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"giallo" poems
listening to French pop "I'll have liked it when it was cool before it get's cool" sriracha sauce on pesto pizza "The waiter was right the flavors are very complimentary to the palate." watching a ****** "me" movie "wow their color usage in the lighting really shows the Giallo Italian horror influence" Listening to the Friendly Indians "My favorite band? They are only popular in Orange County so you've probably not heard of them.... oh you have?" watching Un Chien Andalou "tres interessant" reading Sartre and Nietzsche "my favorite philosophers man." my pretention leaking out slowly to reveal I'm just a ********* underneath this finely unkempt exterior. Is that changing? Well no but i thought you should know anyway.
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Aug 3, 2014
Aug 3, 2014 at 4:06 AM UTC
I'm a prentious ***** and if you get this poem you likely are too. But that's okay
Morning drops like a parachute, circumnavigating the irrational things within her. She drew the grim cartwheel --crayoned images of kids in closets, and blackens them into illustrations of war. She sleeps on bleak days with young cameras, Lucy under the tongue, rosaries at the border feel like pins and needles to an adrenaline sorceress in giallo approach, her eye in a labyrinth, the eye she lost in the Crusades, filming streets below the color of dark Roman wine. It's a staring contest, waiting on rooftops in stages of collapse, there she lives or dies at the dividing line with the grave.
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Jan 20, 2024
Jan 20, 2024 at 5:51 PM UTC
Moth to a Frame
Ci vediamo in proiezione, ed ecco la città, in una sua povera ora nuda, terrificante come ogni nudità. Terra incendiata il cui incendio spento stasera o da millenni, è una cerchia infinita di ruderi rosa, carboni e ossa biancheggianti, impalcature dilavate dall'acqua e poi bruciate da nuovo sole. La radiosa Appia che formicola di migliaia di insetti - gli uomini d'oggi - i neorealistici ossessi delle Cronache in volgare. Poi compare Testaccio, in quella luce di miele proiettata sulla terra dall'oltretomba. Forse è scoppiata, la Bomba, fuori dalla mia coscienza. Anzi, è così certamente. E la fine del Mondo è già accaduta: una cosa muta, calata nel controluce del crepuscolo. Ombra, chi opera in questa èra. Ah, sacro Novecento, regione dell'anima in cui l'Apocalisse è un vecchio evento! Il Pontormo con un operatore meticoloso, ha disposto cantoni di case giallastre, a tagliare questa luce friabile e molle, che dal cielo giallo si fa marrone impolverato d'oro sul mondo cittadino... e come piante senza radice, case e uomini, creano solo muti monumenti di luce e d'ombra, in movimento: perché la loro morte è nel loro moto. Vanno, come senza alcuna colonna sonora, automobili e camion, sotto gli archi, sull 'asfalto, contro il gasometro, nell'ora, d'oro, di Hiroshima, dopo vent'anni, sempre più dentro in quella loro morte gesticolante: e io ritardatario sulla morte, in anticipo sulla vita vera, bevo l'incubo della luce come un vino smagliante. Nazione senza speranze! L'Apocalisse esploso fuori dalle coscienze nella malinconia dell'Italia dei Manieristi, ha ucciso tutti: guardateli - ombre grondanti d'oro nell'oro dell'agonia.
