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"detto" poems
There is a tendency among those poets who may be very young frequently to put in verse those foreign phrases, or much worse the now dead words of oh so ****** Latin to boast of classrooms that they’ve sat in. And just in case you’ve never heard ‘em, Let’s reduce a few to ad absurdum. It was amore a prima vista until he left her for her younger sister for, after all, who could resist her, so moving on to secunda vista he took that step and boldly kissed her, behaviour that is hardly utopista. The trouble with modus vivendi is that it sometime rhymes with eye but there are those who don’t agree and think that it must rhyme with tea. Who cares? It’s all the same to I. Or should that be the same to me? You may say it is not de rigueur that I defend with so much vigour what surely is no more than hubris that I attribute to Confucius for he surely ha detto tutto albeit un po convoluto. And everyone’s heard of carpe diem. If not, then I have yet to see ‘em. But I prefer to seize a waist which may be thought somewhat unchaste though far more likely to have shocked ‘em would be to carpe in the noctem. Perhaps you think it’s ipso facto that I’m intolerant of lacto unless it comes directly from the breast. I think it’s better that the rest of this is left to your own opinatus for which I offer no blank cartus. Then there’s the modus of my own vivendi that I indulge in cacoethes scribendi the itch to write for which I daily scratch myself or play my ukulele which is my form of modus operandi before I pour myself a king-size brandy. And thus we leave this boring dull citare, by this time you have certainly grown quite weary of any further venture into tedium Or as ***** Harry might say, fac ut gaudeam For after all a day senza sunlight Might altrettante facilmente be night
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Sep 8, 2018
Sep 8, 2018 at 6:15 PM UTC
Pig Latin
There is a tendency among those poets who may be very young frequently to put in verse those foreign phrases, or much worse the now dead words of oh so ****** Latin to boast of classrooms that they’ve sat in. And just in case you’ve never heard ‘em, Let’s reduce a few to ad absurdum. It was amore a prima vista until he left her for her younger sister for, after all, who could resist her, so moving on to secunda vista he took that step and boldly kissed her, behaviour that is hardly utopista. The trouble with modus vivendi is that it sometime rhymes with eye but there are those who don’t agree and think that it must rhyme with tea. Who cares? It’s all the same to I. Or should that be the same to me? You may say it is not de rigueur that I defend with so much vigour what surely is no more than hubris that I attribute to Confucius for he surely ha detto tutto albeit un po convoluto. And everyone’s heard of carpe diem. If not, then I have yet to see ‘em. But I prefer to seize a waist which may be thought somewhat unchaste though far more likely to have shocked ‘em would be to carpe in the noctem. Perhaps you think it’s ipso facto that I’m intolerant of lacto unless it comes directly from the breast. I think it’s better that the rest of this is left to your own opinatus for which I offer no blank cartus. Then there’s the modus of my own vivendi that I indulge in cacoethes scribendi the itch to write for which I daily scratch myself or play my ukulele which is my form of modus operandi before I pour myself a king-size brandy. And thus we leave this boring dull citare, by this time you have certainly grown quite weary of any further venture into tedium Or as ***** Harry might say, fac ut gaudeam For after all a day senza sunlight Might altrettante facilmente be night
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Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto. I cavalli normanni alle lor poste frangean la biada con rumor di croste. Là in fondo la cavalla era, selvaggia, nata tra i pini su la salsa spiaggia; che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi. Con su la greppia un gomito, da essa era mia madre; e le dicea sommessa: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto; il primo d'otto tra miei figli e figlie; e la sua mano non toccò mai briglie. Tu che ti senti ai fianchi l'uragano, tu dai retta alla sua piccola mano. Tu ch'hai nel cuore la marina brulla, tu dai retta alla sua voce fanciulla". La cavalla volgea la scarna testa verso mia madre, che dicea più mesta: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; lo so, lo so, che tu l'amavi forte! Con lui c'eri tu sola e la sua morte. O nata in selve tra l'ondate e il vento, tu tenesti nel cuore il tuo spavento; sentendo lasso nella bocca il morso, nel cuor veloce tu premesti il corso: adagio seguitasti la tua via, perché facesse in pace l'agonia... " La scarna lunga testa era daccanto al dolce viso di mia madre in pianto. "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; oh! Due parole egli dové pur dire! E tu capisci, ma non sai ridire. Tu con le briglie sciolte tra le zampe, con dentro gli occhi il fuoco delle vampe, con negli orecchi l'eco degli scoppi, seguitasti la via tra gli alti pioppi: lo riportavi tra il morir del sole, perché udissimo noi le sue parole". Stava attenta la lunga testa fiera. Mia madre l'abbracciò su la criniera "O cavallina, cavallina storna, portavi a casa sua chi non ritorna! A me, chi non ritornerà più mai! Tu fosti buona... Ma parlar non sai! Tu non sai, poverina; altri non osa. Oh! ma tu devi dirmi una cosa! Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise: esso t'è qui nelle pupille fise. Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome. E tu fa cenno. Dio t'insegni, come". Ora, i cavalli non frangean la biada: dormian sognando il bianco della strada. La paglia non battean con l'unghie vuote: dormian sognando il rullo delle ruote. Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome... Sonò alto un nitrito.
