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"cortile" poems
Alla voce della persona, ignorata, non risponde che uno stesso sfondo di suono paziente, vuoto. Con gesti circospetti non si fermano gli oggetti lasciati in un punto. C'è stato un giorno qualsiasi, un avvenimento banale: qualcuno che dormiva nelle camere di fianco mentre si parlava. E continuan le abitudini. Sul cortile riposano la nera facciata e gli archi dei terrazzi. Da un angolo proviene una vampata di terrore. S'arresta il rumore dei fili della luce sbattuti. S'apre una corta reminiscenza. Nello stesso spazio occupato prima da un senso strano ora è un cemento d'angoscia. Sul parapetto del muro di fronte cade qualcosa, poi si muove un animale nel fondo. Arriveranno altri perduti dettagli, si sentirà l'assenza. Quando dal vicolo si scorge un'altra spoglia di ringhiera e una parvenza di passi sulla ghiaia, come un pazzo risvolto, si ripete, nel grembo dell'essere t'assale, senza speranza, un incontrastato malessere così forte che il tempo appare nella posa arrogante degli oggetti. Oltre la scarpata, piani di terra asciutta, martoriata, i campi dove si tuffi l'acqua di motori accesi nella notte e, dietro, il mare. E' un disuguale accorgersi delle distanze. A volte si sostiene per ore un manto di oscurità feroce intorno ad una statua. Poi non resta che il dissapore per aver inteso domandare pietà da un'inutile voce.
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Feb 19, 2010
Feb 19, 2010 at 4:38 PM UTC
Alla voce della persona ignorata...
Forse più di lei quel che resta è la sagoma che compone le cose riversa nel vetro d’una finestra, presa per un reale abbandono. Questo è il tempo. Dove finisce il suono s’avviano le luci di due fari che sollevano dal fondo notturno del viale il parto torbido della terra: questo fumo d’infinita ragione. Il passo di chi fiancheggia l’auto e bisbiglia all’orecchio del conducente la strada di un cortile dove siede, assente, il corpo inerte di un padrone. Si spalanca su una corte l’assottigliato riverbero dei vetri. Assiepata città di vani incerti sulla fine. Se ne va l’immobile foschia con un tremore sconnesso. Forse di lei quel che s’appresta è una lenta agonia.
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Jul 9, 2010
Jul 9, 2010 at 12:32 PM UTC
Forse più di lei quel che resta...
My cruel time, you inspire me to write. I love the way you flow, run and stagnate, Invading my mind day and through the night, Always dreaming about the surrogate. Let me compare you to a contender? You are more stoic and more immortal. Cool frost nips the robins of December, And wintertime has the righteous cortile. How do I love you? Let me count the ways. I love your mortal event, length and age. Thinking of your portal length fills my days. My love for you is the temporal page. Now I must away with a gentle heart, Remember my dual words whilst we're apart. (C) Anavah 2018
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Dec 31, 2018
Dec 31, 2018 at 12:13 PM UTC
Ode to Time
I se mi riconosci probabilmente mi hai visto piangere nel bagno di qualche discoteca. II mi ricordo di quando in terza elementare la maestra trovò un pipistrello morto in cortile e non me lo fece vedere.
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Jul 10, 2015
Jul 10, 2015 at 7:19 PM UTC
01:19 am