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Poesie mondane
Ci vediamo in proiezione, ed ecco la città, in una sua povera ora nuda, terrificante come ogni nudità. Terra incendiata il cui incendio spento stasera o da millenni, è una cerchia infinita di ruderi rosa, carboni e ossa biancheggianti, impalcature dilavate dall'acqua e poi bruciate da nuovo sole. La radiosa Appia che formicola di migliaia di insetti - gli uomini d'oggi - i neorealistici ossessi delle Cronache in volgare. Poi compare Testaccio, in quella luce di miele proiettata sulla terra dall'oltretomba. Forse è scoppiata, la Bomba, fuori dalla mia coscienza. Anzi, è così certamente. E la fine del Mondo è già accaduta: una cosa muta, calata nel controluce del crepuscolo. Ombra, chi opera in questa èra. Ah, sacro Novecento, regione dell'anima in cui l'Apocalisse è un vecchio evento! Il Pontormo con un operatore meticoloso, ha disposto cantoni di case giallastre, a tagliare questa luce friabile e molle, che dal cielo giallo si fa marrone impolverato d'oro sul mondo cittadino... e come piante senza radice, case e uomini, creano solo muti monumenti di luce e d'ombra, in movimento: perché la loro morte è nel loro moto. Vanno, come senza alcuna colonna sonora, automobili e camion, sotto gli archi, sull 'asfalto, contro il gasometro, nell'ora, d'oro, di Hiroshima, dopo vent'anni, sempre più dentro in quella loro morte gesticolante: e io ritardatario sulla morte, in anticipo sulla vita vera, bevo l'incubo della luce come un vino smagliante. Nazione senza speranze! L'Apocalisse esploso fuori dalle coscienze nella malinconia dell'Italia dei Manieristi, ha ucciso tutti: guardateli - ombre grondanti d'oro nell'oro dell'agonia.
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out of lust he detached his eyes from the recording meter, frames shifted apart, he turned when all was already gone. as he fiddled between elastic bands and clips he realized : time for another cigarette and a barley coffee. with his friend’s eybrows the patron of the corner bar ***** the sister, too ****** not to deserve it at least in dreams. a song popped up again unwrapping fifteen years of ratafia candies . as he crossed the street, again the yellow light reminded him that santander was a rainy city . what mostly ****** him off was not being able to smoke on the street Italian version  written in 1995: per concupiscenza staccò gli occhi dal contatore, l’immagine cambiò parte, si voltò quando già non c’era. giochicchiando tra l’elastico e le clips si rese conto: era tempo di un’altra sigaretta e un caffè d’orzo. il signore del bar d’angolo stuprava la sorella colle ciglia dell’amico, troppo stronza per non meritarlo almeno in sogno. una canzone si rifece viva scartando almeno quindici anni di caramelle ratafià. riattraversando il giallo gli rammentò che santander era una città piovosa. soprattutto lo irritava il non poter fumare in strada.
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Oct 24, 2014
Oct 24, 2014 at 6:06 PM UTC
Santander
COME VIENE...VIENE! (WHAT COMES...COMES!) The sun is preaching her sermon to the town of Praiano that clings to the cliffs in wonder. Here in her hand of light & water she tells the parables of pebbles. One wave waves to another as she walks upon the water. Bells undress Time disrobe her of her hours. Lemons grow big-bellied on branches pregnant with yellow. The juice of the Future praying in a church of trees. Here, a congregation of butterflies & bees. Grapes dream of being turned into wine. Figs ripen with pleasure. The gods of pagan times survive disguised as statues. I only believing in the religion of a woman's laughter. And even now as darkness grows upon the rose it's as if the sunlight never leaves only changes colour and the sunlight darkens only to blossom into the next morning in love with Time. **** CHE COSA SI FA Il sole sta predicando alla citta di Praiano che miracolosamente si aggrappa alle scogliere. Qui nella sua mano di luce ed acqua racconta le parabole di ciottoli. Un' onda fluttua verso un'altra come cammina sull'acqua. Le campane spogliano il Tempo la svestono delle sue ore. I limoni crescono rigonfi sui rami gravidi di giallo. Il succo del Futuro che prega in una chiesa di alberi. Qui una congrgazione di farfalle ed api. L'uva sogna di essere trasformata in vino. I fiche maturano con piacere. Le divinita dell'epoca pagana sopravivono transvestite in statue. Io credo solo nell religione di una risata di una donna. E anche ora come il buio aumenta sopra la rosa e come se la luce del sole non andasse mai via ma cambia solo colore e la luce del sole si oscura per fiorire la mattina dopo innamorata del Tempo.
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Mar 28, 2015
Mar 28, 2015 at 7:22 AM UTC
COME VIENE...VIENE! (WHAT COMES...COMES!)