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La cavalla storna
Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto. I cavalli normanni alle lor poste frangean la biada con rumor di croste. Là in fondo la cavalla era, selvaggia, nata tra i pini su la salsa spiaggia; che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi. Con su la greppia un gomito, da essa era mia madre; e le dicea sommessa: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto; il primo d'otto tra miei figli e figlie; e la sua mano non toccò mai briglie. Tu che ti senti ai fianchi l'uragano, tu dai retta alla sua piccola mano. Tu ch'hai nel cuore la marina brulla, tu dai retta alla sua voce fanciulla". La cavalla volgea la scarna testa verso mia madre, che dicea più mesta: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; lo so, lo so, che tu l'amavi forte! Con lui c'eri tu sola e la sua morte. O nata in selve tra l'ondate e il vento, tu tenesti nel cuore il tuo spavento; sentendo lasso nella bocca il morso, nel cuor veloce tu premesti il corso: adagio seguitasti la tua via, perché facesse in pace l'agonia... " La scarna lunga testa era daccanto al dolce viso di mia madre in pianto. "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; oh! Due parole egli dové pur dire! E tu capisci, ma non sai ridire. Tu con le briglie sciolte tra le zampe, con dentro gli occhi il fuoco delle vampe, con negli orecchi l'eco degli scoppi, seguitasti la via tra gli alti pioppi: lo riportavi tra il morir del sole, perché udissimo noi le sue parole". Stava attenta la lunga testa fiera. Mia madre l'abbracciò su la criniera "O cavallina, cavallina storna, portavi a casa sua chi non ritorna! A me, chi non ritornerà più mai! Tu fosti buona... Ma parlar non sai! Tu non sai, poverina; altri non osa. Oh! ma tu devi dirmi una cosa! Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise: esso t'è qui nelle pupille fise. Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome. E tu fa cenno. Dio t'insegni, come". Ora, i cavalli non frangean la biada: dormian sognando il bianco della strada. La paglia non battean con l'unghie vuote: dormian sognando il rullo delle ruote. Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome... Sonò alto un nitrito.
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Una nuvola arriva e copre, Un ombra davanti al sole Dalle tenebre Diffonde la luce Ha le forme di un tocco angelico Forse un dio, premuroso, O un suo messaggero, Che abbaglia gli indifferenti Ti avrò pensata una, due volte, O forse cento o forse mille Ogni volta era pura magia Con le tue braccia a me avvolte Ti avrò pensata urlando, Piangendo e mentre ero felice. Allo specchio mi son detto, Rifarei tutto quel che andiam sognando
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Apr 23, 2023
Apr 23, 2023 at 8:14 PM UTC
Pensieri che volano
Nevica a Parigi sugli alberi di carta, sugli addobbi di Natale sgonfi, sui bambini di plastica e sui castelli di latta. Nevica a Parigi una neve fiacca che s’incolla ai cappotti della gente che si trascina per strada con aria distratta. Nevica nei caffè, attraverso i vetri, sui boulevards deserti e sui nostri sguardi tetri. Si colorano di bianco la cupola dell’albergo di lusso, il tettuccio dell’edicola senza giornali, il carretto delle castagne arrosto, il marciapiede su cui scivola una dama e cerca un cantuccio il barbone. Nevica a Parigi, senza ragione, sulle donne e sugli uomini. *** Nevica nei grandi magazzini, nelle chiese vuote e nelle nostre stanze. Sulle autostrade inondate di fango che corrono sopra la città, sulle scarpate coperte d’immondizia e sulle nostre frasi lasciate a metà. Nevica a Parigi sulla terra del parco in cui non attecchirà più l’erba, sulla nostra visione acerba delle cose. Nevica a Parigi come per illusione. *** Nevica perché non ha nessun senso che