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"fior" poems
Fair isle, that from the fairest of all flowers, Thy gentlest of all gentle names dost take! How many memories of what radiant hours At sight of thee and thine at once awake! How many scenes of what departed bliss! How many thoughts of what entombed hopes! How many visions of a maiden that is No more—no more upon thy verdant slopes! No more! alas, that magical sad sound Transforming all! Thy charms shall please no more— Thy memory no more! Accursed ground Henceforward I hold thy flower-enamelled shore, O hyacinthine isle! O purple Zante! “Isola d’oro! Fior di Levante!”
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To Zante
III Qual in colle aspro, al imbrunir di sera L’avezza giovinetta pastorella Va bagnando l’herbetta strana e bella Che mal si spande a disusata spera Fuor di sua natia alma primavera, Cosi Amor meco insu la lingua snella Desta il fior novo di strania favella, Mentre io di te, vezzosamente altera, Canto, dal mio buon popol non inteso E’l bel Tamigi cangio col bel Arno Amor lo volse, ed io a l’altrui peso Seppi ch’ Amor cosa mai volse indarno. Deh! foss’ il mio cuor lento e’l duro seno A chi pianta dal ciel si buon terreno.
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Sonnet 03
Bhíomar ag imirt haca an lá sin Agus bhí tu ina bhall de mo fhoirenn B' uimir a dó tú: mise, uimhir a trí Thog an fhoireann sealanna chun mo chathoir a bhrúite. An 'carbad na tine ' mar a dúirt mé Ba naíchóiste é i ndáiríre. Bhí tú ag tiomáint Agus bhí tú ag rá rudaí Chun an leanamh a cuireadh isteach air Coisúil le 'Nil aon seanc agat' nó 'Iontach! Fior-iontach!' Níor dhúirt tú aon rud nuar a luaigh mé gurb inís Hamlet breacht dom. B'fhedír 'dáiríre?' ach sin é. Tar éis ár gcluiche Ghabh mé búiochas duit Bhí tú ina sheasamh ar an staighre Bhí mise ag strechaint le mo bhúiochas Mo mhaoltheanga: tá fhios agat Chonaic mé an trua i do shúile Bhí mé lag agus bhí fhios agat Chuaigh tú sios staighre gan fhocal Fádo, duirt tú go leor...
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Feb 24, 2015
Feb 24, 2015 at 3:28 PM UTC
Cluiche Haca
Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi? Sonavan le quiete stanze, e le vie dintorno, al tuo perpetuo canto, allor che all'opre femminili intenta sedevi, assai contenta di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi così menare il giorno. Io gli studi leggiadri talor lasciando e le sudate carte, ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte, d'in su i veroni del paterno ostello porgea gli orecchi al suon della tua voce, ed alla man veloce che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice quel ch'io sentiva in seno. Che pensieri soavi, che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia la vita umana e il fato! Quando sovviemmi di cotanta speme, un affetto mi preme acerbo e sconsolato, e tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? Perché di tanto inganni i figli tuoi? Tu pria che l'erbe inaridisse il verno, da chiuso morbo combattuta e vinta, perivi, o tenerella. E non vedevi il fior degli anni tuoi; non ti molceva il core la dolce lode or delle negre chiome, or degli sguardi innamorati e schivi; né teco le compagne ai dì festivi ragionavan d'amore. Anche peria tra poco la speranza mia dolce: agli anni miei anche negaro i fati la giovanezza. Ahi come, come passata sei, cara compagna dell'età mia nova, mia lacrimata speme! Questo è quel mondo? Questi i diletti, l'amor, l'opre, gli eventi onde cotanto ragionammo insieme? Questa la sorte dell'umane genti? All'apparir del vero tu, misera, cadesti: e con la mano la fredda morte ed una tomba ignuda mostravi di lontano.
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A Silvia
Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi? Sonavan le quiete stanze, e le vie dintorno, al tuo perpetuo canto, allor che all'opre femminili intenta sedevi, assai contenta di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi così menare il giorno. Io gli studi leggiadri talor lasciando e le sudate carte, ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte, d'in su i veroni del paterno ostello porgea gli orecchi al suon della tua voce, ed alla man veloce che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice quel ch'io sentiva in seno. Che pensieri soavi, che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia la vita umana e il fato! Quando sovviemmi di cotanta speme, un affetto mi preme acerbo e sconsolato, e tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? Perché di tanto inganni i figli tuoi? Tu pria che l'erbe inaridisse il verno, da chiuso morbo combattuta e vinta, perivi, o tenerella. E non vedevi il fior degli anni tuoi; non ti molceva il core la dolce lode or delle negre chiome, or degli sguardi innamorati e schivi; né teco le compagne ai dì festivi ragionavan d'amore. Anche peria tra poco la speranza mia dolce: agli anni miei anche negaro i fati la giovanezza. Ahi come, come passata sei, cara compagna dell'età mia nova, mia lacrimata speme! Questo è quel mondo? Questi i diletti, l'amor, l'opre, gli eventi onde cotanto ragionammo insieme? Questa la sorte dell'umane genti? All'apparir del vero tu, misera, cadesti: e con la mano la fredda morte ed una tomba ignuda mostravi di lontano.
