticato i nostri nomi. III: i fantasmi hanno smesso di esistere dal momento in cui hai smesso di esistere in ciò che sogno la notte. il mio cuore è disinfestato&i; suoi inquilini hanno tirato un sospiro di sollievo, spalancando le finestre. IV: avevo sette anni quando ** trovato quei denti in giardino. li nascosi molto meglio&nessuno; ne ebbe più traccia.
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Feb 12, 2015
Feb 12, 2015 at 7:24 PM UTC
sotto effetto di melatonina
Dov'era la luna? Ché il cielo notava in un'alba di perla, ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù: veniva una voce dai campi: chiù... Le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte; sentivo nel cuore un sussulto, com'eco d'un grido che fu. Sonava lontano il singulto: chiù... Su tutte le lucide vette tremava un sospiro di vento; squassavano le cavallette finissimi sistri d'argento (tintinni a invisibili porte che forse non s'aprono più?... ); e c'era quel pianto di morte... chiù...
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L'assiuolo
La storia non si snoda come una catena di anelli ininterrotta. In ogni caso molti anelli non tengono. La storia non contiene il prima e il dopo, nulla che in lei borbotti a lento fuoco. La storia non è prodotta da chi la pensa e neppure da chi l'ignora. La storia non si fa strada, si ostina, detesta il poco a poco, non procede né recede, si sposta di binario e la sua direzione non è nell'orario. La storia non giustifica e non deplora, la storia non è intrinseca perché è fuori. La storia non somministra carezze o colpi di frusta. La storia non è magistra di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve a farla più vera e più giusta. La storia non è poi la devastante ruspa che si dice. Lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli. C'è chi sopravvive. La storia è anche benevola: distrugge quanto più può: se esagerasse, certo sarebbe meglio, ma la storia è a corto di notizie, non compie tutte le sue vendette. La storia gratta il fondo come una rete a strascico con qualche strappo e più di un pesce sfugge. Qualche volta s'incontra l'ectoplasma d'uno scampato e non sembra particolarmente felice. Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato. Gli altri, nel sacco, si credono più liberi di lui.
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La Storia
Mo accumencia l'anno nuovo, è Jennaro, ch'alleria! Cu 'a speranza e 'a fantasia, tu te pienze ca chist'anno forse è cchiù meglio 'e chill'ato... quanno è a fine t'he sbagliato. A Febbraio nce sta 'o viglione: chi se veste d'arlecchino, pulcinella o colombina... e me fanno tanta pena chesti ggente cu sti facce: ma songh'uommene o pagliacce?! Quanno vene 'o mese 'e Marzo pure 'e ggatte fanno ammore, ch'aggia fa? Me guardo a lloro? 'Mmiezo 'e grade cu 'a vicina, faccio un anema e curaggio e m'acchiappo nu passaggio. Comme è ddoce 'o mese Abbrile, tutta ll'aria è profumata! P' 'e ciardine quanno è 'a sera cu na femmena abbracciata, musso e musso, core e core... tutta smania e tutto ammore. Quant'è bello 'o mese 'e Maggio quanno schioppano sti rrose! Che prufumo int'a stu mese pe Pusiileco addiruso! Stongo 'nterra o 'mparaviso quanno tu staje 'mbraccio a mme? Quanno è Giugno la stagione vene e trase chianu chiano: s'ammatura pure 'o ggrano, s'ammatura tutte cose... Pure 'a femmena scuntrosa tu t' 'a cuoglie cu nu vaso. Quanno è Luglio 'mmiezo 'o mare, 'ncopp' 'a spiaggia, 'nterra 'a rena mamma mia, quanta sirene! Io cu ll'uocchie m' 'e magnasse; guardo a chesta, guardo a chella, ma pe mme tu si 'a cchiù bella! Quanno è Austo che calore! lo nun saccio che me piglia... Chistu sole me scumpiglia! E te guardo cu passione: volle 'o sango dint' 'e vvene e nisciuno me trattene. È chest'aria settembrina ca te mette dint' 'e vvene tanta smania 'e vulè bbene! Nu suspiro, ciente vase mille cose e 'o desiderio ca st' ammore fosse serio. Vene Uttombre, int' 'a stu mese ll'aria è fresca p' 'a campagna. Chisto è tiempo d' 'a vennegna, si t'astrigne a na cumpagna zittu zittu dint' 'a vigna, nun se lagna e lass'a fà. Chiove, nebbia, scura notte. Stu Nuvembre porta 'mpietto nu ricordo fatto a llutto: nu canisto 'e crisanteme... chistu sciore, che tristezza, mette 'ncore n'amarezza! A Natale, 'o zampugnaro, 'e biancale, 'e spare, 'e bbotte, 'o presebbio a piede 'o lietto. Quann' è 'mpunto mezanotte cu mugliereta tu miette 'o Bambino dint' 'a grotta...