COME VIENE...VIENE! (WHAT COMES...COMES!) The sun is preaching her sermon to the town of Praiano that clings to the cliffs in wonder. Here in her hand of light & water she tells the parables of pebbles. One wave waves to another as she walks upon the water. Bells undress Time disrobe her of her hours. Lemons grow big-bellied on branches pregnant with yellow. The juice of the Future praying in a church of trees. Here, a congregation of butterflies & bees. Grapes dream of being turned into wine. Figs ripen with pleasure. The gods of pagan times survive disguised as statues. I only believing in the religion of a woman's laughter. And even now as darkness grows upon the rose it's as if the sunlight never leaves only changes colour and the sunlight darkens only to blossom into the next morning in love with Time. **** CHE COSA SI FA Il sole sta predicando alla citta di Praiano che miracolosamente si aggrappa alle scogliere. Qui nella sua mano di luce ed acqua racconta le parabole di ciottoli. Un' onda fluttua verso un'altra come cammina sull'acqua. Le campane spogliano il Tempo la svestono delle sue ore. I limoni crescono rigonfi sui rami gravidi di giallo. Il succo del Futuro che prega in una chiesa di alberi. Qui una congrgazione di farfalle ed api. L'uva sogna di essere trasformata in vino. I fiche maturano con piacere. Le divinita dell'epoca pagana sopravivono transvestite in statue. Io credo solo nell religione di una risata di una donna. E anche ora come il buio aumenta sopra la rosa e come se la luce del sole non andasse mai via ma cambia solo colore e la luce del sole si oscura per fiorire la mattina dopo innamorata del Tempo.
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Vedo la luce di un lampione, in fondo alla via. Dall'alto. Non voglio illumini da sola la strada. Non riesce bene. Non è serena. Lei non è fioca. Ma non è viva. È giallina, ma d'un giallo che non sceglieresti mai tra i pastelli colorati. L’asfalto crepato, le erbacce secche, le case vuote, ciò che illumina è familiare. Ma non amico. Non deve esser molto contento, quel lampione, come un padre che osserva, immobile, il figlio morente. Vorrei potesse andarsene da quella staticità. Da quella strada. Da quel nulla. /// I see the light of a street lamp, at the end of the street. From above. I don't want it to light up the road by itself. It doesn't work well. It's not serene. It's not dim. But it's not alive. It's yellowish, but a yellow you'd never choose among colored crayons. The cracked asphalt, the dry weeds, the empty houses, what it illuminates is familiar. But not friendly. It must not be very happy, that street lamp, like a father who watches, motionless, his dying son. I wish it could go away from that staticity. From that street. From that nothingness.
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Apr 17, 2025
Apr 17, 2025 at 3:31 PM UTC
Luce di Lampione (Uomo)
"Ninì Santoro, il fine dicitore, maestro di eleganza e di maniere, il re del music-hall, il gran signore, debutta questa sera al Trianon". Guardanno 'o manifesto, chi liggeva penzava: certo chisto è n'artistone. Tenevemo st'attore? E chi 'o ssapeva! Stasera stessa mm' 'o vaco a ssentì. C' 'o tubbo, 'a caramella e nu bucchino d'avorio giallo, luongo miezo metro; un fazzoletto bianco nel taschino, ncuollo nu frack 'e seta blummarè Tutt' 'o teatro illuminato a giorno, na marcia trionfale comm' "Aida", Santoro ascette e cu na faccia 'e corne pareva ca diceva: "Eccomi qua! Mo v'aggia fa vedè chi è Santoro, il fine dicitore, il fantasista ca quanno arape 'a vocca caccia ll'oro, oro colato 'e primma qualità". 'O pubblico ansioso s'aspettava: chi sa mo ch'esce 'a vocca a stu Santoro. Ma ch'era ascì... Santoro 'ncacagliava, faceva smorfie, zumpe e niente cchiù. Nun fernette nemmeno 'o riturnello d' 'o primmo raccuntino d'avventure, quann'uno arreto a me: "Santò, si bello!" ('Ndranghete!) E allazza nu pernacchio 'e nuvità. Fuie cumm'a nu signale 'e na battaglia, mancava poco e nce scappava 'o muorto: 'e sische mme parevano mitraglia. Santoro nun putette continuà. "Ll'artista" se facette 'a mappatella: 'o frack, 'o tubbo, 'o fazzuletto bianco, s'annascunnette pure 'a caramella. Dicette: "Aggio sbagliato,.. Ch'aggia fà?". Trent'anne so passate 'a chella sera che il fine dicitore fantasista pe fforza avette chiudere 'a carriera a beneficio dell'umanità. Aiere steva scritto into 'o giurnale che: "dopo varii e lunghi appostamenti è stato assicurato un criminale alla Giustizia delle Autorità". E chi era, neh, stu disgraziato? Santoro... il dicitore fantasista, ca, pe magnà, al furto s'era dato o pover'ommo pe putè campà. Io penso che fu l'epoca sbagliata; trent'anne fa tutto era n'ata cosa. Oggi che il nostro gusto s'è cambiato Santoro fosse na celebrità.