nevichi, perché siamo in inverno ma non è detto che torni il bel tempo. Nevica sul cemento di chi ha avuto il coraggio di costruire i grattacieli per i grandi e le cabine di comando per gli uomini d’affari dagli occhi stanchi. *** Nevica sui ghetti e sulle città satelliti, sulle lampade al neon dei luna park abbandonati. Nevica, in televisione e al cinema, per i negri, i bianchi, le persone sole e gli alcolizzati. Nevica e le cose si perdono in un pulviscolo. Da un vicolo sbuca un autobus senza autista, da un altro una carrozza trainata da elefanti. In un carosello di fiocchi di neve impazziscono le immagini. Nevica a Parigi sui camposanti. *** Nevica nei bordelli e nelle bettole, nei salotti alla moda, nei negozi degli antiquari e nei quadri che i pittori non hanno fatto a tempo a terminare… Nevica sugli operai stanchi di non lavorare, sulle matrone che si abbandonano alle braccia dei drogati. Nevica sugli ospedali e sugli ammalati. *** Nevica sugli aeroplani e sulla notte, sulle navi e sul vento, sull’eco delle stragi, sul pianto dei feriti e sul rantolo dei moribondi. Nevica a Parigi sul tempo che finisce in un’esplosione di secondi. *** Nevica sulla neve e nevicherà ancora. E’ una neve che a tratti ci sferza e a tratti ci ignora. E’ una neve che spazza via tutto, una neve spietata. Perché a Parigi da oggi nevica nella nostra mente annebbiata.
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Dec 2, 2010
Dec 2, 2010 at 3:04 PM UTC
Nevica a Parigi...
Nevica a Parigi sugli alberi di carta, sugli addobbi di Natale sgonfi, sui bambini di plastica e sui castelli di latta. Nevica a Parigi una neve fiacca che s’incolla ai cappotti della gente che si trascina per strada con aria distratta. Nevica nei caffè, attraverso i vetri, sui boulevards deserti e sui nostri sguardi tetri. Si colorano di bianco la cupola dell’albergo di lusso, il tettuccio dell’edicola senza giornali, il carretto delle castagne arrosto, il marciapiede su cui scivola una dama e cerca un cantuccio il barbone. Nevica a Parigi, senza ragione, sulle donne e sugli uomini. *** Nevica nei grandi magazzini, nelle chiese vuote e nelle nostre stanze. Sulle autostrade inondate di fango che corrono sopra la città, sulle scarpate coperte d’immondizia e sulle nostre frasi lasciate a metà. Nevica a Parigi sulla terra del parco in cui non attecchirà più l’erba, sulla nostra visione acerba delle cose. Nevica a Parigi come per illusione. *** Nevica perché non ha nessun senso che nevichi, perché siamo in inverno ma non è detto che torni il bel tempo. Nevica sul cemento di chi ha avuto il coraggio di costruire i grattacieli per i grandi e le cabine di comando per gli uomini d’affari dagli occhi stanchi. *** Nevica sui ghetti e sulle città satelliti, sulle lampade al neon dei luna park abbandonati. Nevica, in televisione e al cinema, per i negri, i bianchi, le persone sole e gli alcolizzati. Nevica e le cose si perdono in un pulviscolo. Da un vicolo sbuca un autobus senza autista, da un altro una carrozza trainata da elefanti. In un carosello di fiocchi di neve impazziscono le immagini. Nevica a Parigi sui camposanti. *** Nevica nei bordelli e nelle bettole, nei salotti alla moda, nei negozi degli antiquari e nei quadri che i pittori non hanno fatto a tempo a terminare… Nevica sugli operai stanchi di non lavorare, sulle matrone che si abbandonano alle braccia dei drogati. Nevica sugli ospedali e sugli ammalati. *** Nevica sugli aeroplani e sulla notte, sulle navi e sul vento, sull’eco delle stragi, sul pianto dei feriti e sul rantolo dei moribondi. Nevica a Parigi sul tempo che finisce in un’esplosione di secondi. *** Nevica sulla neve e nevicherà ancora. E’ una neve che a tratti ci sferza e a tratti ci ignora. E’ una neve che spazza via tutto, una neve spietata. Perché a Parigi da oggi nevica nella nostra mente annebbiata.