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Perché i celesti danni Ristori il sole, e perché l'aure inferme Zefiro avvivi, onde fugata e sparta Delle nubi la grave ombra s'avvalla; Credano il petto inerme Gli augelli al vento, e la diurna luce Novo d'amor desio, nova speranza Nè penetrati boschi e fra le sciolte Pruine induca alle commosse belve; Forse alle stanche e nel dolor sepolte Umane menti riede La bella età, cui la sciagura e l'atra Face del ver consunse Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti Di febo i raggi al misero non sono In sempiterno? Ed anco, Primavera odorata, inspiri e tenti Questo gelido cor, questo ch'amara Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara? Vivi tu, vivi, o santa Natura? Vivi e il dissueto orecchio Della materna voce il suono accoglie? Già di candide ninfe i rivi albergo, Placido albergo e specchio Furo i liquidi fonti. Arcane danze D'immortal piede i ruinosi gioghi Scossero e l'ardue selve (oggi romito Nido dè venti): e il pastorel ch'all'ombre Meridiane incerte ed al fiorito Margo adducea dè fiumi Le sitibonde agnelle, arguto carme Sonar d'agresti Pani Udì lungo le ripe; e tremar l'onda Vide, e stupì, che non palese al guardo La faretrata Diva Scendea nè caldi flutti, e dall'immonda Polve tergea della sanguigna caccia Il niveo lato e le verginee braccia. Vissero i fiori e l'erbe, Vissero i boschi un dì. Conscie le molli Aure, le nubi e la titania lampa Fur dell'umana gente, allor che ignuda Te per le piagge e i colli, Ciprigna luce, alla deserta notte Con gli occhi intenti il viator seguendo, Te compagna alla via, te dè mortali Pensosa immaginò. Che se gl'impuri Cittadini consorzi e le fatali Ire fuggendo e l'onte, Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime Selve remoto accolse, Viva fiamma agitar l'esangui vene, Spirar le foglie, e palpitar segreta Nel doloroso amplesso.
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Alla primavera
Perché i celesti danni Ristori il sole, e perché l'aure inferme Zefiro avvivi, onde fugata e sparta Delle nubi la grave ombra s'avvalla; Credano il petto inerme Gli augelli al vento, e la diurna luce Novo d'amor desio, nova speranza Nè penetrati boschi e fra le sciolte Pruine induca alle commosse belve; Forse alle stanche e nel dolor sepolte Umane menti riede La bella età, cui la sciagura e l'atra Face del ver consunse Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti Di febo i raggi al misero non sono In sempiterno? Ed anco, Primavera odorata, inspiri e tenti Questo gelido cor, questo ch'amara Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara? Vivi tu, vivi, o santa Natura? Vivi e il dissueto orecchio Della materna voce il suono accoglie? Già di candide ninfe i rivi albergo, Placido albergo e specchio Furo i liquidi fonti. Arcane danze D'immortal piede i ruinosi gioghi Scossero e l'ardue selve (oggi romito Nido dè venti): e il pastorel ch'all'ombre Meridiane incerte ed al fiorito Margo adducea dè fiumi Le sitibonde agnelle, arguto carme Sonar d'agresti Pani Udì lungo le ripe; e tremar l'onda Vide, e stupì, che non palese al guardo La faretrata Diva Scendea nè caldi flutti, e dall'immonda Polve tergea della sanguigna caccia Il niveo lato e le verginee braccia. Vissero i fiori e l'erbe, Vissero i boschi un dì. Conscie le molli Aure, le nubi e la titania lampa Fur dell'umana gente, allor che ignuda Te per le piagge e i colli, Ciprigna luce, alla deserta notte Con gli occhi intenti il viator seguendo, Te compagna alla via, te dè mortali Pensosa immaginò. Che se gl'impuri Cittadini consorzi e le fatali Ire fuggendo e l'onte, Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime Selve remoto accolse, Viva fiamma agitar l'esangui vene, Spirar le foglie, e palpitar segreta Nel doloroso amplesso.