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Il fine dicitore
"Ninì Santoro, il fine dicitore, maestro di eleganza e di maniere, il re del music-hall, il gran signore, debutta questa sera al Trianon". Guardanno 'o manifesto, chi liggeva penzava: certo chisto è n'artistone. Tenevemo st'attore? E chi 'o ssapeva! Stasera stessa mm' 'o vaco a ssentì. C' 'o tubbo, 'a caramella e nu bucchino d'avorio giallo, luongo miezo metro; un fazzoletto bianco nel taschino, ncuollo nu frack 'e seta blummarè Tutt' 'o teatro illuminato a giorno, na marcia trionfale comm' "Aida", Santoro ascette e cu na faccia 'e corne pareva ca diceva: "Eccomi qua! Mo v'aggia fa vedè chi è Santoro, il fine dicitore, il fantasista ca quanno arape 'a vocca caccia ll'oro, oro colato 'e primma qualità". 'O pubblico ansioso s'aspettava: chi sa mo ch'esce 'a vocca a stu Santoro. Ma ch'era ascì... Santoro 'ncacagliava, faceva smorfie, zumpe e niente cchiù. Nun fernette nemmeno 'o riturnello d' 'o primmo raccuntino d'avventure, quann'uno arreto a me: "Santò, si bello!" ('Ndranghete!) E allazza nu pernacchio 'e nuvità. Fuie cumm'a nu signale 'e na battaglia, mancava poco e nce scappava 'o muorto: 'e sische mme parevano mitraglia. Santoro nun putette continuà. "Ll'artista" se facette 'a mappatella: 'o frack, 'o tubbo, 'o fazzuletto bianco, s'annascunnette pure 'a caramella. Dicette: "Aggio sbagliato,.. Ch'aggia fà?". Trent'anne so passate 'a chella sera che il fine dicitore fantasista pe fforza avette chiudere 'a carriera a beneficio dell'umanità. Aiere steva scritto into 'o giurnale che: "dopo varii e lunghi appostamenti è stato assicurato un criminale alla Giustizia delle Autorità". E chi era, neh, stu disgraziato? Santoro... il dicitore fantasista, ca, pe magnà, al furto s'era dato o pover'ommo pe putè campà. Io penso che fu l'epoca sbagliata; trent'anne fa tutto era n'ata cosa. Oggi che il nostro gusto s'è cambiato Santoro fosse na celebrità.
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Cantava al buio d'aia in aia il gallo. E gracidò nel bosco la cornacchia: il sole si mostrava a finestrelle. Il sol dorò la nebbia della macchia, poi si nascose; e piovve a catinelle. Poi fra il cantare delle raganelle guizzò sui campi un raggio lungo e giallo. Stupìano i rondinotti dell'estate di quel sottile scendere di spille: era un brusìo con languide sorsate e chiazze larghe e picchi a mille a mille; poi singhiozzi, e gocciar rado di stille: di stille d'oro in coppe di cristallo.
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Pioggia