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Le piccole cose che amo di te quel tuo sorriso un po' lontano il gesto lento della mano con cui mi accarezzi i capelli e dici: vorrei averli anch'io così belli e io dico: caro sei un po' matto e a letto svegliarsi col tuo respiro vicino e sul comodino il giornale della sera la tua caffettiera che canta, in cucina l'odore di pipa che fumi la mattina il tuo profumo un po' balsé il tuo buffo gilet le piccole cose che amo di te Quel tuo sorriso strano il gesto continuo della mano con cui mi tocchi i capelli e ripeti: vorrei averli anch'io così belli e io dico: caro me l'hai già detto e a letto sveglia sentendo il tuo respiro un po' affannato e sul comodino il bicarbonato la tua caffettiera che sibila in cucina l'odore di pipa anche la mattina il tuo profumo un po' demodé le piccole cose che amo di te Quel tuo sorriso beota la mania idiota di tirarmi i capelli e dici: vorrei averli anch'io così belli e ti dico: cretino, comprati un parrucchino! E a letto stare sveglia e sentirti russare e sul comodino un tuo calzino e la tua caffettiera che é esplosa finalmente, in cucina! La pipa che impesta fin dalla mattina il tuo profumo di scimpanzé quell'orrendo gilet le piccole cose che amo di te.
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Le piccole cose
Ehi, ti amo Non ti ** mai detto che ** fatto Forse ** Mi hai sentito quando l'ho detto? Adreishka ... ti amo con tutto il mio cuore Non voglio mai lasciarti andare Voglio che nostro figlio sia perfetto Lei è perfetta Io non ti merito Mi voglio sposare Quindi, mi vuoi sposare? Adreishka So che hai già detto sì Ma dico sul serio Voglio farti felice al di là di confronto Translation for the people. Hey I love you I never told you that did I Maybe I have Did you hear me when I said it? Adreishka...I love you with all of my heart I never want to let you go I want our son to be perfect You are perfect I don't deserve you I want to marry you So will you marry me? Adreishka I know you already said yes But I really mean it I want to make you happy beyond comparison
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Apr 30, 2013
Apr 30, 2013 at 9:53 PM UTC
I Hope I Said It Right...
nello spirito del vento amo il cuore e non la mente parlare con l'anima e non le mani amare se stessi per quello che sei amo le tue idee anche se non sono vere Hai cuore di amore, anche se non si tratta di pura amo la tua verità solo che ti amo così si può essere liberi la verità è la verità sarà l'ultima il freno di cuore sarà valsa la pena il dolore il tuo cuore il tuo amore il vostro libero arbitrio sarà su e lo stesso Tu ami Hai detto si cercano avventure lungo e in largo solo per dire "voglio nascondere" nello spirito del vento Correrò e percorrere la distanza solo per vedere la bellezza nei colori Vorrei cambiare il mio spirito per tutte le gambe per toccare la montagna Correrò con il cielo e l'amore grande (it is in italian.....please dont steal this one this is really personal.)
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Jul 8, 2015
Jul 8, 2015 at 11:05 AM UTC
nello spirito del lupo
Sei, Quegli occhi pieni di ricordi e speranza Quella dolcezza che non vuole apparire Quell'emozione che si fa sentire Quel calore misto a protezione Quel sorriso che mi è entrato nel cuore. Sei, Quel sapore che non ** mai assaggiato Quella poesia che non ** scritto Quella parola che non ** mai detto Quella mano che non ** afferrato Quel bacio che non ** mai dato.
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Feb 11, 2015
Feb 11, 2015 at 6:21 PM UTC
Sei
mio caro amore ** deciso che i tempi dello scrivere sotto sedativi sono tornati quindi poggia la testa al sedile, chiudi gli occhi e goditi la corsa. I: ** messo la testa fuori dalla finestra nella speranza di riempire i miei polmoni di aria gelida ma tutto ciò che ** visto è la solita strada con il solito alienante senso di vuoto che solo un paesino del Sud può regalare. quando ** detto che i vicini di casa mi spaventano non stavo dicendo una bugia: aspetto ancora che qualcuno ammazzi qualcuno sulla mia strada, probabilmente perché un paio di anni fa quello sarebbe dovuto essere il mio destino. II: chissà se le persone hanno capito che le mie domande non hanno un doppio fine ma semplicemente ** una vera e propria dipendenza da informazioni, devo avere tutto perfettamente chiaro e perfettamente illuminato, altrimenti perdo il controllo e divento ossessiva finché il tutto non si chiarisce. III; penso alle ninfee, alle ranocchie, agli stagni putridi in cui riposano ossa. ogni Monet occulta un cadavere. IV; le tue mani sono molto belle e non mi importa se ti mangi le pellicine e non mi importa se le rovini col cemento finché le usi anche per costruìre imperi sulla mia schiena, palazzi con i miei capelli intrecciati. V: sono le 02:02 e il mondo non è bello ma almeno è silenzioso.
