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"tremore" poems
Forse più di lei quel che resta è la sagoma che compone le cose riversa nel vetro d’una finestra, presa per un reale abbandono. Questo è il tempo. Dove finisce il suono s’avviano le luci di due fari che sollevano dal fondo notturno del viale il parto torbido della terra: questo fumo d’infinita ragione. Il passo di chi fiancheggia l’auto e bisbiglia all’orecchio del conducente la strada di un cortile dove siede, assente, il corpo inerte di un padrone. Si spalanca su una corte l’assottigliato riverbero dei vetri. Assiepata città di vani incerti sulla fine. Se ne va l’immobile foschia con un tremore sconnesso. Forse di lei quel che s’appresta è una lenta agonia.
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Jul 9, 2010
Jul 9, 2010 at 12:32 PM UTC
Forse più di lei quel che resta...
Io vorrei, superato ogni tremore giungere alla bellezza che mi incalza, dalla rovina del silenzio, fonda, togliere la misura della voce e cantare all'unisono coi suoni; stamparmi nelle palme ogni vigore in crescita perenne e modulare un attento confine con le cose ov'io possa con esse colloquiare difesa sempre da incipienti caos. Vorrei abitare nel segreto cuore centro d'ogni più puro movimento, animare di me gli spenti aspetti dei fantasmi reali e riplasmare le parabole ardenti ove ogni grazia è tocca dal suo limite. Variata stupendamente da codesti incontri numererò la plurima mia essenza entro un solo, perenne, insistere di toni adolescenti. Nell'aperta misura delle ali del più libero uccello, nel vigore degli alberi, nella chiarezza-musica dei venti, nel frastuono puerile dei colori, nell'aroma del frutto, sarò creatura in unico e diverso principio, senza origine né segno d'ancestrale condanna. E so, per questa verità, che il tempo non crollerà spargendo le rovine dei violati contatti alla mitezza del mio nuovo apparire, né la sacra identità del canto verrà meno ai suoi idoli vivi.
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Io vorrei, superato ogni tremore
Girerò per le strade finché non sarò stanca morta saprò vivere sola e fissare negli occhi ogni volto che passa e restare sempre la stessa. Questo fresco che sale a cercarmi le vene è un risveglio che mai nel mattino ** provato così vero: soltanto, mi sento più forte che il mio corpo, e un tremore più feddo accompagna il mattino. Son lontani i mattini che avevo vent'anni. E domani, ventuno: domani uscirò per le strade, ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo. Da domani la gente riprende a vedermi e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo, ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo di essere io che passavo-una donna, pdrona di se stessa. La magra bambina che fui si è svegliata da un pianto non fosse mai stato. E desidero solo colori. I colori non piangono, sono come un risveglio: domani i colori torneranno. Ciascuna uscirà per la strada, ogni corpo un colore-perfino i bambini. Questo corpo vestito di rosso leggero dopo tanto pallore riavrà la sua vita. Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi e saprò d'esser io: gettando un'occhiata, mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.
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