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it begins with saint piran's flag... well, let's just say that, there ought to be two "offending" but classicly marxist, separatists governing bodies in, what's know as geo-politics... upper-class retards think that the people occupying the home county known as essex are, complete idiots... well... hello my "fellow" londoner! nibble on some rat-shit, get a pigeon **** ******* on your top-hat? **** **** off! the northerners can't claim, that i'm a southern fairy... in europe there the north / south and the east / west divide... the southerners seem to prosper, as do easteners... and likewise... essex, and the whole "point" of the south-east... no... cornwall wan't to be indepedent, like the basques in spain... and that flag... may i make a suggestion to counter the cornwallians? revert, allow essex to have a teutonic inspired flag in reverse to yours... i.e. a black crux on a maiden's "body". living in essex, i've started to become, irritated by this county becoming a joke fior the whole nation... like a bunch of indians saying goa in portuguese... sure, i know: northern monkeys... wild antics and bits and bobs... essex has produced snooker champions... the other sort of chess-players... the geometricians... and then the serving geographic is simply quote as: sun-tan orange "quirky" accent; and all, from a megapolis that exterminates rats, but feeds urban pigeons. in essex? we have woodland pigeons, and they look like the very-most pristine theologians, if not priests... and they're fat... blooming... and they have the equivalent of a dog collar... and sure as **** they won't have one their legs, reduced to a stump with all the claws removed... like an urban pigeon might, strutting... well... "strutting"... merely limping.
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May 26, 2017
May 26, 2017 at 11:19 AM UTC
essex imitating cornwall
it begins with saint piran's flag... well, let's just say that, there ought to be two "offending" but classicly marxist, separatists governing bodies in, what's know as geo-politics... upper-class retards think that the people occupying the home county known as essex are, complete idiots... well... hello my "fellow" londoner! nibble on some rat-shit, get a pigeon **** ******* on your top-hat? **** **** off! the northerners can't claim, that i'm a southern fairy... in europe there the north / south and the east / west divide... the southerners seem to prosper, as do easteners... and likewise... essex, and the whole "point" of the south-east... no... cornwall wan't to be indepedent, like the basques in spain... and that flag... may i make a suggestion to counter the cornwallians? revert, allow essex to have a teutonic inspired flag in reverse to yours... i.e. a black crux on a maiden's "body". living in essex, i've started to become, irritated by this county becoming a joke fior the whole nation... like a bunch of indians saying goa in portuguese... sure, i know: northern monkeys... wild antics and bits and bobs... essex has produced snooker champions... the other sort of chess-players... the geometricians... and then the serving geographic is simply quote as: sun-tan orange "quirky" accent; and all, from a megapolis that exterminates rats, but feeds urban pigeons. in essex? we have woodland pigeons, and they look like the very-most pristine theologians, if not priests... and they're fat... blooming... and they have the equivalent of a dog collar... and sure as **** they won't have one their legs, reduced to a stump with all the claws removed... like an urban pigeon might, strutting... well... "strutting"... merely limping.
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Odoravano i fior di vitalba per via, le ginestre nel greto; aliavano prima dell'alba le rondini nell'uliveto. Aliavano mute con volo nero, agile, di pipistrello; e tuttora gemea l'assiolo, che già spincionava il fringuello. Tra i pinastri era l'alba che i rivi mirava discendere giù: guizzò un raggio, soffiò su gli ulivi; virb... disse una rondine; e fu giorno: un giorno di pace e lavoro, che l'uomo mieteva il suo grano, e per tutto nel cielo sonoro saliva un cantare lontano.
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Alba
Nel mio giardino, là nel canto oscuro dove ora il pettirosso tintinnìa, col gelsomino rampicante al muro, c'è la gaggìa; e or che ottobre dentro la vermiglia foresta il marzo rende morto al suolo, e sembra marzo, come rassomiglia bacca a bocciuolo, alba a tramonto; nelle tenui trine l'una si stringe, al roseo vespro, quando l'altro i suoi fiori, candide stelline, apre, alitando; ed al sospiro dell'avemaria, quando nel bosco dalle cime **** il dì s'esala, il cuore in una pia ombra si chiude; e l'anima in quell'ombra di ricordi apre corolle che imbocciar non vide; e l'ombra di fior d'angelo e di fior di spina sorride.
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Nel giardino
O vecchio bosco pieno d'albatrelli, che sai di funghi e spiri la malìa, cui tutto io già scampanellare udìa di cicale invisibili e d'uccelli: in te vivono i fauni ridarelli ch'hanno le sussurranti aure in balìa; vive la ninfa, e i passi lenti spia, bionda tra le interrotte ombre i capelli. Di ninfe albeggia in mezzo alla ramaglia or sì or no, che se il desìo le vinca, l'occhio alcuna ne attinge, e il sol le bacia. Dileguano; e pur viva è la boscaglia, viva sempre nè fior della pervinca e nelle grandi ciocche dell'acacia.
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Il Bosco