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Jun 28, 2015
Jun 28, 2015 at 8:02 PM UTC
01:48 am
Da te, posso vedere il sole I segreti dell'amore nascosto Dormono sotto le palpebre Perciò raccogliono le folle Durante la nottata Mi segue il tuo spirito Sebbene l'amore non è un diritto La tua voce sempre è ascoltata Detto questo non vedo occhi tuoi Apri gli occhi per chiunque puoi Perché mi manchi molto Purtroppo sei sepolto.
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Jul 27, 2017
Jul 27, 2017 at 12:24 PM UTC
Vorrei Vedere il Sole di Nuovo
I giudici se vogliono giudicare bisogna che si facciano eleggere i giornalisti se vogliono scrivere non devono criticare i sindacalisti devono alzarsi in piedi quando mi vedono entrare l'opposizione non deve opporsi se no non vale e insomma una buona volta lasciatemi lavorare ** sei ville in Sardegna e le bollette da pagare e forse dovrei farmi ricoverare Mi consenta mi consenta senta c'è troppa anomalia in questa società violenta I giudici se vogliono restare non ci devono arrestare la stampa estera l'Italia non la deve riguardare e io a casa mia mangio con chi mi pare e insomma Bettino smettila di telefonare più di quello che ** fatto proprio non lo posso fare ** sei televisioni sulle spalle da mantenere e forse mi dovrei far ricoverare Mi consenta mi consenta senta c'è troppa finanza in questa società violenta E i tre saggi se sono saggi non si devono impicciare e la Rai deve essere complementare e perdio spiegatemi cosa vuol dire complementare e non dite che non so l'italiano che mi fate incazzare e i giudici i processi li devono stipulare e i giornalisti non devono esageracerbare e forse mi dovrei far ricoverare Mi consenta mi consenta senta c'è troppa poca Fininvest in questa società violenta E i giudici si alzino in piedi prima di giudicare e se la mafia mi vota cosa ci posso fare e il milione di posti l'avevo detto per scherzare e voglio tremila guardie del corpo che mi devono guardare e un ritratto di sei metri vestito da imperatore e che sono fascista non me lo dovete dire e i giornalisti prima di scrivere si facciano eleggere e i rigori contro il Milan non li dovete dare e gli agit-prop vadano in Russia ad agitproppare e non chiamatemi Bokassa o vi faccio fucilare e i giudici il paese non lo possono sventrare e a me gli avvisi di garanzia non li dovete mandare e forse mi dovrei un po' calmare ma se io sono Dio cosa ci posso fare Mi consenta mi consenta senta no c'è più religione in questa società violenta.
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Bokassa Rap
I giudici se vogliono giudicare bisogna che si facciano eleggere i giornalisti se vogliono scrivere non devono criticare i sindacalisti devono alzarsi in piedi quando mi vedono entrare l'opposizione non deve opporsi se no non vale e insomma una buona volta lasciatemi lavorare ** sei ville in Sardegna e le bollette da pagare e forse dovrei farmi ricoverare Mi consenta mi consenta senta c'è troppa anomalia in questa società violenta I giudici se vogliono restare non ci devono arrestare la stampa estera l'Italia non la deve riguardare e io a casa mia mangio con chi mi pare e insomma Bettino smettila di telefonare più di quello che ** fatto proprio non lo posso fare ** sei televisioni sulle spalle da mantenere e forse mi dovrei far ricoverare Mi consenta mi consenta senta c'è troppa finanza in questa società violenta E i tre saggi se sono saggi non si devono impicciare e la Rai deve essere complementare e perdio spiegatemi cosa vuol dire complementare e non dite che non so l'italiano che mi fate incazzare e i giudici i processi li devono stipulare e i giornalisti non devono esageracerbare e forse mi dovrei far ricoverare Mi consenta mi consenta senta c'è troppa poca Fininvest in questa società violenta E i giudici si alzino in piedi prima di giudicare e se la mafia mi vota cosa ci posso fare e il milione di posti l'avevo detto per scherzare e voglio tremila guardie del corpo che mi devono guardare e un ritratto di sei metri vestito da imperatore e che sono fascista non me lo dovete dire e i giornalisti prima di scrivere si facciano eleggere e i rigori contro il Milan non li dovete dare e gli agit-prop vadano in Russia ad agitproppare e non chiamatemi Bokassa o vi faccio fucilare e i giudici il paese non lo possono sventrare e a me gli avvisi di garanzia non li dovete mandare e forse mi dovrei un po' calmare ma se io sono Dio cosa ci posso fare Mi consenta mi consenta senta no c'è più religione in questa società violenta.
