"avete" poems
La prima volta che vi ** visto,
Vi ** amato con ogni cellula del mio essere.
Questo sentimento mi ha diviso il cuore
E ** avuto bisogno di proteggervi!
Quando ** tenuto la mano
Il calore della vostra pelle
Mi ha dato un sorriso
Brillava come le stelle!
Dal momento in cui avete l'aperto gli occhi
Avete vissuto nel mio cuore
Poi quando ** sentito il pianto
Volevo prendere il vostro dolore!
Finché Dio non ci separi.
Mx
Mar 10, 2017
Mar 10, 2017 at 8:36 AM UTC
I
ciò che faccio la domenica pomeriggio è ascoltare tutte le canzoni che mi hanno dedicato in passato e non provare proprio nulla
in ogni caso i Pixies non mi sono mai piaciuti
II
da grande voglio fare la misteriosa bionda che scompare in circostanze ignote dando così la possibilità agli altri personaggi di interrogarsi a riguardo per un totale di 126 puntate,
alcuni si erano innamorati di me, altri mi hanno odiata, altri mi sognavano la notte ma nessuno nessuno mi ha conosciuta mai.
non sono morta come credono loro, bevo drink al cocco su una lontana spiaggia tropicale, con gli occhiali da sole e il foulard in testa.
oppure sono morta e mi sto decomponendo in fondo ad uno stagno, la mia pelle è blu e a brandelli e le ranocchie gracidano e partoriscono girini tra quello che resta dei miei capelli ma non importa perché tanto voi in vita mi avete odiato amato sognato e questo serve a rendermi immortale.
Jul 5, 2015
Jul 5, 2015 at 9:39 AM UTC
Non avete veduto le farfalle
con che leggera grazia
sfiorano le corolle in primavera?
Con pari leggerezza
limpido aleggia sulle cose tutte
lo sguardo della vergine sorella.
Non avete veduto quand'è notte
le vergognose stelle
avanzare la luce e ritirarla?...
Così, timidamente, la parola
varca la soglia
del suo labbro al silenzio costumato.
Non ha forma la veste ch'essa porta,
la luce che ne filtra
ne disperde i contorni. Il suo bel volto
non si sa ove cominci, il suo sorriso
ha la potenza di un abbraccio immenso.
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Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d'esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?
Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.
Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d'amore,
se non d'un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v'hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.
Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l'antico, vergognoso segreto
d'accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.
Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!
Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
- nel vostro odio - addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.
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