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Calannario
Mo accumencia l'anno nuovo, è Jennaro, ch'alleria! Cu 'a speranza e 'a fantasia, tu te pienze ca chist'anno forse è cchiù meglio 'e chill'ato... quanno è a fine t'he sbagliato. A Febbraio nce sta 'o viglione: chi se veste d'arlecchino, pulcinella o colombina... e me fanno tanta pena chesti ggente cu sti facce: ma songh'uommene o pagliacce?! Quanno vene 'o mese 'e Marzo pure 'e ggatte fanno ammore, ch'aggia fa? Me guardo a lloro? 'Mmiezo 'e grade cu 'a vicina, faccio un anema e curaggio e m'acchiappo nu passaggio. Comme è ddoce 'o mese Abbrile, tutta ll'aria è profumata! P' 'e ciardine quanno è 'a sera cu na femmena abbracciata, musso e musso, core e core... tutta smania e tutto ammore. Quant'è bello 'o mese 'e Maggio quanno schioppano sti rrose! Che prufumo int'a stu mese pe Pusiileco addiruso! Stongo 'nterra o 'mparaviso quanno tu staje 'mbraccio a mme? Quanno è Giugno la stagione vene e trase chianu chiano: s'ammatura pure 'o ggrano, s'ammatura tutte cose... Pure 'a femmena scuntrosa tu t' 'a cuoglie cu nu vaso. Quanno è Luglio 'mmiezo 'o mare, 'ncopp' 'a spiaggia, 'nterra 'a rena mamma mia, quanta sirene! Io cu ll'uocchie m' 'e magnasse; guardo a chesta, guardo a chella, ma pe mme tu si 'a cchiù bella! Quanno è Austo che calore! lo nun saccio che me piglia... Chistu sole me scumpiglia! E te guardo cu passione: volle 'o sango dint' 'e vvene e nisciuno me trattene. È chest'aria settembrina ca te mette dint' 'e vvene tanta smania 'e vulè bbene! Nu suspiro, ciente vase mille cose e 'o desiderio ca st' ammore fosse serio. Vene Uttombre, int' 'a stu mese ll'aria è fresca p' 'a campagna. Chisto è tiempo d' 'a vennegna, si t'astrigne a na cumpagna zittu zittu dint' 'a vigna, nun se lagna e lass'a fà. Chiove, nebbia, scura notte. Stu Nuvembre porta 'mpietto nu ricordo fatto a llutto: nu canisto 'e crisanteme... chistu sciore, che tristezza, mette 'ncore n'amarezza! A Natale, 'o zampugnaro, 'e biancale, 'e spare, 'e bbotte, 'o presebbio a piede 'o lietto. Quann' è 'mpunto mezanotte cu mugliereta tu miette 'o Bambino dint' 'a grotta...
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perchè sei così perfetta perché, tra tutte le persone, dovevi essere tu? ero ferito e vulnerabile e tu eri bello e ** pensato che ti importasse lo so meglio ora probabilmente lo sapevo anche io. ma è troppo lontano adesso mi sento pazzo
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Mar 7, 2019
Mar 7, 2019 at 8:42 PM UTC
Untitled
Quante pagine sono scritte dell’amore I fiumi di inchiostro che scorrono nelle nostre vene Quante canzoni cantate Mozzafiato, commoventi, strazianti Quante lacrime pianto (Meglio le lacrime piante che le lacrime nascoste e trattenute) Quanto tempo perso Quanti sensi trovati Quante guerre combattute E non si ferma mai Non si prende pausa Non si fa niente Non si fa Eppure siamo noi, le pagine Su cui la vita scrive la sua storia Lettera per lettera Parola per parola Frase per frase Domande, risposte, ricerche Doglianze, sospiri, gioie e dolori Non si sa dove porterà il cammino O quante pagine sono rimaste nei nostri romanzi Ma tuttavia si tira via Cercando, sognando, aspirando Siamo noi, le pagine scritte dell’amore
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Apr 20, 2025
Apr 20, 2025 at 6:12 AM UTC
Pagine
Perché? Permesso? Ormai, ci ** pensato un po’ Se non sbaglio Una notte invece di un anno, una settimana o un giorno Non a caso Perché è proprio nel buio Che un raggio di luce si vede meglio Una notte per mettere ordine nel mio pensiero Far sì che in un modo o nell’altro Io riesca a rivelare il fatto Che il motivo Il motivo per cui voglio averti Alla fine, forse non ce l’ho E penso che vada bene così Che tutte le cose Non vadano per forza sempre spiegate Che se un ragionamento razionale non c’è Almeno si può fingere che i sassi Pur di essere presenti E spesso troppo ingombranti In realtà, non siano da soli Che il cervello a volte faccia spazio A qualcosa che potrebbe essere emozioni Anzi, sensazioni viscerali Che, fortunatamente o purtroppo Rimangono sempre fuori Di portata, come di solito I sogni da bambini E se importasse poco il perché? Se fosse solo il riflesso dell’amore che stravince? Che ci fa vivere Che ci fa sentire Che ci fa provare Che ci fa volare Fra le nuvole Vita dà vita Che prima o poi se ne va Per iniziare un nuovo ciclo Che persevererà lo stesso Che tu te ne accorga o meno Quindi, a volte non ci serve Torturare la mente Meglio accettare le cose Per ciò che sono In questo caso, il più bel regalo del mondo Comunque, benvenuto Hugo.
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Dec 19, 2024
Dec 19, 2024 at 4:31 PM UTC
Permesso?