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Mi domando che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d'esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi? Se fossero lì, mentre voi scrivete il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti a ogni compromesso, capirebbero chi siete? Madri vili, con nel viso il timore antico, quello che come un male deforma i lineamenti in un biancore che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale. Madri vili, poverine, preoccupate che i figli conoscano la viltà per chiedere un posto, per essere pratici, per non offendere anime privilegiate, per difendersi da ogni pietà. Madri mediocri, che hanno imparato con umiltà di bambine, di noi, un unico, nudo significato, con anime in cui il mondo è dannato a non dare né dolore né gioia. Madri mediocri, che non hanno avuto per voi mai una parola d'amore, se non d'un amore sordidamente muto di bestia, e in esso v'hanno cresciuto, impotenti ai reali richiami del cuore. Madri servili, abituate da secoli a chinare senza amore la testa, a trasmettere al loro feto l'antico, vergognoso segreto d'accontentarsi dei resti della festa. Madri servili, che vi hanno insegnato come il servo può essere felice odiando chi è, come lui, legato, come può essere, tradendo, beato, e sicuro, facendo ciò che non dice. Madri feroci, intente a difendere quel poco che, borghesi, possiedono, la normalità e lo stipendio, quasi con rabbia di chi si vendichi o sia stretto da un assurdo assedio. Madri feroci, che vi hanno detto: Sopravvivete! Pensate a voi! Non provate mai pietà o rispetto per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi! Ecco, vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri! Che non hanno vergogna a sapervi - nel vostro odio - addirittura superbi, se non è questa che una valle di lacrime. È così che vi appartiene questo mondo: fatti fratelli nelle opposte passioni, o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo a essere diversi: a rispondere del selvaggio dolore di esser uomini.
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Ballata delle madri
Mi domando che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d'esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi? Se fossero lì, mentre voi scrivete il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti a ogni compromesso, capirebbero chi siete? Madri vili, con nel viso il timore antico, quello che come un male deforma i lineamenti in un biancore che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale. Madri vili, poverine, preoccupate che i figli conoscano la viltà per chiedere un posto, per essere pratici, per non offendere anime privilegiate, per difendersi da ogni pietà. Madri mediocri, che hanno imparato con umiltà di bambine, di noi, un unico, nudo significato, con anime in cui il mondo è dannato a non dare né dolore né gioia. Madri mediocri, che non hanno avuto per voi mai una parola d'amore, se non d'un amore sordidamente muto di bestia, e in esso v'hanno cresciuto, impotenti ai reali richiami del cuore. Madri servili, abituate da secoli a chinare senza amore la testa, a trasmettere al loro feto l'antico, vergognoso segreto d'accontentarsi dei resti della festa. Madri servili, che vi hanno insegnato come il servo può essere felice odiando chi è, come lui, legato, come può essere, tradendo, beato, e sicuro, facendo ciò che non dice. Madri feroci, intente a difendere quel poco che, borghesi, possiedono, la normalità e lo stipendio, quasi con rabbia di chi si vendichi o sia stretto da un assurdo assedio. Madri feroci, che vi hanno detto: Sopravvivete! Pensate a voi! Non provate mai pietà o rispetto per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi! Ecco, vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri! Che non hanno vergogna a sapervi - nel vostro odio - addirittura superbi, se non è questa che una valle di lacrime. È così che vi appartiene questo mondo: fatti fratelli nelle opposte passioni, o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo a essere diversi: a rispondere del selvaggio dolore di esser uomini.
