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"pasce" poems
Si pasce di se il fiume, bruca serpeggiando le sue quasi essiccate sgorature, visita le sue quasi aride pozzanghere, si trascina ai suoi già putridi ristagni finche, poco più oltre un poco lo confortano misteriosi trasudamenti, lo irrorano frescure, umori, vene dal più profondo del suo cuore sotterraneo ed eccolo rinasce esso dalle secche, ora, si lascia dietro la sassaia della sua quasi estinzione per il suo nuovo cammino - si muove verso se stesso il fiume, si sposta dentro il suo cangiante bruco ed entra, fiume nuovo uscito dalle sue ceneri nei luoghi dove opera la primavera e non c'è fiore né gemma, non c'è ancora ma c'è quella radiosa incandescenza di luce e opacità nel bianco dell'aria, c'è, ed ecco si diffonde, quella trepidante animula e quel chiaro sopra la linea degli alberi, quel già più festoso scintillamento delle acque. C'è tutto "quello". E c'è lui fiume, ne vibra intimamente il senso. C'è questo, c'è prodigiosamente.
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Fiume da fiume
Il vento è un'aspra voce che ammonisce per noi stuolo che a volte trova pace e asilo sopra questi rami secchi. E la schiera ripiglia il triste volo, migra nel cuore dei monti, viola scavato nel viola inesauribile, miniera senza fondo dello spazio. Il volo è lento, penetra a fatica nell'azzurro che s'apre oltre l'azzurro, nel tempo ch'è di là dal tempo; alcuni mandano grida acute che precipitano e nessuna parete ripercuote. Che ci somiglia è il moto delle cime nell'ora - quasi non si può pensare né dire - quando su steli invisibili tutt'intorno una primavera strana fiorisce in nuvole rade che il vento pasce in un cielo o umido o bruciato e la sorte della giornata è varia, la grandine, la pioggia, la schiarita.
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Uccelli