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Uno scambio mal riuscito di sguardi mai incrociati ha tappezzato il pavimento di dimenticati imbarazzi i miei i tuoi sommati ad un'unica finestra di poco aperta per far scolare via quel fumo denso della sigaretta succhiata forte che il silenzio vibrasse di qualcosa di non detto il tuo nome o quel che faccio ma la porta ora ha messo pace alle nostre solitudini e la tua fretta lungo le scale che corri non è più mia su questo divano impiantito ancora oggi a contare via le ore con il sommo delle dita.
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Nov 7, 2014
Nov 7, 2014 at 10:14 AM UTC
Untitled
sotto questo cielo un giorno mi hanno guardato male perchè ero seduta sull'autobus è stato come uno spruzzo d'acqua gelata sul viso ma la giornata era calda e allora niente..... sotto questo grigio cielo un giorno mi hanno detto che portavo malattie era Inverno tutti erano ammalati di fretta e di influenza e niente sotto questo grigio cielo di periferia un giorno mi hanno gridato addosso è stata come un'onda che mi ha travolto mi hanno detto"torna a casa tua!" questa è casa mia avrei voluto dire ma loro erano in tanti ed io ero da sola e allora..... sotto questo grigio cielo di periferia dimenticato a forza di far finta di niente si diventa niente .................... other sky I do not have under this sky one day they looked at me badly because I was sitting on the bus it was like a spray of frozen water on my face but the day was hot and so nothing..... under this gray sky one day they told me that I was carrying diseases it was Winter everyone was ill with haste and flu and so nothing under this gray suburban sky one day they shouted at me It was like a wave that overwhelmed me they told me "go away back to your home!" this is my home I wanted to say but they were many and I was alone so..... under this gray and forgotten suburban sky by dint of pretending nothing happened you become nothing .......................... otro cielo yo no tengo bajo este cielo un día me miraron mal porque yo estaba sentada en el autobús fuè como uno spray de agua helada en la cara pero el día estaba caliente asì que nada ..... bajo este cielo gris un día me dijeron que yo llevaba enfermedades era invierno todos estaban enfermos con prisa y fiebre y nada bajo este cielo gris suburbano un día me gritaron en la cara fuè como una ola que me abrumò me dijeron "vuelve a tu casa!" esta es mi casa, quería decir yo pero ellos eran muchos y yo estaba sola asì que..... bajo este cielo gris de suburbios olvidados a fuerza de pretender que no pasa nada uno se convierte en nada
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Sep 14, 2018
Sep 14, 2018 at 5:26 AM UTC
altro cielo io non **
sotto questo cielo un giorno mi hanno guardato male perchè ero seduta sull'autobus è stato come uno spruzzo d'acqua gelata sul viso ma la giornata era calda e allora niente..... sotto questo grigio cielo un giorno mi hanno detto che portavo malattie era Inverno tutti erano ammalati di fretta e di influenza e niente sotto questo grigio cielo di periferia un giorno mi hanno gridato addosso è stata come un'onda che mi ha travolto mi hanno detto"torna a casa tua!" questa è casa mia avrei voluto dire ma loro erano in tanti ed io ero da sola e allora..... sotto questo grigio cielo di periferia dimenticato a forza di far finta di niente si diventa niente .................... other sky I do not have under this sky one day they looked at me badly because I was sitting on the bus it was like a spray of frozen water on my face but the day was hot and so nothing..... under this gray sky one day they told me that I was carrying diseases it was Winter everyone was ill with haste and flu and so nothing under this gray suburban sky one day they shouted at me It was like a wave that overwhelmed me they told me "go away back to your home!" this is my home I wanted to say but they were many and I was alone so..... under this gray and forgotten suburban sky by dint of pretending nothing happened you become nothing .......................... otro cielo yo no tengo bajo este cielo un día me miraron mal porque yo estaba sentada en el autobús fuè como uno spray de agua helada en la cara pero el día estaba caliente asì que nada ..... bajo este cielo gris un día me dijeron que yo llevaba enfermedades era invierno todos estaban enfermos con prisa y fiebre y nada bajo este cielo gris suburbano un día me gritaron en la cara fuè como una ola que me abrumò me dijeron "vuelve a tu casa!" esta es mi casa, quería decir yo pero ellos eran muchos y yo estaba sola asì que..... bajo este cielo gris de suburbios olvidados a fuerza de pretender que no pasa nada uno se convierte en nada
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